Droga bimbo per avere rapporti con lui e vendere poi il video ai pedofili

«Facciamo l’amore davanti alla webcam, facciamo un filmato via internet: guadagneremo dei soldi». È questa la sconcertante proposta fatta da una donna 35enne al bimbo di 10 anni che un uomo gli aveva affidato per due giorni e di cui stava abusando sessualmente in casa propria dopo averlo drogato versandogli un ipnotico nella sua bibita preferita per stordirlo.

Quando il padre, il 7 agosto, è andato a riprenderlo, il ragazzino era ancora un po’ frastornato, ma ha avuto la lucidità di dirgli che in quella casa non voleva tornarci più: dopo aver bevuto quella bevanda aveva cominciato ad avere le vertigini, non riusciva più a parlare bene, aveva vomitato e aveva dovuto fare strani giochi con quella donna. All’uomo sono bastate poche parole per decidere di andare alla polizia di Milwaukee, nel Wisconsin per denunciare Tara Gotovnik, la donna che invece di prendersi cura di suo figlio lo usava come un giocattolo sessuale da utilizzare anche come protagonista di video porno da rivendere online ai pedofili.

Quando il ragazzino è stato in grado di parlare, ha vuotato il sacco descrivendo nei minimi dettagli ogni particolare, compresi i sex toys utilizzati dalla donna durante i loro rapporti, e raccontato di come la donna abbia cominciato a spogliarsi spiegandogli cosa doveva farle, fino ad arrivare alla proposta di fare sesso online davanti alla webcam per guadagnare denaro. La polizia, che dopo aver ascoltato il suo racconto ha trovato numerosi riscontri oggettivi, ha immediatamente aperto un’inchiesta sulla vicenda e ora ha arrestato Tara, che inizialmente aveva negato tutto dicendo di non ricordare nulla di quella notte, ma alla fine ha ammesso di aver drogato almeno due volte il ragazzino con l’Ambien. Sul capo della donna pendono vari capi d’accusa, tra cui la violenza sessuale, il rapporto sessuale con un minore di 12 anni e la somministrazione di una bevanda drogata: se riconosciuta colpevole, Tara rischia fino a 43 anni di carcere.

Non è facile purtroppo quantificare questo fenomeno, perché, come avremo modo di capire meglio anche nei prossimi paragrafi, non tutti i casi di abuso sessuale sono commessi da soggetti pedofili che presentano un interesse sessuale preferenziale nei confronti di bambini. Infatti, come vedremo in seguito non necessariamente chi commette un abuso su un minore è un pedofilo e, viceversa, non sempre chi è pedofilo commette un reato di abuso su un bambino o un adolescente.

I dati a nostra disposizione riguardano gli abusi sessuali in danno di minori che, al loro interno includono anche i fenomeni di pedofilia: in Italia, secondo l’ISTAT, 574 atti sessuali con minorenni sono stati segnalati nel 2010 dalle Forze di Polizia all’Autorità Giudiziaria, a fronte dei 2815 e dei 2200 casi segnalati nel 2009 rispettivamente in Francia e nel Regno Unito.

Si potrebbe ipotizzare che in Italia questo fenomeno sia meno diffuso che in altri paesi; è però più ragionevole sostenere che nel nostro Paese sia più difficile parlarne e che dati così esigui riflettano in realtà una elevata percentuale di “sommerso”: in Italia è presumibilmente molto alto il numero di casi di abuso sessuale e pedofilia che non vengono denunciati.

In assenza di una banca dati a livello nazionale che permetta una rilevazione omogenea e un sistematico monitoraggio della casistica – questione che Telefono Azzurro da anni segnala – i dati disponibili sono pochi e non esaustivi. In più, le statistiche a nostra disposizione derivano dalle denunce inoltrate all’Autorità Giudiziaria, ma non sappiamo se esse si siano poi concluse con una condanna, o se, invece, i procedimenti aperti siano stati archiviati o siano terminati con un’assoluzione.

Relativamente agli autori della violenza, poi, non conosciamo quanti di essi siano pedofili, né è possibile stimare il numero di pedofili che non hanno commesso reati.

 Gli abusi sessuali segnalati alle Linee di Ascolto e alla chat di Telefono Azzurro
In assenza di un monitoraggio ufficiale del fenomeno da parte delle Istituzioni, l’attività di consulenza telefonica offerta da Telefono Azzurro può rappresentare un utile strumento di rilevazione e analisi per leggere ed interpretare in maniera più approfondita l’abuso all’infanzia nel panorama italiano. Proprio partendo dall’analisi delle richieste di aiuto che vengono rivolte alle linee di ascolto, infatti, è possibile tracciare dei profili di quella parte dell’infanzia e dell’adolescenza che si trova a dover affrontare una situazione di abuso sessuale.

Telefono Azzurro interviene in queste situazioni attraverso due linee dedicate: la Linea Gratuita 1.96.96 rivolta ai bambini e agli adolescenti (fino ai 18 anni) e la Linea Istituzionale 199.15.15.15 riservata agli adulti e agli operatori dei servizi.
Nell’arco temporale compreso tra il 1° aprile 2010 e il 30 settembre 2011, il Centro Nazionale di Ascolto di Telefono Azzurro, attraverso le due linee telefoniche, è intervenuto complessivamente su 3.956 casi segnalati dall’intero territorio nazionale che hanno richiesto una consulenza su problematiche rilevanti: i casi che hanno riferito situazioni di abuso sessuale, nel periodo considerato, sono stati 158 (ovvero il 4% sul totale delle consulenze gestite).

Se si considerano le diverse tipologie segnalate al Telefono Azzurro emerge come la maggior parte degli abusi sessuali subiti da bambini e adolescenti rientri nella categoria dei toccamenti (81 casi). E’ comunque elevato il numero di vittime che hanno subito atti di penetrazione (24 casi) e fellatio (11 casi). In 29 casi il minore è stato esposto ad episodi di esibizionismo o a materiale pornografico; in 21 casi ha ricevuto proposte sessuali di tipo verbale.

Nella categoria “altro abuso sessuale”, riscontrata in 44 casi e quindi numericamente significativa, rientrano da un lato tutti i casi in cui vi siano dei sospetti a partire da segni fisici o comportamentali, ma il chiamante non riesce e definire uno specifico episodio di abuso; dall’altro, vi rientrano anche toccamenti in zone non genitali avvenuti con modalità equivoche, baci sulla bocca o sul collo. In questa categoria, infine, sono incluse anche segnalazioni relative a casi di adescamento online.

Le bambine e le adolescenti costituiscono le principali vittime di abusi sessuali (il 72% dei casi); è tuttavia degno di nota il fatto che quasi una segnalazione su tre riguardi minorenni maschi (42 casi, ovvero il 27,8%), a conferma che anche bambini e adolescenti maschi sono significativamente coinvolti in atti di abuso sessuale. Le vittime hanno generalmente un’età inferiore agli 11 anni (52,1%).

Per quanto concerne, invece, il presunto abusante, si rileva come nella maggior parte dei casi gli abusi sessuali siano commessi da persone appartenenti al nucleo familiare: padri, madri, nuovi conviventi/coniugi, fratelli/sorelle, nonni e altri parenti.
Se solo il 5,4% circa riguarda soggetti “estranei”, negli altri casi si tratta di soggetti esterni alla famiglia ma comunque conosciuti: tra questi, spicca il valore relativo agli “altri bambini/adoles- centi” che si colloca al secondo posto (11,7%), seguono gli insegnanti (9% circa), gli amici di famiglia (8,1%) e i vicini di casa (5,4%).

Quanto al nuovo Servizio chat per bambini e ragazzi – gestito da Telefono Azzurro a partire dal 6 dicembre 2010 – fino a settembre 2011 sono state gestite 195 consulenze online su diverse problematiche. Il 15,6% di questi casi ha riguardato situazioni di abuso sessuale e in particolare: 3 casi di violenza sessuale, 4 casi di adescamento online e 1 caso di prostituzione. A segnalare questi casi via chat sono state soprattutto femmine di età compresa tra i 14 e i 17 anni.

Gli abusi sessuali segnalati al 114 Emergenza Infanzia

Il Servizio 114 Emergenza Infanzia è una linea telefonica di emergenza istituita con il Decreto Interministeriale del 14 ottobre 2002 e gestita sin dal suo avvio, nel marzo del 2003, da Telefono Azzurro. In base alla casistica relativa al periodo 1° aprile 2010 – 30 settembre 2011, il 114 ha gestito 2.302 situazioni di emergenza che hanno coinvolto bambini e adolescenti in tutto il Paese: 112 i casi di abuso sessuale segnalati al servizio (pari al 4,9% dell’intera casistica), cui si aggiungono le numerose richieste di informazioni sui temi della pedofilia e dell’abuso. La maggior parte degli abusi rientra nella categoria dei “toccamenti” (43 casi); in 15 casi le vittime hanno subito atti di penetrazione e in 8 casi sono state coinvolte in fellatio; numerose le segnalazioni relative a episodi di esibizionismo, esposizione intenzionale a rapporti sessuali tra adulti e a materiale pornografico (20 casi) e proposte verbali (9 casi). Come nel caso delle linee di ascolto di Telefono Azzurro, la categoria “altro abuso sessuale” raccoglie un numero significativo di casi, per lo più sospetti a partire da segni fisici o comportamentali e casi di adescamento online. Questa categoria è particolarmente significativa, perché denota il bisogno di molti adulti di confrontarsi sui possibili campanelli di allarme che possono configurare un’ipotesi di abuso sessuale. Dall’analisi della casistica emerge come le vittime di abuso sessuale siano principalmente bambini/e fino a 10 anni di età: 69 casi hanno riguardato bambine e adolescenti, a fronte di 37 casi che hanno riguardato minorenni di genere maschile. Nella maggior parte dei casi gli abusi sessuali sono stati commessi da persone appartenenti al nucleo familiare: padri, madri, altri parenti, nonni, nuovi conviventi/coniugi, fratelli/sorelle. Solo il 15% circa riguarda soggetti estranei al/alla bambino/a; negli altri casi si tratta di soggetti esterni alla famiglia, ma comunque conosciuti quali amici di famiglia, figure religiose, insegnanti, educatori, vicini di casa.

La pedofilia è una parafilia, ovvero un disturbo della sfera sessuale riconosciuto nel DSM (Manuale Diagnostico Statistico dei Disturbi Mentali), messo a punto dall’American Psychiatric Asso- ciation. E’ una diagnosi clinica: non si tratta dunque di una categoria giuridica, ma psichiatrica.
Perché possa essere formulata diagnosi di pedofilia devono essere soddisfatti i criteri contenuti nel box che segue.

Attualmente è in corso un dibattito da parte dei maggiori studiosi del settore, indicativo di quanto il tema, anche da un punto di vista medico-scientifico, sia complesso e non univoco. Questo dibattito ha condotto alla formulazione di proposte di modifica ai criteri in base ai quali formulare una diagnosi di pedofilia; per la prossima edizione del DSM (la quinta, in preparazione per _il 2013) i criteri proposti sono i seguenti :

A. Per un periodo di almeno 6 mesi, ricorrente e intensa eccitazione sessuale derivante da bambini in età pre-pubere o all’inizio della pubertà, come manifestato da fantasie, impulsi sessuali, comportamenti o dall’uso estensivo di materiale pornografico raffigurante bambini di queste età.
12
B. La persona ha agito in base a questi impulsi sessuali, o questi impulsi o fantasie usano disagio marcato portanti aree di funzionamento.
sessuali causano o compromissione dell’area sociale, lavorativa, o di altre importanti aree di funzionamento.

Nella proposta attualmente in discussione tra gli esperti del settore viene ipotizzato che possano esistere dei soggetti pedofili con un orientamento sessuale diretto verso soggetti pre-puberi, ma che non necessariamente fanno seguire a queste fantasie dei comportamenti pedofili, né presentano un disagio sociale, lavorativo o familiare a causa di queste fantasie. Questa differenziazione prende atto dell’esistenza, confermata da numerosi studi internazionali, di persone che ammettono di sentirsi attratte dai bambini, ma non arrivano mai a mettere in atto comportamenti di rilevanza penale. Inoltre, viene per la prima volta suggerito che anche l’uso di pornografia raffigurante bambini in età prepubere o preadolescenti sia da considerarsi un sintomo di pedofilia.
Tra le altre proposte attualmente oggetto di dibattito vi è inoltre quella di ampliare la definizione di questo disturbo includendovi la ebefilia, intendendo con questo termine l’attrazione sessuale _rivolta a giovani che stanno attraversando la pubertà. Alcuni studiosi suggeriscono quindi di sostituire la diagnosi di pedofilia introducendo nel DSM-5 una nuova categoria ibrida, denominata pedo-ebefilia, suddivisa in: tipo pedofilico (attrazione verso bambini prepuberi, generalmente più giovani di 11 anni), tipo ebefilico (attrazione verso preadolescenti, di solito dagli 11 ai 14 anni) e tipo pedo-efebilico (attrazione verso entrambi).

Nella proposta attualmente in discussione tra gli esperti del settore viene ipotizzato che possano esistere dei soggetti pedofili con un orientamento sessuale diretto verso soggetti pre-puberi, ma che non necessariamente fanno seguire a queste fantasie dei comportamenti pedofili, né presentano un disagio sociale, lavorativo o familiare a causa di queste fantasie. Questa differenziazione prende atto dell’esistenza, confermata da numerosi studi internazionali, di persone che ammettono di sentirsi attratte dai bambini, ma non arrivano mai a mettere in atto comportamenti di rilevanza penale. Inoltre, viene per la prima volta suggerito che anche l’uso di pornografia raffigurante bambini in età prepubere o preadolescenti sia da considerarsi un sintomo di pedofilia.
Tra le altre proposte attualmente oggetto di dibattito vi è inoltre quella di ampliare la definizione di questo disturbo includendovi la ebefilia, intendendo con questo termine l’attrazione sessuale _rivolta a giovani che stanno attraversando la pubertà. Alcuni studiosi suggeriscono quindi di sostituire la diagnosi di pedofilia introducendo nel DSM-5 una nuova categoria ibrida, denominata pedo-ebefilia, suddivisa in: tipo pedofilico (attrazione verso bambini prepuberi, generalmente più giovani di 11 anni), tipo ebefilico (attrazione verso preadolescenti, di solito dagli 11 ai 14 anni) e tipo pedo-efebilico (attrazione verso entrambi).

One comment

  1. Spesso le femmine sono peggiori degli uomini.
    Secondo me le pene dovrebbero essere ancora più severe per le femmine. Parliamo e ci lamentiamo degli abusi e della violenza dagli uomini e poi leggiamo casi del genere e addirittura sui bambini.
    È non vero incubo, e sarebbe ora che i media ammettessero che anche le femmine sono capaci di usare violenza persino sui bambini, vedi anche quello che succede nelle scuole.

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