Francia shock, Ivan Fandino ucciso da un toro colpito al polmone incornato nell’arena

Il torero spagnolo si stava esibendo a l’Aire-sur-Adour nel sud est della Francia. L’uomo, Iván Fandiño, aveva 36 anni ed era stato invitato alle corride della fiera della cittadina francese con i suoi colleghi Juan Del Álamo e Thomas Dufau. Il torero di Orduna (Bilbao) sarebbe inciampato e, una volta a terra, è stato infilzato alla schiena.

Lo hanno caricato su un ambulanza e trasportato in ospedale dove però é arrivato già morto. Il 9 luglio 2016 un altro torero spagnolo, Victor Barrio, morì incornato da un toro a Teruel.

Encierro in spagnolo significa rinchiuso. Toro rinchiuso. Tutto il paese è trasformato in teatro di questo orrore: imponenti sbarramenti metallici, montati per l’occasione di strada in
strada e di casa in casa, creano circuiti obbligati e chiusi dai quali il toro non potrà sfuggire.

La piazza è trasformata in un’arena, da gradinate montate tutt’intorno. Sembra di vivere in un allucinante Medio Evo, la musica ritmata, diffusa dagli altoparlanti, i balli improvvisati da donne anziane e giovani, precedono l’arrivo del toro. Sui giornali sono pubblicate le foto e i nomi dei tori che, ancora ignari, non sanno che in tre al giorno, saranno torturati a morte durante questa settimana di festa in onore del Santo patrono della città. Tutto il popolo è là, dal sindaco al curato, dai bambini accompagnati dai genitori, agli adolescenti, ai vecchi.

Ai rintocchi della campana si levano gli applausi. Il toro entra di corsa, fuggendo le prime violenze subite lungo le strade del paese. Ha già infisse sul dorso delle banderillas. Invece della libertà, in questa piazza trova una folla di tremila persone pronte a linciarlo.
Si arresta di colpo. Non vedo un animale combattivo, non vedo la bestialità che titola gli articoli dei giornali locali: vedo un animale disorientato, spaventato, sofferente, che non sa perché sia lì e cosa si voglia da lui. Tutti prendono a lanciargli freccette.

E’ un’orrenda pagliacciata: i suoi persecutori lo attaccano da lontano e, man mano che si indebolisce, infieriscono e si avvicinano di più, ma lui non può mai raggiungerli, perché appena si volge verso di loro o anche solo li guarda, essi scappano infilandosi tra i
fitti pali che circondano la piazza. Solo per lui non c’è nessun rifugio. Non ha nessuna possibilità di farcela. Se ne rende conto e si ferma in mezzo all’arena rassegnato. Non è più un toro, ma un porcospino dai mille aculei.

Vedo una freccia conficcarglisi nel muso e sporgergli col suo pennacchio dal labbro superiore.
Ho una fitta al cuore. Un povero toro drogato che ora se la prende con un cappello a terra.
Ora viene ricondotto ad un nuovo giro di sevizie nel paese: al suo riapparire ha la lingua penzoloni, fatica a reggersi in piedi. Scivola e cade più volte in ginocchio, fra le risa degli umani. Orina e cola sangue sulla stretta via. A furia di tormenti lo sospingono fino alla cattedrale. Qui, dopo tre ore di torture, ha fine il suo martirio, con una fucilata in testa.

Ho visto la ressa per calpestarne il corpo, per tagliargli i testicoli, coda e orecchie e con questi adornarsi, appendendoseli sanguinolenti alla cintura. Ho visto bambini di sette anni, ragazzi sedicenni e adulti infilare avidi le dita negli squarci delle ferite
e sguazzare divertiti nella pozzanghera di sangue. Ho visto le madri di famiglia portare i figli piccolissimi all’encierro, ho visto il sadismo e la ferocia di tutta una popolazione, ho visto la cosa più orrenda della mia vita e non potevo credere, in quel momento, di trovarmi in Spagna, in Europa, in questo secolo.

La Spagna, con i suoi 8.000 encierros ufficiali sovvenzionati dal governo (i protezionisti ne calcolano ventunmila), con le sue 3.000 ricorrenze religiose, celebrate con pubbliche torture di animali, con le sue strade lorde di sangue, orina e ferocia, con i suoi “encierros infantili”, dove i bambini imitano gli adulti torturando pubblicamente un vitellino appena nato, con i suoi  preti che organizzano corride per finanziare le parrocchie, questa Spagna nella quale il potere politico, economico, la stampa e la Chiesa alimentano e sostengono la corrida e le fiestas, merita forse di essere chiamata civile? Merita di far parte della Comunità Europea ? Può continuare ad essere meta turistica? Disertiamo la Spagna, fino a quando non cessino corrida, fiestas e ogni spettacolo cruento.

Rifiutiamo i pacchetti turistici che includono il biglietto per la corrida, proposta spesso come attrazione turistica:non finanziamo uno spettacolo che oggi trae nuova linfa da un crescente turismo, superficialmente pronto a “consumare” tutto, ferocia compresa.

Inizieranno tra pochissime settimane , esattamente l’8 marzo 2014, nella città di Valencia (posta al sud della Penisola Iberica), le tristissime rappresentazioni della “forza umana che prevale sulla forza bruta dell’animale”.

L’assenza totale di fonti prima dell’XI secolo ha permesso le interpretazioni più diverse sulle sue origini: mussulmane, romane, cretesi e addirittura preistoriche. La nascita della corrida avviene nel XVI secolo, a Siviglia, dove alcuni impiegati dei macelli pare si divertissero a inseguire e schivare i tori prima di ucciderli. A poco a poco le loro tecniche si affinarono, tanto che la gente si recava ad assistere allo “spettacolo”. Benché le autorità si opponessero a questa pratica, essa si diffuse anche nelle città dell’Andalusia, di Castiglia e di Navarra, divenendo a poco a poco una professione.

I primi toreri pagati sono anziani impiegati nei mattatoi.

Le prime arene fanno la loro apparizione e da semi selvatico il toro diviene domestico e conosce le selezioni genetiche per farne un combattente adeguato. S’inizia con allevamenti di proprietà di religiosi, Dominicani e Certosini, fino a che gli allevamenti laici impongono la supremazia del toro Andaluso. II caro acquisto di questi animali impone di ridurne il numero in una corrida.

La corrida con il tempo si espande in alcuni stati dell’America, dell’Europa e dell’Africa: alcuni si oppongono, altri la sostengono, soprattutto per la sua capacità di attirare turisti.
Lo spettacolo, di cui gli schermi mostrano solo la minima parte, attira un pubblico molto vario.

Il posto privilegiato che occupa la corrida tra i media tende a rendere non colpevoli tutti coloro che vanno ad assistervi, dai curiosi agli appassionati. A tutti arrivano però messaggi di violenza, sicuramente pericolosi soprattutto per i giovani. Questi ultimi potrebbero arrivare a considerare la figura del torero un esempio da seguire e imitare, senza rendersi conto che la sua formazione è basata esclusivamente sull’incitamento alla crudeltà.

Il Governo e la Chiesa assurdamente istituiscono e appoggiano scuole apposite per l’addestramento dei toreri, i quali iniziano proprio da bambini, alla tenera età di sette anni. Essi cominciano con carriole munite di corna; in seguito si esercitano su vitellini che torturano a lungo prima di imparare a uccidere secondo le regole.

Definita espressione d’arte, di cultura e di folklore, la corrida è invece solo un percorso atroce in cui agli animali sono negati i diritti di difesa, di libertà e di vita. La sofferenza del toro inizia molto prima dello spettacolo. Egli è tenuto chiuso al buio, drogato e purgato al fine di indebolire le sue forze, percosso sui reni con sacchi di sabbia, le zampe cosparse di trementina che gli impedisce di stare fermo, la vista annebbiata da vaselina negli occhi, stoppa infilata nella gola e nelle narici a bloccargli il respiro e aghi conficcati nella carne.

Entra nell’Arena con una lama lunga circa 40 centimetri avente in cima un pennacchio (coccarda) infilata nel dorso. Due picadores a cavallo si avvicinano a lui e ognuno lo ferisce due volte con le “picas” (lance) nella schiena. E’ la volta poi dei banderilleros, ciascuno munito di un paio d’arpioni che cercano di conficcargli nelle spalle.
Il toro, ormai sfinito, affronta l’esecuzione del torero che più volte tenta di conficcargli una spada lunga un metro in mezzo alle scapole per trapassargli il cuore.
Un assistente si assicura della sua morte accoltellandolo alla base del cranio, per spezzare la colonna vertebrale.

Il toro è allontanato dall’arena ancora agonizzante.

Triste è anche la sorte dei cavalli utilizzati dai picadores: per costringerli ad avvicinarsi al toro vengono loro tagliate le corde vocali, bendati gli occhi, riempite le orecchie di cotone e intorpiditi i riflessi con morfina. Benché protetti da un materassino, il toro li incorna facilmente; i cavalli sventrati vengono allora allontanati, ricuciti e riportati nell’arena.
E’ ormai dimostrato da tutte le inchieste che la maggioranza degli spagnoli è contraria alla corrida, ma vi è una minoranza, una sorta di mafia, che ne trae i suoi affari. I guadagni delle corride vanno quasi totalmente ad allevatori, impresari e alcuni toreri di successo.
Lo spettacolo continua a essere sostenuto dal Governo.

Animalisti e ambientalisti, con le loro proteste, manifestazioni e pressioni politiche, sono riusciti a farsi ascoltare dal Parlamento europeo, richiedendo l’abolizione della corrida e delle feste sanguinarie. Molte proposte di risoluzioni e di raccomandazioni sono state presentate da diversi parlamentari europei, sempre però contrastati dalla lobby taurina.

Gli articoli del Codice Penale italiano, relativi alle violenze sugli animali, sono nettamente
contradditori: il primo capoverso dell’articolo 521-1 condanna le sevizie gravi o gli atti di
crudeltà verso gli animali; il capoverso 3 specifica che tali disposizioni non sono però applicabili nei casi in cui una tradizione ininterrotta può essere dimostrata.
La sola cosa che resta da fare quindi è boicottare le corride, come anche qualsiasi altra
manifestazione, in qualsiasi Paese del mondo, in cui gli animali vengono torturati e uccisi, non assistendo a tali spettacoli.

Come ogni anno nel mese di marzo , a ridosso della festa de “Las Fallas” , las plazas dove si terranno le corride verrà sporcata di sangue innocente.

Questo tipo di “spettacolo” del tutto osceno e violento esalta la minoranza degli spagnoli.
La maggior parte della popolazione infatti è contraria all’uccisione dei tori nelle arene ( si parla di circa l’80%).
Ma nonostante le petizioni, le proteste, le manifestazioni e la campagna massiccia di sensibilizzazione promossa da associazioni animaliste del posto, le uccisioni continuano.

Che uccidere un animale non è assolutamente nulla di artistico e di acculturato, qualsiasi persona sana di mente potrebbe comprenderlo.

Ciò che più mi lascia basita è l’assenza di vergogna da parte di chi organizza, dirige e guarda la CORRIDA, nell’affermare che è una lotta “pari” tra uomo e toro.

Siamo sicuri?

Perchè no, non lo è.
Se pensate che i due duellanti siano sullo stesso piano, vi sbagliate.
Il toro infatti viene obbligato a uno svantaggio fisico e morale, mentre il torero preparato in modo tale da avere un forte vantaggio.
Quindi, la lotta non è alla pari e decade pertanto il discorso indecoroso della forza umana che prevale su quella umana.
Facile infatti vincere su un avversario già stremato prima dell’arrivo in arena.
Perchè quello che avviene al toro prima di entrare in arena, è un vero processo di tortura.

Vi siete mai chiesti come viene preparato un toro alla corrida?

1) Il processo che fa preparare un toro inizia il giorno prima della corrida.
24 ore prima di entrare in arena il toro viene rinchiuso al buio affinchè al momento della liberazione la luce e le grida degli spettatori lo impauriscano e lo spingano a saltare le barriere per fuggire.
L’immagine che viene data al pubblico è quella del toro feroce che vuole attaccare, ma in realtà in natura il toro scapperebbe e basta.
Gli vengono tagliate le corna per proteggere il torero.
Per ore vengono lasciati attaccati al suo collo sacchi di arena pesante.
Il toro viene preso a calci nei testicoli e indotto ad avere diarrea mediante il discioglimento di solfati posti nell’acqua messa a sua disposizione.
Tutto questo lo porta ad essere debole e in completo disordine.
Nei suoi occhi viene immesso del grasso per rendere difficile la vista e nella bocca viene introdotta una sostanza che pizzica che gli impedisce di stare tranquillo.

2) I cavalli dei “picadores” sono cavalli che non hanno valore commerciale, che di solito muoiono dopo 3 o 4 corride al massimo.
Questi animali soffrono di varie patologie.
Gli viene messa una protezione sul petto che non mostra al pubblico le ferite o spesso le viscere esposte.

3) Il lavoro del “picador”.
Se il torero nota che il toro ha molta energia, ordina al picador di fare il suo lavoro, che consiste nel far sanguinare il toro per debilitarlo scagliandogli  una lancia nel petto che fa stringere i muscoli.
Oltre ai muscoli vengono lesionati vasi sanguigni e nervi.
Tutto questo per permettere al torero di svolgere la sua funzione “artistica” che si suppone debba avere questo spettacolo.
Un solo colpo potrebbe uccidere il toro, e per questo viene fatto in tre tempi per esaltare il pubblico.

4) le Banderillas.
Le Banderillas assicurano che l’emorragia continui.
Ci si assicura che siano poste nello stesso luogo già danneggiato attraverso ganci di metallo.
Il gancio si muove dentro la ferita tutte le volte che il toro si muove.
Alcune banderillas hanno un arpione di 8 cm, chiamato “di punizione”.
Al toro vengono poste se avesse mai schivato la lancia del picador.
Le banderillas rendono le ferite interne più profonde che mai.
Di esse non c’è un numero minimo: ne vengono utilizzate a sufficienza per squarciare la pelle del toro.

5) Dimostrando il valore
La perdita di sangue e le ferite nella spina dorsale impediscono al toro di sollevare la testa in modo normale, affinchè il torero possa avvicinarsi.
Col toro già prossimo alla morte il torero non ha modo di preoccuparsi del pericolo e può avere il lusso di compiere passi artistici, ovvero quelli di gonfiare il petto e di pavoneggiarsi mentre il pubblico lo applaude.
Facile sentirsi virili e bravi confrontandosi con un toro confuso, esausto e moribondo.

6) La spada
Il toro viene trapassato da una spada di 80 cm di lunghezza che può lacerargli i polmoni, la pleura ecc in base al luogo dove viene infilata.
Infatti, quando taglia le grandi arterie il toro agonizza vomitando sangue.
Al momento di ucciderlo, se il toro corre con un pò di fortuna muore di infarto.
A differenza di ciò che si pensa, non è infarto di cuore ma di emorragia interna.
A volte i tori muoiono affogati nel loro stesso sangue.

7) La tortura continua: il toro,  nell’invano tentativo di sopravvivere, cerca di non cadere ed è solito incamminarsi verso la porta dove lo hanno fatto entrare, cercando una fuga al tanto maltrattamento e al dolore.
Per evitare questo, lo pugnalano alla testa con il “descabello”, un’altra spada lunga che termina con una lama di 10 cm.
A peggiorare questi tormenti è il fatto che l’animale di solito non muore nell’immediato, ma alla fine cade a terra perchè la spada ha colpito i suoi organi interni.
Lo colpiscono di nuovo con la “puntilla” di 10 cm.

8) Il toro rimane così paralizzato senza poter, anche se volesse, fare il minimo movimento. Pertanto muore di asfissia a causa del sangue che sale alle narici attraverso bocca  e naso.

Dopo che gli hanno spezzato le vertebre, il toro perde il controllo del suo corpo dal collo in giù, ma rimane cosciente di tutto l’orrore e di come verrà squartato fuori dall’arena.

Qualche anno fa durante la mia visita a Valencia al “Museo Taurino”
( voluta e imposta dalla professoressa di spagnolo esaltatissima amante di questa pseudo-cultura ), la guida spiegò che spesso e volentieri i toreri tagliano la coda o le orecchie ai tori incitati dalla folla.
Ricordo ancora con orrore la scia di sangue che c’era intorno alla Plaza.
Ci fecero vedere il retro dell’arena dove c’erano spazi adibiti per i tori e spazi invece per le femmine ( con funzione di eccitare con i loro feromoni gli animali detenuti).
Su un lato, il posto dove tutti i tori sarebbero stati trascinati a fine corrida: il mattatoio.
Durante il video esplicativo della corrida, nello stesso museo, sono stata tutto il tempo girata a fissare un punto a caso nel muro.
L’idea che non abbia potuto evitare quella lezione umiliante per i tori  e per la coscienza umana ancora mi fa rabbia.
Io guardavo il muro, la professoressa guardava me che non guardavo il video.
Fortunatamente l’esaltata diede come facoltativa l’opzione di assistere insieme a lei a una corrida. Opzione che accettò ben volentieri metà classe.
La metà a cui mancava sufficiente rispetto per la vita di ogni essere vivente.
Se fossi stata obbligata a vedere l’uccisione di un toro avrei avuto una reazione poco umana. Giuro.

Non potete immaginare quanto tremano le mani nello scrivere questo articolo e nel proporvi le foto dell’uccisione assurda di questi poveri animali.
PERCHE’ PROPRIO DI ASSURDITA’ STIAMO PARLANDO.

Questa non è cultura, non è arte, non è spettacolo.
E’ massacro gratuito che macchia il genere umano.
E’ abominio.
E’ un crimine contro il valore di ogni singola esistenza.

Pensare che ci sono persone folli al mondo che trovano bello tutto questo mi fa uscire di senno.

Ma cosa c’è di bello nel vedere un animale venir colpito ripetutamente nonostante sia stato già straziato in precedenza?
Cosa c’è di allegro nel vedere un essere vivente che cerca una fuga disperata?
Cosa????
Ci stiano loro a farsi colpire!

Tutta quella gente nell’arena che esulta, i ventagli di quella sotto-categoria di donne vestite a festa che vengono sventolati..
La loro esultanza sembra quasi andare all’unisono con quella della folla che circondava povera gente al rogo durante il Medioevo.
Cambia l’oggetto su cui infierire, ma a distanza di millenni la crudeltà rimane la stessa.

Non mi spiego come si possa sentirsi appagati nel vedere il dolore sulla faccia del prossimo e credersi gente normale.

Folle, questa non è altro che gente folle.

Persone che sfogano la propria frustrazione e repressione sugli altri.
Persone senza scrupoli.

Vi invito a non prendere mai parte a queste rappresentazioni brutali che dimostrano solo quanto faccia schifo l’uomo.
Boicottate la tortura.
Firmate le petizioni contro la corrida e siate sempre contrari a questa oscenità.

Il massacro deve terminare!

Nel frattempo, mi auguro che tutti i toreri facciano una plateale e scenografica fine.

Segui la pagina facebook contro l’uccisione dei tori

*( le foto non rappresentano esclusivamente corride di Valencia ma di altri luoghi in Spagna dove è legale).

Il toro nella mitologia greca è associato alle divinità fluviali, rappresentate con le corna
Poseidone/Dioniso/Zagreo/Zeus) e nei miti che hanno a che fare con Creta l’immagine del
toro ricorre con insistenza: Minosse, figlio naturale di Zeus che lo generò in Europa
assumendo la forma taurina (anche figlio adottivo di Asterio) chiese agli dei di legittimare
la successione al trono con l’invio di un toro: l’animale emerse dalle acque antistanti
l’isola ed era talmente bello che Minosse non volle sacrificarlo a Poseidone come
promesso. La sostituzione del toro non piacque al dio del mare che per vendicarsi indusse
Parsifae, sposa di Minosse, ad innamorarsi del toro bianco e grazie all’ingegnosa
macchina di Dedalo, una vacca di legno ricoperta di pelle bovina a giacere con lui,
dall’amplesso nacque il Minotauro (chiamato anche Asterio o Asterione).

One comment

  1. sentite congratulazioni al toro…ogni tanto esiste un pò di giustizia divina!!

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