Fedez contro Marracash e Guè Pequeno, è lite sui social

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Una lite a colpi di insulti, parolacce e rime poco poetiche quella in corso tra i protagonisti della scena musicale rap italiana. All’origine della querelle l’intervista rilasciata al ‘Corriere della sera’ dai rapper Marracash e Gué Pequeno in cui definiscono l’ex giudice di ‘X Factor’ Fedez “una macchina da guerra del business” interessata a fare soldi.

Shakur e Notorius BIG, i due più importanti rapper della scena americana negli anni Novanta. Diedero vita a quella che sarebbe diventata famosa come la faida dell’hip-hop tra la East e la West Coast. Iniziarono con pesanti insulti reciproci nei loro pezzi. Finirono stesi per terra con qualche proiettile in corpo. Ecco perché quando oggi si vedono le schermaglie tra i rapper nostrani viene da sorridere. E la faida diventa faccenda da bauscia tra Est e Ovest di Milano. Stronzo di qua, vaffanculo di là. Una gara a suon di social network. Da una parte J-Ax e Fedez, dall’altra Marra- cash e Guè Pequeno.Ma se negli Stati Uniti volavano pallottole, qui al massimo volerà qualche schiaffo. E con ogni probabilità neppure quello. Anche perché la lite sembra a uso e consumo dei (social) media.

Sarà poi naturalmente solo un caso che tra pochi giorni, il 20 gennaio, esca Comunisti col Rolex, il nuovo album di J-Ax e Fedez. Attesissimo, si aggiunge di solito in questi casi. E non c’è dubbio che lo sia, con i sei dischi di platino ottenuti dal singolo apripista Vorrei ma non posto, riflessione sull’ego al tempo dei social che contrasta non poco con l’abituale utilizzo che proprio i diretti interessati ne fanno, con sel- fie da poser dove mettono in mostra tatuaggi o tartarughi- ne. E mentre negli States la faida coinvolgeva anche i fan, qui in Italia è difficile che le adolescenti innamorate degli uni o degli altri si ritrovino dietro alla scuola finite le lezioni per graffiarsi a vicenda inneggiando al proprio beniamino.
Ma torniamo alla «faida». Marracash e Guè Pequeno, che con il loro album Sante- ria hanno appena ottenuto il primo disco di platino e (guarda un po’) tra una settimana iniziano il tour insieme, dicono che i colleghi che sono «una forma di pop che si maschera da rap».

Risponde pronto Fedez (via social naturalmente) dicendo che Marracash ha «abbassato lo sguardo» quando lui è andato a confrontarsi. Il tutto sarebbe successo alla sfilata di Moschi- no a Milano.
Del resto è un peccato veder morire lo stereotipo di rap, donne e soldi. Rispondono sia Marracash sia Guè Pequeno, scimmiottando e mandando a quel paese il collega. A tacere per il momento è solo J-Ax, ancora almeno un po’ legato alla vecchia scuola rap, mentre il suo socio Fedez se ne è staccato già da qualche anno per entrare nel colorato e fumettoso mondo del pop. E anche per questo è parecchio odiato da chi il rap continua a farlo davvero. Non è un caso se Salmo, uno dei più duri e puri rapper nostrani (nonché oggi il migliore), si sia a sua volta preso a male parole con il Rovazzi di Andiamo a comandare,creatu- ra proprio di Fedez e J-Ax.

Quello che resta di questo rap da copertine e dischi di platino è un po’ di nostalgia per i vecchi dissing tra Fibra e praticamente tutti gli altri, quando il rapper di Senigallia non le mandava a dire a nessuno. E se non altro lo faceva non a uso e consumo di giornali, televisioni e social. Perché gli insulti tra rapper, anche in Italia, ci sono sempre stati, ma da quando il rap italiano è diventato mainstream se ne è persa la componente più autentica. Lo aveva capito con almeno un secolo di anticipo un certo Oscar Wilde. L’importante è che se ne parli.

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