Annuncio shock: 4000€ a chi si inocula la pertosse

0
I ricercatori inglesi cercano 35 giovani tra i 18 e i 45 anni sani a cui verrà spalmato il batterio nel naso per verificare la reazione. I soggetti dovranno vivere in isolamento per 17 giorni.

Se ti fai infettare dal batterio della pertosse l’università di Southampton è pronta ad offrirti 4mila euro. Lo riporta la BBC, sottolineando che l’istituto è alla ricerca di cavie umane per poter mettere a punto un nuovo vaccino. In particolare, il profilo ideale è quello di un “giovane volontario sano tra i 18 e i 45 anni”. Le ‘cavie’, a cui verrà ‘spalmato’ il batterio nel naso per verificare la reazione. dovranno poi vivere in isolamento per 17 giorni. Oltre ai soggetti immuni all’infezione, saranno selezionati anche i “portatori sani”, si cercano anche ‘portatori sani’, individui che pur non manifestando i sintomi della pertosse sono comunque in grado di infettare terzi.

Capire i meccanismi di queste due reazioni ‘anomale’, spiegano gli autori, potrebbe essere utile per progettare nuovi vaccini più efficaci, mentre l’esperimento servirà anche a studiare le modalità di trasmissione del batterio. I ragazzi, tra l’altro, dovranno vivere in isolamento per 17 giorni: in cambio verrà offerta la cifra di 4mila euro. I ricercatori cercano 35 giovani tra i 18 e i 45 anni sani a cui verrà “spalmato” il batterio nel naso per verificare la reazione. Nello specifico i ricercatori sono interessati ad analizzare il comportamento del batterio della pertosse nei cosiddetti “portatori sani“, quei soggetti, cioè, che pur non manifestando i sintomi della malattia sono comunque in grado di infettare altre persone.

Una volta infettati, i volontari saranno introdotti all’interno di camere isolate, così da non correre il rischio di diffusione della pertosse.

Si analizzeranno i “fluidi nasali” periodicamente e le “cavie” dovranno sostare in locali chiusi, chiamati le “stanze della tosse” dove dovranno parlare e soprattutto tossire per capire come il batterio si possa trasmettere con le goccioline di saliva.

Il coordinatore dello studio Robert Read assicura: “L’esperimento è sicuro ed eticamente corretto, e i volontari potranno abbandonarlo in qualsiasi momento“. Purtroppo anche nelle popolazioni vaccinate sta lentamente ritornando questa malattia, poichè dopo un trentennio dalla somministrazione di questo vaccino si stanno registrando delle perdite progressive di immunità.

La pertosse, cos’è?

La pertosse, nota anche come tosse dei 100 giorni, altro non è che una malattia infettiva batterica altamente contagiosa. I sintomi iniziali della pertosse sono molto simili a quelli del raffreddore comune, presentandosi con un naso che cola, febbre e tosse lieve a cui seguono settimane caratterizzate da attacchi più forti. Per i bambini, però sopratutto sotto i cinque anni, la pertosse è molto pericolosa e potenzialmente mortale e può provocare gravi conseguenze respiratorie. Oggi il 90% dei casi di pertosse si registrano proprio nelle popolazioni in cui non viene effettuata la vaccinazione. La malattia tende a colpire tutte le età, ma interessa principalmente i bambini, e nello specifico il 38% dei casi riguarda i lattanti con meno di 6 mesi, mentre il 71% dei casi interessa i bambini di età inferiore ai 5 anni.

La pertosse (o tosse convulsa o canina) è una malattia infettiva di origine batterica, provocata dalla Bordetella pertussis, un germe Gram negativo, poco resistente nell’ambiente esterno e ai disinfettanti. Colpisce più frequentemente i bambini in età infantile (1-5
anni) ed è più frequente in primavera. Sorgente di infezione è il malato, che emette i germi con i colpi di tosse e goccioline di saliva soprattutto nel periodo catarrale, ma anche nello stadio convulsivo (fino alla quarta settimana).

Sono possibili anche forme contagiose senza tosse. La penetrazione avviene
attraverso le vie aeree. Sintomi. Dopo un’incubazione di 10-15 giorni compare la malattia, caratterizzata da 3 diversi stadi:

1) periodo catarrale (1-4 settimane), con catarro bronchiale e tosse stizzosa;
2) stadio convulsivo (dura più di un mese) con accessi di tosse tipici, più frequenti durante il sonno, caratterizzati da colpi secchi, espiratori fino a soffocamento, per cui si ha congestione
del volto, delle congiuntive, lacrimazione; fa seguito una inspirazione forzata e rumorosa causata da spasmo della glottide che si accompagna ad un urlo caratteristico. L’emissione di muco, biancastro, filante, spesso accompagnata da vomito, segna la fine dell’accesso;
3) defervescenza: diminuzione degli accessi fi no alla loro scomparsa. Complicanze che giustificano la gravità della malattia sono: broncopolmoniti (alta frequenza di
decessi);complicazioni da sforzo (enfisema, emorragie sottomucose ecc.); manifestazioni tossiche: convulsioni, encefaliti, spasmi faringei. Profilassi. La denuncia è obbligatoria.
Un accertamento diagnostico viene effettuato mediante isolamento e identificazione del germe. Il bambino va tenuto lontano dalla scuola per almeno due settimane e i “contatti” devono essere tenuti in osservazione per 15 giorni. La malattia lascia immunità
duratura. Anche per questa malattia è possibile vaccinarsi. In genere la vaccinazione viene associata a quelle antidifterica e antitetanica (vaccino associato e misto DTP).

La copertura vaccinale

La copertura vaccinale per la pertosse è ormai allineata in Italia con i valori che osserviamo per la vaccinazione contro difterite e tetano, ma non è sempre stato così. Prima del 1995, anno durante il quale è stato reso disponibile il primo vaccino acellulare contro la pertosse, non esistono dati affidabili, ma possiamo ritenere che la copertura vaccinale fosse trascurabile. Progressivamente la copertura è aumentata all’88% nel 1998, al 95% nel 2003 e al 97% nel 2008 .

Nel nostro Paese è prevista una dose di richiamo all’età di 4-6 anni e successivamente durante l’adolescenza, a 14-16 anni. Purtroppo non sono disponibili dati routinari circa la copertura vaccinale in questi gruppi di età, ma certamente questa popolazione non è omogeneamente raggiunta dalla vaccinazione contro la pertosse sul territorio italiano.
Dati di copertura vaccinale raccolti nel 2008 su ragazzi di 15 anni mostrano che la percentuale di adolescenti che ha ricevuto un ciclo di 3 dosi di vaccino antipertosse è pari al 46%, il 27% ha ricevuto la quarta dose mentre solo il 14% anche la quinta dose.

In Italia la percentuale di adolescenti che ha ricevuto un ciclo di 3 dosi di vaccino antipertosse è pari al 46%. Quanto dura l’immunità nei confronti della pertosse.

Una delle questioni più discusse recentemente circa l’epidemiologia della pertosse riguarda la durata dell’immunità che viene acquisita dopo la malattia naturale e dopo la vaccinazione. In entrambi i casi non è presente immunità permanente e la malattia naturale induce una protezione di lunga durata, stimata approssimativamente in 20 anni.

La pertosse quindi può tornare, anche se non si tratta di un evento frequente. È ormai assodato, infatti, che la circolazione della malattia non può essere ascritta principalmente a questo fenomeno. La protezione indotta dalla vaccinazione, invece, ha durata più breve, stimata in un range che va da 4 a 10 anni 5. La distribuzione di questi tempi, tuttavia è oggetto di discussione e sembrerebbe che, alla luce dell’elaborazione di modelli matematici, un numero più grande di individui vaccinati abbia una durata della protezione breve con una lunga coda di individui con durata della protezione più lunga.

Questo fenomeno (waning immunity) spiega bene la circolazione della pertosse nelle popolazioni con elevata copertura vaccinale. In questo scenario sono gli adolescenti e i giovani adulti a perdere la protezione indotta dalla vaccinazione e a contribuire alla circolazione dell’infezione.

Fare bene la diagnosi di pertosse è problematico

Nonostante le grandi energie spese negli anni ’90 per la conduzione di numerosi studi di efficacia sui nuovi vaccini acellulari, incluse le procedure attive per il sospetto e la diagnosi della pertosse, la corretta percezione del sospetto della malattia e l’applicazione di sensibili procedure di laboratorio sono ancora lontane dall’essere applicate in Europa e nel nostro Paese. A complicare questa situazione ci sono alcuni elementi che vanno attentamente considerati. Dal punto di vista clinico, la pertosse si presenta con sintomi clinici differenti secondo i gruppi di età. Nel neonato e nel lattante, che rappresentano il gruppo di età con le complicanze maggiori, la tosse può essere del tutto assente e i segni clinici possono includere solo apnea e/o cianosi. Da questo punto di vista una buona diagnosi differenziale con la bronchiolite è importante.

Un’ulteriore difficoltà è data dal fatto che l’osservazione di una tosse cronica in un bambino vaccinato difficilmente innesca il sospetto di malattia. È noto che, come gli altri vaccini, anche quelli contro la pertosse non esibiscono una efficacia del 100% ed è quindi possibile osservare fallimenti vaccinali. Negli individui vaccinati, la presentazione clinica può inoltre essere atipica con la sola osservazione di una tosse cronica. Altrettanto può succedere nell’adulto il quale, a causa della perdita dell’immunità indotta dalla vaccinazione, può presentare l’infezione con manifestazioni cliniche modeste che possono passare del tutto inosservate.

Alcune generazioni di adulti, inoltre, pur non avendo ricevuto la vaccinazione ed essendo state suscettibili a lungo, hanno avuto minori opportunità di essere contagiate perché la popolazione pediatrica ha avuto una buona copertura, e si ritrovano ancora suscettibili in un periodo della vita nel quale le manifestazioni cliniche sono modeste e aspecifiche. In tutti questi gruppi la diagnosi differenziale può essere ardua e confusa con una serie di condizioni.

Dal punto di vista della conferma di laboratorio le difficoltà sono date soprattutto dalla mancata disponibilità di metodi sensibili come quelli fondati su metodi di biologia molecolare su larga scala. Il golden standard per quanto riguarda la diagnosi di pertosse rimane la coltura che purtroppo, però, ha una sensibilità bassa e risente del tempo intercorso tra l’inizio della malattia e il prelievo e della eventuale presenza di un trattamento antibiotico. Esistono molti kit commerciali per la diagnosi sierologica di pertosse. Purtroppo l’interpretazione dei risultati di questi strumenti che si basano su una singola titolazione nel corso della malattia è molto difficile. Infine, la necessità di iniziare presto il trattamento della pertosse in caso di sospetto spesso fa trascurare la parte diagnostica. Tutte queste osservazioni fanno ragionevolmente ritenere che il numero dei casi notificati di pertosse sia notevolmente sottostimato.

Le strategie possibili

La prevenzione della pertosse in uno scenario epidemiologico così complesso deve comprendere un approccio integrato che permetta di ridurre o interrompere la circolazione dell’infezione attraverso l’uso razionale dei vaccini disponibili.

 Lattanti

In molti paesi, compreso il nostro, stiamo assistendo ad un fenomeno che negli USA viene chiamato immunization hesitancy. Molti genitori, inconsapevoli del fatto che la pertosse è un pericolo soprattutto nel lattante, ritardano la vaccinazione senza motivo.

È molto importante invece che la vaccinazione venga iniziata il più presto possibile, a partire dalle 8 settimane di vita, limite minimo per la somministrazione dei vaccini esavalenti, e rispettare gli intervalli minimi previsti per la somministrazione delle dosi successive. È noto infatti che anche un ciclo di vaccinazione incompleto conferisce una protezione parziale che riduce il rischio di complicanze e di ospedalizzazione.

Bambini
Per lo stesso motivo indicato prima è importante che le scadenze delle dosi del ciclo primario e di quelle di richiamo vengano attentamente rispettate. Oltre che alla protezione individuale, la vaccinazione del bambino contribuisce alla riduzione della circolazione dell’infezione e alla riduzione della possibilità che esso possa rappresentare una sorgente di contagio per i contatti in età neonatale ed infantile.

Adolescenti

Probabilmente questo gruppo di età rappresenta un serbatoio importante dell’infezione alla luce del fenomeno della waning immunity prima descritto. È quindi importante pianificare una strategia vaccinale che preveda un richiamo vaccinale in questo gruppo di età e il raggiungimento di coperture vaccinali elevate. Nel nostro Paese il calendario vaccinale prevede un richiamo di vaccino pertosse tra 14 e 16 anni, che è ancora largamente disatteso. È necessario ricordare che una migliore copertura vaccinale non solo previene un significativo numero di episodi di malattia nella fascia di età specifica, ma contribuisce alla riduzione della probabilità che l’infezione si trasmetta ai lattanti che sperimentano le conseguenze più gravi della malattia.

Giovani adulti

Quando un lattante o un neonato contrae la pertosse in genere la sorgente di infezione è rappresentata dalla madre o da un altro familiare. Alla luce di questa osservazione è importante considerare questo gruppo di età come cruciale per il successo delle strategie preventive. Le coppie che pianificano una gravidanza e che richiedono una consulenza preconcezionale dovrebbero sempre ricevere una chiara raccomandazione per la vaccinazione contro la pertosse come si fa per la vaccinazione contro morbillo, parotite e rosolia. Nell’adulto una sola dose di vaccino sembra inoltre sufficiente ad indurre una protezione di lunga durata ,0. Un’altra opportunità che dovrebbe essere sfruttata è la vaccinazione della donna in sala parto, o subito dopo il parto, così come dovrebbe essere fatto per la vaccinazione contro morbillo parotite e rosolia in caso di donne suscettibili. La vaccinazione del giovane adulto è comunque raccomandata quando siano passati almeno 10 anni dalla somministrazione di una dose precedente.

Adulti ed anziani

La difficoltà di riconoscere i sintomi della pertosse in questo gruppo di età suggerisce che dovrebbe essere promossa una strategia vaccinale di richiamo anche in questa categoria. C’è attenzione negli ultimi periodi alla possibile diagnosi differenziale della pertosse negli anziani con broncopneumopatie ostruttive. La difficoltà di raggiungere elevate coperture è ovviamente un problema da superare. Anche in questo gruppo di età una dose è sufficiente ad indurre una buona protezione ed è indicata quando l’ultima somministrazione sia stata eseguita almeno 10 anni prima.

Cocoon strategy

Non c’è dubbio che un approccio per la protezione del lattante sia rappresentato dalla vaccinazione dei contatti che possono rappresentare una sorgente di infezione nel nucleo familiare. La vaccinazione di tutti i soggetti che vivono o hanno contatto con il lattante e che non sono in regola con le scadenze vaccinali dovrebbe essere promossa con forza. Questo approccio ha il vantaggio di essere mirato e di concentrarsi sui contatti familiari che hanno una elevata motivazione orientata alla protezione del neonato. Ovviamente la vaccinazione deve essere resa disponibile il più presto possibile a tutti i contatti subito dopo il parto.

vaccini disponibili

I vaccini per mettere in pratica queste strategie esistono. Non avendo a disposizione vaccini monovalenti contro la pertosse è necessario considerare anche le indicazioni per età delle componenti che vengono somministrate insieme, tipicamente difterite e tetano. Esistono, infatti, vaccini Difterite-tetano-Pertosse-poliomielite (DTaP+IPV) specificatamente indicati per l’età pediatrica con un contenuto di almeno 30 unità internazionali (U.I) di anatossina difterica per dose, utilizzati per il ciclo primario ed i richiami.

Negli ultimi anni è stato disponibile un vaccino acellulare contro la pertosse in formulazione adulti combinato con difterite e tetano (dTap). La componente pertosse di questo vaccino è a 3 componenti e include la tossina della pertosse (PT), l’emoagglutinina filamentosa (FHA) e la pertactina (PRN). Nei prossimi mesi sarà disponibile un ulteriore vaccino pertosse combinato con formulazione adulti nel quale la componente pertosse comprende 5 componenti. Alle tre già incluse nel vaccino precedente vengono incluse anche le fimbrie (FIM). Questi ultimi due vaccini dovrebbero quindi essere utilizzati negli adolescenti e nei gruppi di adulti sopra citati in luogo dei vaccini contro difterite e tetano, anche quando la vaccinazione è indicata per motivi di pronto soccorso (medicazione di ferite).

Conclusioni

Dovremmo considerare la pertosse come una patologia ancora da affrontare per ridurne drasticamente l’impatto. La percezione della frequenza di questa malattia è probabilmente solo la punta di un iceberg nella parte sommersa del quale esistono numerosi casi del tutto misconosciuti e che rappresentano una importante sorgente di infezione. La disponibilità di vaccini che si possono utilizzare durante l’adolescenza e l’età adulta rappresenta una possibilità da sfruttare fino in fondo. È ragionevole promuovere in primo luogo le strategie di vaccinazione per i contatti dei bambini dei primi mesi di vita e ancora incompletamente vaccinati. Nello stesso tempo è opportuno aumentare l’attenzione verso questa vaccinazione per gli adolescenti. La frontiera futura sarà quella di raggiungere anche la popolazione adulta in proporzioni significative per limitare la circolazione dell’agente infettivo. Nel frattempo non dimentichiamo di vaccinare senza ritardo i bambini più piccoli.

Lo scorso mese di ottobre, a Bologna, una bimba di 28 giorni è deceduta a causa della pertosse. Da più parti l’evento è stato attribuito al calo delle coperture vaccinali, recentemente registrato in tutta Italia. Certamente la herd immunity nei confronti di una malattia molto contagiosa come la pertosse è influenzata negativamente da eventuali diminuzioni della copertura vaccinale; tuttavia il verificarsi di casi di pertosse nelle prime settimane di vita, prima che il nuovo nato inizi il ciclo vaccinale, è parte di un fenomeno complesso: il ritorno della pertosse nei Paesi sviluppati dopo un lungo periodo in cui la malattia sembrava sotto controllo.

Sono state individuate quattro possibili cause del fenomeno: a) la diminuzione dei booster naturali nella popolazione, in seguito alla diminuita circolazione di Bordetella pertussis, con conseguente perdita dell’immunità nei soggetti che in età pediatrica avevano superato la malattia o erano stati vaccinati; b) la durata relativamente breve della protezione conferita dai vaccini acellulari se confrontati con i vaccini a cellula intera; c) l’espansione di ceppi antigenicamente distinti da quelli del vaccino; d) una copertura vaccinale insufficiente a produrre una solida herd immunity. Probabilmente tutti questi fattori concorrono in varia misura a determinare un insufficiente controllo della malattia.

In alcuni Paesi, una maggiore consapevolezza del problema e una migliore attitudine alla conferma di laboratorio potrebbero aver contribuito all’incremento del numero delle segnalazioni. In Italia, attualmente, vediamo solo i primi segnali di questo cambiamento dello scenario epidemiologico, che invece è già evidente da diversi anni negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e altrove. Nel 2012 gli Stati Uniti hanno avuto la peggiore epidemia di pertosse dell’ultimo mezzo secolo, con circa 42.000 casi segnalati e un incremento della mortalità soprattutto nei bambini di età inferiore ai 2 mesi di vita, troppo piccoli per essere vaccinati.

Nel 2008 gli Stati Uniti avevano adottato la strategia del cocooning, che consiste nel somministrare una dose di vaccino difterite-tetano-pertosse per adolescenti e adulti (Tdpa) alle neomamme nel post-partum, nonché ai familiari e ai contatti stretti, al fine di fornire al nuovo nato una protezione indiretta nell’intervallo tra la nascita e l’inizio del programma vaccinale di routine. Questa strategia si è rivelata deludente per varie ragioni: a) la scarsa efficienza, a causa del grande numero di soggetti da vaccinare per prevenire un singolo caso di pertosse; b) l’insufficiente accettazione da parte della famiglia e dei contatti stretti del neonato, specialmente se non è in corso un’epidemia di pertosse, il che induce a una minor percezione del rischio; c) la difficoltà nel raggiungere tutti i potenziali candidati alla vaccinazione, in particolare se si tratta di famiglie numerose; d) il notevole impiego di risorse necessarie per attuare un programma di tale portata in tutti i nuovi nati. Riguardo al punto (a), uno studio condotto in Italia ha calcolato il Number Needed to Vaccinate (NNV) nell’ambito della strategia cocoon, ossia il numero di soggetti da vaccinare al fine di prevenire un ricovero ospedaliero dovuto alla pertosse nell’arco di un anno nei bambini di età <12 mesi: dallo studio scaturisce un NNV molto elevato, che oscilla da 5404 a 9289 a seconda delle variabili considerate.

Di fronte agli scarsi risultati del cocooning, è stata valutata un’altra modalità d’intervento, che attualmente è considerata la strategia principale: la somministrazione di una dose di vaccino Tdpa a tutte le donne tra le 27 e le 36 settimane di gravidanza. In tal modo gli anticorpi materni sono trasferiti al feto per via transplacentare, e la protezione così ottenuta dura almeno sino all’epoca d’inizio del ciclo vaccinale del bambino. Tale strategia è sostenuta dai risultati di un ampio RCT  e di uno studio di coorte  e in Gran Bretagna ha dimostrato anche un’elevata efficacia sul campo: con un’adesione alla vaccinazione
in gravidanza pari soltanto al 64%, la diminuzione d’incidenza dei casi di pertosse confermati in laboratorio nei bambini di età <3 mesi è stata del 78% (IC 95% 7283) e la diminuzione delle ospedalizzazioni del 68% (IC 95% 61-74) . Per quanto riguarda la sicurezza, non sono stati evidenziati eventi avversi severi nella madre e nel bambino. Di fronte a questi risultati, perché non implementare la stessa strategia anche in Italia?

Durante e dopo la Pertosse

La pertosse è una malattia batterica causata da un germe gram – negativo, la Bordetella Pertussis, che porta ad una prolungata infezione delle basse vie respiratorie. È un’affezione esclusiva dell’uomo, altamente infettiva, trasmessa per via aerogena tramite le goccioline di Pflugge. Anche se è più comune nei bambini piccoli, e più grave in quelli con meno di un anno, la pertosse non risparmia proprio nessuno.

Le percentuali di contagio tra i contatti familiari non vaccinati sono comprese tra l’80 ed il 100% con una incidenza crescente della malattia tra gli adolescenti e gli adulti. Una tosse convulsiva che non migliora in un adulto nell’arco di due settimane deve far pensare anche alla pertosse (15-30% dei casi). La malattia è epidemica nei bambini sensibili, di regola ogni quattro anni, ma anche endemica in quanto i casi si manifestano continuamente. Dal punto di vista strettamente patogenetico l’infezione danneggia l’epitelio delle pareti bronchiali causando un accumulo di muco viscido. Un ruolo determinante nel danno tessutale è giocato dalle tossine prodotte dal germe. L’aspetto clinico più comune della pertosse è quello caratterizzato dai tipici accessi di tosse spasmodica che terminano con un’inspirazione prolungata di tono acuto stridente e seguiti dall’emissione di muco denso. Nei lattanti vi possono essere quadri asfittici.

Dopo un periodo di incubazione di 7-10 giorni vi è un primo stadio catarrale con sintomi simili ad un raffreddore che dura pochi giorni o al massimo una settimana. A questo segue uno stadio parossistico con la caratteristica tosse convulsiva (accessi di tosse interrotti da una rapida inspirazione, simile talora ad un urlo; tosse seguita dal vomito, prevalentemente notturno dopo la mezzanotte). Questo stadio, che perdura dalle due settimane a circa due mesi, è seguito da quello della convalescenza (1-3 mesi). Durante gli accessi di tosse spasmodica il bambino può diventare rosso in viso oppure pallido o bluastro ed è sempre spossato dalla tosse incessante che lo rende agitato, gli toglie il sonno notturno e l’appetito. Viceversa è decisamente in migliori condizioni di giorno, soprattutto negli intervalli tra i vari accessi.

La diagnosi è facile nei periodi di epidemia, quando la malattia si presenta con il caratteristico urlo inspiratorio. Ma non sempre è così. Anzi le sfaccettature sintomatologiche sono molteplici. Nelle prime fasi, sia nei bambini che negli adulti, il “richiamo del gallo” (urlo inspiratorio) è spesso assente. Vi sono casi in cui la tosse non è secca ma produttiva, con catarro generalmente vischioso e difficile da espellere. Anche se le complicanze più severe sono quelle dovute alle infezioni batteriche secondarie che causano polmoniti o atelettasie (dovute a tappi di muco nei lumi bronchiali) molti bambini presentano sequele polmonari quali bronchiti asmatiche o vera e propria asma bronchiale. Anche a distanza di diversi mesi il bambino non guarisce. La tosse convulsiva ha lasciato il suo segno. Da quel giorno non è stato più bene. La terapia allopatica si avvale dei macrolidi che, somministrati precocemente, sono generalmente in grado di contrastare efficacemente il microrganismo. In fase tardiva, dopo due mesi, sono inefficaci.

La prevenzione si avvale oggi di un vaccino acellulare efficace nell’80% dei casi. O perlomeno riesce ad attenuarne i sintomi, in quanto numerose sono le forme lievi di pertosse. Vi è un basso rischio di convulsioni dopo la vaccinazione (1:6000 dosi) ed è minima l’incidenza di encefalite con conseguenze permanenti (1:10.000 dosi). In passato con il vecchio vaccino numerose sono state le segnalazioni di una possibile associazione tra l’immunizzazione contro la pertosse e l’encefalopatia. Circa alla metà degli anni settanta si ridusse di molto, per questo motivo, la percentuale delle vaccinazioni. Oggi è invece molto consigliato il nuovo vaccino antipertosse acellulare.

L’opportunità omeopatica
Se la medicina tradizionale allopatica nulla può sulle sequele postpertosse ben diverso, e certamente più esaltante, è il trattamento omeopatico. Questo perché i vari rimedi della materia medica si adattano, come in un “puzzle”, alle varie sfaccettature sintomatologiche in maniera direi perfetta. È proprio il trionfo del simile che cura il simile!

In questi quadri morbosi (“tossi sine materia”, “tossi secche o produttive”, bronchiti asmatiformi, asma bronchiale, pseudocroup, forme catarrali febbrili recidivanti, etc..) la terapia allopatica si avvale di tutto un armamentario inefficace e nocivo per il paziente: antibiotici, broncodilatatori, cortisonici, antistaminici, fans, antipiretici.

Singolare come su questo argomento, dopo la pertosse, ci sia uno strano ed imbarazzante silenzio da parte della scienza ufficiale. La terapia allopatica è non solo sintomatica e palliativa ma anche controproducente in quanto ha l’effetto di ridurre le già ridotte difese immunitarie del paziente con conseguente cronicizzazione della malattia. I grandi omeopati del 1800 avevano già constatato i brillanti risultati dei loro rimedi dopo una tosse convulsa non ben guarita e talora mai guarita. E quante volte ancora oggi ci sentiamo ripetere dai genitori la solita frase: “dopo quella malattia non è stato più bene”. Nei soggetti fortemente indeboliti dopo una malattia lunga e spossante l’Allen segnalava Garbo Vegetabilis soprattutto (l’asma che risale al morbillo o alla pertosse nell’infanzia) ma anche China, Psorinum, Phosphorus. Altri autori hanno segnalato Avaire. Al di là dei “rimedi della ripresa” o “della rimessa in moto”, ben più numerosi sono quelli che “omeopatizzano” lo stato di malattia fino a farne una perfetta copia, un “calco di chi e come soffre”. L’omeopatia con i suoi rimedi, tratti dalla materia medica, è in grado di registrare ogni singola sfaccettatura della sintomatologia della pertosse, seguendo l’affezione, passo dopo passo, negli stadi catarrale, parossistico e della convalescenza.

Né ci si ferma qui. Il simillimum va oltre la pertosse, in quelle condizioni che lasciano sgomenti i genitori, debilitati ed affranti i piccoli malati, quasi impotenti i medici allopatici. Passiamo dunque in rassegna questi preziosi gioielli omeopatici che madre natura (vegetale, animale, minerale) ci ha regalato.

I dieci rimedi omeopatici principali
1) Drosera Rotundifolia. È la pertosse classica, tipica , tradizionale. Quella con parossismi violenti di tosse secca accompagnata dal vomito e seguita dal “richiamo del gallo” (urlo improvviso). Peggiora nettamente dopo la mezzanotte anche se la tosse, meno intensa e frequente, si ascolta quando il bambino pone la testa sul cuscino. È peggiorata dal caldo, bevendo e stando disteso. Di norma il colore del viso è bianco pallido, con un aspetto atterrito e costante agitazione psicomotoria tra un attacco e l’altro. Quando però il paziente tossisce, la faccia e gli occhi diventano rossi, congestionati. L’aspetto rosso porpora, durante gli attacchi, lo avvicina a Belladonna e soprattutto a Corallium Rubrum. Famose al riguardo le parole di Hahnemann (Materia medica pura): “una singola dose della 30° potenza è sufficiente a guarire completamente la pertosse epidemica.

La cura ha effetto sicuramente entro sette – otto giorni. Mai dare una seconda dose immediatamente dopo la prima; non solo ostacolerebbe i buoni effetti della prima, ma sarebbe dannosa”. Drosera è utile non solo nella pertosse tipica, ma anche in numerose patologie broncopolmonari (virosi respiratorie, polmoniti interstiziali, affezioni tubercolari, broncopneumopatie croniche riacutizzate asmatiformi, malattie esantematiche quali la rosolia soprattutto). Il paziente (terreno) che più spesso necessita del rimedio è quello con diatesi tubercolinica; il bambino gracile con adenopatie, soggetto a flogosi recidivante delle prime vie respiratorie.

Lo psichismo di Drosera è strettamente legato allo stato della malattia. Il malato è scoraggiato, dispera delle sue condizioni di salute; evidente è l’agitazione tra un attacco e l’altro. Si ha paura di morire soffocati. Forse ci si sofferma troppo sulla tosse di Drosera. È questa l’opinione di Kent che lamenta l’impiego sin troppo appiattito sul trattamento della tosse abbaiante. Drosera ha orizzonti più vasti, basti pensare alla natura spasmodica, all’esaurimento, all’agitazione psicomotoria, ai crampi, agli spasmi epilettiformi. Lo stesso Kent afferma che Drosera ha un’altra nota chiave peculiare (gran sintomo clinico): raschiamento nella laringe e tosse dopo il mangiare. A forti dosi il rimedio vegetale (pianta carnivora) provoca tosse soprattutto dopo aver mangiato.
2) Coccus Cacti. È una forma variante di pertosse, un altro importante rimedio di tosse spasmodica – convulsiva. Come in Drosera la tosse è aggravata dal caldo, ma pur essendo inizialmente stizzosa diviene ben presto catarrale con espettorazione di abbondanti mucosità biancastre e filanti simili a quelle di Kali Bichromicum (mucosità giallo – verdastre) pur differendone nel colore.

L’orario non è proprio quello tipico della notte fonda (dall’una alle tre) ma è duplice: gli attacchi insorgono o poco prima di mezzanotte o, più spesso, al mattino, al risveglio. L’uso di Coccus Cacti è “principalmente nelle condizioni catarrali delle vie respiratorie” (Kent). La tosse spasmodica fa compiere al paziente violenti sforzi; la faccia diviene arrossata, purpurea; vi è vomito di lunghi filamenti di muco denso dovuto al fatto che, per la sua densità, non si riesce a staccare. La tosse peggiora con il mangiare, svegliandosi ed in camera calda. Il paziente allontanando le coperte e bevendo bibite fredde riesce spesso ad evitare il parossismo tussigeno. Generalmente vi è sete di grandi quantità di acqua.

3) Ipeca. Ha anche lei tosse convulsiva, violenta, ostinata che tende poi a farsi più matura con dispnea asmatiforme. Qui prevale la nausea ed il vomito, la lingua è pulita, c’è ipersalivazione. L’aspetto del volto permette di facilitare la diagnosi: durante l’attacco tussigeno il viso è pallido. Questo perché Belladonna, Drosera, Corallium hanno un’azione parasimpaticolitica, mentre Ipeca ha un’azione parasimpaticomimetica. Nella pertosse, il bambino ha difficoltà a respirare (dispnea respiratoria), diventa pallido, talora anche cianotico; la tosse provoca rigurgito e vomito mucoso; talvolta anche epistassi ed emoftoe. La tosse, sempre accompagnata da intensa nausea, e talora vomito che non migliora, è all’inizio secca, senza espettorato, poi diventa catarrale con appunto dispnea respiratoria. È presente scialorrrea con lingua pulita. Quando il paziente inspira vi è tosse con rantoli di muco nei bronchi (Antimonium Tartaricum) e senso di soffocamento; si muove irrequieto nel letto con dei periodi di prostrazione.

Il rimedio è molto utile in tutte quelle forme di pertosse che presentino il quadro clinico descritto ed anche, e soprattutto, nelle bronchiti asmatiformi che seguono la pertosse. Qualora il catarro sia alquanto secco è conveniente associarlo, in bassa diluizione alla 5 CH, a Coccus Cacti.

4) Corallium Rubrum. Tosse violenta che si aggrava durante il sonno, al risveglio e con il freddo; il colorito del viso è rosso durante i colpi di tosse soffocante, seguiti da vomito con muco. Non è facilmente distinguibile da Drosera. È molto importante rilevare lo stato di marcata prostrazione che non permette al paziente di muoversi, anzi tende a coprirsi molto per tentare di limitare gli accessi esplosivi della tosse che sembrano partire dalle fosse nasali o dalla faringe, spesso seguiti da vomito con muco. Viene utilizzato in bassa diluizione (5 CH) in rapida somministrazione, al ritmo degli attacchi tussigeni.

5) Cuprum. pertosse soffocante con periodi di apnea, cianosi del volto (aspetto bluastro), in pazienti che possono anche accusare crampi ai polpacci. Tosse migliorata bevendo acqua fredda (Causticum, Cactus Cacti; se peggiorata Spongia Tosta) con “rumore di gorgoglio”, come se l’acqua fosse versata da una bottiglia. Cuprum ha senso di soffocamento, tosse parossistica ed altre caratteristiche tipiche della pertosse. Viene individuato sulla scia di due caratteristiche peculiari ed inconfondibili: il volto cianotico ed il miglioramento bevendo acqua fredda. La pertosse è di lunga durata, soffocante e spasmodica con incapacità a parlare; aggravata di notte; il volto cianotico si presenta piuttosto rigido e duro. Talvolta vi è una protrusione e retrazione della lingua, come un serpente. Anche in questo caso si utilizzano prevalentemente delle basse diluizioni in rapida successione.

6) Causticum. Tosse, con irritazione della trachea e senso di piaga laringo – tracheale come “ferita messa a vivo”, che insorge durante l’espirazione (Aconitum). È migliorata da bevande fredde, soprattutto dopo la pertosse, con espettorazione prevalentemente notturna. La sensazione di piaga tracheale impedisce una tosse forte e sostenuta per distaccare adeguatamente il catarro.

Spesso l’espettorato deve essere ingoiato. Vi può essere raucedine ed afonia più intensa al mattino. La diluizione varia dalla 5 CH alla 30 CH, granuli, più volte durante gli accessi tussigeni.

7) Cina. Nella pertosse dopo che Drosera ha migliorato il “severo” quadro clinico può permanere, alcune volte, una lieve tosse stizzosa notturna (se catarrale notturna pensare a Causticum). È una tosse secca, accompagnata talora da starnuti, che cessa durante il giorno. Colpisce soprattutto bambini con profonde “occhiaie” bluastre, irritabili, agitati durante il sonno, digrignano i denti e si strofinano il naso (come se fossero affetti da parassiti intestinali). Si utilizzano basse diluizioni (5-7 CH), tre granuli prima di coricarsi, da ripetere nel corso della notte.

8) Sambucus. Specialmente in bambini più piccoli, dopo la pertosse, si può avere una dispnea espiratoria (asma) che insorge verso la mezzanotte con associata tosse secca e stizzosa che sveglia il piccolo paziente. È tipica la rinite ostruttiva prima di coricarsi. Durante il risveglio notturno vi è abbondante sudorazione. Stessa diluizione e posologia di Cina.

9) Kali Bichromicum. È una tosse spasmodica ma catarrale. L’espettorato ha la caratteristica di essere filante e vischioso e di colore giallo verdastro. È spesso presente una rinorrea con le medesime caratteristiche. Stessa diluizione e posologia di Sambucus.

10) Spongia Tosta. La tosse convulsa talvolta non lascia una tosse, secca o grassa, asmatiforme. In rari casi si può instaurare una laringite epiglottica (croup o pseudocroup), con una tosse secca che peggiora dopo il sonno. I colpi di tosse si presentano durante l’inspirazione (non durante l’espirazione come in Aconitum e Causticum) e danno la sensazione sonora di “una sega che taglia un albero”. Pur insorgendo nel caldo del letto attorno alla mezzanotte la tosse migliora nettamente con le bevande calde mentre peggiora con quelle fredde (a differenza di Cuprum e Causticum).
La tosse secca, pertussoide, sibilante con quel caratteristico rumore si accompagna a sensazione di bruciore e secchezza delle mucose. La diluizione varia dalla 5 alla 30 CH, tre – cinque granuli prima di addormentarsi, ripetuti durante l’attacco tussigeno con dispnea inspiratoria (pseudocrup).

Rispondi o Commenta