‘Facciamo che ero io’: Record di ascolti al debutto per il programma della Raffaele

Nel calendario della Rai, simile a quello cinese, questo è l’anno di Virginia Raffaele. Dopo le felici esperienze al Festival di Sanremo al fianco di Carlo Conti, con il quale ha dimostrato di avere una perfetta sintonia, e le incursioni in altri programmi, l’esordio in prima serata dell’attrice comica, con il suo one woman show «Facciamo che io ero», ha provocato un salutare scossone agli ascolti della Rai, in particolare del secondo canale.
Il gran bel circo Barnum della Raffaele ha fatto registrare un sorprendente 14,6% di share, che colloca il prodotto al secondo posto nella classifica degli ascolti di Rai Due nel 2017, dopo «Rocco Schiavone».

Insomma, nel mare magnum dei talk show politici in agonia e dei programmi d’intrattenimento incapaci di trattenere lo spettatore davanti al video, l’esperienza messa in piedi dalla Raffaele dimostra come il talento sia ancora un fattore importante e non un fastidioso accessorio per coloro che vorrebbero solo una tv rassicurante e consolatoria. Tradotto, filo governativa e appiattita. Con Virginia non è cosi. Certo, l’amarezza per l’assenza dal panel degli imitati del sottosegretario Maria Elena Boschi c’è. Soprattutto se questa mancanza è dettata dalla precisa volontà di evitare rischi. Anche al talento, in fondo, non si può chiedere tutto. In compenso sono arrivati i nuovi personaggi. Da Bianca Berlinguer, dura e arcigna, che maltratta gli ospiti di «CartaBianca», a Michela Murgia, scrittrice acclamata ma non certo notissima al grande pubblico, che ha fatto i complimenti alla Raffaele.

E poi una stupenda Sabrina Ferilli o una Donatella Versa- ce sopra le righe. Meno efficace, invece, il siparietto tra la Raffaele/Versace e Gabriel Garko (non certo la spalla migliore), oppure il racconto della storia della famiglia Raffaele che voleva essere poetico, risultando solo un libro Cuore a colori e trattato al computer. Nel complesso, però, le due
ore piene di one woman show tengono il passo, dimostrando come ci sia ancora spazio per fare una televisione che sia solo televisione e non edulcorazione della realtà a vantaggio dei politici presenti in studio, ben assecondati dalla solita compagnia di giro degli opinionisti. Sempre quelli, sempre con le stesse opinioni. Magari, un giorno, Virginia imiterà anche loro.
N el frattemp o, mentre il vertice di viale Mazzini si esalta per i risultati di Virginia, il sottosegretario allo Sviluppo economico con delega alle Comunicazioni, Antonello Giacomelli,
ha gelato tutti.

«Dopo due anni continuano a mancare un piano organico che riducale testate e riorganizzi l’informazione», afferma l’esponente del governo, alla vigilia del consiglio di amministrazione di lunedì che si preannuncia particolarmente infuocato, «un piano industriale che sia qualcosa più di una slide, un piano editoriale che rilegga reti e canali in una strategia innovativa. E mi fermo alle questioni fondamentali». E meno male, viene da pensare, dato che la sparata di Giacomelli assomiglia tanto ad un ultimatum nei confronti del direttore generale
Antonio Campo Dall’Orto. Lunedì, all’ordine del giorno, ci sono temi molto delicati: il piano complessivo dell’offerta informativa Rai, cui ha lavorato negli ultimi tempi lo stesso dg di viale Mazzini, i palinsesti, i piani di produzione e trasmissione e Rai Com, ovvero le nomine di presidente e amministratore delegato. Infine lo spinoso nodo del tetto ai compensi per gli artisti. Un livellamento verso i 240mi- la euro fissati per legge che potrebbe determinare la «fuga» di alcune star.

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