Ferrara shock, partorisce neonato prematuro e lo nasconde nel freezer

Ancora una tragedia avvenuta nel nostro Paese e nello specifico a  Migliarino, in provincia di Ferrara dove una donna di 40 anni ha partorito in casa e poi ha nascosto il corpo del neonato nel freezer dove purtroppo è stato ritrovato morto.  La donna dopo aver partorito ha nascosto il corpo del neonato nel freezer e si è recata in ospedale dicendo di essere caduta ed è stata ricoverata in gravi condizioni, mentre sulla vicenda è stata aperta un’inchiesta di procura e polizia. La vicenda risale allo scorso martedì quando, in mattinata la donna si è presentata in ospedale a Cona con un’ emorragia devastante ed  i medici hanno sin da subito verificato che aveva i livelli bassissimi di emoglobina in quanto aveva perso molto sangue ed era in condizioni disperate.

La donna è stata ricoverata immediatamente e dopo tutti gli accertamenti effettuati, i medici si sono accorti che aveva potuto avere un aborto,  non si sa se spontaneo o indotto o anche un parto prematuro di un neonato che comunque sarebbe stato di 6 mesi e per questo motivo è scattato subito l’allarme, nel senso  che è subito cominciata la ricerca del corpicino, ma per due giorni polizia e cani molecolari lo hanno cercato inutilmente, in lungo e in largo, dentro e fuori la casa di Migliarino dove la donna vive insieme al marito. Si tratta di Mirka Rolfini quarantenne, la quale vive insieme al marito Stefano Gessi a Migliarino. Come già detto, dunque, la donna è giunta in ospedale in condizioni davvero pessime tanto che subito dopo qualche ora è entrata in rianimazione e soltanto nel pomeriggio di giovedì si è svegliata dalla sedazione, riferendo subito che cosa era accaduto e di aver nascosto il corpo del neonato nel freezer di casa.

Ad effettuare la macabra scoperta è stata la pm Isabella Cavallari, il dirigente della squadra mobile Andrea Cucianelli ed il medico legale Maria Rosa Gaudio nel sopralluogo effettuato nel pomeriggio di giovedì nella casa della coppia, che ha avuto ben sei figli, alcuni dei quali già affidati alla nonna materna, altri più grandi fuori casa. La Procura ha ovviamente aperto un’indagine, sequestrato l’appartamento e bisognerà valutare con attenzione la posizione della donna, così come di quella del marito ascoltato a lungo nella giornata di giovedì, il quale avrebbe riferito di non aver saputo che la moglie aspettavo un bambino.

Secondo quanto riferito dagli inquirenti sembra che l’appartamento dove è stato ritrovato il corpo del neonato era tenuto in disordine e pare vi fosse sporcizia ovunque con numerosissimi sacchi della spazzatura, sia fuori che dentro casa, vestiti accatastati in ogni angolo e mobili in maniera disordinata per tutto l’immobile. Le indagini hanno anche l’obiettivo di accertare tutta la situazione familiare che ha fatto da sfondo alla vicenda, innescata da una segnalazione dell’ufficio legale dell’ospedale.

Mamma di sei figli e in sovrappeso, non sapeva di essere incinta. Il piccolo nato prematuro

Lo ha pulito dal sangue, l’ha lavato, ha preso un sacchetto di plastica di 43 centimetri, lo ha chiuso dentro ed ha riposto il figlio appena partorito in un freezer, come si farebbe con bistecche ed hamburger.

È indagata per omicidio volontario ed occultamento di cadavere M.R. una donna italiana di 40 anni residente a Migliarino in provincia di Ferrara. Tommaso (nome di fantasia) era nella sua tomba di ghiaccio da lunedì. Quando gli agenti della mobile l’hanno ritrovato qualche giorno dopo hanno per prima cosa spuntare il suo piedino. Tommaso era nato prematuro, un feto di 7-8 mesi, lungo 40 centimetri per tre chilogrammi.

M.R., madre di sei figli, si è presentata all’ospedale di Cona (Ferrara) martedì, con un’emorragia uterina devastante. In preda ai dolori racconta ai medici di essere caduta quattro giorni prima. La donna viene sottoposta ad ecografia pelvica e visita ginecologica. I dottori capiscono subito che la donna non ha una metrorragia (abbondante perdita di sangue, di origine uterina, indipendente e al di fuori del flusso mestruale) ma le conseguenze, invece, di un aborto o di un parto prematuro. L’emostasi (fuoriuscita di sangue) è dovuta al distacco placentare. M.R. viene portata di corsa in sala operatoria, del bimbo nessuna traccia, espelle solo la placenta. La donna perde i sensi, viene intubata e ricoverata nel reparto di rianimazione.

I medici del reparto di ginecologia avvertono immediatamente le forze dell’ordine dell’episodio. Tra martedì e giovedì scattano le ricerche del piccolo. Si comincia dall’abitazione di famiglia ma in casa non c’è nulla, né tracce ematiche né del feto. Nemmeno i cani addestrati alla ricerca molecolare trovano qualcosa, soltanto una maglietta sporca di liquido amniotico.

Giovedì la polizia riesce ad interrogare la donna, che confessa agli agenti di aver nascosto il corpo nel freezer di casa, dove gli inquirenti poi l’hanno trovato. «Le sue condizioni risultavano gravi e, seppure non in pericolo di vita, le hanno consentito di parlare solo ieri (giovedì ndr)», ha spiegato ricostruendo la vicenda il dirigente della squadra mobile di Ferrara, Andrea Crucianelli.

La donna pronuncia pochissime parole fornendo indicazioni chiare su dove trovare il pozzetto. La bara di ghiaccio del piccolo «era in uno sgabuzzino dell’abitazione in cui lo avevamo cercato nei giorni precedenti. Non ha potuto dire altro perché molto provata e indebolita dalle terapie», ha spiegato il dirigente. La casa dell’orrore in via Travaglio, no menomen, stando al racconto degli inquirenti, è di un disordine seriale. Per arrivare al congelatore gli agenti hanno dovuto superare un passaggio ostruito da vestiti per nasconderne la presenza. E poi disordine, immondizia accatastata ed uno stato di disordine diffuso.

Il marito, interrogato nei giorni scorsi, contro il quale non pende alcun provvedimento, ha raccontato di non sapere nulla, così come sembra nulla sapessero lei e i suoi familiari. Sei figli piccoli, ora affidati, alla nonna materna che abita nell’appartamento attiguo della casa bifamiliare e non accorgersi di essere incinta. Una gravidanza, pare, facilitata dal sovrappeso della signora. Nessuno dei vicini aveva idea delle condizioni in cui viveva la famiglia, col marito al lavoro in una impresa edile e i figli regolarmente a scuola. Nessuna segnalazione a carico della famiglia è mai pervenuta né servizi sociali né dal medico curante.

La procura di Ferrara intanto ha aperto un’indagine, sequestrato la stanza dove è stato trovato il feto e sta valutando le posizioni della puerpera e del marito. Il pm Isabella Cavallari ha disposto l’autop – sia sul feto, bisognerà capire se il bambino sia nato vivo o morto e in quali condizioni fosse in corpicino prima che fosse occultato nel pozzetto.
Ieri pomeriggio la donna, assistita dagli avvocati Gianluigi Pieraccini e Monica Guerzoni, è stata di nuovo interrogata ma si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Gli inquirenti vogliono avere risposte (dalla madre che ha opposto il suo silenzio) sul perchè non abbia chiesto aiuto a nessuno, chi abbia di fatto tagliato il cordone ombelicale (che ha un taglio netto, non strappato tipico di espulsione con aborti spontanei) e soprattutto il motivo per cui sia stato nascosto nel freezer.

Aveva partorito una bambina tra i 7/8 mesi, peso 3 chili: l’aveva pulita, lavata, infilata in una bustina di plastica, che si usano per gli alimenti e l’ha riposta nel congelatore a pozzetto, assieme a tutto il resto, ciò che in ogni famiglia viene messo nel freezer. Mirka Rolfini non può dire, però, né quando né perché lo ha fatto. Ieri interrogata perché accusata di omicidio volontario e occultamento di cadavere – come atto dovuto, tecnico, sottolineatura importante per evitare equivoci – però non ha risposto, perché non ne aveva la forza, psicologica e fisica, dopo lo choc subito in questa drammatica storia ancora senza spiegazioni.

La beffa di via Travaglio

Risposte le vogliono avere al più presto gli inquirenti, procura e polizia, che ieri hanno attivato la macchina delle indagini e fissato per martedì prossimo gli esami medico-legali: l’autopsia sul corpo di quella bimba e sarà il medico-legale Maria Rosa Gaudio a dare indicazioni precise e chiarire il dramma che si è consumato nella casa di via Travaglio (beffa nelle beffe) a Migliarino. L’unica risposta che si attende e che potrebbe trasformare un dramma in una indagine penale è se la bambina è nata viva o era già morta. Oppure si dovranno fare anche altre valutazioni: ad esempio, secondo la ricostruzione degli eventi, Mir- ka Rolfini ha avuto un malore con svenimento venerdì sera: potrebbe essere stato il momento del parto.

Quando la donna, svenendo cade a terra di peso, e lei persona obesa in modo pronunciato, potrebbe essere caduta sulla piccola: ipotesi e nulla più, che viene tuttavia valutata. La procura, valutazioni in corso «Stiamo facendo valutazioni per ogni possibile situazione – ha spiegato alla Nuova il procuratore capo in pectore, Ombretta Volta assieme alla collega Isabella Cavallari, titolare dell’inchiesta – L’indagine è in continua evoluzione, attendiamo gli esiti dell’autopsia che dovrà darci indicazioni». Una indagine su un fatato drammatico, con aspetti anche sociali, da capire e comprendere appieno, qualsiasi possa essere l’esito di esami e indagini.

Il primo problema per l’autopsia è che il corpicino della piccola è stato sottoposto ad un congelamento per diversi giorni dentro il congelatore a pozzetto della casa di via Travaglio a Migliarino dove la donna abita con il marito e sei figli. Occorrerà attendere che le condizioni siano le più adatte per iniziare gli accertamenti, per non compromettere lo stato dei tessuti: così martedì prossimo inizieranno tutte le attività medico-legali. Come riferito ieri in una incontro con la stampa dal dirigente della squadra mobile, Andrea Crucianelli, il corpicino, ancora in posizione fetale, era stato riposto dentro il congelatore in una busta di plastica e misura 43 centimetri di lunghezza che aumenterà nel momento in cui si potrà avere l’estensione del corpo, era formato, era al 7/8° mese e pesava 3 chili.

La bimba nascosta nel freezer Ma se l’indagine si concentra sull’autopsia del corpicino, che dovrà indicare se la piccola è nata viva o morta, gli inquirenti cercano ancora risposte sul perché non abbia chiesto aiuto a nessuno, su chi abbia di fatto tagliato il cordone ombelicale (ha un taglio netto, non strappato tipico di espulsione con aborti spontanei) e soprattutto il motivo per cui sia stata “nascosta” nel freezer. Sì, nascosta: perché la convinzione – ha aggiunto Crucianelli alla presenza del capo di gabinetto Pietro Scroccarello – è che si volesse celare: non a caso gli inquirenti hanno spiegato che il corpicino si trovava nel congelatore, in uno sgabuzzino della casa piena di sacchi di spazzatura e mobili alla rinfusa («disordine e sporcizia che si fa fatica a descrivere» hanno riferito).

Il congelatore era nascosto da mobili sul coperchio superiore, e nel corridoio di accesso vi erano altri mobili e tanti altri oggetti in disordine, quasi ad impedire di raggiungerlo, come se qualcuno volesse tenerlo nascosto. E non a caso, nonostante due giorni di ricerche della polizia (dopo l’allarme scattato martedì mattina) anche coi cani molecolari, dentro e fuori, del corpicino non c’era ombra: solo quando la donna è stata svegliata giovedì scorso – perché sedata e intubata nel reparto di rianimazione dove si trova ancora, ma non in pericolo di vita – ha potuto riferire di aver nascosto la piccola nel freezer con gli alimenti di casa. Servizi allertati solo da martedì E proprio martedì mattina, da quando gli inquirenti polizia e procuratore stati attivati dalla segnalazione del Sant’Anna, anche i servizi sociali del comune di Migliarino sono stati allertati: i figli piccoli sono stati affidati alla nonna materna che abita, comunque, nell’appartamento attiguo, della casa bifamiliare. Dove i dirigenti della polizia

hanno visto le condizioni di degrado materiale all’interno, così pure gli inquirenti che spiegavano di esserne uscite “provate” dopo il sopralluogo di giovedì alla ricerca della bimba. Ma hanno anche ribadito gli inquirenti che il degrado materiale non sarebbe indicativo delle condizioni e dei comportamenti della famiglia: serena, tranquilla, gente che lavora come tanti, i bambini che vanno bene a scuola e vestiti bene, nessuno si è mai lamentato all’esterno di nulla. Peccato che gli stessi inquirenti poi ti dicano: «Non posso però non dimenticare quel gatto con il topo in bocca, che girava in casa».

Sul citofono il nome del vecchio B&B, sporcizia ovunque

Quasi tutte le case di via Travaglio a Migliarino non affacciano direttamente sulla strada: ci sono grandi cancelli e quindi viali più o meno alberati e ghiaiati che portano alle case. Così e anche per l’abitazione della famiglia Gessi. Sul citofono ancora il nome del B&B Il Borgo del Pino, chiuso da anni. Quello che colpisce, portando lo sguardo oltre al cancello, è il disordine ai lati dello stradello, quasi non ci fosse mai il tempo per portare via le ramaglie, i sacchi di plastica e i giochi rotti dei bambini così come gli scatoloni di cartone alcuni dei quali sciolti dalle piogge.

A sinistra la casa confina con il negozio Silla, a destra invece c’è un Centro sociale con un grande spazio verde a quanto pare frequentato dalla famiglia. «Non ho niente da dire su di loro – spiega la responsabile – Ma davvero. Di commentare la vicenda non intenzione anche perché nessuno dovrebbe entrare in cose così delicate se non i diretti interessati. Le altre bocche dovrebbero restare cucite. I bambini venivano qui, impeccabili nei modi».
A quanto pare però, nel corso del tempo (non è forse il caso dell’attuale gestione del Centro) qualcuno aveva segnalato una situazione non troppo rosea per qual che riguarda l’aspetto igienico perché purtroppo, pur essendo presente un muro di cinta molto alto e la siepe d’alloro, qualche animale di troppo (topi in prevalenza) passava spesso da una parte all’altra, proprio per la presenza massiccia di rifiuti che facilitano il proliferare di animali.
«Non spetta a noi dire nulla – fanno sapere i vicini – per noi di problemi non ce ne sono mai stati. A casa propria ognuno è libero di fare quello che vuole».

Madre chiusa nel silenzio È accusata di omicidio

Entrano tutti insieme nel reparto di Rianimazione, con i camici antisettici verdi, ieri alle 15.30, a Cona e un’accusa devastante da chiarire: omicidio e occultamento. Ci sono la pm Cavallari e il dirigente di polizia Crucianelli, più altri due ispettori e i due avvocati di Mirka Rolfini, Gianluigi Pieraccini e Monica Guerzoni. Restano dentro la camera appena 5 minuti: il tempo di verbalizzare l’atto che avrebbe invece potuto chiarire il dramma vissuto da Mirka Rolfini. Che «si avvale della facoltà di non rispondere». Nessuna strategia difensiva, spiegano i legali. «Abbiamo chiesto alla signora se se la sentiva di rispondere – spiegava ieri ieri l’avvocato Pieraccini -, se era nelle condizioni di essere interrogata e ci ha detto che era troppo provata, ancora sotto choc».

Ma è solo tutto rimandato: «Risponderemo a tutto – aggiungono i legali – quando starà meglio, la nostra non vuole essere strategia». La donna è ancora in rianimazione, non è in pericolo di vita, parla ancora a fatica e comunque i due difensori ora sono concentrati, così come gli inquirenti, sull’autopsia fissata per martedì prossimo. Monica Guerzoni, la collega di Pieraccini, conosce la famiglia da tempo: il marito della Rolfini, Stefano Gessi è stato suo cliente e sia lei che Pieraccini confermano quanto gli stessi inquirenti hanno ribadito: «Siamo davanti ad una famiglia che lavora, il padre coi due figli più grandi, tranquilla, che non ha mai dato problemi», spiega quando gli facciamo presente del degrado materiale fotografato con gli occhi degli inquirenti.

Aspetti, al momento secondari. «Occorrerà verificare con gli esami se la bambina è nata viva o morta», taglia corto Pieraccini: «attendiamo l’autopsia e i risultati, poi faremo le nostre valutazioni». Un altro problema che si sta facendo concreto è il fatto che la Rolfini dopo un choc emorragico («aveva emoglobina, quasi compatibile col decesso», ribadisce il legale. E aggiunge «Gli stessi sanitari hanno riferito che una persona che vive in un quello choc ha ricordi offuscati, per questo abbiamo preferito non rispondere: lo faremo quando la signora starà meglio e daremo tutti chiarimenti possibili». Le risposte arriveranno, le domande sono già pronte: perché avrebbe nascosto la bambina nel freezer? Perchè non ha riferito di essere incinta all’accesso al pronto soccorso? Perché non ha detto che caduta e svenimento del venerdì sera potrebbero essere stati dovuti a parto o aborto spontaneo?

Famiglia con sei bambini, «educati e puliti, impeccabili»

I fratelli Gessi sono sei, di tutte le età. Quasi ogni famiglia di Migliarino ha avuto ed ha dunque in qualche modo a che fare con loro. E il coro sembra andare verso un’unica direzione: «I bambini sono sempre stati puliti, in ordine ed educati – spiegano dal bar in centro al paese – Mia figlia è stata compagna di una di loro, una bambina come tutte le altre, nessuno di noi ha mai pensato che potessero avere dei problemi sinceramente. Certo, non è facile affrontare le giornate e gestire sei figli, ma per loro nemmeno impossibile soprattutto da quando sono cresciuti». «Abbiamo letto, sì…noi non ci siamo mai accorti di niente sinceramente e non riusciamo a capire perché debbano intervenire adesso i servizi sociali. Una storia strana e triste, in cui entrare anche in punta di piedi può fare male».
«Possibile che nessuno si sia reso conto di niente e lo si scopra solo oggi – vanno avanti dalla piazza – Si sta scatenando un polverone non da poco, e comunque su quella famiglia davvero nulla da dire».

La più arrabbiata di tutti è il sindaco Sabina Mucchi che cerca di fare da scudo mettendosi davanti alla sua comunità: «Forse è arrivato il momento di tacere – dice con forza la Mucchi – perché qui si sta perdendo davvero il senso della realtà. Bisogna iniziare a lasciare in pace quella famiglia e cercare di pensare di più a quai ragazzi e bambini storditi dal dolore e da tutto quello che gli gira intorno». E alla domanda sul perché i servizi sociali siano intervenuti solo ora, il primo cittadino non lascia spazio a ulteriori domande: «Non dovete chiedere a me. Noi non abbiamo mai ricevuto alcun tipo di segnalazioni, evidentemente nessuno le ha mai fatte».

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