Trovata morta in casa con una ferita profonda alla gola: È stato il marito “Domenica abbiamo fatto l’amore, poi mi ha offeso e l’ho ammazzata”

Era geloso Luigi Messina, non gli piaceva che la moglie frequentasse i social network. Per farglielo capire usava il bastone della scopa. Eppure era lui ad avere un figlio di tre anni con un’amante che solo di recente era stata scoperta dalla compagna ufficiale. Per tentare di ricucire lo strappo l’aveva portata in vacanza per un mese a Pantelleria, erano tornati sabato e domenica mattina si erano svegliati col sorriso, avevano fatto l’amore e colazione assieme. Una piccola parentesi nella loro tormentata vita di coppia segnata da almeno vent’anni di violenze, umiliazioni, maltrattamenti e un tentativo di omicidio risalente al 1995. È finito tutto alle 11 di domenica, quando l’ex guardia giurata di 53 anni ha ucciso Rosanna Bel- visi, la moglie 50enne colpevole di avergli rinfacciato per l’ennesima volta la sua storia extraconiugale. L’ha zittita con 23 coltellate nella camera da letto del loro appartamento in via Coronelli. Messinaha confessato tutto, è crollato quando gli investigatori gli hanno fatto notare le incongruenze nel suo racconto.

«Sono stato io a uccidere mia moglie. L’ho colpita ripetutamente con un coltello che ho preso in cucina nel corso di una lite che abbiamo avuto questa mattina. Mi dispiace, sono pentito di quello che ho fatto. C’eravamo svegliati bene, abbiamo anche fatto l’amore. Abbiamo fatto colazione, poi Rosanna ha iniziato a insultarmi, come ormai faceva da mesi, per via della mia relazione da cui ho avuto un figlio. Preciso che non vedo questa donna e mio figlio da oltre due mesi e ho chiuso la relazione – ha messo a verbale Messina – Lei ha cominciato a dirmi “sei un bastardo, non dovevi fare un figlio con lei, quel bambino deve morire, è un figlio di puttana”. E, all’ennesima offesa nei miei confronti e nei confronti di mio figlio, ho perso le staffe e ho cominciato a colpirla ripetutamente».
L’uomo dice che la moglie aveva tentato due volte di ferirlo con un ferro da stiro e di non ricordare quante coltellate le ha sferrato. Quando gli agenti gli dicono che sono almeno 23, lui risponde «non me ne sono neanche reso conto». «Mi sono spogliato e ho messo i vestiti sporchi in un sacchetto di plastica. Sono uscito con questo sacchetto e il coltello che ho utilizzato. Ho gettato il coltello in un tombino e i vestiti in una zona dove c’era altra spazzatura (a circa 2 chilometri di distanza, ndr). Sono stato anche due volte in pasticceria a prendere ibabà. Ho fatto anche altre cose: ho prelevato 50 euro al bancomat, ho giocato alle macchinette e ho vinto 70 euro, forse ho fatto anche un po’ di spesa. Non ricordo con precisione la sequenza di questi passaggi anche perché sono molto stanco».
Lo scollamento dalla realtà emerge chiaro alla fine dell’interrogatorio, quando Messina conclude raccontando di aver comprato al supermercato buste di insalata per la moglie morta.
«L’omicidio è la conclusione di vent’anni di violenze – ha commentato il capo della Squadra mobile Lorenzo Bucossi – Ci risulta che già nel 1995 la donna sia stata accoltellata alla schiena in casa e anche in quell’occasione Messina ha raccontato di aver trovato la moglie ferita rientrando nell’abitazione. Quella volta Belvisi riportò una prognosi di 10 giorni e non ci furono seguiti investigativi. Messina è disoccupato, ha precedenti per oltraggio e resistenza. E a novembre le forze dell’ordine sono intervenute due volte per maltrattamenti».
Un tipo di reato molto sentito dal questore Antonio De Ie-
su, che ieri è arrivato in conferenza stampa col volto scuro. «Purtroppo ci stiamo incontrando troppo spesso», ha esordito riferendosi all’incontro con la stampa di alcuni giorni fa per la risoluzione dell’omicidio di Tiziana Pavani. «Questo ennesimo femminicidio è un campanello d’allarme e impone una riflessione sulla necessità di una maggiore cultura della denuncia da parte delle donne. Non bisogna aspettare l’omicidio, bisogna avere il coraggio di affidarsi ai centri antiviolenza. Il loro ruolo è fondamentale, così come quello di amiche e vicini. Bisogna creare una rete o ci troveremo sempre più spesso a parlare di questi episodi».

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