Due alpinisti muoiono sul Gran Sasso

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Sono due alpinisti teramani,Francesco Carta, 44 anni, ed Enrico Faiani, 60 anni, le vittime della tragedia consumatasi a poco più di 2mila metri nel Vallone San Pietro sul versante teramano di Isola del Gran Sasso. All’improvviso, una delle due vittime ha perso la presa alla roccia ed è scivolato travolgendo il compagno che era immediatamente sotto di lui. Entrambi sono volati radenti alla roccia per 3-400 più in basso. I due corpi sono stati recuperati dal Soccorso Alpino.

IL GRAN SASSO

Il nobile e rude Gran Sasso con il suo chiaro calcare domina gli Appennini; appena sotto la parete nord del Corno Grande troviamo il Calderone, l’unico ghiacciaio dell’Appennino e il più meridionale d’Europa. A sud del massiccio si estende la sconfinata piana di Campo Imperatore, posta a 1800 metri di altitudine. I Monti della Laga sono ricchi di sorgenti, corsi d’acqua e foreste.

La Majella, legata al massiccio del Morrone, domina il paesaggio abruzzese innalzandosi tra il mare e la catena appenninica; da tempo immemorabile essa rappresenta per gli abruzzesi la montagna madre. Tra i monti e il mare, il paesaggio collinare porta evidenti segni della sua continua evoluzione nello scivolare a valle dell’argilla, dove i calanchi incidono le rotondità dell’orizzonte.

D’estate, finalmente disciolte le nevi e ritornata ai verdi smaglianti delle sue foreste di faggi e dei suoi immensi pascoli, la montagna abruzzese diventa irresistibile. Il pieno rigoglio della natura conferisce all’intera regione lo splendore della maturità: i boschi e i prati verdissimi dei monti, i laghi montani (di Campotosto, di Scanno, di Barrea, del Sangro, di Casoli, di Penne), gli sterminati altipiani costellati di mandrie e greggi al pascolo, la spaziosità dei paesaggi, che nulla hanno degli incombenti e scoscesi ambienti alpini, la freschezza frizzante dell’aria profumata di brezze marine (anche sui rilievi più alti dei suoi monti si sente sempre nettamente il profumo del mare, che è lì ben visibile, a pochi chilometri in linea d’aria), la miracolosa conservazione degli ambienti, cristallizzati in paesaggi senza tempo, rendono la montagna abruzzese un luogo speciale, capace davvero di colpire al cuore. Più di ogni cosa
10 testimonia l’altissimo numero di “affezionati” che conta, e che anno dopo anno ne tornano a frequentare le bellezze: chi si innamora dei monti d’Abruzzo, lo resta per sempre. L’Abruzzo interno, vale a dire quello montano, considerato che il 75% del territorio regionale si trova al di sopra dei 700 metri di quota, è certamente quello più originale e meglio conservato.
A detta di moltissimi studiosi, anzi, costituisce nel suo insieme un unico, grande e originalissimo “museo permanente all’aperto” di storia dell’ambiente e del paesaggio.

Come la maggior parte dei laghi abruzzesi, anche il lago del Sangro (o di Bomba, come è popolarmente conosciuto) è di origine artificiale. Questo non toglie nulla al suo fascino, immerso com’è in una valle chiusa tra alti rilievi e circondato da piccoli e pittoreschi borghi. Il bacino si trova lungo la media valle del fiume Sangro, dal cui sbarramento è nato, nei pressi del paese di Bomba, dal nome così particolare. Il lago è chiuso verso valle da una diga in argilla battuta e si estende verso monte per una lunghezza di quasi sette chilometri fino a Pietraferrazzana e quasi a lambire l’abitato di Villa Santa Maria. Il lago offre interessanti possibilità di svago e relax, grazie aM’ampia ricettività di cui gode (campeggi e hotel) sia nei suoi pressi che nei centri rivieraschi, ma si presta anche a simpatiche occasioni per fare una passeggiata in mountain bike o a piedi lungo le sue rive, magari noleggiando piccole imbarcazioni. Molto pittoreschi e interessanti i paesi circostanti: sul versante meridionale, Bomba innanzitutto, antico centro arroccato sulle pendici occidentali del Monte
Pallano (sulla cui vetta si trova un importante sito archeologico con maestose mura megalitiche,facile da raggiungere e visitare); Colledimezzo, un affascinante borgo arroccato sul colle Castellano, in posizione panoramica, a dominare il lago sottostante; Pietraferrazzana, un ancor più pittoresco grumo di case raccolte sotto una vertiginosa rupe, in posizione panoramica; infine Villa Santa Maria, raccolta ai piedi della immane lama rocciosa che la domina, il “paese dei cuochi” famoso nel mondo come patria di grandi chef.
Sul versante settentrionale, da un erto crinale domina la valle ed il lago l’abitato abbandonato di Buonanotte (in antico Malanotte: ma il cambio di nome non riuscì ad evitare la frana, e quindi l’abbandono dell’abitato, ricostruito a poca distanza ma su terreno più saldo, col nome di Montebello sul Sangro); poi Pennadomo, che da un punto di vista paesaggistico è un borgo incantevole, aggrappato alla base di una imponente torre di roccia scura, con la veduta della valle e del lago a fargli da sfondo.

È stata una ciclopica frana caduta dal Monte Genzana a sbarrare la valle del Sagittario creando il lago di Scanno, il più suggestivo e visitato d’Abruzzo. Occupa una vasta conca a 922 metri di quota, tra gli interessanti centri storici diVillalago e di Scanno, ai piedi dei fitti boschi della Montagna Grande, sul confine del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Da oriente incombono sul bacino i ripidi pendìi rocciosi della Riserva del Monte Genzana.
Quando il livello dell’acqua è al massimo il lago di Scanno raggiunge i 36 metri di profondità. L’unico immissario in superficie del bacino è il fiume Tasso, che scende dal Monte Marsicano e dalla conca di pascoli del Ferroio di Scanno; mancano invece degli emissari superficiali che conducano le acque del lago verso la valle del Sagittario. Il livello delle acque rimane stabile grazie alla presenza di emissari sommersi, dato che l’evaporazione causata dal clima è minima.

Assieme al vicino centro storico di Scanno, il lago è la principale attrattiva turistica della valle del Sagittario. Da decenni è meta di turismo ambientale e climatico, attratto dalla bellezza dei luoghi e del clima, con bagnanti lungo le sue rive o in pedalò sulle sue acque, solcate anche da sportivi appassionati di surf e canoa. Dopo una passeggiata, una sosta per il birdwatching o una escursione in canoa o in pedalò vale senz’altro la pena di salire a Scanno, splendido paese d’impronta medievale, uno dei più noti e caratteristici d’Abruzzo. Il centro storico – magnifico con le sue antiche case addossate le une alle altre, i palazzotti, le scalinate, i fitti vicoli, i costumi tradizionali ancora indossati dalle donne – conserva una fiorente tradizione di oreficeria e di merletti al tombolo.

La natura, innanzitutto, vi fa da padrona: nell’Abruzzo montano sono situati i quattro Parchi e le oltre 30 Riserve della regione, per cui quasi metà del territorio montano abruzzese è natura protetta. Ci sono poi i mille paesi, ciascuno arroccato sulla sommità d’un colle, di un rilievo, di uno sperone dominante: straordinari e spesso antichissimi centri storici, stretti ai piedi del loro castello. E poi c’è lo sterminato territorio della pastorizia e del suo peculiare paesaggio. La transumanza, lo spostamento stagionale lungo i tratturi di uomini e greggi tra i pascoli estivi dell’Appennino e quelli invernali del Tavoliere pugliese, ha accompagnato la storia dell’Abruzzo fin dall’età pre-romana. Il territorio abruzzese mostra ancora i segni di quell’andare e venire di uomini e greggi: gli antichi tratturi (le larghe strade d’erba su cui transitavano i transumanti) sono ancora visibili per alcuni tratti, come nella Piana di N ave Ili, e attraversano antiche vestigia di città che, come Peltuinum, segnavano le tappe di quel viaggio. L’ampio altopiano, famoso per la produzione di un finissimo e prezioso zafferano, è tutt’ora segnato dalle enigmatiche presenze delle chiese tratturali, isolate e semplici architetture che individuavano le soste del lungo, faticoso cammino dei pastori verso la Puglia. È lungo i percorsi tratturali che risaltano antichi borghi medievali, compatti e arroccati sulle alture, costruiti interamente in pietra viva, con case rinserrate le une alle altre come una muraglia a racchiudere i borghi in un’efficacissima cerchia difensiva; centri che hanno tratto la loro particolare ricchezza, evidente nella loro straordinaria qualità architettonica e nella diffusissima presenza di preziose testimonianze d’arte, soprattutto da una florida attività dell’allevamento.

C’è poi un singolare tratto del paesaggio montano abruzzese, segnato dai terrazzamenti e dalle capanne in pietra a secco, le pajare, dalla primordiale struttura a tholos, opera paziente dei nostri antenati che tentarono di strappare fazzoletti di terra e piccoli pascoli alla montagna. I tholos, numerosissimi soprattutto sulla Majella, inseriscono a buon diritto l’Abruzzo tra le aree del bacino mediterraneo più segnate dalla presenza di costruzioni in pietra a secco, dalla primitiva ma efficace tecnica costruttiva.

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