Facebook shock, donna annuncia la vendita del figlio nascituro: denunciata

Diffonde su Facebook la vendita del proprio figlio che deve nascere ma fortunatamente viene scoperta e denunciata dalla polizia postale di Catania. La ragazza, abitante a Milano ma che non era incinta ha commentato l’episodio così: “era una provocazione”. Dopo l’annuncio su Facebook immediatamente l’indagine è stata avviata, su una pagina Facebook “comprendendo tutto” le forze dell’ordine si sono trovati davanti a questo annuncio sono al quinto mese di gravidanza vendo mio figlio nascituro ammiro offerente con un prezzo di partenza di € 10.000 con allegata ecografia.

La donna si difende: “Sono un troll”

Si e’ quindi risaliti alla donna che e’ stata sottoposta a perquisizione domiciliare ed informatica su disposizione della Procura Distrettuale di Catania ed eseguita dalla Polizia Postale di Milano. L’indagata, coniugata, con un impiego di addetta in un esercizio commerciale, ha ammesso di essere l’autrice dell’annuncio ma ha riferito di averlo scritto in maniera provocatoria, in qualita’ di “troll”, ovvero utente che pubblica messaggi provocatori con la finalita’ di creare disturbo e fomentare gli utenti. In particolare, la donna, che non era in stato di gravidanza, aveva prelevato l’immagine dell’ecografia in Rete da un gruppo web di mamme e, per attirare l’attenzione nel gruppo Facebook, lo aveva pubblicato unitamente alla proposta di vendita.

La filiazione
La filiazione è il rapporto che intercorre tra una persona e coloro che l’hanno concepita, quindi tra i genitori e il figlio, che gode di diritti e doveri sintetizzabili nel termine di “status di figlio”, sia esso nato nel matrimonio o fuori dal matrimonio. Un rapporto giuridico del tutto simile a quello della filiazione di sangue è quello dell’adozione che si realizza attraverso un procedimento giudiziale sostitutivo della procreazione naturale.
CENNI STORICI
Prima della riforma del diritto di Famiglia del 1975 il codice civile aveva conservato la vecchia discriminazione tra figli legittimi e figli illegittimi (nati cioè fuori dal matrimonio). Tra questi venivano poi ulteriormente distinti i figli adulterini e quelli incestuosi; questi ultimi non potevano essere riconosciuti né ricevere donazioni.
Con la riforma del 1975 venne stabilito che i figli nati fuori dal matrimonio, anche se adulterini, potevano essere riconosciuti pur godendo di uno status inferiore a quello dei figli legittimi.
L’unico modo per equiparare a tutti gli effetti la condizione di un figlio naturale a quello di un figlio nato nel matrimonio rimaneva quello di procedere alla “legittimazione” con un successivo matrimonio tra i suoi genitori biologici.
Solo con la legge 219 del 2012 (entrata in vigore il 10 gennaio 2013) e il successivo D.Lgs attuativo n. 154/2013 (entrato in vigore il 7 febbraio 2014), è stata superata ogni distinzione tra figlio legittimo e naturale, stabilendo l’unicità di stato: oggi esistono i soli figli nati “nel” matrimonio e quelli nati “fuori” dal matrimonio, senza distinzione alcuna tra i primi e i secondi.

L’ABOLIZIONE DEL DIVIETO DI RICONOSCERE FIGLI NATI FUORI DAL MATRIMONIO
iLa filiazione
Con la riforma del diritto di Famiglia venne abrogato il divieto di riconoscere i figli nati da relazioni extraconiugali (detti figli adulterini), ma rimase quello di riconoscere i figli incestuosi (i cui genitori cioè fossero tra loro parenti o affini in linea retta – si pensi alla relazione tra padre e figlia – ovvero parenti in linea collaterale fino al 2° grado – si pensi alla relazione tra un fratello e una sorella).
Con la riforma della Filiazione del 2012, pur restando fermo il giudizio di riprovevolezza delle relazioni sessuali tra parenti, sì è scelto dì abolire II divieto di riconoscere figli incestuosi: esso,
infatti, finiva col punire non gli autori di tale gesto, ma il loro figlio, che ne è vittima passiva e inconsapevole.
Ecco perché l’art. 251 cc. prevede ora che il figlio nato da persone con un vincolo di parentela o affinità in linea retta o di parentela collaterale nel secondo grado, possa essere riconosciuto previa autorizzazione del tribunale,1 con riguardo esclusiva- mente all’interesse del figlio.

LE CONSEGUENZE PIÙ RILEVANTI DELLA UNIFICAZIONE DI STATUS DI FIGLIO
Si evidenziano alcuni tra gli effetti più rilevanti della equiparazione totale del figlio naturale al figlio legittimo:
• il figlio “naturale” oggi instaura rapporti di parentela non
solo con il genitore che lo ha riconosciuto, ma anche con la
famiglia del genitore, quindi:
– il padre del padre diventa a tutti gli effetti il nonno;
– il fratello del padre o della madre diventa lo zio, con diritto di succedergli per rappresentazione (v. cap. Diritti successori dei figli) nel caso di sua morte seguita da rinuncia all’eredità da parte del padre;

– il figlio del padre che lo ha riconosciuto (eventualmente nato da altra relazione) diventa a tutti gli effetti suo fratello; in caso di morte di quest’ultimo, pertanto, succede in concorso con tutti gli altri fratelli “legittimi” ferma rimanendo la distinzione tra la quota spettante al fratello germano e quella spettante al fratello unilaterale, pari alla metà del primo (per i rapporti di parentela vedere Guida “Successioni tutelate”appendice 2);
• è stato abolito il diritto di commutazione che spettava, in sede di divisione ereditaria, ai figli legittimi nei confronti dei figli naturali e che consisteva nel diritto dei primi di liquidare i secondi assegnando loro immobili o somme di denaro ereditario;
• il diritto di accettare l’eredità (ai sensi dell’articolo 480 cc), per i figli nati fuori dal matrimonio, si prescrive nei 10 anni non dall’apertura della successione del genitore, bensì dal passaggio in giudicato della sentenza di paternità o maternità (se successiva);
• è stato abolito l’istituto della legittimazione intesa come l’acquisto della qualità di figlio legittimo da parte del figlio naturale (per successivo matrimonio o per provvedimento del giudice).

Sotto il profilo formale, la posizione di figlio è accertata attraverso l’atto di nascita di competenza dell’ufficiale dello stato civile.
Come si vedrà, la riforma della Filiazione ha realizzato la completa parità di trattamento tra tutti i figli per ciò che riguarda il rapporto di filiazione, mentre il sistema dell’accertamento dellostatus è rimasto sostanzialmente immutato e diversificato a seconda delle circostanze in cui è avvenuta la nascita.
Quindi se il figlio è nato da:
• genitori uniti in matrimonio, l’ufficiale dello stato civile registra entrambi quali genitori, anche in mancanza di una loro dichiarazione (accertamento di status “automatico”), • genitori non uniti in matrimonio, l’accertamento di status è regolato da un principio essenzialmente “volontaristico”,
dipende cioè da un atto di riconoscimento che deve essere effettuato personalmente da ciascun genitore, oppure da un provvedimento di riconoscimento giudiziale (sempre su iniziativa del genitore). In mancanza di una dichiarazione esplicita di riconoscimento da parte di entrambi i genitori, può accadere che l’atto di nascita documenti il “solo fatto” della nascita. Pertanto il riconoscimento dello status di figlio può risultare:
– da una sentenza del giudice (dichiarazione giudiziale di paternità o maternità);
– oppure in modo volontario, con:
– dichiarazione dinanzi all’ufficiale dello stato civile contestualmente alla denuncia della nascita;
– dichiarazione resa, successivamente, all’ufficiale dello stato civile, o a un notaio o a un console con atto pubblico;
– dichiarazione resa in un testamento (olografo, segreto o pubblico), che rimane efficace anche se quel testamento viene revocato da uno successivo.

LA PRESUNZIONE LEGALE DI PATERNITÀ
Chi è nato o concepito:
• da madre coniugata, si presume senz’altro figlio del marito;
• da madre che, al momento della nascita, è separata, vedova o divorziata, si presume figlio del marito o dell’ex marito, se è stato concepito durante la convivenza, cioè se nasce entro 300 giorni dalla separazione o dallo scioglimento del matrimonio.
Se il figlio nasce dopo i 300 giorni non opera nessuna presunzione legale, per cui ciascun genitore potrà provare che il figlio è stato concepito durante il matrimonio o la convivenza. Per rimuovere lo stato di figlio derivante da presunzione legale occorre procedere all’azione di disconoscimento di paternità.

IL RICONOSCIMENTO DEL FIGLIO NATO FUORI DAL MATRIMONIO
Il riconoscimento può essere fatto congiuntamente o separatamente da genitori che abbiano compiuto l’età minima di 16anni.
Se awiene separatamente, il riconoscimento fatto da un genitore dopo il riconoscimento dell’altro richiede il consenso di quest’ultimo, se il figlio non ha compiuto i 14 anni. Se invece il figlio ha raggiunto l’età di 14anni, dovrà esprimere egli stesso il suo consenso.
IL COGNOME DEL FIGLIO NATO FUORI DAL MATRIMONIO
In caso di riconoscimento
• congiunto: il figlio assume il cognome del padre2;
• disgiunto: il figlio assume il cognome del genitore che lo ha riconosciuto per primo;
• effettuato dal padre successivamente alla madre: è lasciato al figlio maggiorenne (o al tribunale ordinario se minorenne) decidere se:
– sostituire il cognome del padre a quello della madre;
– aggiungerlo, ovvero anteporlo o posporlo.
LA PROCREAZIONE ASSISTITA

La procreazione medicalmente assistita, quale rimedio in caso di infertilità e sterilità, trova il suo fondamento giuridico nella Legge 40 del 2004 che disciplina tutta la materia.
La normativa prevede in generale che l’accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita sia consentito alle sole coppie eterosessuali, maggiorenni, coniugate o conviventi con problemi di infertilità e di sterilità.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.