Donna uccisa a Milano Fermato un tossicodipendente 32enne che ha confessato: Il movente sarebbe per soldi

È durato due giorni il giallo della morte di Tiziana Pava- ni, la donna di 55 anni uccisa a bottigliate in testa nel suo appartamento alla periferia ovest di Milano. Ad ammazzarla per un presunto credito di 2.450 euro è stato Luca Raimondo Marcatelli, un 32enne con problemi di tossicodipendenza che dopo l’omicidio ha prelevato 500 euro dal bancomat della vittima e li ha spesi il giorno successivo per gratta e vinci, slot machine, birra e ricariche telefoniche. Aveva lasciato il gas aperto sperando che un’esplosione cancellasse le sue tracce. I due si erano conosciuti 5 anni fa su Badoo, un sito di incontri, e avevano rapporti saltuari.

La coperta che nascondeva il corpo di Tiziana Pavani non era stato l’ultimo gesto di umanità del suo assassino. Chi l’ha uccisa non ha avuto alcuna premura perché aveva «il cervello in pappa», come ha ammesso al pm Letizia Mannella durante l’interrogatorio lo stesso Luca Raimondo Marcarelli, l’uomo di 32 anni fermato per l’omicidio. Aveva assunto due grammi di cocaina la notte in cui ha spaccato la testa alla 55enne conosciuta 5 anni fa su un sito di incontri e trovata giovedì pomeriggio nella sua camera da letto in via Bagarotti 44. Prima di uscire ha preso i suoi cellulari e il bancomat con cui ha prelevato subito dopo 500 euro che il giorno successivo ha speso in gratta e vinci, slot machine e due ricariche del cellulare.

Il cadavere della segretaria è stato trovato da un vicino entrato dalla porta socchiusa da cui proveniva un terribile odore di gas. Marcarelli aveva aperto il rubinetto nella speranza di provocare un’esplosione che cancellasse le tracce del suo passaggio, motivo che potrebbe costargli anche l’accusa di tentata strage.

«L’ho conosciuta sul social network Badoo e tramite amicizie comuni. La frequentavo uno o due weekend al mese – ha detto l’uomo agli agenti della Squadra mobile diretti da Lorenzo Bucossi – I rapporti erano di amicizia e anche di sesso occasionale. Lei mi aveva trovato anche un lavoro presso una ditta di pulizie. Sono salito da lei alle 18.30,18.35». Poi il presunto movente: «Abbiamo chiacchierato e poi ho iniziato a fare uso di cocaina. Poi abbiamo avuto una piccola discussione per motivi economici. Le avevo prestato 2.450 euro. Solo io ho fatto uso di cocaina. Sono in cura al Sert da quattro o cinque mesi a causa di un tentativo di suicidio. Sono stato anche ricoverato in psichiatria». Gli agenti sono arrivati a lui quando hanno saputo che in passato la Pavani lo aveva soccorso in preda a un malore dovuto alla droga.

Incrociando le informazioni del 118 hanno ottenuto il nome e venerdì pomeriggio sono andati a prenderlo nel suo appartamento al civico 28 di via Bagarotti. A incastrarlo sono state le immagini delle telecamere del bancomat che lo hanno immortalato alle 5 del mattino con le stesse scarpe e i pantaloni che indossava al momento dell’interrogatorio. A quel punto è crollato e ha confessato. «Mi è venuto un attimo di “schizzo”: ho preso una bottiglia e l’ho colpita mentre lei stava dormendo. Prima mi ero levato i vestiti per non sporcarmi (e questo gli costa l’aggravante della premeditazione, ndr). Ero rimasto in mutande. L’ho colpita tre volte con una bottiglia presa in cucina, con la mano destra. Con il primo colpo lei ha aperto gli occhi, ma non si è nemmeno resa conto». Marcarelli le ha anche schiacciato un cuscino sul volto per alcuni secondi ma forse era già morta. «Prima di uscire ho aperto il gas del piano cottura. L’idea era quella di cancellare le prove con l’incendio della casa. Il mio cervello in quel momento era completamente in pappa. Lei indossava pantaloni neri, un cardigan è una maglietta dolcevita nera. Era il suo solito abbigliamento da casa. Poi ho preso la borsetta da un armadio».

Marcatelli recupera il pin, lo fotografa col cellulare e porta via i due telefoni della vittima. Butta la bottiglia di vetro (rimasta intatta) in un sacchetto della spazzatura della cucina assieme ai suoi mozziconi di sigaretta. Passa a fare il prelievo e torna dai genitori. «Salito in casa mi sono lavato i denti, mi sono tolto i vestiti. Ho messo i jeans e le mutande nel cesto dei panni da lavare. Saranno state le ore le 5.30. Mio padre mi ha sentito rientrare. Non avevo più cocaina. La mattina dopo mi sono alzato e ho fatto la doccia. I soldi li ho spesi tutto il giorno dopo in gratta e vinci, birra, slot-machine e un paio di ricariche del telefono. Ad oggi non ho più nulla. Non ho mai seguito le prescrizioni mediche che mi hanno imposto nelle parti di psichiatria. Ho tentato tre volte suicido nell’arco di sei mesi. Mi veniva la depressione dopo che finiva l’effetto della cocaina».

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