Emilio Fede condannato a tre anni e mezzo per concorso in bancarotta: Si appropriò di un milione di euro dati da Berlusconi a Lele Mora

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I giudici del Tribunale di Milano hanno condannato Emilio Fede a 3 anni e mezzo di carcere, per concorso in bancarotta nell’ambito della vicenda legata al fallimento della società di Lele Mora e del presunto dirottamento a suo favore di 1,1 milioni di euro della somma stanziata da Silvio Berlusconi, per salvare la società dell’ex talent scout. Sempre nella giornata di ieri, il tribunale ha stabilito che Emilio Fede risarcisca per intero e immediatamente la somma distratta all’impresa individuale Dario Mora, la curatela del fallimento. Silvio Berlusconi aveva testimoniato lo scorso 27 marzo al processo e nel corso della stesso aveva raccontato come, per uno dei suoi numerosi atti di generosità, avesse prestato a Lele Mora, 2,8 milioni di euro per aiutarlo a non fallire la sua società ma, parte di quei soldi secondo quanto riferito dalla Procura di Milano, sarebbe finita nelle mani di Emilio Fede e per questo motivo i giudici del Tribunale di Milano nella giornata di ieri lo hanno condannato a 3 anni e mezzo per concorso in bancarotta.

Secondo quanto riferito dal pm Eugenio Fusco, Emilio Fede avrebbe tenuto per se, un milione e 110 mila euro, di cui 500 mila euro versati da Mora in un conto di Lugano. Per tutte queste ragioni, i giudici hanno inflitto al direttore del Tg4 una pena più alta di quella richiesta dalla Procura che aveva invocato 3 anni e il pm Eugenio Fusco, nel corso della requisitoria pare abbia applicato che” la somma versata dall’ex premier è stata distratta dal fallimento è divisa e con fede ma anche trattenuto da mora per i suoi capricci inutili“.

“Quel finanziamento sarebbe servito per sanare la disastrosa situazione in cui versava l’impresa di Mora. Quei denari non dovevano essere dirottati in parte a Fede per i suoi buoni uffici presso Berlusconi. Non ne aveva diritto”, ha aggiunto ancora il Pm che nel chiedere una pena era partito da una base di 4 anni. Una volta ricevuto il verdetto, Emilio Fede ha commentato sostenendo che l’accusa aveva chiesto 3 anni ma il tribunale genericamente “mi ha dato 3 anni e 6 mesi ” ed ha aggiunto di non voler esprimere rabbia di fronte a una situazione come questa.

“Continuerò a difendermi, verrà l’Appelo e poi la Cassazione, spero solo di arrivare a vedere la sentenza definitiva”, ha aggiunto ancora Fede, il quale nel corso di un’intervista pare si sia difeso dichiarando che lavorava per Berlusconi e che poteva permettersi di chiedergli qualsiasi cosa, e per questo motivo sarebbe stato impossibile “fare la cresta sui soldi che aveva dato a Lele Mora”. “È una sentenza che contesteremo perché assolutamente ingiusta. Emilio Fede in questa vicenda è totalmente estraneo e lo dimostreremo in appello”, è il commento a caldo di Alessandra Guarini, legale di Emilio Fede.

Nell’aula al primo piano c’è Fabrizio Corona che esulta per la caduta di due accuse e per la condanna a un solo anno di carcere per la sottrazione di 2,6 milioni al fisco. Al terzo piano, poco dopo, l’avvocato di Emilio Fede comunica al suo assistito che il tribunale lo ha condannato a tre anni e mezzo per concorso in bancarotta.

Storie di soldi, tanti. Fede era imputato nella vicenda legata al fallimento della società di Lele Mora, già uscito di scena per questa vicenda con un patteggiamento a un anno e mezzo. Al centro c’è la presunta distrazione a favore dell’ex direttore del Tg4 di 1,1 milioni di euro, cioè di «circa il 40 per cento» dei 2 milioni e 750 mila euro versati in più tranche  da Silvio Berlusconi nel 2010 nel tentativo di salvare la Lm Management, la società dell’allora agente dei vip, che «versava in una disastrosa situazione finanziaria».

Secondo la ricostruzione processuale, Fede avrebbe accompagnato Lele Mora ad Arcore e lo avrebbe aiutato a convincere il leader di Forza Italia a salvare la società con un generoso finanziamento. Berlusconi aveva accolto la richiesta d’aiuto di Mora, ma secondo il pm Eugenio Fusco la cifra sarebbe stata «distratta dal fallimento e divisa con Fede ma anche trattenuta da Mora» per i suoi «capricci inutili». Durante la requisitoria, il pubblico ministero ha affermato che «quel finanziamento sarebbe servito per sanare la disastrosa situazione in cui versava l’impresa di Mora. Quei denari non dovevano essere dirottati in parte a Fede per i suoi buoni uffici presso Berlusconi. Non ne aveva diritto».

PENA AUMENTATA
Fusco aveva per questo chiesto quattro anni di condanna per lo stesso Fede, ma in considerazione del comportamento processuale positivo aveva poi proposto il riconoscimento delle attenuanti, che avevano perciò portato a ridurre la richiesta di pena a tre anni di carcere. Il collegio della terza sezione penale, presieduto da Ilio Mannucci Pacini, ha rilanciato, fissando la condanna a tre anni e mezzo.

«Il Tribunale generosamente mi ha dato tre anni e sei mesi: di fronte a una situazione come questa non voglio esprimere rabbia perché non è giusto – ha commentato Emilio Fede -. Continuerò a difendermi, verrà l’appello e poi la Cassazione, spero soltanto di arrivare a vedere la sentenza definitiva».

«MA QUALE CRESTA»
Ai microfoni di Radio Monte Carlo l’ex direttore del Tg4 si è poi difeso così: «Io lavoravo per Berlusconi e potevo chiedergli qualsiasi cosa, figuriamoci se mi mettevo a fare la cresta sui soldi che lui aveva dato a Le- le Mora in un momento di difficoltà. Non importa, credo ancora nella giustizia, anche se questa sentenza mi sembra un’eccezione, visto che il tribunale ha inflitto più di quanto chiesto dall’accusa. Forse fa più notizia sui giornali. Mi conforta pensare – ha aggiunto – che con l’età che ho non possono mettermi in galera. Semmai dovessi vedere la sentenza definitiva, chissà, magari mi metteranno ai servizi sociali».

La sentenza ha disposto anche l’interdizione del giornalista per cinque anni dai pubblici uffici e per dei- ci anni dall’esercizio di pubblici uffici direttivi presso qualsiasi impresa, oltre all’immediato risarcimento della cifra che si ritiene dirottata alla parte civile, vale a dire 1,1 milioni di euro: soldi che dovranno essere versati ai creditori coinvolti nella procedura fallimentare della società di Mora.

L’AVVOCATO

«È una sentenza che certamente contesteremo perché siamo di fronte a una condanna assolutamente ingiusta – ha commentato all’uscita dell’aula giudiziaria il legale di Fede, Alessandra Guarini -. Emilio Fede in questa vicenda è totalmente estraneo e lo dimostreremo in appello». Secondo l’avvocato, «le testimonianze hanno provato la sua innocenza ed è quindi sorprendente questa condanna che arriva, ancora una volta, dal tribunale di Milano. Nulla lo lega allo stanziamento di queste somme e non vi è prova che queste somme siano state date a Fede per le attività di mediazione o come spartizione in forza di un accordo con Mora. È stata una scelta di Mora usare quelle somme in altro modo. Non è vero che Fede svolse il ruolo di mediatore.

Tre anni e mezzo di carcere per concorso in bancarotta. È questa la condanna inflitta oggi a Emilio Fede accusato di concorso in bancarotta con Le- le Mora – il quale è uscito dal processo tempo fa con un patteggiamento- per la vicenda della presunta distrazione a suo favore di 1,1 milioni di euro e cioè di «circa il 40 per cento» dei 2 milioni e 750 mila euro versati da Silvio Berlusconi in più tranche nel 2010 e destinati a salvare la Lm Management, la società dell’ex talent scout che «versava in una disastrosa situazione finanziaria». Lo ha deciso la terza sezione penale del Tribunale di Milano che ha oltrepassato la richiesta di tre anni di carcere avanzata nel pomeriggio dal pm Eugenio Fusco. Il collegio, presieduto da Ilio Mannucci Pacini, ha anche disposto l’immediato risarcimento della cifra che si ritiene dirottata alla parte civile, la curatela del fallimento e cioè l’impresa individuale Lele Mora. Inoltre è stata dichiarata l’interdizione del giornalista per cinque anni dai pubblici uffici e per 10 anni dall’esercizio di pubblici uffici direttivi presso qualsiasi impresa. «È una sentenza che contesteremo perché assolutamente ingiusta. Emilio Fede in questa vicenda è totalmente estraneo e lo dimostreremo in appello», ha commentato a caldo Alessandra Guarini, difensore dell’ex direttore del TG4. E lui: «Non voglio esprimere rabbia ma continuerò a difendermi. Spero solo di arrivare
a vedere la sentenza definitiva». E ancora: «Io potevo chiedere qualsiasi cosa a Berlusconi, figuriamoci se mi mettevo a fare la cresta sui soldi che aveva dato a Mora in un momento di difficoltà» Il pm Fusco, durante la sua requisitoria, oltre a valorizzare le testimonianze rese in aula, tra le quali quella del leader di Forza Italia, ha spiegato che la somma versata da Berlusconi è stata «distratta dal fallimento e divisa con Fede ma anche trattenuta da Mora» per i suoi «capricci inutili». «Quel finanziamento – ha detto – sarebbe servito per sanare la disastrosa situazione in cui versava l’impresa di Mora. Quei denari non dovevano essere dirottati in parte a Fede per i suoi buoni uffici presso Berlusconi. Non
ne aveva diritto». Il pm nel chiedere la condanna è partito da una pena base di 4 anni. Considerando poi il comportamento processuale positivo di Fede ha proposto il riconoscimento delle attenuanti che hanno portato a ridurre la richiesta di pena a tre anni di carcere. L’avvocato di parte civile Davide Sangiorgio ha chiesto in via principale la liquidazione integrale del milione e 100 mila euro, importo che, secondo la ricostruzione, sarebbe stato distratto, dall’ex giornalista «per mettere i suoi buoni uffici» con l’ex Capo del Governo per far ottenere a Mora il finanziamento milionario per salvare la sua società dal crac. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni.

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