Facebook farà pagare le notizie ma a guadagnarci sarà solo lui

Tra Facebook ed editori, eufemismo, l’amore non è mai scoppiato. Il rapporto è complesso. Perché per esempio l’algoritmo di mister Zuckerberg mi propone i contenuti di un giornale X piuttosto che quelli del quotidiano Y, anche se un “mi piace” lo ho speso per tutti e due? E ancora, le fake news, ossessione globale che unisce Laura Boldrini ad Hillary Clinton: il peso specifico delle notizie false – difficile da valutare – grava principalmente sulle spalle dorate di Facebook. Le verità farlocche, infatti, hanno trovato su internet e sul Re dei social network il loro terreno più fertile, con buona pace di giornalisti e affini.

Ed in questo contesto, paludoso e indecifrabile, ecco l’ultima trovata di Zuck, il “sovrano” di Menlo Park: presto, su Facebook, arriveranno le notizie a pagamento. Per ora si tratta soltanto di una sperimentazione, che sarà avviata entro la fine del 2017 con dieci partner editoriali in tutto il mondo, tra cui l’Italia. Di cosa stiamo parlando? Semplice: per poter fruire degli articoli si dovrà mettere mano al portafogli. Certo, saranno i giornali – per parlare dei nostri “simili” – a decidere se chiedere soldi oppure no.

E potranno farlo in due modi. Il primo: offrire un certo numero di contenuti gratuiti, scaduti i quali scatteranno micro-pagamenti. Il secondo: selezionare quale articolo sarà gratuito e per quale, al contrario, si dovrà “sganciare”. L’entità dei pagamenti, tutta da definire, sarà a discrezione degli editori. In entrambi i casi, la novità sarà associata ai cosiddetti Istant Articles (che liberoquotidiano.it vi propone da tempo). Di che si tratta? Sono contenuti ottimizzati per gli smartphone pubblicati direttamente su Facebook che vi permettono una lettura molto più rapida e “leggera” (de facto, sono quelli che vi trovate sullo schermo del cellulare quando cliccate su un nostro articolo in cui vi imbattete su Facebook).

Tralasciando i tecnicismi, restano aperte un paio di questioni. Perché Facebook introduce notizie a pagamento? Anche per far cassa, ovvio. I ricavi andranno interamente agli editori, ai giornali, i quali però saranno sovrastimolati a pompare soldi nelle pubblicità sul social, in modo che più persone visualizzino i loro articoli, dunque (si spera) li leggano e in conclusione paghino. Non è però solo questione di pecunia, ma anche di etichetta: il social “tende la mano” agli editori, offrendo un qualche ritorno economico dopo un decennio di accuse e sospetti (il più
comune dei quali è quello di sfavorire contenuti scomodi o poco in linea con le regole della comunità di Zuck). Infine, per il nodo fake news: l’assunto è che facendo pagare le notizie, o parte di esse, possa essere più semplice individuare, segnalare ed espellere le bufale.

Un sistema tutto da sperimentare, tanto che Alex Hardiman, News Products Lead di Facebook e un passato al New York Times, spiega che la durata della sperimentazione non è stata definita e che, in caso di insuccesso, il piano verrebbe archiviato a tempo record. Un’idea nobile, in linea teorica utile a tutti e per tutto, ma che in ipotesi potrebbe presentare qualche criticità. La prima, tanto banale quanto apparentemente irrisolvibile nell’era di internet: un editore potrebbe lucrare su contenuti di altri. Per intendersi, potrebbe far pagare contenuti ripresi da altre testate: certo, queste verrebbero citate, ma il soldo l’autore originale non lo vedrebbe. La seconda criticità, assai più empirica, riguarda il fatto che Facebook è il tempio del cazzeggio: foto, video, like, calcio, vacanze, gnocca, farsi-i-fatti-altrui. Sicuri che trovandosi in un luogo simile qualcuno sia disposto a pagare una notizia?

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