G7 a Ischia, i ministri dell’interno punteranno a intesa contro terrorismo sul web

Un database comune per tutti, parole chiave, e coinvolgimento anche dei provider minori. I quattro grandi del web – Google, Microsoft, Facebook e Twitter – si presenteranno all’incontro di questa mattina per il G7 di Ischia, con un accordo già pronto, che dovrà essere sottoposto ai Grandi del mondo e sul quale certamente, alla fine, saranno tutti concordi, Stati Uniti compresi. Un piano di contrasto forte al terrorismo e a ogni forma di estremismo online.

Nell’enorme database che verrà istituito, confluiranno tutti i dati sensibili, ovvero quelle foto e quei video che vengono segnalati, ma anche soltanto individuati dal sistema. Scene di guerra, esecuzioni dei killer del Califfo e tutta quella propaganda che ha l’obiettivo di diffondere il messaggio e di radicalizzare. Un meccanismo automatico bloccherà le immagini che poi verranno etichettate con un hashtag negativo. Una sorta di impronta digitale che impedirà la diffusione di quel contenuto. Qualcosa che somiglia molto al sistema già adottato per la pubblicazione di foto e video pedopornografici.

La questione è più complessa, però, quando si tratta di testi scritti. C’è in ballo la libertà di espressione, ma verranno ugualmente individuate delle “parole chiave”, che verranno bloccate con un sistema automatico di individuazione, oltre che con le segnalazioni. Le tre sessioni che verranno sviluppate oggi riguarderanno anche il coinvolgimento delle piattaforme di comunicazione minori, come Telegram, Tinder, e tutti quei luoghi virtuali dove si esprimono i giovanissimi.
I quattro big della Silicon Valley hanno annunciato l’accordo alle Nazioni unite nella riunione che si è svolta il 20 settembre. Nella stessa occasione, Google ha dichiarato di aver investito cinque milioni di dollari come finanziamento per supportare soluzioni tecnologiche e iniziative di base, quali i progetti per i giovani che aiutino a promuovere la resistenza alla radicalizzazione. Al centro della discussione anche YouTube, molto criticato per la scelta di mantenere online i video che ricostruivano dietro alla strage di Las Vegas teorie del complotto e messaggi legati alla destra estrema americana.

Quella che sarà siglata oggi dai ministri e dai big della Rete è un’intesa su cui si lavora da mesi e sulla quale l’Italia ha puntato molto. Perché, come ha ricordato più volte il ministro dell’Interno Marco Minniti, quasi l’80 per cento delle radicalizzazioni avviene tramite il web e dunque è lì, e non solo nel deserto di Siria e Iraq, che bisogna intervenire. Ma l’alleanza strategica tra le grandi democrazie e i grossi provider punta, in prospettiva, a svilupparsi anche su un altro fronte a rischio: gli attacchi dei cy- bercriminali, singoli hacker o vere e proprie organizzazioni spesso pagate dai governi, che mirano a condizionare elezioni, rubare segreti industriali, armi e dati sensibili, per poi rivenderli o utilizzarli per i propri fini.

Tutto questo mentre è scesa in campo pure l’Unione europea che si sta muovendo per contrastare il fenomeno. Lo ha spiegato l’ambasciatore Giulio Terzi, durante il convegno sulla Cyber security in Europa, che si è svolto ieri all’università Cattolica del Sacro cuore di Roma. «Con il Regolamento sulla Protezione dei dati e la Direttiva sulla sicurezza della Rete – ha dichiarato il diplomatico – l’Unione Europea sta creando le premesse per un’evoluzione molto significativa. Per la prima volta sarà realizzato in Europa un sistema unitario nella sicurezza dell’informazione, posto sotto la responsabilità delle Autorità nazionali, con la supervisione di quelle europee, regolato da comuni standard di sicurezza».

Un’alleanza tra le grandi democrazie da un lato e i big della rete – da Microsoft a Google, da Facebook a Twitter – dall’altro, per bloccare la minaccia jihadista che sfrutta internet per raccogliere proseliti e fare propaganda. È un obiettivo ambizioso quello che l’Italia ha inserito al primo punto dell’agenda della riunione dei ministri dell’Interno del G7 in programma da giovedì 10 ottobre ad Ischia, dove – su autorizzazione anche della Questura di Napoli — sono attesi anche 200 antagonisti per un corteo che sfilerà lontano dall’area del vertice.

 Un obiettivo, però, concreto, visto che al tavolo presieduto dal ministro Marco Minniti ci saranno, per la prima volta, proprio i colossi del web: dal vicepresidente degli affari europei di Microsoft, John Frank, al capo delle politiche di controterrorismo di Facebook, Brian Fishman, dal capo delle politiche pubbliche e di governo di Twitter, Nick Pickles al vicepresidente delle politiche pubbliche di Google, Nicklas Lundblad. Sono i detentori di quei dati sensibili con i quali gli Stati, ormai da anni e senza successo, tentano di trovare un intesa per poter ricostruire i movimenti di denaro delle organizzazioni terroristiche ma anche per prevenire e fermare attentati. Più volte lo stesso Minniti ha ricordato come più dell’80% delle radicalizzazioni avvengono sul web, così come è in rete che viaggiano le istruzioni per fabbricare ordigni e i messaggi per attivare le cellule jihadiste sparse in occidente. Senza dimenticare come lo stesso web possa essere utilizzato da hacker al soldo dei governi per influenzare le democrazie. L’obiettivo del ministro è, dunque, quello di arrivare, nella dichiarazione finale, ad un impegno tra aziende e governi che fissi una serie di punti certi e condivisi.

Ma al tavolo – dove oltre ai ministri di Italia, Canada, Francia, Germania, Giappone, Regno Unito e Usa siederanno anche il commissario Ue per le migrazioni Dimitris Avramopoulos, quello per la sicurezza Julian King ed il segretario generale dell’Interpol Jurgen Stock – si parlerà anche dell’altro tema centrale nella lotta al terrorismo internazionale: il contrasto ai foreign fighters, un tema divenuto ancor più d’attualità dopo la caduta di Raqqa, la roccaforte dello Stato Islamico in Siria.

Dei 25-30mila che sarebbero partiti da un centinaio di paesi per combattere sotto le bandiere nere dell’Is, molti sono morti in battaglia, ma alcune migliaia potrebbero rientrare in patria. Anche in Europa, da cui sarebbero circa 5mila i combattenti che hanno raggiunto Siria e Iraq, e in Italia, dove si stima in circa 130 il numero di coloro che hanno avuto a che fare con il nostro paese. «La più grande legione straniera mai vista» l’ha definita più volte Minniti invitando a porre la massima attenzione anche ai percorsi di deradicalizzazione che necessariamente dovranno essere messi in piedi. Perché, ha sostenuto, «una democrazia seria deve offrire a chi torna dal fronte un’alternativa a fare il terrorista». Posizioni che proprio oggi trovano conferma nelle parole del commissario King. Non c’è da aspettarsi «una grande ondata» di returnees in Europa, ha sottolineato, in quanto «alcuni moriranno e altri si sposteranno per continuare la lotta». Piuttosto, la «vera grande sfida per la sicurezza che l’Europa si troverà a breve a dover affrontare è la deradicalizzazione di donne e bambini partiti, cresciuti o nati in Siria».

«È un’occasione importante per tutta l’isola le cui immagini faranno il giro del mondo, una vetrina internazionale assolutamente positiva a due mesi da quel terribile 21 agosto che ci ha scossi e di cui ancora facciamo la conta dei danni». Così il sindaco di Ischia, Enzo Ferrandino, alla vigilia del G7 dei ministri dell’Interno che l’isola ospita domani e venerdì. In relazione alla manifestazione di protesta degli antagonisti prevista domattina, il sindaco ricorda ai suoi cittadini: «La prefettura e la questura ci hanno assicurato che garantiranno la sicurezza di noi cittadini, dei nostri ospiti e di tutte le strutture presenti sul territorio». «Ai sette ministri e alle loro delegazioni il nostro benvenuto qui a Ischia, sperando che questa breve permanenza di lavoro rappresenti una ulteriore occasione per far conoscere a loro e al mondo tutte le meraviglie della nostra isola», conclude Ferrandino.

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