Emiliano: ‘Mi candido a guidare il PD in un Paese per niente in declino’

 Questione di carattere». Michele Emiliano dalla sua stanza di ospedale, da cui uscirà oggi, non fa l’offeso con Renzi il quale lo costringe a giocare con una gamba sola la partita delle primarie, a causa della tarantella che ha spezzato il tendine d’Achille al governatore pugliese. «Me la caverò lo stesso, tra tivvù e web, in questa bella campagna appassionante, e comunque non sono stato io a chiedere il rinvio. Ringrazio Orlando e tutti quelli che ritenevano opportuno il posticipo, ma non voglio condizionare con il mio incidente la data della consultazione. E va bene così».

Va bene più a lui che ai suoi collaboratori e parlamentari, come Dario Ginefra che ha lanciato l’allarme («C’è un uomo a terra») e Francesco Boccia che si è appellato «all’umanità» dei competitor e al bon ton: «Così sarebbe andare in campo senza l’avversario». Ma niente rinvio. «La macchina delle primarie è già partita», chiude la questione Lorenzo Guerini. Ma anche la questione del tendine d’Achille ovvero dell’umanità o disumanità di Renzi, oltre al duro botta e risposta tra l’ex premier e Orlando sugli operai e sui calci nel sedere del Pd, contribuisce insieme a tutto il resto a rendere tesa l’ultima parte di questa campagna.
Orlando e Emiliano sempre più insofferenti rispetto a Renzi che «si comporta come se fosse già segretario e già premier». Il rinvio avrebbe fatto comodo ad entrambi, che necessitano di un surplus di popolarità, e allora il Guardasigilli rilancia: «Facciamo tanti faccia a faccia pubblici». E il suo stratega della campagna elettorale, il deputato Daniele Marantelli, mette sul piatto la prima proposta: «Un confronto a tre, sulle reti della Rai, già in questi giorni. Facciamolo a Bari, anche per rispetto a Emiliano che ha difficoltà di movimento».
E quanto all’appello renziano a non scannarsi dentro il Pd perché il nemico comune sono i 5 stelle? «Non c’è bisogno di nessuna richiesta di pace, visto che non è in corso e non lo sarà neppure dopo, nessuna guerra», incalza Marantelli: «Solo un confronto appassionato di idee». Ma le idee ce le ha Renzi?, si chiedono i due sfidanti entrambi delusi dalla performance dell’ex segretario ieri alla convenzione nazionale. Emiliano, sempre descritto come il grillino dem, si chiede: «Fronte comune contro i 5Stelle? Io non lo faccio questo fronte comune come vuole Renzi. Lui non capisce che attaccando gli elettori grillini attacca quelli che sono nostri ex elettori e si rischia di non recuperarli mai più». Boccia incalza: «Una cosa è il ceto politico M5S e un’altra cosa sono il 30 per cento degli italiani che votano quel movimento. Renzi si mette contro milioni di cittadini e se li fai passare per brutti, sporchi e cattivi quelli si arrabbiano ancora di più». La retorica dell’unità contro il nemico esterno dunque non commuove gli sfidanti di Matteo. Anche perché – fa notare Orlando ai suoi – ci vuole una proposta forte per fronteggiare l’avversario. «E Renzi che cosa ha detto, dal punto di vista dei contenuti, in questa convenzione? Mi sembra che abbia sorvolato su tutto».

E’ anche l’impressione di Emiliano, dopo il video collegamento con l’ho- tel Ergife, dalla sua stanza d’ospedale, in cui spicca la flebo, ma è staccata, alle spalle del governatore. Il quale stavolta non s’è mostrato con la sua canottiera super-pop ma indossando una polo blu che gli dona di più. Il suo nuovo attacco a Renzi è così formulato: «Deve uscire dalla logica dell’uomo solo che salva tutto e entrare nella logica di tutti che salvano ciascuno». Emilianismo puro. Per lui e per il suo 8%, primarie poco popolate saranno un problema. E anche per Orlando che spera in un coinvolgimento largo e anche per questo sta accentuando il suo profilo di sinistra, insiste sulle diseguaglianze sociali e ripete: «Il nostro non può essere un riformismo senza popolo».
Normali scambi da campagna da primarie, si dirà. Ma dopo, qualunque sia l’esito ai gazebo, è da escludere che Renzi diventi un altro Renzi e che il Pd diventi un partito pacificato come chiede, poco morbidamente, l’ex e quasi neo-segretario.

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