Fake News: Calabresi invita Di Maio a querelare Repubblica

E’ giallo sull’incontro tra Casaleggio e Matteo Salvini, leader della Lega Nord. Da qui la richiesta fatta recapitare al capo della “Casaleggio associati”: un faccia a faccia, per aprire una interlocuzione. L’incontro sarebbe stato chiesto dal primo per trovare una risposta al possibile inciucio, dopo le prossime elezioni politiche, tra il segretario del Pd Matteo Renzi e il proprietario di Forza Italia Silvio Berlusconi.

In un Movimento 5Stelle ancora scosso dai deludenti risultati delle amministrative dell’11 giugno, la notizia è stata peggiore di un terremoto soprattutto per chi come il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio Di Maio da tempo studia da leader e vede come un pericoloso antagonista proprio Casaleggio junior.

Lo stesso concetto era stato ribadito ieri da Beppe Grillo sul blog che, pur ribadendo l’astensione sulla legge per lo ius soli in discussione al Senato, ha ripetuto che tra le regole del M5s c’è il no alle alleanze, di qualsiasi forma e con qualsiasi altro soggetto politico. Luigi Di Maio e Davide Casaleggio hanno negato la notizia data oggi in prima pagina da Repubblica di un incontro tra lo stesso Casaleggio e il leader della Lega Matteo Salvini.

Successivamente, ai microfoni di Rainews24, il direttore spiega: “Nei giorni scorsi, dopo l’uscita del libro di De Bortoli, Di Maio e Di Battista hanno chiesto le dimissioni non di De Bortoli ma della Boschi”. Di indiscrezioni del genere se ne leggono tutti i giorni ma se la notizia diventa il titolo di apertura della prima pagina di Repubblica allora inevitabilmente il boato non può che essere molto potente.

Il quale a sua volta ha replicato in un articolo in cui ha confermato che l’incontro è avvenuto, citando due “autorevoli fonti” della Lega Nord.

Le vere “fake news” sono di regime
Perché una legge sulle cosiddette “fake news” fa un po’ ridere? Perché solo raramente le notizie false vengono diffuse da singoli cittadini o da gruppi. Normalmente sono diffuse direttamente dal potere o dal sistema mediatico dominante. E dubito che il potere voglia sanzionare sé stesso.
Le tecniche di creazione di notizie false sono molteplici. La più semplice è questa: spari una notizia falsa, la pubblicano tutti i giornali, l’eventuale rettifica viene relegata in trentesima pagina o in giornali secondari, quindi la notizia resta vera anche se è falsa.
Facciamo un esempio. Durante la campagna per l’aborto i radicali sfilavano col cartello “In Italia ogni anno 3 milioni di aborti”. Era una panzana, secondo la quale ogni donna italiana avrebbe avuto in media 6 aborti clandestini; ma nessun giornale si prendeva la briga di ragionare: rilanciavano e basta. La notizia divenne quindi vera pur essendo falsa. Venne poi smentita dalla realtà (il tetto massimo di aborti legali in un anno fu 234.593, quindi possiamo dire che i 3.000.000 moltiplicavano la realtà di almeno 12 volte) ma era così “vera” che ancora nel 1997 la foto di quel cartello si trovava nel libro di storia di mia figlia, senza rettifiche e senza commenti.
Lo sparare bufale è però una tecnica grezza. Le tecniche più sofisticate prevedono altre metodologie: dare una notizia vera, e poi deviare l’attenzione del pubblico su particolari secondari; oppure dare una serie di notizie vere ed evitare di metterle in collegamento tra loro.
Un esempio aiuterà. Ricordate la vicenda di Dominique Strauss-Kahn, capo del Fondo Monetario Internazionale, anno 2011?
14 maggio: Strauss-Kahn viene arrestato a New York con l’accusa di tentata violenza sessuale ai danni di una cameriera dell’hotel dove alloggiava.
18 maggio: dà le dimissioni da direttore del FMI.
20 maggio: esce dal carcere, pagando una cauzione di 6 milioni di dollari, e va agli arresti domiciliari.
1 luglio: gli investigatori rilevano incongruenze nel racconto dell’accusatrice ed eventi che minano la sua credibilità. A Strauss-Kahn vengono revocati i domiciliari e restituiti i milioni.
23 agosto: la procura di New York archivia le accuse nei confronti di Strauss-Kahn.
I media, tutti concordi, parlarono solo di sesso; addirittura un giornale parlò di un processo che sarebbe stato il confronto tra due diverse visioni del sesso: Francia contro USA. Molti articoli, tutti uguali, descrissero l’appartamento di lusso affittato da Strauss-Kahn e signora come luogo degli arresti domiciliari.
Questa è la prima tecnica delle “fake news di regime”. Ti dicono cosa è accaduto, ma non indagano. Descrivono una storia di sesso e si occupano di Strauss-Kahn come se l’arrestato fosse il presidente di un ente inutile. Nessuno dei media si interessò all’attività che stava svolgendo il capo del FMI al momento dell’arresto.
Era una curiosità legittima, e il sottoscritto è curioso; così nel giugno 2011 trovai un articolo interessante. Questo il finale: «Il piano era pronto per il lancio il 14 maggio. I funzionari della Federal Reserve avevano invitato Strauss-Kahn a New York, organizzato la trasferta nonché il soggiorno in hotel e messo a punto l’agenda per una revisione finale prima della presentazione pubblica dell’ultimo piano di Strauss-Kahn volto a far confluire il debito USA nel debito europeo, un processo nel quale la Federal Reserve e tutte le sue banche centrali statali, allo stesso modo delle banche centrali europee, sarebbero scomparse. Sappiamo ormai che cosa è successo subito dopo.»
Era davvero pronto “The Strauss-Kahn Plan”? Diciamo che è verosimile che fosse pronto: il FMI ha pronta una soluzione radicale per la crisi, ossia la ristrutturazione completa del sistema delle Banche Centrali; a qualcuno non piace il piano e incastrano Strass-Kahn col suo giochetto preferito, il sesso; sistemate le cose, rompono il giochetto e lo liberano.
E qui interviene la seconda tecnica delle “fake news di regime”. Domanda: perché Strauss-Kahn viene liberato il 1 luglio? Perché il 1 luglio non c’era più bisogno di tenerlo dentro. Infatti il 28 giugno era avvenuto il cambio della guardia al FMI, con Christine Lagarde nuovo direttore.

Tutti descrissero Strauss-Kahn che festeggia la liberazione con pappardelle ai tartufi e Brunello di Montalcino. Tutti si misero a parlare di complotto, nelle modalità più fantasiose: dai Russi, ai Cinesi, alle future elezioni per la presidenza di Francia. Nessuno fece la cosa più ovvia: unire la successione ai vertici del FMI (28 giugno) con la liberazione di Strauss-Kahn (1 luglio).
Sintesi proposta dai media: Strauss-Kahn è implicato in una storia di sesso; viene arrestato per violenza e poi rilasciato; è stato un complotto, fatto da ignoti; il cambio al vertice del FMI è un fatto secondario.
Sintesi proposta da Lazzaretti: il 17 novembre 2008 Strauss-Kahn va a Tripoli e ha diversi colloqui con Gheddafi; concordano sul fatto che la crisi ha avuto effetti limitati in Libia, grazie al loro modello di Banca Centrale; Strauss-Kahn prepara un piano per creare un nuovo sistema di Banche Centrali; al momento dell’annuncio viene incastrato con una storia di sesso; fatto il cambio al FMI, Strauss-Kahn viene liberato.
Non chiedetemi chi ha costruito il complotto, non lo so. E non avete certamente l’obbligo di credere alla mia ricostruzione. Ma avete l’obbligo di non credere alle “fake news di regime” che vi parlano di sesso, di appartamenti di lusso, di pappardelle e di Brunello di Montalcino. Questo non è giornalismo, è solo la riproduzione di rilanci di agenzia, senza indagini né ragionamenti.
Un’altra tecnica delle “fake news di regime” è quella di dare una notizia basandosi su una sceneggiata. La notizia è “vera”, in un certo senso, però non descrive la realtà, ma una specie di recita a soggetto. La morte di Osama Bin Laden, ad esempio.
Il 2 maggio 2011 si conclude la vicenda di Osama Bin Laden, in un attrezzato “compound” in Pakistan. Viene ucciso e subito sepolto in mare, secondo i dettami di un inesistente rito islamico (la sepoltura in mare è consentita solo se l’uomo muore senza possibilità di arrivare a terra). Hanno confrontato il suo DNA con quello di una sorella, per accertarsi che fosse davvero lui (Sorella? Figlia di quale moglie? Perché di mogli il padre di Bin Laden ne aveva 11).
Nessuno ha assistito a ciò che è avvenuto all’interno del compound. Il presidente Obama seguiva l’azione in diretta dagli USA, ma, lessi su Avvenire, ci fu un black out video proprio nei 20 minuti cruciali. Peccato.
Ora, poiché l’unica fonte di notizia è il racconto di chi ha gestito l’azione, non è nemmeno una notizia. Possono dire che l’hanno sepolto in mare perché la sua tomba non diventasse meta di pellegrinaggio. Ma secondo me è più credibile che la sepoltura in mare servisse a non far vedere il cadavere.
Forse Bin Laden è stato ucciso il 2 maggio 2011, forse era già morto, forse il morto era un cugino, forse… E che altro si può dire se non “forse”? Nessuno ha avuto la possibilità di controlli diretti, né l’avrà mai. Abbiamo una sola certezza: gli USA hanno affermato che Bin Laden non c’è più. Accontentiamoci. Tutto il resto non è notizia.
«I giornali parlano di tutto, my friend. E’ questo il segreto della libera stampa: le informazioni non sono nascoste, sono coperte dal rumore di fondo. Non ci sono segreti, ci sono notizie insignificanti e altre no.»

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