Fisco: tasse e contributi, sottratti in media 110 miliardi

Centodieci miliardi l’anno. A tanto ammonterebbe, in media, l’evasione fiscale e contributiva annua in Italia. Una cifre enorme ricordata da Enrico Giovannini, presidente della commissione per la redazione annuale della relazione “Relazione annuale sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva“, in occasione di un’audizione alla commissione parlamentare Anagrafe tributaria.Dai dati, che erano stati pubblicati nel rapporto di ottobre 2016, emergeva che il gap delle entrate tributarie e contributive è andato crescendo. Nel 2014 il tax gap, ovvero la differenza tra le imposte attese e quelle pagate, è arrivato a 11,6 miliardi di euro rispetto ai 108 del 2012, tra il 20 e il 20% del totale.

Primo fra tutti il settore dei servizi alle famiglie, in cui il sommerso è pari al 30%: le persone, quindi, si tratta di badanti, colf, baby-sitter o altri servizi legati alla casa o alla famiglia.

Il buco si impenna quando ci sono in ballo redditi da lavoro autonomo e d’impresa: per l’Irpef, il tax gap nel 2014 è stato addirittura del 59 per cento. Giovannini ha illustrato i dati relativi al triennio 2012-2014. Per il lavoro dipendente, invece, siamo nell’ordine del 4 per cento. “I 110 miliardi di evasione fiscale e contributiva denunciati quest’oggi sono pressoché stabili da almeno 10 anni, mentre nello stesso periodo l’Amministrazione finanziaria ha visto aumentare notevolmente il numero di strumenti a disposizione per contrastare chi evade il fisco”, ha commentato Paolo Zabeo, coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre. In una scala che vede in testa proprio i servizi alle famiglie (30%), seguiti da commercio e pubblici esercizi (26%), dalle costruzioni (24%) e dai servizi alle imprese (20%).

“Nel’attività di contrasto all’evasione viene fatto tantissimo ma ci sono anche dei limiti fisici dovuti alle risorse disponibili” ha spiegati Giovannini. “Circa 200mila soggetti sono verificati annualmente rispetto a quattro milioni di imprese e ciò mostra che c’è un limite fisico alla possibilità di indagini in loco”. Soltanto una maggiore efficienza, raggiungibile attraverso l’integrazione tra banche dati statali e non statali, potrebbe migliorare l’attività di contrasto all’evasione.

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