Firenze shock: benzina per togliere i pidocchi alla figlia: la testa prende fuoco, ricoverate con gravi ustioni

La vicenda è incredibile, una madre per debellare dalla figlia 12enne i pidocchi finiscono entrambi all’ospedale nel reparto ustionati. Andiamo a leggere quello che è accaduto in questa strana vicenda.

Un impacco a base di trielina contro i pidocchi sarebbe all’origine delle gravi ustioni riportate alla testa da una bambina di 12 anni arrivata qualche giorno fa al Meyer in gravi condizioni. Secondo quanto ricostruito in ospedale, la madre della bambina avrebbe passato la lozione infiammabile sui capelli della figlia, poi si sarebbe accesa una sigaretta provocando così l’incendio. La donna ha riportato ferite alle mani, la bambina ferite più gravi alla testa.

Una bimba di 12 anni e sua madre sono ricoverate con gravi ustioni per il tentativo di eliminare i pidocchi dalla testa della piccola utilizzando benzina o altro materiale infiammabile. La bambina è ricoverata all’ospedale pediatrico Meyer di Firenze con ustioni di secondo e di terzo grado alla testa, la mamma al centro grandi ustionati di Pisa con bruciature agli arti e al volto. Entrambe sono in prognosi riservata e le loro condizioni sarebbero critiche.

È successo alcuni giorni fa a Firenze ma è emerso solo oggi. La donna – secondo una prima ricostruzione – avrebbe ricevuto il suggerimento dell’utilizzo della benzina per eliminare i parassiti dai capelli da un’altra persone. Poi, non appena ha avuto modo di “sperimentare” il metodo, ha imposto alla figlia l’assurdo trattamento praticandole un impacco di liquido infiammabile. Non è chiaro se anche lei si sia sottoposta allo stesso trattamento. La vicinanza di una fiamma avrebbe dato poi fuoco al preparato ferendo mamma e figlia e costringendo entrambe alle cure urgenti dei medici. Il rischio, comunque, è che sia la mamma che la figlia rimangano sfigurate a vita.

PIDOCCHI?… NON PERDIAMO LA TESTA
La pediculosi del capo è un’infestazione diffusa in tutto il mondo. Si manifesta spesso con focolai epidemici fra i bambini delle scuole materne ed elementari e particolarmente durante i mesi freddi (autunno-inverno) ma anche in estate (ad es. durante i soggiorni in colonia).
I pidocchi del cuoio capelluto sono piccoli parassiti che pungono per succhiare il sangue, infestando il capo dell’uomo. Si trovano prevalentemente nella zona della nuca, delle tempie e dietro le orecchie; raramente si trovano sulla barba e sulle sopracciglia.
I pidocchi adulti hanno una dimensione del corpo di circa 2,5 mm. Possono adattare il colore del loro corpo a quello dei capelli della persona che li ospita, perciò spesso sono difficili da scoprire. Il ciclo vitale di un pidocchio è di 6-7 settimane, di cui 3-4 allo stato adulto. In questo periodo di tempo la femmina deposita da 100 a 300 uova (chiamate lendini), cioè 8-10 lendini al giorno, le quali vengono deposte prevalentemente durante la notte. Esse si possono confondere facilmente con la forfora, ma a differenza della forfora, che cade facilmente muovendo i capelli, esse rimangono attaccate al capello. Dopo alcuni giorni nascono le larve, che dopo circa 10 giorni raggiungono lo stato adulto. Lo sviluppo da uovo a larva, fino alla deposizione da parte del pidocchio adulto delle uova, varia a seconda della temperatura e dell’umidità dell’aria dell’ambiente. Normalmente il ciclo completo ha una durata di 3 settimane ma si può concludere anche in soli 14 giorni.
La femmina “fissa” alla base del capello, con un secreto additivo molto resistente, le lendini che hanno una dimensione di 0,3 x 0,8 mm e brillano di colore bianco, diventando in seguito di colore marrone giallo.
I capelli crescono circa 1 cm al mese, per cui se si trovano delle lendini a circa 3-4 cm dalla radice del capello si presume che l’infestazione sia avvenuta da circa 3-4 mesi.
Subito dopo lo schiudersi delle uova la larva si nutre penetrando con il suo rostro pungente nel cuoio capelluto e succhia sangue. In ogni fase i pidocchi devono succhiare spesso sangue; nel corso della sua vita un pidocchio punge circa 5-6 volte al giorno. Questo irrita il cuoio capelluto e provoca prurito, che può manifestarsi anche soltanto in un secondo momento (dopo alcune settimane). Il prurito non è quindi il primo segno di infestazione, perché è causato da ripetute punture di pidocchi. Il prurito è continuo solo alcune settimane dopo il contagio.
In questo periodo i pidocchi si possono trasmettere ai familiari o ai compagni di scuola senza che se ne accorgano. Nel caso di reinfestazione il prurito è avvertito immediatamente, ciò dipende da una “reazione allergica” che il corpo percepisce subito. Gli effetti dell’infestazione da pidocchi sono fastidiosi.

COME AVVIENE IL CONTAGIO?
È un pregiudizio credere che i pidocchi si insedino solo su persone sporche. Ogni individuo può essere infestato, indipendentemente dall’igiene dei suoi capelli. Per questo la persona colpita non si deve vergognare, né farsi prendere dal panico.
La trasmissione può essere diretta o indiretta:
a) diretta
• Nonostante molti lo credano, il pidocchio del capo non vola (è privo di ali) e non è in grado di saltare. Il pidocchio passa da una testa all’altra quando queste sono molto vicine. La fonte dell’infestazione è costituita soltanto dall’uomo, poiché questi parassiti non infestano animali.
b) indiretta
• attraverso l’abbigliamento (cappelli, berretti, fasce paraorecchie, scialli, sciarpe, giacche ecc.)
• attraverso l’uso comune di spazzole per capelli, pettini, ecc.
• attraverso la biancheria da letto, le spalliere imbottite delle sedie, poltrone, le coperte, i peluche, l’uso comune di guardaroba e simili.
Il rischio di infestare altre persone e/o di mantenere l’infestazione sul proprio capo esiste finché sul capo persistono i pidocchi, le larve e le lendini. Vanno quindi uccisi e sfilati, poiché gli insetti adulti sopravvivono, in assenza di nutrimento, per 48 ore e le lendini per circa 10 giorni dopo l’allontanamento dalla testa dell’ospite.

É BUONA NORMA:
• evitare l’uso comune di pettini, spazzole per capelli, berretti, sciarpe, scialli, ecc.;
• mantenere un’accurata e regolare cura dei capelli, controllando periodicamente la capigliatura, soprattutto le zone prossime alla nuca, alle tempie e alle orecchie, per bloccare tempestivamente la diffusione dei pidocchi in caso di infestazione. Il controllo dovrebbe essere effettuato sui capelli appena lavati, sotto una luce forte (meglio se è la luce del giorno);
• intrecciare i capelli lunghi o legarli insieme, per ridurre il contatto da testa a testa.
I prodotti antiparassitari vanno usati solo se sul cuoio capelluto sono presenti pidocchi e/o lendini in quanto si favorirebbe altrimenti la resistenza a prodotti specifici.

TRATTAMENTO:
COSA FARE IN CASO DI PIDOCCHI?
• Alla presenza di un’infestazione con pidocchi e/o lendini è importante avvisare subito la direzione della collettività frequentata (ad es. scuola, scuola materna) ed un medico, che può essere il pediatra o il medico di base o il medico igienista distrettuale o il servizio igiene e sanità pubblica competente.
• Il Suo medico di medicina generale, il medico igienista distrettuale oppure il pediatra Le prescriverà il prodotto specifico per il trattamento antiparassitario (shampoo, gel, lozione) e Le illustrerà le corrette modalità di impiego. Segua attentamente le istruzioni per evitare un uso non corretto di questi prodotti.
• In ogni caso vanno eliminate tutte le lendini presenti, altrimenti nel giro di pochi giorni nascono nuovi pidocchi: contrariamente a quanto spesso riportato sul foglio illustrativo dei prodotti comunemente utilizzati, in base alla nostra esperienza, l’attuazione di tale procedura non garantisce la definitiva bonifica dal parassita (sono possibili resistenze a prodotti). È importante far seguire sempre al trattamento con prodotti antiparassitari l’asportazione manuale delle uova, che è facilitata dall’uso di un pettine a denti stretti. È consigliato fare questo intervento alla luce del giorno preferibilmente vicino ad una finestra. Nei giorni successivi è bene continuare a sfilare le eventuali lendini rimaste. Capelli corti e il lavaggio con aceto diluito in acqua (1/4 aceto, 3/4 acqua) facilitano lo sfilamento, che richiede comunque molta pazienza e molto tempo.

• Dopo il trattamento antiparassitario dovrebbe essere effettuato un cambio completo degli abiti. Bisogna anche evitare di grattarsi, per evitare il rischio di ulteriori infezioni.
• I familiari conviventi e le persone con cui il soggetto infestato è venuto a contatto devono essere controllati e, se infestati, dovranno essere trattati allo stesso modo. Nei bambini inferiori ai due anni, nelle donne in gravidanza o allattamento, gli antiparassitari vanno usati con cautela e sotto prescrizione medica.
• Pettini, spazzole per capelli, ecc. dovranno essere igienizzati immergendoli per almeno 20 minuti in acqua molto calda e utilizzando uno shampoo antiparassitario. Vestiti, lenzuola, coperte, sciarpe, berretti, giocattoli di tessuto o peluche dovranno essere lavati almeno ad una temperatura di 60°C od oltre per almeno 20 minuti (questa temperatura uccide in breve tempo sia l’insetto vivo sia le sue uova). Le imbottiture dei mobili vanno lavate possibilmente a secco, oppure pulite con l’aspirapolvere o con vapore. Coperte, peluche o altri oggetti di materiale non lavabile dovranno essere lasciati per 14 giorni in un sacco di plastica chiuso per affamare i pidocchi, o per 2-3 giorni nel freezer a -10°C fino a -15°C. Gli animali domestici che vivono nella stessa casa non devono essere trattati perché il pidocchio del cuoio capelluto umano non si trasmette agli animali domestici.
• Dopo 8 giorni il trattamento antiparassitario deve essere ripetuto ed è consigliato effettuare un attento controllo del cuoio capelluto, in particolar modo nelle prime settimane dopo l’infestazione. Può accadere che alcune lendini non siano state distrutte: esse possono poi svilupparsi e dar luogo ad una nuova infestazione. Il trattamento è considerato efficace quando non si trovano più pidocchi o lendini.

SUGGERIMENTI PER COLLETTIVITÀ SCOLASTICHE E SCUOLE MATERNE
PER COLLETTIVITÀ SCOLASTICHE E SCUOLE MATERNE VENGONO INOLTRE SPECIFICAMENTE SUGGERITE LE SEGUENTI NORME COMPORTAMENTALI:
• Cappotti e giacche devono essere appesi in modo tale da evitare il contatto diretto fra loro.
• Berretti, fasce per orecchie, sciarpe, ecc. devono essere riposti nelle tasche dei cappotti o delle giacche (eventualmente possono essere infilati anche nelle maniche).
• Peluche, bambole di stoffa e simili dislocati negli spazi per il gioco devono essere lavati ad una temperatura minima di 60°C per 20 minuti prima del loro utilizzo da parte dei bambini (questa procedura uccide lendini e pidocchi). La stessa procedura vale per coperte e federe. Cuscini e coperte di materiale non lavabile possono essere riposti per almeno 14 giorni in un sacco di plastica ben chiuso.
• I cuscini utilizzati durante il relax vanno cambiati (vedi punto precedente) e comunque non vanno accumulati uno sopra l’altro.
• Il riposo pomeridiano dovrebbe possibilmente essere sospeso durante tutto il periodo dell’infestazione nella collettività, in caso contrario dev’essere garantito il cambio giornaliero di tutte le federe, delle coperte e delle lenzuola.

• I tappeti devono essere puliti con l’aspirapolvere ed allontanati temporaneamente.
• Se vengono usati oggetti per la cura dei capelli, ogni bambino dovrà portarsi da casa il proprio pettine o la propria spazzola; questi, nel tempo di permanenza presso la struttura, dovranno rigorosamente essere tenuti separati da quelli di altri bambini.
QUANDO RIPORTARE IL BAMBINO A SCUOLA?
Il bambino può tornare a scuola o alla scuola materna dopo che è stato correttamente trattato e tutti i pidocchi e le lendini sono stati eliminati.
In caso contrario il bambino riporterebbe la pediculosi nella comunità scolastica. Per questo motivo, per essere riammesso, al bambino occorre il relativo certificato di riammissione che attesti l’efficace e completa rimozione di pidocchi e lendini, rilasciato dal medico di fiducia, oppure una relativa attestazione da parte del Servizio igiene e sanità pubblica competente per il territorio, qualora questo controllo venga offerto dal rispettivo servizio.

I pidocchi (pediculosi del capo)
Le infestazioni di pidocchi rappresentano un problema che si ripete nel tempo. Anche se è noto che il contagio non dipende da una scarsa igiene personale, il problema “pidocchi” continua ad essere visto con sospetto e vissuto con disagio. In realtà, con un intervento tempestivo può essere facilmente risolto “alla radice”.
Cosa sono?
I pidocchi sono insetti piccoli (2-3 mm), di colore grigio-marrone, che vivono e si riproducono sulla testa dell’ospite, nutrendosi del suo sangue. La femmina si attacca alla base del capello dove depone le uova (o lendini). Per sopravvivere, il pidocchio deve rimanere a stretto contatto col corpo umano: lontano dalla testa, il parassita muore entro 2-3 giorni per mancanza di nutrimento e per le condizioni ambientali sfavorevoli. Le uova, invece, possono rimanere vitali anche per una decina di giorni.
Come avviene il contagio?
II contagio avviene per contatto diretto. I bambini tendono a stare molto vicini gli uni agli altri, a scuola, durante il gioco o le attività sportive e si trasmettono facilmente i pidocchi, qualunque sia il grado di pulizia dei capelli. Condizioni socio-ambientali di promiscuità e affollamento possono favorire la propagazione del contagio anche tra gli adulti. Contrariamente a quanto molti ritengono, i pidocchi non “saltano” da una testa all’altra e chi ha i capelli lunghi non corre maggiori rischi di infestarsi. I pidocchi del capo sono parassiti esclusivi dell’uomo e gli animali domestici non rappresentano una fonte di trasmissione.
Quali sono i sintomi?
In genere non vi sono sintomi, soprattutto se si tratta della prima volta che si prendono i pidocchi. In una minoranza di casi è presente il prurito (dipendente da una sensibilizzazione alla saliva del pidocchio), che può essere talmente intenso da indurre a grattarsi di frequente la testa; la pelle può apparire arrossata e presentare graffi dovuti al grattamento. A volte, si verifica un lieve ingrossamento delle ghiandole poste dietro alle orecchie e nella parte posteriore del collo.
Come si riconoscono?
I pidocchi e le uova possono essere individuati ispezionando il cuoio capelluto in un luogo illuminato con luce diffusa (la luce diretta potrebbe rendere più difficile l’individuazione delle uova a causa del loro aspetto bianco traslucido), con l’ausilio di un pettine a denti molto fitti, dividendo i capelli inumiditi in ciocche. Ne esiste in commercio uno apposito, ma va bene anche la pettinina per neonati.
Come si trattano?
Per debellare i pidocchi si usano prodotti contenenti sostanze chimiche (antiparassitari) che uccidono sia i pidocchi adulti che le uova. Gel, lozioni ed emulsioni vanno applicati senza bagnare i capelli e sono più efficaci degli shampoo per la minor diluizione durante l’uso e il tempo di contatto più prolungato, ragione per cui dovrebbero essere preferiti. L’antiparassitario deve essere applicato uniformemente sul cuoio capelluto e sulla capigliatura per l’intera lunghezza, lasciandolo in sede per i tempi indicati. Per favorire il distacco delle lendini ci si può aiutare con un pettine fitto, insistendo sulla nuca e dietro alle orecchie. Alcune lendini possono risultare molto tenaci da staccare e vanno sfilate manualmente una ad una. E’ possibile che alcune uova sopravvivano al primo trattamento; per questo motivo è consigliabile eseguirne un secondo a distanza di una settimana, per uccidere gli insetti nati dalle uova rimaste vitali.
Gli antiparassitari utilizzati in questi prodotti sono ben tollerati e molto sicuri: se utilizzati in modo corretto, non comportano alcun rischio per la salute. In commercio esistono prodotti naturali a base di oli vegetali che non possiedono un’efficacia altrettanto documentata nei confronti dei pidocchi.
Asportare i pidocchi e le lendini con l’ausilio del solo pettine a denti fitti è impegnativo, richiede tempo e costanza ed il rischio di fallimento è più alto rispetto ad un antiparassitario. L’uso del solo pettine andrebbe riservato alle persone nelle quali cautelativamente si preferisce non utilizzare un antiparassitario (es. donne in gravidanza e allattamento, bambini molto piccoli).
Chi va trattato?
Il trattamento va limitato ai “casi” accertati. Pertanto, la cosa più corretta è ispezionare attentamente il capo di ogni persona che sia stata a stretto contatto con chi ha i pidocchi, per escludere la presenza del parassita o delle lendini e trattare solo chi risulta infestato. Se per qualche motivo ciò non fosse possibile, è opportuno che tutti i conviventi eseguano il trattamento.
La pediculosi si può prevenire?
Non esistono prodotti specifici per prevenire il contagio e non ha senso utilizzare periodicamente antiparassitari per “tenere lontani” i pidocchi. E’ buona norma, però, prevedere 2-3 lavaggi alla settimana con i normali shampoo e una ispezione regolare dei capelli, soprattutto nei bambini e nei soggetti che frequentano comunità affollate come scuole, palestre, ecc…
In caso di infestazione, per interrompere la catena di trasmissione, la cosa più importante è effettuare subito un trattamento antiparassitario. Inoltre, occorre segnalare al più presto l’infestazione ai responsabili della comunità abitualmente frequentata da chi ha i pidocchi. I familiari, i compagni di asilo o di scuola e tutte le persone che nell’ultimo mese hanno avuto contatti con il soggetto infestato devono sottoporsi ad un controllo accurato per escludere la presenza del parassita.
Cosa fare per l’ambiente domestico?
Non è chiaro se condividere spazzole, pettini, berretti o suppellettili possa avere un ruolo nella trasmissione dei pidocchi. A scopo prudenziale, i capi di abbigliamento, la biancheria del letto e del bagno possono essere lavati a caldo (almeno 60°C) in lavatrice. Indumenti (es. colli di pelo) o oggetti (es. peluche) non lavabili possono essere chiusi in sacchetti di plastica per 2 settimane, un tempo sufficiente ad assicurare che muoiano sia gli insetti che le uova. Spazzole e pettini possono essere lavati con sapone e acqua calda (60°C circa) o lasciati immersi per una decina di minuti nella soluzione dell’antiparassitario usato per il trattamento del cuoio capelluto.
E se rimangono pidocchi vivi anche dopo il trattamento?
Non tutti i pidocchi muoiono durante l’applicazione dell’antiparassitario; alcuni possono richiedere più tempo del previsto. Può capitare, perciò, che nelle 12-24 ore che seguono il trattamento sul cuoio capelluto siano ancora visibili alcuni pidocchi. Si tratta, tuttavia, di pochi superstiti dotati di scarsa mobilità, segno che l’antiparassitario sta producendo il suo effetto letale. Questi pidocchi “in fin di vita” si possono rimuovere con il pettine a denti fitti. Se, invece, sul cuoio capelluto sono ancora presenti pidocchi vitali, pienamente mobili, può essere il segnale dell’insuccesso del trattamento (ad es. per errato tempo di contatto dell’antiparassitario) o potrebbe trattarsi di una nuova infestazione. In entrambi i casi è necessario effettuare un nuovo trattamento, preferibilmente utilizzando un prodotto diverso da quello usato in precedenza. In questo modo si riduce il rischio che, attraverso esposizioni ripetute, i pidocchi divengano resistenti ad un antiparassitario.

Donna Cinese ha 20 pidocchi nell’occhio, scoperta shock

Una donna cinese madre di un bambino se l’è veramente vista brutta quando, sottovalutando quello che credeva fosse una semplice irritazione dell’occhio, è stata costretta ad una visita più approfondita  che ha evidenziato impensabile.

La  donna infatti è stata costretta a rivolgersi al medico solo quando gli ha detto: “ mamma qualcosa si muove nel tuo occhio”.  come riporta il Daily Mail, la signora si è preoccupata per le parole del figlio è andata dal dottore, grazie ad un esame al microscopio il medico ha  visto che la donna aveva 20 pidocchi nell’occhio,  una sorpresa inaspettata. I Pidocchi sono stati rimossi uno ad uno  la signora è tornata a vedere ben presto bene senza alcun fastidio.

CISS, Consorzio Intercomunale per i Servizi Socio Sanitari, ha un ruolo strategico all’interno dei Comuni associati, poiché attraverso la sinergia che crea in ambito scolastico, istituzionale e sociale, fornisce supporto concreto e diretto non solo al malato ma all’intera comunità, mantenendo costante al primo posto la tutela della salute pubblica, in particolare quella dei bambini, degli anziani e dei soggetti disagiati.

Come nel corso degli anni precedenti, il Consorzio riscende in campo con nuove iniziative da realizzare nei Comuni associati. Tra queste si inserisce la pubblicazione del presente opuscolo informativo, che fornirà preziose informazioni sulla Pediculosi. Le molteplici iniziative che il CISS organizza rappresentano un sostegno concreto rivolto ai cittadini dei comuni consorziati, soprattutto nell’ambito delle tematiche sociosanitarie. Con la speranza di aver realizzato cosa gradita e con l’impegno di mantenere sempre viva la presenza del Consorzio accanto alle fasce più bisognose, saluto cordialmente.

Questi piccoli parassiti, malgrado le migliori condizioni igieniche dei Paesi industrializzati (non c’è una correlazione stretta tra l’igiene personale, lo stato di pulizia degli ambienti casalinghi e la loro diffusione), ancora oggi scatenano vere e proprie infestazioni, soprattutto tra i bambini. Quando si presentano, infatti, fanno scoppiare il panico in asili e scuole! Il più diffuso, responsabile anche dei “danni” maggiori, è il pidocchio del capo (Pediculus humanus capitis), ma esistono anche due suoi “parenti”: il pidocchio del corpo e il pidocchio del pube. Entrambi sono ospiti indesiderati che da sempre vivono suH’uomo e che per nutrirsi ne succhiano il sangue ma “colonizzano” differenti parti del corpo, per le loro forme e le loro abitudini. Studiamoli allora da vicino per saperli riconoscere e combattere.

Il pidocchio del capo

È quello con cui ci si trova più spesso a fare i conti, colonizzatore soprattutto delle teste degli scolari.

Ha un corpo a forma ovoidale, di colore bianco-grigiastro, (in molti casi volge verso il marroncino per meglio mimetizzarsi tra i capelii), è lungo 2-4 millimetri ed ha sei zampette uncinate che gli consentono di spostarsi su e giù per il capello, senza perdere la presa. Di solito se ne sta ben ancorato ad un paio di centimetri dal cuoio capelluto, ma quando deve nutrirsi ridiscende sulla cute, la perfora grazie alla bocca a forma di “apriscatole” in miniatura e succhia il sangue del malcapitato ospite. Il dispettoso animaletto, non contento, deposita in corrispondenza del “morso” un particolare liquido, che è poi causa di un intenso prurito: lo stesso che porta a grattarsi la testa molto spesso, e a suscitare sospetti di genitori e maestre…

Fattasi adulta, la femmina del pidocchio, che vive circa tre settimane, arriva a deporre fino a 300 uova.

Le uova, dette lendini, sono di colore chiaro, hanno una forma a pinolo e sono lunghe circa 1 mm. Le lendini vengono depositate alla radice dei capelli (soprattutto della nuca e a quelli

intorno alle orecchie) grazie a una sorta di colla resistentissima. In aspetto le lendini somigliano alla forfora, ma rispetto a questa si distinguono proprio perché se sfreghiamo la cute del cuoio capelluto con le dita, la forfora si rimuove, mentre le lendini rimangono ben incollate! Bisogna sapere che le uova maturano e si schiudono in una settimana (motivo per il quale è d’obbligo ripetere il trattamento antiparassitario, come vedremo in seguito), facendo uscire una “ninfa” che di fatto ha già l’aspetto del parassita adulto.

Per diventarlo veramente le occorrono però tre mute e 7-13 giorni di tempo, nonché la buona abitudine di succhiare sangue dalle 2 alle 5 volte al giorno. Dopodiché il ciclo ricomincia: il prurito, se non si interviene, diventa un fastidio insopportabile, mentre i pidocchi, che non amano stare stretti, una volta raggiunto il sovraffollamento della colonia cercano nuove teste da colonizzare! Come? Approfittando di uno sfioramento di capelli oppure “mettendosi in agguato” su cappelli, pettini, spazzole e cuscini in attesa che siano utilizzati da un nuovo cortese ospite!

Il pidocchio del corpo

Il pidocchio del corpo (Pediculus humanus) è quello che approfitta maggiormente delle scarse condizioni igieniche ambientali oppure della persona. Per forma e dimensioni è molto simile a quello del capo ma per fortuna assai più raro: il pidocchio del corpo, infatti, può rappresentare un serio problema sanitario in quanto è il solo che con il morso può trasmettere microrganismi patogeni da una persona all’altra. Di solito se ne sta ben nascosto in vestiti poco lavati e in materassi mai percossi uscendone al momento opportuno per concedersi una salutare “bevutina” di sangue: i suoi morsi lasciano piccolissime ma fastidiose lesioni: puntiformi, arrossate, finiscono spesso per trasformarsi in papule infette a seguito del grattamento per l’insopportabile prurito.

Il pidocchio del pube

Il pidocchio del pube (Phthirus pubis) ha una forma decisamente più schiacciata rispetto ai suoi “parenti”, che gli ha procurato il nome comune di “piattola”. I pidocchi del pube si rinvengono soprattutto tra i peli della regione pubica, ma in caso di forti infestazioni non è raro trovarne in tutte le altre aree pilifere del corpo quali torace, cosce, ascelle, ciglia, sopracciglia, barba e baffi, ma mai nei capelli. La preferenza di questi habitat si spiega con il fatto che i grandi uncini del parassita pubico sono adatti per aggrapparsi a peli più grossolani e robusti dei capelli. Il pidocchio del pube si trasmette per contatto intimo, proprio per questo interessa di solito la popolazione adulta.

Normalmente, come detto, è nella zona pubica che vive questo parassita, ed è dunque lì che si concentrano i morsi, poi evidenziati da minuscole crosticine alla base dei peli.

Nei casi più seri le punture possono provocare anche la comparsa di macule azzurrognole (le macule cerulee) che si ritengono dovute a modificazione dei pigmenti del sangue, indotta dalla saliva del pidocchio al momento del morso.

Torniamo al “nemico pubblico numero uno” il pidocchio del capo

I Sintomi

L’infestazione da pidocchi del capo è pressoché innocua, seppur fastidiosa, e si manifesta con irritazione e intenso prurito nella zona interessata, e in alcuni casi, con una reazione infiammatoria della pelle. Raramente si possono verificare infezioni secondarie dovute al grattamento della zona interessata.

Rompere l’assedio

In caso di infestazione chiunque può ritrovarsi sulla testa i fastidiosi animaletti con il loro carico di lendini. Dobbiamo, infatti, stampare nella nostra mente questo concetto: per i pidocchi vale il motto “Ogni Testa È Quella Giusta”, quindi nessuno è al riparo dal rischio pediculosi… C’è da aggiungere che sottoporsi a un trattamento antiparassitario non mette al riparo da ulteriori infestazioni. Inutile allora parlare di prevenzione?

Questo no: specie in ambito scolastico, alcune “buone regole” aiutano, infatti, se non a scongiurare la comparsa dei pidocchi, almeno a diminuire le possibilità di una loro rapida diffusione tra gli scolari. Inoltre, anche qualche piccola attenzione a casa da parte dell’intera famiglia può essere preziosa ai fini di una precoce scoperta dei parassiti, quando il loro numero (e soprattutto quello delle lendini), non è ancora tale da rendere difficile l’azione degli antiparassitari.

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