Frana a Ponzano shock, la collina scende a valle distrutte tutte le case: sottoterra mezzo paese

Il ministro dell’Ambiente, nel corso del Question Time in Aula alla Camera, ha garantito l’impegno a stilare un programma con le istituzioni della Regione Abruzzo per fare fronte alle necessità della popolazione

Una situazione davvero terribile quella che si sta verificando dallo scorso 13 febbraio nella frazione Ponzano di Civitella del Tronto, nel Teramano, dove purtroppo una frana lentamente sta scivolando verso valle alla velocità di un metro al giorno dallo scorso 13 febbraio appunto e sembra aver cancellato metà della frazione Ponzano. Una situazione davvero preoccupante, e nello specifico sono trentatré le case che sono state evacuate e 98 persone sono purtroppo rimaste senza un tetto.Una collina è stata praticamente tagliata a metà e sta scivolando a valle alla velocità di un metro al giorno; i cittadini di Ponzano di Civitella del Tronto, purtroppo non possono far altro che assistere impotenti alla scomparsa di 30-40 ettari di terreno agricolo e di oltre metà dell’abitato, costituito appunto da 33 case. Intervenuto sulla vicenda, il geologo Paolo Marsan della Protezione civile nazionale, il quale ha spiegato: “Si tratta di una paleofrana, che si muove con grande velocità e che al momento non è arrestabile“.

Alla base del paese è presente un grosso muro di contenimento, il quale viene costantemente monitorato ed una rete di sensori è stata applicata al terreno con il solo obiettivo di registrare quotidianamente il movimento della frana. Non si sa ancora cosa succederà nelle prossime ore soprattutto alle abitazioni rimaste gravemente danneggiate, ma si presume che purtroppo molte di queste crolleranno.Intervenuto sulla questione anche il Ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, il quale riportando i dati forniti dalla Prefettura di Teramo ha dichiarato: “La frana continua ad avanzar, sono stati effettuati circa 230 interventi tra recuperi e messe in sicurezza di impianti, con la presenza di una Unità di comando locale. Il Consiglio dei Ministri dello scorso 20 gennaio ha esteso gli effetti dello stato di emergenza dichiarato il 25 agosto 2016 anche agli eccezionali fenomeni metereologici in Abruzzo”. Il Ministro Galletti ha aggiunto che per quanto di competenza, il Ministero si impegnerà ad avviare sin da subito un dialogo con la Regione per individuare le risorse finanziarie e per comprendere tutti gli interventi necessari in uno specifico programma.

Nella cittadina intanto nelle ultime ore si è cominciato a parlare di delocalizzazione ma il sindaco di Civitella del Tronto, Cristina Di Pietro ha continuato a lanciare appelli allo Stato affinché si intervenga al più presto soprattutto per dare assistenza alla popolazione, offrendo i giusti sostegni economici. “A dieci giorni dal primo cedimento i tecnici ci hanno detto che per il momento non è possibile fare nessuna previsione, dobbiamo aspettare almeno un paio di giorni per capire, grazie ai monitoraggi che sono stati avviati, come la frana continui ad avanzare. Fondamentale anche per capire che cosa stia succedendo in quella parte di centro abitato in cui gli edifici non sono stati sgomberati”, ha aggiunto il sindaco Cristina Di Pietro. 

La signora Silvana ha 63 anni e una casa che non c’è più. Perchè la frana la trascina a valle, la spinge inesorabilmen­te in avanti aprendo mura e vi­te. Per lei e per tutta la gente di Ponzano il sindaco chiede le casette di legno.
Mentre il fronte avanza alla velocità di un metro al giorno interessando un’area di qua­ranta ettari in uno scenario or­mai da catastrofe con le abita­zioni che crollano come in un terremoto, il primo cittadino di Civitella Cristina Di Pietro si appella al capo della Prote­zione civile Fabrizio Curcio, ai parlamentari, al presidente della Regione Luciano D’Al­fonso «perchè ci aiutino da su­bito garantendo copertura normativa e finanziaria per gli interventi, risarcendo le per­sone che hanno perso tutto». E da subito chiede le casette di legno.

«Perchè bisogna evi­tare lo spopolamento, perchè la gente vuole restare qui an­che se sta perdendo l’abitazio­ne costruita con tanti sacrifi­ci», dice l’amministratore ap­pena rientrato dall’ennesimo sopralluogo, «ho scritto alla Protezione civile regionale e venerdì ho un primo incontro all’Aquila proprio per parlare della richiesta fatta per le casette di legno». Gli sfollati so­no arrivati a 125, ma anche i numerosi sono in drammati­ca evoluzione visto che si te­me possano esserci altri sgomberi.

I NUMERI. Il primo cittadino li elenca nella lettera a Curcio e agli altri. «Ci sono oltre qua­ranta ettari in movimento, 33 abitazioni sgomberate e irre­parabilmente danneggiate,
98 cittadini in strutture d’ac­coglienza, due strade provin­ciali distrutte», scrive Di Pie­tro, «c’è stato un evento cala­mitoso che in poche ore ha cancellato una grossa porzio­ne di Ponzano e che, per i dan­ni rilevati ad abitazioni ed in­frastrutture può essere del tut­to assimilato agli effetti più se­veri delle scosse telluriche che hanno devastato il centro Italia». E allora, chiede il sin­daco, «serve una idonea nor­ma che individui presuppo­sti, procedure e copertura fi­nanziaria per l’integrale risar­cimento di tutti i danni subiti, valutando anche l’opportuni­tà di uno specifico emenda­mento nel procedimento di conversione del decreto legge del 9 febbraio». Ovvero quello sul cratere. «Noi nel cratere ci stiamo già», dice l’ammini­stratore, «e per questo penso ad un emendamento o ad un’altra forma. L’importante è che garantiscano al Comu­ne copertura normativa e fi­nanziaria perchè qui bisogna muoversi».

IL FRONTE AVANZA. A undici giorni dai primi movimenti la frana continua inesorabil­mente ad avanzare. Lo hanno confermato gli esperti del Cnr e della Protezione civile che hanno avviato i monitoraggi con particolari sensori. Un grosso muro di contenimento alla base del paesino, ormai diviso in varie zone rosse, vie­ne costantemente tenuto sot­to controllo. Per ora, sosten­gono i tecnici, il movimento è inarrestabile: si può solo mo­nitorare per capire quando e come poter intervenire. So­prattutto nella parte alta, nel borgo che per ora resta abita­to. «Aspettiamo di conoscere i risultati di questo monitorag­gio», conclude Di Pietro, «so­prattutto per capire cosa fare perle case che restano abitate nella zona alta della frazione».

Due ferite aperte nel territorio di Campli. Le frane di Paduli e Castelnuovo sono state al centro della discussione del consi­glio comunale di martedì sera, convocato in effetti dalla minoranza per parlare della prima, in atto ormai da due anni e ancora in attesa di un intervento.

Al consiglio hanno partecipa­to il governatore Luciano D’Al­fonso e il capogruppo del Pd in Regione Sandro Mariani. D’Al­fonso ha garantito che ci saran­no fondi per arrestare la corsa di entrambe le frane.Per Paduli con fondi del Genio civile si in­terverrà subito per realizzare una paratia di sostegno al costo­ne su cui sorgono le case, alcu­ne delle quali da tempo inagibi­li. Per Castelnuovo ha ricordato che Campli è nel cratere e che dovrebbero essere le coperture idonee.

Intanto ieri è stato ultimato il progetto per la messa in sicurez­za della frana di Castelnuovo. Si dividerà in due tranche: la pri­ma, dal costo di 200 euro, do­vrebbe partire a stretto giro. Il sindaco Pietro Quaresimale spera la settimana prossima. Si tratta della regimentazione del­le acque e della posa di alcuni gabbioni, per una spesa di circa 200mila euro. La seconda è più complessa: è prevista una “chiodatura” del terreno, ma bi­sogna fare ancora delle verifi­che, in ogni caso la spera si aggi­ra sui 400mila euro. «Sono con­tento che in tempi rapidi abbia­mo in mano una prima fase di interventi», ha commentato Quaresimale, «l’arrivo di Anto­nio Iovino, dirigente regionale del settore protezione civile, ha sicuramente agevolato l’iter bu­rocratico di questa prima parte di lavori, adesso gli organi pre­posti devono intervenire con un sostegno finanziario per evitare che il territorio di Campli resti abbandonato a se stesso».

Il consiglio di martedì, peral­tro ha votato l’istituzione di una commissione, suggerita da Mariani, composta da maggioranza, minoranza e cittadini per la vigilanza sui lavori sulle frane.Bocciata invece la proposta presentata dai consiglieri di mi­noranza Gabriele Giovannini, Marino Fiorà ed Emanuela Tritella, sostenuta anche dal consi­gliere di minoranza Giovanni Giusti che chiedeva un crono- programma degli interventi per la messa in sicurezza di Paduli, di rivedere il piano triennale del­le opere pubbliche con destina­zione dei fondi per la messa in sicurezza della frazione e delle case evacuate per consentire il rientro dei proprietari.

C’è stato un acceso dibattito sull’utilizzo dei 980mila euro de­stinati da un decreto regionale, due anni fa, per le frane di Pasti- nella e Paduli: i fondi sono infat­ti stati utilizzati in toto nel pri­mo paese. «Gli interventi dove­vano essere indirizzati a entram­be le emergenze» ha dichiarato la minoranza. Ma il sindaco ha obiettato che «all’epoca l’emer­genza era soprattutto a Pastinel- la: c’erano famiglie sgomberate che oggi, grazie agli interventi, sono rientrate a casa». Fiorà ha però fatto notare che «il Comu­ne dichiarò lo stato di calamità naturale chiedendo alla Regio­ne almeno un milione di euro per due frazioni che furono inse­rite in un decreto per interventi strutturali. Questo termine è sta­to usato perchè la situazione era grave. Come d’altronde dimo­strato per Paduli da una corpo­sa documentazione tecnica».

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