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La rom messa in gabbia perdona i suoi molestatori: “Era uno scherzo. Sono ragazzi buoni, li conosco” (Video)


La storia è indubbiamente orrenda, ma proprio per questo va raccontata con attenzione per comprenderne la genesi e i gravi sviluppi. Breve riassunto dei fatti. Due rom vengono sorprese a rovistare tra i rifiuti di un supermercato di Follonica da due dipendenti del centro commerciale.  I quali, avvezzi ad affrontare ladruncoli durante il proprio lavoro, sono montati su tutte le furie e hanno pensato bene (anzi male) di rinchiudere le donne nella gabbia che conteneva i bidoni della spazzatura. Un sequestro di persone a ogni effetto.

Le zingarelle sentendosi prigioniere in quel luogo maleodorante si sono spaventate; una di esse si è messa a urlare come una matta. La scena chissà perché è piaciuta ai due operai autori della bravata e l’hanno registrata col cellulare inserendo il filmato in un social, convinti forse di suscitare generale ammirazione. E invece si sono messi in un guaio più grande di loro da cui non usciranno facilmente indenni. Si dà in effetti il caso che la legge vieti di sequestrare chicchessia, fosse anche un malvivente colto in flagranza. Legge discutibile forse, ma in vigore e pertanto da rispettare.

Il filmato delle due prigioniere disperate e urlanti in breve tempo ha invaso internet e una moltitudine di persone lo ha visionato, eccitandosi assai e manifestando approvazione per l’iniziativa dei dipendenti del supermercato. Significa che la gente è esasperata e non si controlla più neanche dinanzi a immagini come quella delle bricconcelle ingabbiate e crudelmente ridicolizzate. E di questo diffuso stato d’animo bisogna pur tenere conto nel valutare il reato commesso dai giovanotti, che comunque non può passare in cavalleria, poiché il codice penale non è un elastico adattabile alle situazioni.

II centro commerciale ha annunciato l’intenzione di licenziare i reprobi e ciò ha sollevato una ondata di solidarietà verso di loro. Anche il segretario della Lega, Matteo Salvini, ha speso parole in difesa della coppia che rischia di perdere il lavoro. Ma non sarà un gioco da ragazzi evitare che l’azienda la cacci e soprattutto che i giudici la assolvano, essendosi macchiata di un reato solo apparentemente bagattellare e, in realtà, punibile con il carcere. Ovviamente ci auguriamo che la vicenda trovi uno sbocco pacifico, dato che siamo sicuri della non cattiveria degli operai anche se hanno agito con incoscienza e imperdonabile leggerezza.
Quanto alle zingarelle, non avranno problemi. È passato da tempo il principio che esse, quand’anche rubino, sono impunibili per definizione. Cosa sbagliata ma ormai entrata nel costume giudiziario di questo scassato Paese che condanna addirittura chi definisce clandestini i clandestini.Si fa la guerra al vocabolario italiano e si trascura il senso dei termini.

Più che scalpore un grande clamore. Nel senso che il caso di Follonica, dove due nomadi sono state rinchiuse in un gabbiotto del supermercato Lidl della cittadina toscana da due dipendenti dell’esercizio commerciale, è già diventato un caso nazionale. Con la rete che ribolle di commenti, sia a favore che contro, e con la politica che si accapiglia senza esclusione di colpi, chiamando a raccolta anche gli «alleati».

Fra questi il solito Roberto Saviano che ha attaccato frontalmente il leader della Lega, Matteo Salvini, reo, a dire dello scrittore, di aver difeso gli impiegati del centro commerciale finiti nell’occhio del ciclone. «È evidente che Salvini ha perso la testa, e nel tentativo di intercettare il voto delle persone peggiori del nostro sventurato Paese», sostiene lo scrittore, «non esita ad incitare a realizzare reati gravissimi». Questione di punti di vista, diciamo.
Salvini, in realtà, si è limitato a difendere i due dipendenti, rispettivamente di 27 anni e 35 anni, autori delle riprese con il loro smartphone e ora indagati per sequestro di persona. Il leader ha affermato di stare «con i lavoratori». «Gli offrirò anche il sostegno legale», chiosa Salvini, «e sono pronto a boicottare i prodotti della catena se i due verranno sanzionati».

Quel sostegno che, invece, è pronta a togliere ad uno dei due, iscritto al sindacato, la Cgil. «La cultura dell’odio non ci appartiene», spiega il segretario della Camera del lavoro a Grosseto, Claudio Renzetti, che annuncia la sospensione del giovane. Anche l’azienda «condanna fermamente» l’accaduto e fa sapere che sta valutando il da farsi. L’ipotesi più accreditata è quella della sospensione dal lavoro. «Siamo venuti a conoscenza del video diffuso in rete», si legge in una nota di Lidl Italia pubblicata sul profilo Fb, «prendiamo le distanze senza riserva alcuna dal contenuto del filmato che va contro ogni nostro principio aziendale. L’azienda sta verificando le circostanze legate al video e si avvarrà di tutti gli strumenti a disposizione, al fine di adottare i provvedimenti necessari nelle sedi più opportune».

Eppure sul web sono in tanti a non pensarla nello stesso modo. «Se licenziate i due ragazzi io e la mia famiglia non metteremo più piede nella vostra catena», scrive su Facebook uno dei tanti che appoggia l’operato dei due lavoratori di Follonica. «È anzi dovere procedere all’arresto da privato cittadino in caso di flagranza. Avevano tutto il diritto e il dovere di trattenere in attesa dell’arrivo della polizia», ribatte un altro che cita pure gli articoli del Codice di procedura penale. Anche il segretario provinciale di Fratelli d’Italia, Fabrizio Rossi, è contro i provvedimenti per i lavoratori. «È fuori luogo parlare di sequestro di persona», sostiene l’esponente di Fdi.

Ma il vero bersaglio resta Salvini, contro il quale si sono scagliati il senatore del Pd, Andrea Marcucci, i deputati di «Possibile» Pippo Civati e Andrea Maestri, il segretario di Sinistra italiana, Nicola Fratoianni, l’ex premier Massimo D’Alema e il governatore della Toscana, Enrico Rossi. «Eccoli i frutti avvelenati della xenofobia», afferma il presidente della Regione, neo scissionista del Pd, «e non si parli di goliardate. Quello che è successo alle due donne rom è gravissimo e deve essere condannato fermamente, come ha fatto la stessa azienda».

Sia benedetta Margherita, la rom 47enne che ha smascherato tutti gli abituali stracciatori di vesti, che hanno fatto a pezzi interi guardaroba per la vicenda delle «zingare imprigionate di Follonica», rinchiuse in un gabbiotto da due presunti neoschiavisti dipendenti della Lidl. «Sono ragazzi buoni, li conosco. Hanno fatto scherzo», ha detto Margherita intervistata, «hanno fatto foto», insomma, si conoscevano, non c’era cattiveria e tanto meno persecuzione di diversi o minoranze, era tutto un film. Uno spettacolo a uso e consumo di Facebook, la più importante mostra fotografica e cinematografica del mondo, alimentata dalla creatività di milioni di persone, e qualche volta, come in questo caso, da indubbia imbecillità. Ma uno scherzo imbecille, non è una segregazione razziale.

Tuttavia l’occasione era troppo ghiotta, per la politica locale, col sindaco in prima fila, per gli editorialisti montati, per il popolo della rete sempre pronto a«scatenarsi» – altri comportamenti non vengono mai presi in considerazione che hanno gridato «licenziateli!». Dagli dunque al cancro razzista, incarnato da due sottoproletari della Lidl. Ma poi eccola, la vittima, la discriminata, l’ingabbiata, una rom di mezz’età con una dignità che parigrado italiani da generazioni se la sognano, un senso delle proporzioni e della misura che la nostrana politica va predicando continuamente, senza mai applicarlo.

Nel video pubblicato dall’edizione fiorentina di Repubblica, sottoposta alle domande legittimamente incendiarie del cronista, sminuisce, riduce, smorza. Qualcuno dirà: ha paura. Figurarsi, col casino che si era prodotto, avrebbe potuto sfruttare l’occasione senza temere niente e nessuno, già la vedevamo ospite di Fazio e del prossimo festival di Sanremo, per non parlare del libro autobiografico scritto a quattro mani con qualche prestigiosa firma della stampa buona. E invece lei stessa, Margherita, ha disarmato gli indignados già pronti a accatastare la legna per ardere i due carcerieri abusivi annidati nella grande catena di supermercati, ovviamente connivente, come sempre è il capitale.

Scavi pure la procura, che ha già avviato le indagini, i suoi accertamenti, per noi il caso è chiuso, è stata una pagliacciata, non un’aggressione e tantomeno, come ipotizzano i magistrati, un sequestro. C’era complicità, come fa capire Margherita sorridendo al cronista, non smentendolo quando le chiede: «eravate d’accordo?», e ribadendo «era uno scherzo». A dimostrazione di un clima ben diverso, da quell’odio incandescente che tanto piacerebbe ai nostri indignati, perché in quel ribollire sanno benissimo come vendersi e lucrare, ci sarebbero altri video che dimostrano che tra Margherita, la sua amica rom, anch’essa rinchiusa giovedì nel gabbiotto, e gli aguzzini immaginari della Lidl, c’era la consuetudine al cazzeggio andante. I nervi a fior di pelle dei moralisti, si sa, non tollerano il cazzeggio, ma solo il sussiego vanesio, il pistolotto falsamente appassionato, in realtà frutto di un mestiere apatico e consolidato.

Le due rom in gabbia! Quale occasione migliore per sparacchiare a casaccio, insultare il politico impresentabile, e aumentare la propria altezza di faro morale per masse confuse e pecorone. Facciamo subito a cambio, come nella antica pubblicità dei fustini di detersivo: vi diamo due editorialisti indignati per una rom come Margherita. Una che lo sa che un dipendente della Lidl con un futuro disperato anche più del tuo, se ti vede frugare tra i rifiuti o elemosinare, tutti i giorni, ti può sfottere, trattare con modi gaglioffi, prenderti a oggetto di uno scherzo cretino e offensivo e di un penoso post su Facebook. Ma proprio perché sa tutto questo, e perché se ne fotte di Facebook e di tutto questo circo dell’opinione pubblica oziosa e sterile, avendo piuttosto da pensare alla sopravvivenza, con una saggezza e un equilibrio ormai estinti ai civilizzati dice: «Non voglio fare casini, sono buoni, era uno scherzo». Chapeau, Margherita.

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