Sanremo 2017 Giancarlo Magalli spara a zero su Carlo Conti e Maria De Filippi

Giancarlo Magalli è sempre stata una persona molto schietta e diretta, diciamo un tipo di persona che non ha peli sulla lingua non ha nessun problema a dire ciò che pensa. Recentemente ha fatto un’esternazione sulle sue sulle colleghe chiamandole “scarse, belle o raccomandate”. Ha detto la sua anche su Maria De Filippi, su Paolo Fox con il quale anche in passato c’era stato uno scontro e su Heather Parisi. Giancarlo Magalli le sue ultime considerazioni le ha rese pubbliche in occasione di un’intervista  a Pierluigi Diaco.

Sulle colleghe Magalli svela di aver lavorato con molte donne belle ma professionalmente scarse e raccomandate. Un nome su tutti è la bella Adriana Volpe. Proprio Magalli pochi mesi fa aveva denunciato la Volpe attaccandola: “Lavori da 20 anni grazie ad una persona sola”. Il conduttore dichiara: “In televisione è più facile tra le donne trovare una qualità minore: purtroppo spesso lavorano non tanto perché brave, ma perché belle o un po’ raccomandate. Con le donne ci vuole più pazienza”. Poi continua: “Mi riconosco non una vena di crudeltà, ma di satira e di ironia. Vene che possono anche risultare cattive. Ma non è mai una cattiveria gratuita o crudele. Mi ritengo un buono, mentre molti colleghi che in tv sembrano buoni in realtà sono cattivi”.
Su Paolo Fox
Nell’intervista parla anche del suo rapporto con Paolo Fox, astrologo della trasmissione di Rai Due da lui condotta, I Fatti Vostri. Secondo diversi rumors, tra i due i rapporti non sarebbero buoni, ma Magalli minimizza: “Sono dieci anni che ascolto pazientemente 20 minuti di oroscopo. Lui sa che io ho delle riserve sull’astrologia… Purtroppo basta che un giorno lui mi faccia una battuta in diretta e sui social diventa una rissa tra me e Paolo. Chi monta questi casi è un deficiente”.
Su Heather Parisi 
Una sottile frecciata alla showgirl: “Bravissima ma ha un cattivo carattere. Ha avuto una bella occasione con Lorella, ma l’ha sprecata”.
Su Mara Carfagna
Collega di Magalli a Piazza Grande. Il presentatore dice di lei: “Da ministro le scattò qualche cosa di strano: a malapena salutava e, se chiamavi, non rispondeva al telefono. È salita su un piedistallo su cui l’abbiamo lasciata”.
Su Maria De Filippi
Infine su Rai Radio 1, nella trasmissione “Un giorno da pecora”, commenta così Maria De Filippi a Sanremo: “Se Carlo Conti l’ha scelta ne intravede l’utilità. Io ancora non la intravedo del tutto, ma ben venga. Lei è sempre molto timida. In un baraccone molto rumoroso come Sanremo la vedo un po’ come quella che alle feste sta seduta da una parte”.
In conclusione, Giancarlo Magalli sarcastico e ironico, incontrerà le stesse caratteristiche nelle persone citate? Certo se i colleghi del presentatore (secondo quanto da lui stesso dichiarato) “sembrano buoni ma in realtà sono cattivi”, c’è da aspettarsi di tutto.
Quando nasce il Festival di Sanremo l’Italia è da poco uscita dal disastro di una guerra mondiale. Non possiamo pensare che nel 1951, a soli 6 anni dalla fine del conflitto, il Paese si fosse completamente ripreso dalle devastazioni non solo materiali ma anche morali e spirituali che una guerra di quelle proporzioni porta con sé. Nelle intenzioni della Radio nazionale, non più EIAR ma ormai RAI, c’era forse quell’intento di ricostruzione, di unificazione e anche di svago necessario per la ripresa. Bisognava, ancora una volta, fare o rifare gli Italiani, per usare un adagio risorgimentale. Per l’identità di una nazione anche le canzoni fanno la loro parte, e non è a ben vedere una parte secondaria. Nella prospettiva dell’emittente di Stato c’è un intento educativo, quasi pedagogico, mentre per la città di Sanremo, scelta quale sede della manifestazione canora, l’opportunità assume valore turistico. L’idea di un Festival della Canzone italiana era venuta ad un sanremasco doc come Amilcare Rambaldi (1911-2005), di cui ricorre quest’anno il Centenario della nascita. Nel 1945 faceva parte di una commissione incaricata dal CLN di studiare iniziative propedeutiche al rilancio del Casinò Municipale. Sulle prime questa idea – ricalcata sui celebri modelli dei festival di canzoni napoletane – non ottenne il consenso dell’ente radiofonico. Solo alcuni anni dopo si sarebbe concretizzata grazie all’iniziativa dell’autore Angelo Nizza, del direttore del programmi RAI Giulio Razzi e della gestione (privata) del Casinò. La prima edizione va in onda dal 29 al 31 gennaio 1951 dal salone delle feste della casa da gioco. Rambaldi ne rimane fuori, forse per sua volontà. Infatti la rassegna, così come venne concepita dai nuovi fautori si discostava non poco dall’idea iniziale: una ribalta per canzoni di qualità, una nuova canzone italiana, moderna, che tenesse conto dei modelli internazionali costituiti dalla chanson française e dalla musica americana. In Italia, già durante il ventennio fascista, esisteva un prolifico filone di cantanti e autori moderni, ovvero “jazzati” che rispondono ai nomi di Natalino Otto, Gorni Kramer, Pippo Barzizza, Alberto Rabagliati. Al suo sorgere, si capisce bene che il Festival di Sanremo aveva compiuto una scelta diversa: il recupero della canzonetta all’italiana, del canto melodico-sentimentale, e così il Festival diviene la scena incontrastata – per molti anni – del nuovo stornello, dei cantanti dall’ugola d’oro: Nilla Pizzi, Carla Boni, Gino Latilla, Achille Togliani, Luciano Tajoli, Claudio Villa. Non si discute la qualità intrinseca delle canzoni, nelle primissime edizioni, e certamente i brani vincitori sono di buona fattura: nel 1951 Grazie dei fior (di Testoni, Panzeri, Seracini), nel 1952 Vola Colomba (di Concina e Cherubini), nel 1953 Viale d’Autunno (di Giovanni D’Anzi). Va ricordato che per il primo decennio abbondante il Festival premiava veramente la canzone, e non tanto i cantanti. Veniva valutato e gratificato il prodotto e tutti coloro che vi avevano contribuito: gli autori, anzitutto, gli editori, gli arrangiatori e anche gli interpreti. È per questa ragione che i primi anni c’erano pochi interpreti, e a partire dalla terza edizione ogni canzone veniva proposta da due cantanti diversi: proprio per ascoltare e valorizzare la canzone. Si può dire che il Festival visse una sua prima crisi alla quinta-sesta edizione; quantomeno si avvertiva qualche cedimento. Non è un caso se la nuova direzione del Casinò, alla fine del 1955 sentiva la necessità di studiare un format (diciamo noi oggi) alternativo per attirare l’attenzione dei giovani.

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