Facebook e Instagram “down” per due ore

Facebook e Instagram ‘down’ in diversi paesi del mondo per circa due ore. Un disservizio che ha generato una mole infinita di lamentele su Twitter all’hashtag #facebookdown. Sia da desktop che da app mobile, i due social hanno restituito pagine bianche o messaggi come “impossibile aggiornare”. La situazione si è risolta con un ripristino progressivo del servizio, a partire dalle app mobile. E a Genova? Genova, ovviamente, ha riscontrato i medesimi problemi del resto d’Italia.

Come abbiamo già accennato, la storia di Facebook è costellata da acquisizioni di varia natura, che hanno portato al suo interno nuove persone, idee, strumenti e funzioni, quasi sempre integrati nella struttura o nel motore del social network, ma che in alcuni casi hanno continuato a vivere una vita propria. La pagina di Wikipedia con i dettagli sulle acquisizioni di Facebook (https://en.wikipedia. org/wiki/List_of_mergers_and_ac- quisitions_by_Facebook) elenca 64 transazioni, a partire dall’acquisto del nome di dominio Facebook.com, che nell’agosto del 2005 è stato pagato 200.000 dollari. L’ultimo colpo è di poche settimane fa: a fine luglio è stata infatti annunciata l’acquisizione di Ozlo, una startup specializzata nell’intelligenza artificiale i cui asset dovrebbero essere utilizzati per migliorare le funzioni dell’assistente virtuale che Facebook sta sviluppando ormai da tempo per Messenger.

La maggior parte delle acquisizioni è stata guidata dalle necessità di sviluppo e ampliamento dei servizi già offerti da Facebook – oppure in corso di sviluppo- e ha portato
all’integrazione delle tecnologie e dei team di sviluppo all’interno dell’azienda. Funzioni come il trasferimento dei file, le gallerie fotografiche, il riconoscimento dei volti e molti strumenti dedicati agli inserzionisti pubblicitari sono derivati almeno in parte dal lavoro di aziende esterne che sono state inglobate nel corso degli anni. Ci sono però alcune eccezioni: la più curiosa è Ascenta, un’azienda specializzata nella progettazione di droni capaci di volare ad alta quota, che Facebook pensa di utilizzare per ampliare la connettività Internet in zone difficili da raggiungere con le tecnologie tradizionali.

Ma quelle più interessanti per gli utenti di Internet sono senza dubbio Instagram e Whatsapp: il primo fa parte del portfolio di Facebook ormai da molti anni, ma ha proseguito la sua traiettoria di sviluppo ed evoluzione senza cadere vittima dell’appetito della casa madre. Anzi, nel corso dell’ultimo anno questo social network specializzato nella condivisione di immagini e filmati ha introdotto nuove funzioni, come per esempio Stories (immagini e filmati visibili soltanto per 24 ore, ispirati a Snapchat) e ha visto crescere in modo significativo la sua popolarità, mantenendo inalterato l’appeal tra i più giovani: alla fine dello scorso anno il numero di utenti registrati ha superato i 600 milioni, di cui 400 milioni attivi ogni giorno. Nel 2012, quando Facebook l’ha acquistato, Instagram contava 40 milioni di utenti, e due anni fa erano meno di 400 milioni. L’altra grande stella della galassia di Facebook è Whatsapp, che ha superato gli 1,3 miliardi di utenti attivi su base mensile. Anche le sue funzioni si stanno evolvendo, sebbene non con la prontezza auspicata da molti dei suoi utenti: si possono finalmente effettuare e ricevere le chiamate audio e video attraverso la connessione dati, ma ancora oggi non si può condividere lo stesso account in modo efficace tra due dispositivi diversi (per esempio uno smartphone e un tablet).

Se da un lato è vero che modificare un’applicazione così nota e diffusa è sempre rischioso, dall’altro la lentezza nella sua evoluzione sta lasciando campo libero ai suoi concorrenti più intraprendenti (per esempio Telegram e Signal), che guadagnano popolarità proprio grazie alle funzioni avanzate o alle garanzie più stringenti sulla privacy delle conversazioni. Poco più di un mese dopo aver pagato 19 miliardi di dollari per Whatsapp, Facebook he ha investiti altri 2 per acquisire Oculus VR, una startup che stava sviluppando un sistema di visione per la realtà virtuale pensato per i videogiochi e l’intrattenimento. Oculus era un’azienda ben avviata, che annoverava tra i suoi dirigenti alcuni nomi di alto profilo dell’industria videoludica (tra cui John Carmack, cofondatore di iD Software, la software house di Wolfen- stein 3D, Doom e Quake), ma al momento dell’acquisizione non aveva ancora neppure finalizzato le specifiche del suo primo prodotto, i cui prototipi erano disponibili soltanto per gli sviluppatori. La dirigenza di Facebook ha ritenuto che la realtà virtuale possa rappresentare il passo successivo nello sviluppo delle piattaforme di comunicazione e socializzazione, e ha deciso di intervenire nel settore con tutta la sua forza: dopo aver acquisito Oculus VR, infatti, ha consolidato la sua posizione integrando nel portfolio altre aziende e startup specializzate in questo settore.

SOCIAL NETWORK E PIATTAFORMA UNIVERSALE
Quando Facebook è salito alla ribalta per la prima volta, i suoi utenti si trovavano spesso a dover spiegare ad amici, colleghi e parenti di cosa si trattasse: oggi questo non è più necessario, perché la sua diffusione è ormai pervasiva, tanto che chiunque si trovi a navigare sul Web si imbatte di continuo in collegamenti, rimandi e connessioni che portano verso il social network. Ma con il passare del tempo, Facebook è cresciuto e si è evoluto moltissimo, al punto che darne una definizione è diventato paradossalmente più difficile. I suoi contorni sono più sfumati, le sue funzioni sono aumentate e la crescita impetuosa ha portato allo sviluppo di un ambiente più ricco e complesso di quanto le apparenze lascino intuire. Rispetto alla filosofia di un altro gigante di Internet, come Google, si possono però notare alcune differenze di approccio: Facebook, infatti, cerca di attirare gli utenti e trattenerli all’interno della sua piattaforma il più a lungo possibile.
Le nuove funzioni aggiunte nel tempo al social network sono quasi tutte pensate per aumentare il tempo di permanenza degli utenti, fornendo loro nuovi strumenti da utilizzare e nuove motivazioni per rimanere connessi, o per ritornare sempre più spesso a verificare la presenza di eventuali aggiornamenti. Questo non significa che non si possano aggiungere collegamenti in uscita: al contrario, l’obbiettivo dei produttori di fake news e degli artisti del click baiting (la pratica che invoglia gli utenti a fare clic su un collegamento con titoli provocatori, allusivi o volutamente incompleti) è proprio quello di convincere chi legge un post su Facebook a raggiungere una pagina esterna, dove si può monetizzare la visita esponendo banner pubblicitari. Ma a Facebook queste pratiche interessano poco; anzi, in qualche misura vanno contro i suoi interessi, perché più gli utenti rimangono all’interno della piattaforma, più contenuti promozionali possono visualizzare.

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