Genova shock, ragazza 16enne muore dopo un festino: aveva assunto Mdma

È morta a soli 16 anni, a causa di un arresto cardiaco provocato da una potente dose di MDMA. E’ questo quanto accaduto ad una ragazza di 16 anni nella giornata di ieri a Genova. Secondo quanto riferito, pare che sia stato un diciassettenne a vendere la droga alla giovane ragazza che l’ha uccisa.

Si chiamava Adele ed era una ragazza piena di vita, la quale nella notte tra venerdì e sabato pare abbia acquistato una potente dose di MDMA che però le è costata la vita; la ragazza pare abbia trascorso la serata in compagnia di alcuni amici, due maggiorenni e un’altra ragazza minorenne, all’interno di un appartamento a Genova nel quartiere di Martino, subito dopo la giovane purtroppo è deceduta. Pare che all’interno dell’appartamento i ragazzi abbiano consumato la droga per poi uscire per proseguire la serata in centro, ma una volta arrivata nella zona della stazione ferroviaria di Brignole si è sentita male, poi la corsa in ospedale e la morte.

Immediatamente sono iniziate le indagini dopo poche ore e hanno portato all’arresto di due diciottenni, ovvero il fidanzato e un amico e alla denuncia di un minorenne il pusher; bene dopo due ore, comunque, gli  investigatori sono riusciti a risalire all’identità del fornitore delle metanfetamine assunte dalla giovane,  un italiano minorenne presso la cui abitazione in provincia di Genova sono stati sequestrati un bilancino di precisione e denaro contante in un quantitativo sospetto. Nello specifico, il minorenne è stato deferito all’autorità giudiziaria in stato di libertà, mentre i due diciottenni, il fidanzato e l’amica della vittima sono stati tratti in arresto e messi a disposizione dell’autorità giudiziaria.

“E’ arrivata al pronto soccorso in coma profondo, abbiamo avviato subito la rianimazione, siamo andati avanti per quasi un’ora, ma non si è mai ripresa”, ha riferito Paolo Cremonesi, direttore del pronto soccorso del nosocomio. Lo stesso ha lanciato un appello: “Bisogna far capire ai giovani che non esistono droghe pesanti e leggere. Gli stupefacenti sono tutti potenzialmente pericolosi. Bisogna tenere alta la guardia anche perché negli ultimi tempi i casi sono aumentati. Tre settimane fa è arrivata qui una ragazza in coma dopo un rave a Oregina, ma in quel caso siamo riusciti a salvarla. Bisogna parlare ai ragazzi: devono farlo le famiglie, ma anche le istituzioni per fare prevenzione e anche informazione sulla pericolosità delle droghe”. 

La droga assunta dalla giovane sedicenne ovvero lo SPID, è un preparato che contiene vitamina o metanfetamina delle sostanze stimolanti e anoressizzanti, che provocano una forte diminuzione dell’appetito un aumento del ritmo cardiaco e della pressione arteriosa; un uso prolungato per più giorni comporta un completo crollo psicofisico che è tanto più grave quanto maggiori sono state le forzature operate sull’organismo.

Stroncata da una overdose di ecstasy a soli sedici anni. La serata dello sballo è finita in tragedia a Genova. Adele D.V., 16 anni di Chiavari, è morta venerdì notte dopo l’arrivo al pronto soccorso dell’ospedale Galliera, stroncata da un arresto cardiocircolatorio. Un amico e il fidanzato sono stati arrestati, il pusher minorenne è stato denunciato dalla polizia.
Ad uccidere la giovane sarebbe stata una dose di ecstasy, una potente metanfetamina, che l’adolescente avrebbe assunto in forma liquida durante una serata con amici in un appartamento di via Corridoni, nel quartiere di Albaro, alle spalle della Casa dello Studente. La tragedia si è consumata però più tardi, quando Adele e gli altri tre ragazzi hanno deciso di raggiungere il centro cittadino della Lanterna a piedi. In via San Vincenzo, poco lontano da via XX Settembre, la lunga strada dello shopping genovese, la ragazza è stramazzata a terra. La polizia e l’ambulanza del 118 sono arrivate in pochissimi minuti. La corsa disperata in ospedale non è bastata ad evitare il peggio. La ragazzina è stata ricoverata in codice giallo al pronto soccorso dell’ospedale Galliera. La situazione però si è improvvisamente aggravata perché Adele è finita in co-ma profondo. I medici hanno tentato di rianimarla per 40 minuti. Una lotta contro il tempo per salvarle la vita. Tutto però si è rivelato inutile: la sedicenne è morta alle 2.55 nella disperazione degli amici che erano con lei l’altra notte, un minore e i due 18enni, tra i quali il fidanzato.
Nel frattempo gli agenti della squadra mobile e della volante della questura sono riusciti a risalire i passaggi della droga, dal venditore fino ad Adele. Un italiano minorenne, amico della vittima, è stato denunciato quale pusher. Nella sua abitazione, nella zona di Chiavari, sono stati sequestrati un bilancino di precisione, denaro contante e un quantitativo sospetto di droga. Da lui alla 16enne, l’ecstasy è arrivata per mano del fidanzato 18enne e un coetaneo, entrambi finiti in manette. Nessuno dei ragazzi della comitiva di Adele, secondo quanto ha riferito la questura, aveva precedenti per droga. La magistratura genovese ha disposto l’autopsia della studentessa per chiarire se venerdì sera la ragazzina avesse assunto altre sostanze, oltre all’ecstasy durante la serata dello sballo.
Arrivato in ospedale, a poche ore dal decesso della figlia, il papà di Adele ha avuto un malore: «Non è possibile», èl’unica frase che è riuscito a dire. Soccorso per il mancamento l’uomo è poi tornato nella sua casa a Chiavari, dove vive con il figlio. Un anno fa era già morta la moglie, la madre di Adele, che la giovane nella sua pagina Fb aveva ricordato pochi giorni fa scrivendo: «Ridammi solo un giorno per stare con te, per capire che bello c’è oltre a questo. E capire che senza di te, mamma, non è più lo stesso».
I medici che hanno cercato di rianimare Adele lanciano un grido d’allarme: «Bisogna far capire ai giovani che non esistono droghe pesanti e leggere», sottolinea Paolo Cremonesi, direttore del pronto soccorso dell’ospedale Galliera, «gli stupefacenti sono tutti potenzialmente pericolosi. Bisogna tenere alta la guardia anche perché negli ultimi tempi i casi sono aumentati. Come fare allora? Bisogna parlare ai ragazzi: devono farlo le famiglie ma anche le istituzioni per fare prevenzione e anche informazione sulla pericolosità delle droghe». Lo stesso medico ricorda poi che «solo tre settimane fa è arrivata qui una ragazza in coma dopo un rave a Oregina, ma in quel caso siamo riusciti a salvarla». E il capo della Mobile ammonisce: «Sempre più ragazzi provano droga nel week end».

L’ecstasy è il nome popolare di una sostanza illegale, l’MDMA o 3,4-metilendiossimetamfetamina.
Assieme alla:
• MDA (3,4 metilendiossiamfetamina) “love clrug”,
• MDEA o MDE (3,4 metilendiossietilamfetamina) “eve”,
• MBDB (N-metil l-( 1,3 benzodiossol-s-il) 2 butanina )
costituisce il gruppo delle cosiddette amfetamine entattogene/empatogene perché in grado di facilitare la comunicazione con se stessi e con gli altri.
L’MDMA altera la percezione del tempo, aumenta piacevolmente le esperienze sensoriali, induce energia, offre un senso di gioia e talvolta può scatenare uno stato di trance con esperienze mistiche; per questo è chiamata“ecstasy”. Essa accresce il desiderio sessuale e la “frazione” amfetaminica della molecola produce effetti stimolanti, simpaticomimetici.
Circa due decenni fa cominciò ad emergere tra i giovani del mondo l’uso di questa nuova sostanza illegale, conosciuta con vari nomi di strada: ecstasy, Adam, E, XTC o MDMA e consumata in un ampio range di contesti sociali. In realtà non era una nuova sostanza giacché era stata registrata dalla Merck nel 1914.

Breve storia dell’ecstasy
L’ecstasy, inizialmente conosciuta come MDMA, fu prima sintetizzata nel 1912 e più tardi registrata dalla Merck in Germania nel 1914.
Sebbene l’MDMA fosse progettata per agire come deprimente dell’appetito, non fu mai commercializzata per questa sua proprietà né fu sperimentata nell’uomo in trials clinici; questi furono iniziati nell’uomo, soltanto durante il 1950 dal Governo degli Stati Uniti, nell’ambito di studi rivolti alla guerra chimica.
Durante gli anni 70, psichiatri e psicoterapeuti familiari, nell’ambito della psicoterapia psichedelica, prescrivevano il farmaco ai pazienti che erano considerati troppo inibiti e ne consigliavano l’uso in un ampio range di condizioni come lo stress post traumatico, la depressione e la difficoltà a relazionarsi con gli altri. I terapisti furono impressionati dal fatto che l’MDMA era capace di creare feeling, intimità ed euforia ed incrementava la capacità di comunicazione senza evidenti effetti collaterali (es. allucinazioni) associati all’uso di altre sostanze come l’LSD.
Agli inizi del 1980 la sostanza incominciò ad essere usata come “sostanza d’abuso”, in particolare nel Texas, sotto il nome di “ecstasy”; essa fu specificatamente venduta nei bar e nei nightclub.
Nel 1985 negli Stati Uniti l’FDA criminalizzò l’uso della sostanza e nel 1988, l’ecstasy fu classificata come farmaco della Tab.1 nel Controlled Substance Act.
Che cosa rende l’ecstasy così unica e popolare?
I fattori e i miti che principalmente hanno contribuito alla popolarità dell’ecstasy nella popolazione giovanile appaiono i seguenti:
■ primo, molti utilizzatori hanno definito l’effetto del farmaco come “euforico” e “inducente l’amore”;
■ secondo, diversamente dall’eroina che è associata ad un’esperienza individuale o dalla cocaina che è costosa, l’ecstasy è relativamente più economica ed è legata ai club, alla musica e al divertimento. Di conseguenza l’ecstasy è la sostanza “perfetta” per i giovani che vogliono socializzare;
■ terzo, il basso numero di effetti collaterali osservabili a breve termine rispetto alle altre droghe, insieme al rischio relativamente basso di overdose, sembra contribuire alla popolarità dell’ecstasy;
■ infine, allo scopo di differenziare i loro prodotti da altre sostanze, i produttori di solito imprimono sulle compresse di ecstasy simboli della cultura popolare come faccine sorridenti, il simbolo di “Playboy” o nomi di marche come “Mitsubishi”.
Questi loghi riconoscibili contribuiscono all’idea che l’ecstasy sia una sostanza relativamente innocua.
Chimica
L’MDMA (ecstasy) è un composto fenilisopropilaminico con sostituzioni sia in posizione 3,4 dell’anello benzenico che sulla catena laterale; ciò ne determina l’analogia strutturale e la somiglianza negli effetti sia con l’amfetamina (stimolante psicomotorio) che con la mescalina (effetti allucinogeni).
La formula chimica è C11H15NO2
I cristalli idrocloridrati hanno un punto di fusione tra i 147 e 148 °C.
Va segnalato che le deboli attività allucinogene dell’ecstasy, comunque presenti, sono dovute alla bisostituzione sull’anello benzenico (ulteriormente indebolite dalla sostituzione sul gruppo aminico della catena laterale); gli effetti dell’ecstasy sono in prevalenza di tipo entattogeno/empatogeno che equivale a sintonia con se stessi e gli altri, caduta delle barriere comunicative e positiva modulazione sensoriale (aumentata sensibilità), senso di pace e di calma.
Le amfetamine allucinogene (a prevalente attività allucinogena) hanno una trisostituzione sull’anello benzenico e questo determina effetti in prevalenza allucinogeni.

Purezza e prezzo
In Europa la maggior parte delle pasticche di ecstasy analizzate nel 2006 conteneva MDMA o l’MDEA o l’MDA come uniche sostanze psicoattive presenti.
Altre volte l’ecstasy è tagliata con amfetamina, metamfetamina, LSD, caffeina, efedrina, destrometorfano, ketamina od altre sostanze sempre per ridurre il prezzo o modificare gli effetti.
Possono anche esserci sostanze con nessun effetto psicoattivo, come l ’aspirina e il paracetamolo.
Uno dei rischi maggiori, come con altre droghe sintetiche, è data dalla manipolazione chimica della MDMA che può produrre sostanze di particolare pericolosità e che certamente non hanno avuto una fase di controllo precedente; il mercato e il consumo sono la parte pericolosamente sperimentale di tali “pasticche”, sintetizzate in moltissimi tipi e con dosaggi sconosciuti.
Ad aumentare la pericolosità è l ’assunzione dell ’ecstasy con altre droghe, alcol o cannabinoidi.

Quasi tutti i paesi segnalano nelle pasticche di ecstasy dosaggi di MDMA compresi tra i 25 e i 65 mg, nonostante le notevoli differenze riscontrate nei campioni analizzati, tra 9 e 90 mg.
Alcuni paesi (Belgio, Danimarca, Germania, Francia, Paesi Bassi, Norvegia) hanno riferito inoltre la presenza di pasticche di ecstasy a dosaggio elevato, contenenti più di 130 mg di MDMA; in alcuni mercati ora sono disponibili quantitativi ingenti di MDMA in polvere.
Talvolta le compresse non contengono assolutamente ecstasy.
L’ecstasy è molto più economica rispetto all’epoca in cui ha cominciato a diffondersi in Europa, all’inizio degli anni Novanta. Per quanto, secondo alcune relazioni, il prezzo delle pasticche possa aggirarsi anche attorno a 1 euro, la maggior parte dei Paesi riferisce prezzi al dettaglio che variano tra i 3 e i 9 euro a pasticca; i dati disponibili per il periodo 2001-2006 indicano che il prezzo al dettaglio ha continuato a scendere.
Provenienza e consumo
Nel 2006 la produzione mondiale di ecstasy è crollata a circa 102 tonnellate.
In linea generale, dopo aver raggiunto l’apice nel 2002, il numero di sequestri è diminuito 2001-2006, così come sono diminuite le quantità sequestrate.
Complessivamente di tutto l’ecstasy sequestrato nel mondo nel 2006, il 43% proviene occidentale e centrale mentre, a titolo di confronto, il 34% riguarda l’America settentrionale.
Il consumo locale è più comune nell’America settentrionale e nell’Asia orientale e sudorientale.
L’Europa rimane il principale centro di produzione dell’ecstasy, con un’attività concentrata in particolare nei Paesi Bassi (dove si registra nel 2006 un nuovo incremento della produzione, dopo alcuni anni di diminuzione), in Belgio e, in misura minore, in Polonia e nel Regno Unito.
Si ritiene che circa 9,5 milioni di adulti europei abbiano provato l’ecstasy (in media il 3%) e che circa 3 milioni (lo 0,8%) lo abbiano fatto nell’ultimo anno. A ciascun livello di consumo, come per quasi tutte le sostanze illecite, i dati riferiti sono nettamente superiori tra gli uomini che tra le donne.
I dati più recenti indicano una tendenza alla stabilizzazione o persino alla diminuzione del consumo di amfetamine ed ecstasy in Europa, seppure il quadro del consumo di ecstasy tra i giovani adulti (15-34 anni) è ancora elevato tra i giovani maschi e in alcuni ambienti ricreativi particolari (discoteche, raves).
Secondo alcune indicazioni la cocaina sembra si stia sostituendo alle amfetamine e all’ecstasy in alcuni settori della popolazione dei consumatori di droga.
Aspetto e modalità d’uso
Prima di essere venduta in forma di compresse l’ecstasy è una polvere bianca, cristallina, inodore, solubile in acqua (è un sale cristallino).
Sul mercato l’ecstasy si presenta comunemente in compresse di vari colori, misure e forme.
Sulla superficie sono spesso riportati differenti disegni che dovrebbero facilitare il ricordo dei loro speciali effetti e darne familiarità.
Normalmente le compresse vengono ingerite ma possono anche essere “sniffate” o iniettate dopo essere state frantumate; talvolta vengono anche inserite nell’ano.

Precursori
La sintesi dell’ecstasy è relativamente facile come facilmente reperibili sono i suoi precursori di provenienza dalle industrie di saponi, di profumi, di coloranti o farmaceutiche.
La produzione di ecstasy varia a seconda della via di sintesi.
La produzione clandestina è più facile se si inizia con il precursore piperonilmetilchetone (PMK) da cui si può ottenere MDMA con un semplice processo di conversione. Altrimenti è possibile utilizzare il safrolo o l’isosafrolo, presenti in vegetali come la noce moscata o nel sassofrasso, pianta della stessa specie dell’alloro (l’olio di sassofrasso è usato per aromatizzare cosmetici e saponi); il safrolo o l’isosafrolo devono essere prima convertiti in PMK e poi in MDMA.
Sono anche utilizzati il fenil-2-butatone, l’epinefrina (nor-adrenalina) e diversi altri reattivi chimici come l’acetone, l’anidride acetica o ac. fenilacetico.
Meccanismo d’azione
La via nervosa principalmente interessata dall’ecstasy è quella serotoninergica.
Anche i sistemi della dopamina e noradrenalina vengono influenzati dalla sostanza.
La serotonina è coinvolta nella modulazione di diversi processi cerebrali come le emozioni, il comportamento sessuale, il tono dell’umore, l’aggressività, il sonno, l’appetito, l’apprendimento e la memoria.
La floxetina (Prozac) è un potente antidepressivo ed agisce potenziando l’azione del sistema serotoninergico, ridotto al contrario negli stati depressivi.
Alla base degli effetti degli allucinogeni è la loro attività agonista sui recettori serotoninergici, 5-HT2A;
LSD, mescalina, psilocibina sono potenti agonisti di tali recettori la cui stimolazione determina distorsioni cognitive e percettive con aumento dell’esperienza sensoriale.
L’ecstasy agisce sul sistema serotoninergico come potente agente rilasciante la serotonina, sia ”in vivo” dopo singola o multiple somministrazioni, sia ”in vitro”.
Tale effetto è il risultato di una serie di alterazioni che l’MDMA produce a livello del terminale serotoninergico quali:
■ prima di tutto l’ecstasy entra all’interno del neurone con trasporto attivo
■ successivamente determina il blocco a livello del terminale presinaptico del carrier vescicolare deputato al trasporto di serotonina all’interno delle vescicole; la serotonina non viene depositata
■ inversione del trasporto della serotonina da parte del carrier di membrana per eccesso di neurotrasmettitore nel citoplasma; la serotonina viene liberata nello spazio sinaptico e non viene ricatturata (blocco del ”re-uptake”)
■ inibizione delle monoaminossidasi (MAO) di tipo A; la serotonina non viene metabolizzata all’interno del neurone.
In sostanza l’azione è molto simile a quella delle amfetamine solo che, a differenza di queste, l’ecstasy “lavora” principalmente sulla serotonina rendendola disponibile, in grande quantità, nello spazio sinaptico; come le amfetamine, per la sua struttura chimica, è potente e dura a lungo, tra le 3 e le 6 ore.
La potenza delle amfetamine e delle metamfetamine di indurre il rilascio di adrenalina o dopamina è circa 70 volte maggiore rispetto alla serotonina; MDA ed ecstasy al contrario sono molto più potenti nell ’indurre il rilascio di serotonina.
Questo riflette la loro relativamente elevata affinità per il meccanismo di trasporto della serotonina che è caratteristica di molte altre sostanze con sostituzioni sull ’anello benzenico e che presentano proprietà psichedeliche.

Dopo l’iniziale liberazione massiva di serotonina, l’MDMA provoca un effetto opposto, poiché determina il blocco della sintesi di serotonina; viene infatti inibito l’enzima triptofano-idrossilasi deputato alla sintesi del neurotrasmettitore. Ciò avviene dopo qualche ora, quando si è avviata l’ossidazione dell’ecstasy ad opera di un metabolita.
L’andamento dei livelli di serotonina corrisponde agli effetti comportamentali dovuti all’ecstasy:
■ prima fase, potente liberazione di serotonina con effetti gratificanti che durano 1-3 ore
■ una fase di plateau, tra le 2 e le 4 ore
■ ultima fase, entro 4-6 ore si esauriscono le scorte di serotonina e si ha la progressiva riduzione degli effetti.
Metabolismo
L’assorbimento dell’MDMA somministrata per os è rapido e nell’uomo il picco plasmatico compare entro 2 ore.
La metabolizzazione dell’MDMA avviene principalmente attraverso n-demetilazione da cui si forma MDA; entrambi demetilati sono soggetti a coniugazione con glucoronidi o solfati. Si possono anche formare derivati catecolici, poi ossidati ed escreti con le urine come glucoronidi.
La semivita plasmatica è intorno alle 6-7 ore; in 3 giorni più del 70% della dose somministrata viene eliminata con le urine.
Effetti acuti
Come accade con molte altre sostanze, l’ecstasy determina un’intossicazione acuta caratterizzata da un ampio range di cambiamenti fisici e psicologici nel corpo e nella mente; la sostanza crea sia sensazioni positive che effetti collaterali negativi conseguenza delle sue proprietà stimolanti e psichedeliche.
Se consumata per via orale, gli effetti dell’ecstasy possono essere percepiti approssimativamente da 20 a 40 minuti dopo la somministrazione; la fase “high” di solito dura 3-4 ore, dopo di che comincia ad attenuarsi, dopo 4-6 ore, lasciando spazio, nelle ore successive, alla mancanza di effetti piacevoli e ad effetti secondari. Alcune persone riferiscono che gli effetti possono persistere sino a 32 ore o addirittura per alcuni giorni.
Se iniettata o inalata gli effetti compaiono molto più rapidamente.
La dose ottimale di MDMA per un adulto è di circa 120-130 mg circa 2 mg/kg di peso corporeo.
Le pillole vendute in discoteca, come detto, spesso ne contengono molto meno. L’ecstasy puro è un sale cristallino bianco di sapore amaro. Vi sono differenze di genere nella risposta alla sua azione e relativamente al peso corporeo le donne sono più sensibili degli uomini all’ecstasy.
In linea generale, dopo l’assunzione e in rapporto all’azione sulla serotonina, si può dire che vi siano 3 fasi:
■ iniziale, durante la quale l’utilizzatore può avvertire o un’ondata di intenso piacere (rush) oppure gli effetti possono sopravvenire delicatamente o irregolarmente (con alti e bassi)
■ plateau, l’utilizzatore si sente bene, felice e rilassato
■ “discesa”, durante la quale l’utilizzatore si può sentire fisicamente esausto, depresso, irritabile, nervoso.
Gli effetti ricercati associati con l’ecstasy comprendono sensazione di euforia, felicità, benessere, amore e simpatia, vicinanza, affabilità e fiducia verso gli altri, riduzione dell’inibizione, sensazione di rilassamento, autoesplorazione, elevata percezione sensoriale, incremento dell’energia e loquacità.
Alcuni utilizzatori riportano anche esperienze “mistiche”.

L’esperienza psichedelica è di solito intensamente piacevole con distorsioni temporali, alterata percezione dei colori o delle luci, aumento dell’esperienza sensoriale, in particolare quella tattile.
Gli effetti dell’ecstasy sulla funzione sessuale sono leggeri, delicati. Tale sostanza è sensuale nei suoi effetti senza essere precisamente pro-sessuale; è una sostanza che si può definire predisponente all’atto sessuale più che essere un vero stimolante sessuale. Comunque la sua capacità di dissolvere le inibizioni sociali e l’insieme degli effetti prodotti innescano con facilità il desiderio sessuale.
Nell’uomo, l’orgasmo è più intenso del normale ma è ritardato; inoltre la residua attività simpaticomimetica stimola una detumescenza dell’organo maschile cosicché, per facilitare le difficoltà nell’atto sessuale indotta dall’ecstasy e al tempo stesso favorita, spesso viene associato con il Viagra. E’ facile allora capire perché l’ecstasy è divenuto così popolare tra i giovani.
I rischi connessi a tale effetto sono la possibilità di avere multipli rapporti sessuali, non protetti, gravidanze indesiderate, malattie sessualmente trasmesse o HIV.
L’energia, la sensazione di percepire al meglio la musica (in particolare quella techno, acid, house),
l’ambiente, l’azione di tipo simpatico mimetico induce a ballare e a muoversi per molte ore….la danza è
come una meditazione attiva. Tu smetti di pensare e diventi tutt’uno con la musica…
Effetti negativi
Contemporaneamente, i diversi studi che hanno esaminato gli effetti negativi dell’ecstasy sugli utilizzatori (nel 25% di questi) riportano almeno uno di questi effetti:
■ aumento della temperatura corporea
■ irrequietezza
■ midriasi
■ sudorazione
■ riduzione dell’appetito
■ digrignamento dei denti
■ nausea
■ dolori muscolari, rigidità, atassia (alterazioni del controllo motorio),
■ trisma (fastidioso spasmo dei muscoli masticatori)
■ fotofobia
■ mal di testa
■ aumento della frequenza cardiaca
■ fatica
Molti di questi effetti permangono per 24 ore.
Come riportato, il potente rilascio di serotonina indotto dall’ecstasy è il fattore scatenante gli effetti di questa sostanza; sia negli animali di laboratorio che negli individui, ciò può determinare la cosiddetta “sindrome del comportamento serotoninico”.
Nell’uomo questo è un fenomeno reale e può essere causato talvolta dall’imprudente associazione di un inibitore delle MAO (monoaminossidasi) con un inibitore del reuptake (ricattura) della serotonina, la floxetina. I sintomi includono iperattività, agitazione, ipertermia, brividi, tremori e un lento incremento della frequenza cardiaca. Molti di questi sintomi si osservano nei modici consumatori di ecstasy.
A dosaggi elevati, non aumentano gli effetti piacevoli ma quelli simpaticomimetici che aggravano quelli riportati e possono causare:
• convulsioni,
• vomito,
• “sensazione di galleggiare”,
• comportamento bizzarro,
• allucinazioni,
• elevata tachicardia o sudorazione,
• ipertermia.

Nei forti utilizzatori gli effetti di tipo amfetaminico diventano così rilevanti da spiegare perché essi indulgono a fare il binge (ubriacarsi di ecstasy) nel tentativo di ottenere solo gli effetti piacevoli.
In tale evenienza essi assumono diverse compresse alla volta o le assumono ripetutamente o fanno entrambe le cose; il binge può durare sino a 48 ore normalmente senza mangiare e dormire e si possono assumere fino a 20 compresse di ecstasy; alcuni sniffano la polvere o la iniettano. Naturalmente nei giorni seguenti questi soggetti soffrono di importanti effetti collaterali, perdono l’appetito, perdono peso, hanno esperienze depressive e sono estremamente affaticati, come fossero ammalati.
Effetti cronici
L’ecstasy è una sostanza relativamente recente e in realtà non sono perfettamente conosciuti gli effetti a lungo termine.
E’ chiaro che la sua azione è rivolta al sistema della serotonina e questo può alterare le capacità di apprendimento, di ritenere le informazioni o causare svariate conseguenze, nell’umore o nelle funzioni di norma controllate da questo sistema.
Le persistenti alterazioni osservate in alcuni individui, anche dopo un’astinenza protratta, danno indicazione che, in dipendenza della dose e della frequenza di assunzione, si possono verificare danni permanenti relativi soprattutto alle capacità cognitive.
Overdose
Il quadro predominante della tossicità che emerge dagli interventi di emergenza e dai decessi è:
■ ipertermia fulminante
■ convulsioni
■ coagulazione intravascolare disseminata
■ rabdomiolisi (dissoluzione dei muscoli scheletrici)
■ insufficienza renale acuta.
Accade talvolta che sopravvenga uno stato di coma per eccessiva assunzione di acqua che può portare a iponatremia, una condizione cui appaiono più suscettibili le donne rispetto agli uomini.
La patogenesi dell’iponatremia associata all’ecstasy implica un’eccessiva assunzione di acqua e livelli inappropriatamente elevati di ADH, ormone antidiuretico. Molti utilizzatori di ecstasy quando partecipano ai rave ballano per ore e normalmente in ambienti molto caldi e con tanta gente. Anni fa per combattere la disidratazione veniva loro raccomandato di consumare acqua. Purtroppo molti di loro consumano acqua in modo eccessivo tanto da determinare iponatremia e conseguente edema cerebrale. Ad aumentare gli effetti della sostanza c’è il fatto che molti utilizzatori consumano bevande energizzanti che contengono vitamine ed aminoacidi che aumentano la potenziale tossicità della sostanza.
Attualmente viene raccomandato sia nelle discoteche che nei raves di bere bevande isotoniche per gli sportivi e piccole quantità di acqua assieme a cibi salati.
Nell’ipertermia fulminante si verifica un innalzamento della temperatura del corpo che porta a danni d’organo multipli e in alcuni casi alla morte. In molti casi quando la temperatura del corpo degli utilizzatori supera i 42°C, la reazione è fatale. Ci sono anche alcune evidenze che suggeriscono che l’ipertermia causata dall’ecstasy può causare danni epatici.
La capacità dell’MDMA di determinare un aumento della temperatura, effetto che si pensa possa contribuire ai decessi di taluni utilizzatori, appare negli animali molto dipendente dalla temperatura dell’ambiente. Il fenomeno infatti non si osserva, nei ratti, quando questi sono in ambienti freddi (10°) a differenza di quanto si registra in ambienti caldi (30°).
Tale effetto sembra essere dovuto alla capacità dell’ecstasy di aumentare il rilascio di dopamina nel cervello più che di serotonina; l’ipertermia non viene infatti preventivamente bloccata dal pretrattamento con agonisti recettoriali della serotonina o con inibitori del suo re-uptake ma viene bloccata dal pretrattamento con antagonisti della dopamina.

Le morti correlate all’ecstasy sono abbastanza rare.
Il punto di vista di un operatore paramedico delle autoambulanze che frequentemente interviene nelle
circostanze di un rave……i più comuni e gravi effetti collaterali sono l’intossicazione da acqua e le
convulsioni. Un altro effetto frequente è la disinibizione sessuale… complessivamente l’ecstasy ci crea molto poco lavoro e causa minori urgenze rispetto ad una grande varietà di altre droghe…
Neurotossicità
Alte dosi di ecstasy possono danneggiare i nervi serotoninergici (i neuroni del rafe) sia perché ne causano una deplezione sia perché ne riducono la sintesi o alterano il meccanismo di trasporto (questo indica che l’azione e l’eventuale danno si verifica nella porzione terminale dei nervi). Caratteristicamente infatti vengono risparmiati i corpi dei nervi al contrario delle fibre nelle parti terminali.
Un loro recupero è possibile attraverso la rigenerazione delle fibre ma in alcune regioni cerebrali (ad es. nella corteccia cerebrale) il recupero potrebbe richiedere molto tempo o non avvenire, come visto ad es. in alcune scimmie. La deplezione di serotonina interessa tutte le regioni cerebrali.
Salvo che non vi sia una continua assunzione, entro 24 ore si ha il ripristino dei livelli di serotonina. Comunque la questione della neurotossicità dell’ecstasy rimane ancora controversa.
Uno dei principali problemi è se la neurotossicità osservata negli animali è direttamente trasferibile nell’uomo:
■ le dosi utilizzate negli animali sono ad esempio molto elevate seppure questo può essere giustificato dal fatto che animali molto piccoli sono in grado di metabolizzare molto più estesamente dell’uomo la sostanza; sono quindi necessarie dosi 5-10 volte maggiori di quelle usate nell’uomo per avere condizioni comparabili. La validità di tale modello è comunque criticabile;
■ nella maggior parte degli animali l’ecstasy è stato somministrato per iniezione e non per via orale come è al contrario assunto da quasi tutti i consumatori;
■ alcune specie di animali subisco l’azione dell’ecstasy mentre in altri ha pochi effetti;
■ la neurotossicità potrebbe dipendere da qualche metabolita tossico (considerato che l’ecstasy iniettato direttamente nel cervello di ratto non causa danno); è stato considerato un metabolita della serotonina, la 5-7diossitriptamina, potente neurotossina che si formerebbe per la sua mancata deaminazione. Anche in questo caso i risultati nell’animale non possono predire quanto avverrà nell’uomo, considerato il diverso modo di metabolizzazione;
■ in un altro studio, nelle scimmie rhesus, in cui sono state utilizzate dosi molto vicine a quelle usate dall’uomo, la ricerca post-mortem di eventuali segni di danno non ha mostrato alcuna neurotossicità.
I meccanismi implicati nella neurotossicità dell’ecstasy rimangono poco chiari, anche se l’ipertermia sembra la causa più probabile. Il danno non si verifica se l’animale è esposto a temperature inferiori a 24°; al contrario significative deplezioni sono state osservate quando la temperatura era a 26° o più. Farmaci che riducono la temperatura corporea proteggono gli animali da tale danno.
Nell’uomo, come segni indiretti sono stati considerati:
■ i livelli di 5-HIAA (5-idrossilindolacetico), prodotti metabolici della serotonina che indicano se i meccanismi della serotonina hanno normale funzionamento; in alcuni studi sono risultati molto bassi a differenza di altri che non hanno osservato tale alterazione
■ immagini neuro radiografiche danno indicazioni di modesti e reversibili modificazioni dei neuroni in risposta all’ecstasy e non è certo che quanto osservato sia associato a danni
■ la serotonina è implicata nella regolazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene in risposta allo stress (nella secrezione del cortisolo, della prolattina e dell’ormone della crescita); in alcuni utilizzatori di ecstasy, è stata studiata la risposta di questi ormoni, dopo stimolazione della serotonina con fenfluramina e le risposte del cortisolo e della prolattina erano significativamente più basse rispetto ai controlli
■ test relativi alla memoria o al sonno per dimostrare l’alterazione della funzione della serotonina o la dimostrazione della persistenza di alterazioni cognitive sono risultati controversi.

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