Eutanasia: anche dj Fabo può vivere se Stato non accetta fallimento società

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A 39 anni è cieco e tetraplegico, “bloccato a letto immerso in una notte senza fine”. “Vorrei poter scegliere di morire senza soffrire, ma ho scoperto che ho bisogno di aiuto – l’amara constatazione di Fabiano -“. Al suo fianco c’è l’associazione Luca Coscioni, che, come ricorda “Fabo” nel suo videomessaggio, “ha depositato in Parlamento una proposta di legge per legalizzare l’eutanasia, ma sono passati più di tre anni e non è stato deciso ancora niente”. Il trasferimento in India, dove “ho incontrato persone fantastiche e vissuto momenti indimenticabili”, la vita trascorsa accanto a una persona speciale, la sua Valeria: le immagini che scorrono lo ritraggono in momenti felici.

In questi anni ho provato a curarmi, anche sperimentando nuove terapie. “Purtroppo senza risultati”, racconta. Ha variato professionalmente ed umanamente per rispondere ad una voglia di vivere e di sperimentare che l’ha portato in giro per il mondo sotto le più variegate spoglie. Perché da due anni “Dj Fabo” non anima più le notti danzanti di almeno due continenti, non si infanga sulle piste di motocross, né tratta affari da broker e assicuratore. “Da allora, mi sento in gabbia”. Lo sa Fabo, come lo sanno tutti coloro che si trovano nelle stesse condizioni o chi ha visto un proprio caro attraversare la fase terminale di una malattia, totalmente impotente di fronte alla legge italiana.

Di qui il video-appello al Presidente della Repubblica, realizzato grazie all’aiuto della sua fidanzata e all’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica che si batte per le liberta’ civili dall’inizio alla fine della vita. Le chiediamo però di intervenire affinché una decisione sia presa. Da più di due anni è in un letto immobile, senza vedere nulla. “Per lasciare ciascuno libero di scegliere fino alla fine”. Sì, perché Fabiano fa ormai molta fatica a parlare. “Siamo in un momento decisivo del tortuoso percorso per regolamentare il fine vita anche nel nostro Paese”. “Chiediamo il supporto dei cittadini per conquistare un diritto fondamentale per ogni individuo: la libertà di autodeterminazione – afferma Marco Cappato, tesoriere e promotore della campagna Eutanasia legale – Non si può accettare che sia necessario l’intervento di un giudice per affermare questo diritto”. Da qui la decisione di voler porre fine a “una quotidianità che non chiama più vita”.

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