Femminicidio a Gorizia, donna uccisa dal marito a coltellate sotto gli occhi del figlio

Secondo i primi accertamenti, l’uomo da alcuni mesi non lavorava ed era la donna a provvedere al sostentamento della famiglia. La donna è stata colpita con un fendente alla gola e al momento del delitto, nell’abitazione, in un’altra stanza, si trovava anche il figlio di otto anni. Il delitto è avvenuto in uno stabile in via Campagnola, al numero 21. Non è chiaro se il bambino abbia assistito o meno alla tragedia.

Dopo avere accoltellato la moglie alla gola l’uomo, che ha 37 anni, ha chiamato i carabinieri. L’uomo è stato trovato accanto alla moglie morta per le gravissime ferite riportate.

“Nel 2017 l’età media di vittime e autori è intorno ai 50 anni, nel 30% dei casi le vittime hanno un’età inferiore ai 40 anni, nel 18% la vittima è di nazionalità straniera”. Sul posto sono intervenuti anche i sanitari del 118, ma purtroppo per la donna era già troppo tardi. La coppia non andava d’accordo, pare che le violente liti tra i coniugi fossero sempre più accese e frequenti nell’ultimo periodo. Le indagini sono in corso da parte dei carabinieri del Nucleo investigativo di Gorizia, comandato dal tenente colonnello Pasquale Starace e dai colleghi della Compagnia di Gradisca, comandata dal capitano Marco Quercigh, coordinati dal pm Collini della Procura di Gorizia.

Uccide la moglie e telefona a un amico carabiniere dicendogli che ha fatto una sciocchezza. Tragedia ieri mattina a Gradisca d’Isonzo, in un appartamento del centro isontino.
La vittima si chiamava Mige- na Kellezi. Aveva trent’anni e lavorava in un negozio di telefonia al centro commerciale di Villes- se. Era nata in Albania, ma aveva ormai ottenuto la cittadinanza italiana. A ucciderla a coltellate è stato il marito trentasettenne Dritan Sulollari, come lei originario dell’Albania e con passaporto italiano.

È accusato di uxoricidio. La coppia viveva in via della Campagnola 21 da due anni e si stava separando, ma fino a ieri tra i due non erano emersi particolari segni di tensione, almeno non a livello pubblico. L’assassinio si è consumato nella prima mattinata all’interno dell’appartamento al piano terra di uno stabile di una delle vie centrali della Fortezza. Non è ancora chiaro come siano andate le cose. Gli inquirenti, per il momento, si limitano ai fatti e sul movente lasciano ancora aperte tutte le ipotesi, compresa quella di un raptus dettato da motivi di gelosia da parte di lui, senza escludere – dicono le stesse fonti – perfino quella della legittima difesa dal momento che  presenta sulle mani delle profonde ferite: ferite che – sempre per via ipotetica – potrebbero essere compatibili con il tentativo di difendersi da un’aggressione della moglie. Così come è certamente possibile che sia stata lei a ferire lui in un estremo tentativo di difesa.
I fatti, dunque.

La donna è stata trovata in un lago di sangue nel letto della camera matrimoniale. Dai primi esami risulta che la causa della morte sia stata una coltellata alla gola inferta con un comune coltello da cucina seghettato. «Solo l’autopsia potrà dare risultati più precisi», fa sapere il Procuratore capo della Repubblica di Gorizia, Massimo Lia.
Tornando ai fatti, dopo avere ucciso la moglie, intorno alle 7.30 Sulollari ha chiamato un amico carabiniere per raccontare quanto era accaduto. «Ho fatto una sciocchezza», avrebbe detto al telefono. A quel punto è scattata la procedura d’emergenza. Ma per la donna non c’era ormai più nulla da fare. La coppia aveva un figlio di 8 anni che al momento del delitto si trovava in casa con loro. Non è però chiaro se abbia visto o sentito qualcosa.

In attesa di potergli trovare una sistemazione da parenti dei genitori, ieri il bambino ha trascorso la giornata con la famiglia dell’amico carabiniere del padre. Sulollari non ha opposto resistenza all’arresto. Dopo essere stato portato in stato di fermo al comando della Compagnia carabinieri di Gradisca d’Isonzo, verso le 12.30 è stato accompagnato all’ospedale di Gorizia dove è stato sottoposto a un intervento chirurgico alle mani. Le ferite riportate hanno infatti coinvolto i legamenti.

Ieri in serata, a sorpresa, l’uomo si è dichiarato disponibile a essere interrogato. Trasferito in carcere ancora in stato di choc e provato dall’intervento chirurgico ha reso dichiarazione al sostituto procuratore della Procura di Gorizia Laura Collini. La quale gli ha notificato il fermo con l’accusa di uxoricidio, una fattispecie dell’omicidio che prevede la pena massima compresa tra i 24 e i 30 anni.

Per l’avvocato Paolo Bevilacqua, che assiste Sulollari, è fuorviante e infondato parlare di femminicidio quanto, invece, l’omicidio della moglie è da ascrivere «a una tragedia della depressione». Sulollari infatti, sempre secondo il suo legale, era «da tempo vittima di una profonda depressione. Era disperato. Da quando, alcuni mesi fa, a causa di alcuni problemi
era stato licenziato dalla pizzeria goriziana in cui lavorava ed era rimasto disoccupato».

All’orizzonte della coppia c’era la separazione. Il cameriere albanese aveva chiesto assistenza proprio a Bevilacqua. «Procedere alla separazione è sempre un dispiacere – contestualizza il legale
– ma Dritan si era rassegnato. Nei nostri colloqui non ha mai manifestato alcun segnale che potesse essere ricondotto alla volontà di provocare male alla consorte. Non c’è alcun episodio di violenza o di stalking nell’ambito della coppia. Anzi, posso smentire assolutamente le ipotesi del tradimento o della gelosia quali movente di quanto accaduto. È stato un attimo di follia scaturita da una situazione psichiatrica tutta da chiarire. Il fatto che il mio assistito abbia in qualche modo protetto il figlio, che si sia sostanzialmente costituito e che abbia inteso farsi interrogare dalla pm dimostra la sua volontà di collaborare alle indagini e di non tacere nulla per l’accertamento dei fatti». Anche Bevilacqua, come il procuratore Lia, rimanda all’esito dell’autopsia l’approfondimento della dinamica dei fatti.

«L’avevo sentito pochi giorni fa. Ci eravamo accordati per vederci e delineare il percorso che l’avrebbe portato alla separazione. L’ho sentito depresso, stanco, demotivato. Ma non ha assolutamente espresso alcun risentimento nei confronti della moglie. Del resto non ci sono precedenti né per violenze né per episodio di stalking. Si apprestava a chiudere un rapporto in uno stato d’animo senz’altro decisamente mesto. Nulla però è da lui trapelato in ordine alla determinazione di usare violenza nei confronti della consorte».

L’avvocato Paolo Bevilacqua conosce da tempo il presunto uxoricida di Gradisca, il 37enne Dritan Sulollari. «Da un po’ di tempo non lavorava e di fatto – svela il legale – il suo compito in famiglia era quello di accudire il figlio. Era mantenuto dalla moglie e questo fatto l’ha molto rattristato. Dobbiamo riflettere, se vogliamo capire fino in fondo cosa è scattato nella mente dell’uomo, che per un uomo come lui, con le sue “tradizioni” e con il suo bagaglio culturale, poteva apparire insopportabile dipendere dalla moglie anche per le necessità economiche».

Ieri Sulollari è stato sentito in carcere dalla pm Laura Collini. «Non si è sottratto alle domande del magistrato. È nostra intenzione chiarire ogni aspetto. Rifletto che per quanto ho potuto apprendere sulla dinamica dell’episodio, sul numero di colpi inferti alla moglie e soprattutto sui punti del corpo raggiunti non escluderei che Dritan abbia agito in un momento di impeto det-
tato dalla follia. Che non lo sgrava dalle sue responsabilità».

Bevilacqua ieri per tutta la giornata aveva potuto scambiare con l’assistito solo poche battute «perché le lesioni alle mani sono risultate piuttosto gravi tanto da essere sottoposto a intervento chirurgico». In serata invece la svolta con la decisione di Dritan di rendere l’interrogatorio alla pm Collini. Sulollari si trova in stato di fermo in carcere a Gorizia. L’accusa nei suoi confronti è di uxoricidio, reato la cui pena prevede la reclusione da 24 a 30 anni. «Ma la decisione di testimoniare – precisa l’avvocato Bevilacqua – riflette l’intenzione del mio assistito di raccontare tutta la verità».

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