Ex bomber del Palermo Miccoli rischia 4 anni di carcere per estorsione aggravata da metodi mafiosi

La Procura di Palermo ha chiesto nella giornata di ieri una condanna a 4 anni per Fabrizio Miccoli con l’accusa di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Secondo quanto riferito dall’accusa, l’ ex capitano del Palermo avrebbe chiesto al figlio di un boss,  di recuperare un credito per suo conto. I fatti risalirebbero al 2010 quando Fabrizio Miccoli avrebbe incaricato il suo amico Mauro Lauricella, figlio del boss della Kalsa, Antonino detto scintilluni, di recuperare un credito di €12000 vantato dal ex e fisioterapista del Palermo Giorgio Gasparini, dal suo allora socio nella gestione della discoteca “paparazzi” di Isola delle Femmine, l’imprenditore Andrea Graffagnini. L’ipotesi era stata già vagliata in un processo tenuto contro Lauricella e Gioacchino Alioti, quest’ultimo ascolto mentre il giovane figlio del capomafia è stato condannato a un anno, ma la cosa è stata derubricata in violenza privata aggravata.

L’indagine era stata aperta durante la ricerca di Antonina Lauricella che nel 2010 era latitante; secondo quanto emerso dalle indagini, la Dia, ascoltando le telefonate di Mauro Lauricella si era imbattuta in Miccoli e aveva notato le estrema confidenza del calciatore con il figlio del mafioso. In quella circostanza, sembra che passando davanti all’albero Falcone, Miccoli aveva definito il giudice ucciso da Cosa Nostra, ” un fango”. Per queste ragioni al processo, che lo vede imputato per estorsione aggravata dal metodo mafioso, nella giornata di ieri il pm Francesca Mazzocco ha chiesto la condanna a 4 anni di reclusione; il processo ci si celebra con rito abbreviato davanti al gup Walter Tarturici. “Siamo basiti”, è questo quanto dichiarato dagli avvocati Giampiero Orsini e Giovanni Castronuovo. Gli stessi hanno ancora aggiunto: “Siamo in presenza di una evidente contraddizione visto che la stessa procura aveva invocato l’archiviazione per Miccoli, oggi invece ne chiede la condanna senza tenere conto peraltro di una precedente sentenza che ha fatto cadere l’ipotesi di estorsione nei confronti di un altro indagato, Mauro Lauricella”.

Inizialmente il sostituto procuratore Maurizio Bonaccorso, che ha coordinato le indagini della Dia, aveva chiesto l’archiviazione del fascicolo per Miccoli, ma un altro giudice, Fernando Sestito, aveva invece disposto l’imputazione coatta e da qui l’inevitabile richiesta di rinvio a giudizio per il calciatore pugliese. In sostanza, l’ estorsione sarebbe consistita nella cessione delle quote da parte di un imprenditore che poi si sarebbe rifiutato di pagare dei presunti debiti ad altre persone legate ad amici di Miccoli. Da quel momento sarebbe intervenuto il calciatore, il quale si sarebbe appoggiato al Lauricella, che come abbiamo già anticipato e noto per essere il figlio di un mafioso , è stato condannato con sentenza definitiva e latitante all’epoca dei fatti datati 2011. Dopo le richieste dell’accusa, il prossimo 7 luglio toccherà alla difesa confutare le tesi del Pubblico ministero.

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