Formula 1 Streaming Gratis Gran Premio Cina Shanghai Diretta Live Tv F1 2017 Rojadirecta

Programma: il GP di Cina si corre a Shanghai. In programma 56 giri (ciascuno di 5.541 metri) per un totale di 305,066 metri. Il via è alle 8, in diretta su Sky e in streaming gratis u Roajdirecta. Poi differite su Sky (alle 11, alle 14 e alle 18) e su RaiUno (alle 14).
MONDIALI. PILOTI: Vettel 25, Hamilton 18, Bottas 15, Raikkonen 12, Verstappen 10. COSTRUTTORI: Ferrari 37, Mercedes 33, red Bull 10.

Che bello vedere la Ferrari così veloce, di nuovo in prima fila. E’ ancor più bello perché si sente tuttora l’eco della sequela di delusioni patite nel 2016. La vittoria conquistata da Vettel nel GP d’apertura, quindici giorni orsono in Australia, ha galvanizzato la Ferrari, i tifosi, l’intera Formula 1. Ma la domanda, legittima e fors’anche obbligata, era (e continua a essere): la Rossa è davvero competitiva? Può realmente battersi allo stesso livello della Mercedes? E la Mercedes ha soltanto problemi di gioventù oppure è vittima di un malessere (tecnico) più profondo?
Ebbene, le qualifiche del GP di Cina hanno detto che la Ferrari è davvero molto veloce. E’ una consapevolezza che si basa su diverse e fondate considerazioni: la pista di Shanghai è più significativa rispetto a quella di Melbourne, più lunga, tecnicamente impegnativa, simile a molte altre che si troveranno durante la stagione (tutte disegnate dalla stessa mano); le temperature sono più basse e le gomme più dure. Andare veloci in Cina significa avere delle qualità indubbie, comunque finisca la gara, sul cui esito grava (per tutti, non soltanto per la Ferrari) l’incubo della pioggia. Non di normali precipitazioni, ma di quantità d’acqua tale da rendere difficile la disputa della corsa. Non a caso si era ipotizzato di concentrare nella giornata di ieri sia le qualifiche sia la gara. Poi non se n’era fatto nulla, vedremo cosa accadrà stamattina (alle ore 8 italiane).

Detto questo, va ribadito lo stato di forma della Ferrari. I valori in pista resteranno più o meno questi, sino a quando (forse a Sochi, più probabilmente a Barcellona) sarà possibile vedere auto aggiornate rispetto a quelle attuali.

«Si vedrà oggi quanto sia stato importante ottenere la prima fila – spiega Vettel -. E’ stata una bella sessione, mi sono divertito molto, se fossi stato più veloce mi sarei divertito di più. Ma sono contento. Ho perso qualcosina nell’ultima curva, forse non sono stato abbastanza aggressivo (lui dice “sono stato codardo”, ndr) e ho frenato un po’ prima. Ma sono arrivato vicino a Bottas, con un margine sufficiente per conquistare il secondo posto. Per fortuna abbiamo una monoposto forte in qualsiasi condizione. Ora dipenderà anche quello che combinerà la Mercedes. Abbiamo visto, già in Australia, che in qualifica i nostri avversai riescono a sfruttare al massimo il loro potenziale, mentre noi in questo dobbiamo migliorare. Aspettiamo la gara, credo che le condizioni saranno diverse». Diverse per due ragioni: la prima è che il “passo gara” della Ferrari pare essere molto buono (ma sarà necessario sfruttarlo con una condotta di gara aggressiva, come è stato fatto in Australia), la seconda è – appunto – l’incombere del maltempo. Resta il fatto che la Ferrari deve effettivamente crescere in qualifica, anche se il piglio mostrato in queste prima due gare dice che di strada se n’è fatta molta rispetto al 2016.

Un po’ più indietro rispetto a Vettel (e alla due Mercedes) Kimi Raikkonen. Non che il finlandese abbia rimediato un distacco abissale dai primi tre, tutt’altro. E’ che al momento, con una Red Bull ancora indietro, la lotta è tra quattro piloti: Hamilton (sulla cui voglia di vittorie non c’è da discutere), Vettel (stesso discorso), Bottas (che si sta giocando la carriera e ha motivazioni altissime) e lui (che appare un po’ meno deciso e determinato). «La mia auto va bene – spiega – ma nel primo settore non sono del tutto a posto. Il fatto di aver girato poco, a causa della pioggia, non mi ha aiutato. Non sono veloce come vorrei essere, però sono riuscito a recuperare, sfruttando bene la macchina e le gomme. La gara? Bisognerà vedere se pioverà davvero. A Barcellona abbiamo usato le nuove coperture da bagnato, ma in condizioni artificiali. Qui sarebbe il debutto in condizioni reali, penso che sarà un’incognita per tutti. Vediamo come andrà a finire». Prima dell’ora (italiana) dell’aperitivo, dovremmo saperlo.

Lewis Hamilton conquista la pole numero 63 in carriera. Sorride a trentadue denti (metaforicamente, lui accenna soltanto i sorrisi…) e la definisce la “più emozionante”. «Sono molto contento – dice il pilota inglese – perché ora c’è vera lotta e questa è l’essenza delle corse, ti spinge ad alzare sempre più l’asticella». In effetti il distacco di appena 186 millesimi dalla Ferrari di Vettel, seconda, testimonia quanto sia stata combattuta la pole, a tutto vantaggio dello spettacolo.

Ma da quando Hamilton tiene allo spettacolo (e non alla vittoria?). L’emozione di cui racconta è più probabilmente un bel sospiro di sollievo, perché la Ferrari era davvero molto vicina e dunque molto pericolosa. Resta il fatto che tra la seconda parte delle qualifiche (la “Q2”) e quella decisiva (la “Q3”) la Mercedes è la squadra che riesce a crescere di più. Merito, certo, di un pilota di grande caratura. Ma, si favoleggia da tempo, merito anche di qualcos’altro. Sono almeno due anni che ci si interroga sul “bottone magico”, prima ci si chiedeva se ci fosse davvero (si è appurato che c’è), poi a che diamine servisse. La prima teoria è che fosse sostanzialmente un modo per utilizzare una “mappatura” estrema del motore, in grado di regalare una manciata di cavalli senza per questo mettere a repentaglio la vita stessa del motore. Poi s’è cominciato a ipotizzare che il bottone permettesse di migliorare la combustione nel motore con delle micro iniezioni di olio. La Fia ha fatto dei controlli e ha chiarito che non si può usare il lubrificante (e con tutti i suoi componenti chimici) come additivo per il carburante. Nel frattempo, però, pare che anche gli altri motoristi abbiano imparato a usare l’olio in questa maniera (in barba ai divieti) fatto che non spiega – o non spiegherebbe – il vantaggio che la Mercedes continua ad avere in qualifica.

Resta un dato (di cui Hamilton si è accorto appieno): per battere la Ferrari, ieri la Mercedes ha dovuto davvero spremere ogni risorsa fino in fondo. Poi, certo, il passo gara può anche essere un’altra cosa. Ma la Mercedes, se pure fosse più indietro su questo piano, sarebbe comunque in grado di vincere (in Australia ha sbagliato la strategia, ma non è detto che la sbagli sempre…).
Diciamo che alla Mercedes erano così poco convinti delle loro possibilità, che Niki Lauda aveva scommesso 10 euro (il personaggio è noto per non scialare mai) sulla pole di Vettel. C’è da credere che sia contento di avere perso…

Ancora Hamilton: «Confermo che la lotta è stata dura, ma stare davanti di oltre un decimo significa aver svolto un buon lavoro. Non bisogna dimenticare che si è girato poco a causa della pioggia e che dunque non era facile trovare una buona messa a punto dell’auto. La partenza sarà un momento cruciale, tanto più che da quest’anno le procedure rendono più difficile questo momento. Se piovesse sarebbe tutto molto più complicato e rischioso. Io poi non ho provato la mia auto con le gomme da bagnato. Quindi sarà divertente». Che è poi il suo modo – definire divertente una situazione rischiosa – per farsi animo e per mettere pressione agli avversari.

Se non piovesse, i tecnici della Pirelli ipotizzano le seguenti possibili strategie. La più veloce: uno stint sulle supersoft per 20 giri, poi sino alla fine con le soft; un’intermedia: due stint con le supersoft (di circa 15 giri ciascuno) e uno con le soft sino alla fine; il più lento: uno stint con le supersoft per circa 15 giri, poi le medie sino alla fine. Le squadre di metà schieramento, che puntano alla concretezza, possono scegliere la seconda o la terza opzione; difficile che questa scelta sia sposata dalle squadre di vertice.
Comunque sia, a parte Hamilton e la sua voglia di vincere, c’è da segnalare la crescita di Valtteri Bottas. Dai test a Barcellona alla gara in Australia, il finlandese è cresciuto molto e ieri ha lasciato a Vettel la seconda posizione per un millesimo. Segno che sta imparando anche lui (e sta migliorando). «Un millesimo è un’inezia, peccato, Vettel è riuscito a mettersi tra di noi. Mi spiace, ma la gara è un’altra cosa, partiamo dalla prima e dalla terza posizione e non è male. Poi con il meteo imprevedibile può succedere qualsiasi cosa».

Arrampicatosi in prima fila a Melbourne dopo diciotto lunghi mesi, appena due settimane fa, Sebastian Vettel vi si è abbarbicato affondandoci le unghie e ieri, nelle qualificazioni del Gran Premio della Cina, l’ha difesa per quel nulla che è un millesimo di secondo.

Oddio, si fa per dire. Un millesimo in Formula 1 può valere molto più di quanto si possa pensare: basti immaginare che se ieri Vettel quella scheggina di vantaggio l’avesse smarrita e i due avessero fatto segnare lo stesso identico tempo, sarebbe stato Valtteri Bottas a far compagnia ad Hamilton in prima fila per effetto dell’articolo 35.2 del regolamento sportivo che algidamente recita: “Se due o più piloti avranno tempi identici in Q1, Q2 0 Q3, la priorità sarà data a chi l’ha fatto registrare per primo”.

Ma non incastriamoci nei cavilli perché la questione del millesimo ha un suo respiro, che poi è il grande fascino dell’immensamente piccolo. Un limite oltre il quale non spingersi per precisa scelta filosofica, e non per ragioni tecnologiche: da quasi vent’anni infatti è possibile accertare con estrema precisione i tempi al decimillesimo e si potrebbe andare anche oltre, ma il cronometrista della Formula 1 – a quei tempi TAG Heuer, oggi Rolex – neanche è interessato a questi dettagli. Ed è giusto così.

E’ bene sia salvaguardato un concetto di parità che, per quanto improbabile, è ben saldo nello sport e nelle leggi della fisica. ìn Formula1 la madre di tutte le parità risale al Gran Premio d’Europa che concluse il Mondiale 1997. Teatro: Jerez de la Frontera. ì primi tre piloti della classifica – Michael Schumacher su Ferrari, Jacques Villeneuve e Heinz Harald Frentzen su Williams – in qualificazione ottennero lo stesso tempo al millesimo.

Partirono nell’ordine cronologico in cui lo ottennero – Villeneuve in pole, Schumi in prima fila, Frentzen in seconda -, e oggi non c’interessa più di tanto rievocare l’incidente con Villeneuve che costò l’esclusione di Schumi dalla classifica.Su quella parità furono anche sollevati sospetti – mai del tutto risolti in chi ha memoria ma peraltro neanche sostenuti da indizi validi – della longa manus di Ecclestone per ricavare il massimo della visibilità, con la volata mondiale allo zenit. Fu un giochetto del destino, molto ben riuscito.

Mai il millesimo ha avuto invece una sua dignità negli ordini di arrivo: per la storia i distacchi minimi sono il centesimo che divise Peter Gethin e Ronnie Peter- son nel GP d’Italia del 1971,e da quando il cronometraggio è diventato digitale gli undici millesimi tra Rubens Barrichello e Michael Schumacher nel GP Usa 2002. Un arrivo in parata mal riuscito che avrebbe dovuto veder vincere il tedesco ma il frustrato brasiliano – ops, non volevo, mi è scappato il piedino, non capisco come possa essere successo – proprio sul traguardo antepose la punta della sua Ferrari a quella del compagno.

DOVE È SUCCESSO? ìl millesimo di ieri equivale a 7,7 centimetri, come spieghiamo a parte con relativa equazione spazio/tempo. E dov’è che Vettel s’è guadagnata ‘sta manciata di centimetri? O al contrario: dov’è che Bottas l’ha persa? Davvero impossibile dirlo, anche se il tedesco ha voluto precisare di aver avuto bel altro vantaggio in mano: «Forse ho perso qualcosa nell’ultima curva, magari sono stato un po’ timoroso frenando un po’ troppo presto… E’ stato comunque un bel lavoro essere rimasto in prima fila».

Ordine di partenza identico a quello dell’Australia, almeno per ciò che riguarda le prime due file: Hamilton contro Vettel, subito dietro Bottas con a fianco Raikkonen. Un duello, quello tra Mercedes e Ferrari, che sembra consolidarsi perché rimasto stabile su due piste assai differenti quali sono Melbourne e Shanghai. Probabilmente si tratta del leitmotiv che imbastirà l’intera stagione, prescindendo dal risultato della gara odierna. Vogliamo vederli in battaglia, magari usando il millesimo di secondo come un randello.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.