Frasi razziste e insulti alla Boldrini in un video diventato virale: sospeso dal servizio poliziotto

Ma dove vai, migrante in bicicletta? Forse, scampato miracolosamente alla fine sul barcone, vai a cercarti la morte, neppure troppo gloriosa, su due ruote, venendo travolto da un tir? O cerchi solo di beccarti una bella multa che non potrai neanche pagare, visto che gli unici soldi a tua disposizione sono quelli che ti elargisce lo Stato italiano?

Sta suscitando scalpore e indignazione, sui social e sui giornaloni, il video girato da un agente della Polstrada che riprende un uomo di colore intento in una sgambata ciclistica su una corsia di emergenza: più che un migrante in fuga dalla guerra sembra un corridore in fuga dal gruppo, ma il problema è che non siamo al Tour de France e nemmeno alla Coppa Cobram di fantozziana memoria; siamo sull’A32 Torino-Bardonecchia dove, come su ogni autostrada, è severamente proibito circolare in bici.

Il poliziotto immortala la scena e ironizza: «Ecco come finirà l’Italia: tutti su una Graziella in autostrada a comandare», poi rincara la dose: «Voi che amate la Boldrini, voi che avete voluto questa gente di m. in Italia, godetevi questo panorama. Guardate quale risorse della Boldrini: un tipo che pedala sulla Graziella pensando che sia una strada normale». Il video inizia a circolare in rete e sull’agente piovono accuse di razzismo, la Procura di Torino valuta se ci siano prolilidi reato e il poliziotto viene sospeso dal servizio, in attesa di essere sottoposto a procedimento disciplinare.

Eppure quest’uomo meriterebbe un riconoscimento, in quanto ha fatto il suo dovere di cittadino e di servitore dello Stato: ha denunciato una grave violazione (punita dal codice della strada), ha scoraggiato altri dal farlo e così ha potenzialmente salvato le vite di qualche altro spericolato: per i cretini che non lo avessero capito, le frasi «Aveva le cuffie in testa e lui pedalava tranquillo. Magari gli arrivava un camion dietro che gli suonava e lui manco se ne accorgeva» e «Strano che non l’abbiano schiacciato. Chissà come mai non è successo» sono dette a tutela del migrante stesso, e fanno riferimento al rischio di essere travolti, se si pedala su una strada a scorrimento veloce manco si fosse su una via di campagna.

Ma che ci volete fare, noi abbiamo i paraocchi e i paraorecchie, e preferiamo non vedere e non sentire, proprio come il migrante, che va in giro con le cuffiette. E allora fraintendiamo volutamente le parole dell’agente, le carichiamo di significati che non hanno, vediamo la discriminazione dove c’è solo denuncia di un pericolo. Anche quando il poliziotto dice «ecco le risorse della Boldrini» non fa che constatare una realtà, ossia il fatto che queste presunte risorse, chiamate migranti, sono fortemente volute dal presidente della Camera.

E pure quando si riferisce ai migranti (con un linguaggio, certo, poco professionale e offensivo in un passaggio) racconta una verità, cioè che chi arriva da noi, prima ancora di violare deliberatamente le nostre regole, spesso le ignora del tutto: vedasi il migrante che girava nudo sulle spiagge di Bari esibendo la sua mercanzia (magari era convinto che, se le donne in pubblico sono costrette a indossare il burqa, gli uomini possono mostrarsi senza veli); o i migranti che nelle stazioni e nei giardini si prendo – no la licenza di far pipì davanti a tutti, trasformando le città in latrine; o quanti passeggiano sulle nostre tangenziali, bivaccano in strada, vanno in bici contromano, in spregio alle norme e con sprezzo del pericolo (per sé ma anche per tutti gli altri ciclisti, pedoni, autisti e motociclisti), portando così l’emergenza immigrazione sulle corsie di emergenza.

Insomma, per integrarsi nel nostro Paese, per poter sperare di convivere con noi, gli immigrati dovrebbero non solo imparare la lingua italiana e rispettare la Costituzione, ma anche fare corsi di educazione civica, sta lavorando e così via (uno dei nomi che girano è «Federazione della libertà», che al momento identifica il gruppo parlamentare guidato da Gaetano Quagliariello, nei prossimi giorni diventerà il nome della struttura di coordinamento tra Forza Italia e gli altri gruppi di centrodestra del Senato, esclusa la Lega, e poi chissà).

Non tutte queste idee si concretizzeranno: dipenderà dai vincoli che imporrà la legge elettorale, che il Cavaliere vorrebbe non fosse questa, ma una ispirata al modello proporzionale tedesco e senza le preferenze. La vittoria però Silvio Berlusconi la vede davvero a portata di mano: magari non con il 30% a Forza Italia, su cui ha scommesso con i conduttori di La7 David Parenzo e Luca Telese, ma quanto basta da consentire a lui di essere la figura di riferimento della prossima legislatura.

Lo ha ribadito anche ieri, nell’intervista che ha concesso al portale Tiscali.it. «Il partito del centrodestra che prenderà più voti sarà quello che proporrà al capo dello stato il nome del premier. Se questo partito fosse la Lega Nord, indicherà chi ritiene più opportuno», ha assicurato Berlusconi. «Io naturalmente», ha chiarito subito, «lavoro perché la forza politica più votata sia Forza Italia, e non ho dubbi di riuscirci, con ampio margine».

Per vincere intende fare di Forza Italia «qualcosa di diverso»: volti nuovi, «non politici di professione, ma donne e uomini della società civile, che hanno dimostrato nel lavoro, nell’impresa, nelle professioni, nella cultura, nel volontariato quello che sanno fare concretamente». Senza rottamare nessuno, s’intende: «Rispetteremo coloro che hanno lavorato con lealtà, con impegno, con credibilità in questi cinque anni».

I capisaldi della campagna elettorale sono già stati scelti: la sicurezza e la lotta alla povertà. Riguardo al primo, il Cavaliere insiste sulle «fortissime responsabilità» del Pd e dei governi di centrosinistra nella gestione dell’immigrazione, il cui risultato è stato l’aumento della delinquenza e del rischio attentati. «Quando viene svaligiato un appartamento la prima cosa che i ladri svuotano è il frigorifero. Significa che sono persone che hanno fame», spiega. «E d’altronde come escludere che fra le folle di disperati che quotidianamente si riversano sulle nostre coste si infiltrino terroristi o comunque fanatici religiosi, sostenitori della violenza?».

Lui l’esperienza e le capacità per affrontare il problema è sicuro di averle: «Nel 2010 noi avevamo praticamente azzerato gli sbarchi». Racconta di avere proposto al governo di creare insieme un tavolo di unità nazionale sull’immigrazione, ma la mano tesa non è stata accettata. Adesso spetta alla Ue risolvere la situazione: «È assolutamente necessario che l’Europa si faccia carico di nuovi trattati sia con i paesi rivieraschi, sia con i paesi d’origine. Chi non ha diritto allo status di rifugiato non deve partire, e se per caso riesce a partire deve essere rimandato subito a casa».
La lotta alla povertà passa invece per l’imposta negativa ideata dal Nobel per l’Economia Milton Friedman: «Per chi non arriva ai 12.000 euro abbiamo programmato un “reddito di dignità” che prevede che sia lo Stato, nell’ambito di una profonda riforma del welfare, a corrispondere denaro a chi non raggiunge quel reddito».
Piani che a settembre Matteo Renzi potrebbe cercare di guastare con un colpo di coda, facendo cadere il governo sullo ius soli o su un atro provvedimento “protetto” dalla fiducia, in modo da anticipare il voto. Ma Berlusconi e i suoi sono convinti che sia un’arma spuntata. Intanto perché Forza Italia non ha alcuna intenzione di aiutare Renzi a dimostrare che il governo Gentiloni non ha più i numeri in Senato: indebolirlo va bene, ma sempre lasciando al premier un margine
per consentirgli di votare i provvedimenti più importanti per il paese, come la legge di Stabilità. E se a far cadere l’esecutivo, con qualche trappola, dovesse essere il Pd, poco male. «In quel caso sappiamo già cosa fare: un governo tecnico cha faccia la legge di bilancio e ci porti alle elezioni alla scadenza della legislatura», spiega un alto ufficiale forzista, sapendo di interpretare anche il pensiero del Quirinale. «Noi di Forza Italia lo voteremmo. E a quel punto ciao Renzi, ciao Gentiloni, ciao tutti quanti».

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