Emiliano sentito sugli sms di Lotti e papà Renzi: governatore ascoltato in Procura

Nuovo capitolo dell’inchiesta Consip sugli appalti nella pubblica amministrazione: i pm romani hanno ascoltato per circa un’ora come testimone il presidente della Puglia Michele Emiliano. Al centro dell’interrogatorio, i messaggi telefonici che Emiliano ricevette da Luca Lotti, all’epoca sottosegretario alla presidenza del Consiglio, e da Tiziano Renzi, padre dell’ex premier, per favorire un incontro con l’imprenditore Carlo Russo. Il governatore aveva rivelato di aver ricevuto una richiesta di incontro dall’imprenditore Carlo Russo e di aver ricevuto rassicurazioni sul suo conto dall’attuale ministro dello sport.

L’ipotesi degli investigatori è che Russo sia stato il tramite tra Alfredo Romeo, l’imprenditore al centro dell’inchiesta, e Tiziano Renzi allo scopo di permettere allo stesso Romeo di mettere le mani sugli appalti Consip. Emiliano ha mostrato gli sms ricevuti da Lotti e Renzi nel 2015, messaggi che poi sono stati acquisiti dai magistrati. Alla fine dell’audizione, il governatore non ha rilasciato dichiarazioni.

Il politico, convocato al colloquio come persona informata sui fatti nella vicenda riguardante gli appalti Consip, cioè centrale acquisti della pubblica amministrazione italiana, operante nell’esclusivo interesse dello Stato ed il suo unico azionista è il Ministero dell’economia e delle finanze. I messaggi sono stati acquisiti agli atti dal magistrato. Entrambi – Russo e Renzi senior – sono indagati per traffico d’influenze. In particolare, il pm è interessato a far luce sugli sms ricevuti dall’allora sottosegretario, ora ministro, Luca Lotti e da Tiziano Renzi, padre dell’ex premier Matteo, per sollecitare un suo incontro con l’imprenditore fiorentino Carlo Russo.

Proprio in questo momento il governatore della Regione Puglia Michele Emiliano (candidato anche alle primarie per la segreteria del Partito Democratico) viene ascoltato, in qualità di testimone, in merito alla vicenda Consip. E nel corso dell’audizione Emiliano ha mostrato questi messaggi ricevuti da Renzi e Lotti nel 2015. L’ipotesi della Procura di Roma è che l’imprenditore Andrea Romeo (ancora agli arresti) possa aver beneficiato del rapporto di amicizia Renzi-Russo per mettere le mani sugli appalti Consip.

Michele Emiliano ha lasciato la procura di Roma senza rilasciare alcuna dichiarazione. “Ripeto, io credo che alla fine la verità verrà a galla”. Nell’ambito dell’inchiesta sono indagati anche il ministro dello Sport Luca Lotti e il generale dell’Arma dei Carabinieri Tullio Del Sette per rivelazione di segreto istruttorio.
ROMA «Siamo aperti a ogni soluzione». Dal quartier generale di Consip fanno sapere che la società, in attesa degli sviluppi dell’inchiesta che si articola sull’asse Roma-Na- poli, non scarta alcuna opzione sul destino del maxi-appalto da 2 miliardi e 690 milioni finito nel mirino della giustizia. Il che vuol dire che si potrebbe anche arrivare alla decisione più estrema, quella cioè di rimettere in discussione l’intera gara. Di ufficiale ovviamente non c’è nulla, perchè i dubbi e gli interrogativi sul da farsi sono tanti. E si vuole procedere con i piedi di piombo, rispettando prima di tutto la volontà del Tesoro, unico azionista della Consip. In attesa di una decisione definitiva, due tra e le società che hanno partecipato alla gara hanno già scritto a Consip per chiedere chiarimenti sulle iniziative in preparazione e quasi tutte hanno preallertato i propri uffici legali per studiare le carte in vista di una eventuale azione legale se i tempi dovessero allungarsi a dismisura. Insomma, potrebbero chiedere i danni.

Tuttavia la situazione, almeno sotto il profilo giuridico, è chiara. Tecnicamente, essere in testa alla graduatoria dopo l’apertura delle buste, non produce alcun diritto soggettivo in quanto spetta al cda (del quale fanno parte l’ad Marroni e due membri del ministero dell’Economia), al termine di laboriose verifiche con vari enti tra i quali Inps, Inail e ministero di Grazia e Giustizia, redigere il verbale di aggiudicazione che attiva la convenzione con l’azienda vincitrice.

Prima di questo passaggio (e considerata la piega degli eventi la pratica è stata opportunamente rallentata), si acquisisce solo una aspettativa che, carte alla mano, non è vincolante per lo Stato che, occorre ricordarlo, è padrone di Consip attraverso il Mef. Al limite, chiariscono le stesse fonti, le aziende in corsa per aggiudicarsi gli appalti potrebbero reclamare un indennizzo per le spese sostenute durante il processo di istruttoria della gara. Ma non certo un risarcimento. Non preoccupa i vertici di Consip ed il ministero dell’Economia anche l’ipotesi di una eventuale “prorogatio”.
Il maxi-appalto finito sotto inchiesta serviva anche a determinare, in ambito territoriale regionale, le aziende e i prezzi di riferimento di molti servizi di utility management. In parole povere, le amministrazioni pubbliche resterebbero prive della bussola di orientamento per attività vitali come pulizie, riscaldamento, gestione e manutenzione immobili, trasporti, facchinaggio e giardinaggio. E questa circostanza si tradurrebbe nel ricorso, da parte delle Pa, a contratti fuori convenzione Consip con presumibile spreco di denaro pubblico. Occorre ricordare che le amministrazioni dello Stato, quando devono acquistare beni e servizi, sono obbligati a verificare se esiste una convenzione già attiva per un determinato prodotto. Il che non vuol dire rifornirsi obbligatoriamente presso il fornitore indicato dallo Stato ma essere comunque tenuti a rientrare nei limiti di prezzo fissati dalla convenzione. Insomma, in attesa di una decisione Regioni, Comuni e ministeri potrebbero anche decidere di andare sul mercato in ordine sparso aggravando la spesa. Ma, è bene precisarlo, si tratta di una ipotesi molto remota.
Occorre poi ricordare che Con- sip ha contribuito molto alla riduzione degli sprechi. Il caso più recente a fine 2016. Sciogliendo uno dei nodi irrisolti della Sanità italiana, l’azienda ha infatti chiuso la ormai mitica gara per aghi e siringhe, aggiudicando 13 dei 15 lotti, per un valore di 36 milioni di euro in due anni contro una spesa annua che raggiungeva 150 milioni di euro. Agendo come “soggetto aggregato- re”, la Consip ha ottenuto che la siringa comune per le iniezioni (siringa con ago con meccanismo di sicurezza) abbia un unico prezzo, in tutta Italia, 4,9 a 6,3 centesimi (a seconda delle dimensioni) con un ribasso del 70% rispetto al prezzo base d’asta.

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