Italiani i più sani al mondo, primi su 163 Paesi. Merito anche della dieta mediterranea

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Secondo il Global Health Index, una speciale classifica pubblicata da Bloomberg, gli italiani sono i più sani del pianeta. Alla conquista del primato mondiale – riferisce Coldiretti – ha contribuito la svolta salutista degli italiani a tavola del 2016 che ha premiato i prodotti base della dieta mediterranea dal +5% del pesce fresco al +2% per la frutta, con una netta inversione di tendenza nei consumi domestici rispetto al passato. Quanto a salute dunque, sentenzia Bloomberg, “L’Italia è il posto giusto dove essere“, visto che un bimbo italiano ha una aspettativa di vita di un ottuagenario (contro, ad esempio, i 52 anni della Sierra Leone)

Italia al primo postoL’Italia è risultata prima su 163 Stati monitorati, con un punteggio di 93,11 su 100. Israele è invece il Paese al posto più alto in classifica (9/o) per il Medio Oriente, il Cile (29/mo) per l’America Latina e la Slovenia (27/mo) per l’Europa dell’Est. Ma lo studio mostra come il benessere economico si trasformi in salute soltanto quando si combina a fattori esterni come l’attenzione per il cibo o l’abitudine a praticare attività fisica.

Gran parte del merito di questi dati lusinghieri va ascritto secondo Bloomberg alla Dieta Mediterranea. Questa riaffermazione di longevità è spesso ignorata da parecchi italiani, anche se andando a guardare le statistiche di lunga vita battiamo tutti con uno score di alcuni punti. “Proteggere il nostro Servizio sanitario nazionale, implementarlo e migliorarlo – ha avvertito il ministro – è un dovere”.

L’Italia è quindi il Paese con la popolazione maggiormente in salute e sana a livello mondiale, e questo nonostante la situazione economica “in difficoltà”. “Il suo ruolo importante per la salute è stato riconosciuto anche con l’iscrizione nella lista del patrimonio culturale immateriale dell’umanità dell’Unesco avvenuta il 17 novembre 2010” aggiunge la Coldiretti.

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Guardiamoci allo specchio: siamo i più sani del mondo. Sì, gli italiani, incroci statistici e dati alla mano, risultano essere quelli con “una salute di ferro”. Nonostante i diffusi problemi gestionali di molti ospedali, le difficoltà economiche e il divario dell’offerta assistenziale tra Nord e Sud.
Con un punteggio di 93,11 (la somma di diversi parametri) su 100 il nostro Paese è il primo nella classifica stilata dal “Bloomberg Global Health Index” che analizza le condizioni di salute di 163 nazioni. Sull’Italia, dunque, gli esperti americani hanno apposto un freccione: quando si tratta di vivere una vita lunga e sana è qui il posto dove venire ad abitare. Perché, nonostante tutto, gli italiani sono più in forma degli europei e degli americani. Evidente la supremazia nei confronti degli inglesi, per esempio, nella stragrande maggioranza ipertesi, con il colesterolo alle stelle e i disturbi psichiatrici da bollino rosso.
ILTABACCO
Il risultato emerge da un indicatore che tiene conto di una serie di fattori come durata della vita, alimentazione, benessere mentale e fattori di rischio come il tabacco e la pressione. Su un aspetto tutto italiano Bloomberg punta l’attenzione nel suo sito: da noi c’è un “eccesso di medici”. Una velata critica al nostro rapporto camici bianchi-cittadini (è di circa 3,5 medici per mille mentre la media europea è 7,9 per mille) ma anche una citazione che rivela l’attenzione ai dettagli del quotidiano italiano. Tra le diverse informazioni che lo studio offre sull’Italia sana anche il successo di audience di una nostra storica fiction, “Un medico in famiglia”.
L’Italia è al primo posto non solo per l’aspettativa di vita alla nascita (oggi è 85,2 lei e 80,3 lui) ma anche per la sua qualità. Grazie al menù quotidiano, generale abbondanza di frutta e verdura, al tipo di clima e al servizio sanitario che, tra mille ostacoli, è comunque accessibile a tutti. «Dalla dieta alla sanità universalistica, ecco i segreti della nostra longevità – commenta il ministro della Salute Beatrice Lorenzin – Sono obiettivi da consolidare e non dare per scontati».
Proprio questa settimana entreranno in vigore altre cure gratuite con i nuovi livelli essenziali di assistenza. Le prestazioni, cioè, che il servizio sanitario garantisce a tutti i cittadini gratis o con il pagamento del ticket. Il documento è stato firmato dal premier Gentiloni nei primi giorni di gennaio e sabato scorso i Lea aggiornati erano nella Gazzetta Ufficiale.
Tra le nuove prestazioni la fecondazione assistita eterologa e omologa, i nuovi vaccini (pneu- mococco, meningococco, varicella) lo screening alla nascita (per individuare una possibile sordità, cataratta congenita e circa una quarantina di malattie ereditarie) l’esenzione dal ticket per l’endometriosi, i trattamenti per la celiachia (questa malattia come la sindrome di Down è stata immessa nell’elenco delle patologie croniche e non più rare) e per malattie rare (viene assegnato un codice che dà diritto all’esenzione dal ticket ad altre 110).
Dalle centomila famiglie di pazienti autistici erano attese novità in grado di migliorare la qualità assistenziale. Nei livelli essenziali di assistenza appena varati entra anche il trattamento dell’autismo, con diagnosi precoce, cura e trattamento individualizzato, integrazione nella vita sociale e sostegno per le famiglie.
ICEREALI
Torniamo a tavola. E’ qui, secondo lo studio Bloomberg, che si concentra la differenza tra l’Italia e gli altri Paesi. A tavola con la dieta mediterranea ricca di frutta e verdura di stagione, legumi e cereali, pesce, uova e olio di oliva senza eccedere con la carne, soprattutto rossa, e i formaggi. Tutti elementi che favoriscono il consumo di acidi grassi monoinsaturi rispetto a quelli saturi e, allo stesso tempo, il consumo di nutrienti con proprietà anti-infiam- matorie che aiutano a far diminuire il colesterolo “cattivo” (Ldl), stress ossidativo e triglice- ridi. Proprio grazie a queste caratteristiche, nel 2010, la dieta mediterranea è diventata patrimonio dell’Unesco perché alleata della salute.
IL RISCHIO
Qui, dunque, anche i più distratti nella scelta del menù riescono a proteggersi con i piatti base della nostra tradizione. Uno degli ultimi studi pubblicato sull’Interna- tional Journal of Cancer ha rivelato che la dieta mediterranea è un’ottima alleata nella prevenzione di una forma molto aggressiva di cancro al seno. Un maxi studio su oltre 62mila donne mostra che coloro che mangiano abitualmente i nostri piatti hanno un rischio inferiore del 40% di ammalarsi di cancro al seno ER-negativo, quello non dipendente dagli ormoni estrogeni.
Ovviamente i grandi numeri, il paragone con gli altri 163 Paesi ci permette di vantare un simile posto in classifica. Se, invece, la lente viene messa solo sull’Italia si scopre, invece, che il 33% della popolazione è sovrappeso e il 9,7% è obesa (circa sei milioni). E ancora. Una famiglia spende in media 50 euro al mese per acquistare prodotti ortofrutticoli, nemmeno un terzo di quello che spende nello stesso periodo ogni persona per consumare un caffè al bar.

Le 10 regole della dieta mediterranea

1.Suddividere i pasti in 4-5 appuntamenti. Nei due pasti principali, rivalutare la tavola come punto di incontro e come momento distensivo: è intorno alla tavola che si trasmette la cultura di una famiglia, e quindi della società.

2.Utilizzare la pasta come primo piatto. La pasta va cotta al dente, dando la preferenza, nel condirla, al sugo di pomodoro e all’olio di oliva.

3.Utilizzare la pasta per la preparazione di “piatti unici” (pasta e legumi, pasta e verdure, ecc.) ad elevato valore nutritivo e grande economicità.

4.Dare la preferenza al pane preparato con i soli ingredienti fondamentali (pane casereccio, rosette, sfilatini, ecc.), preferibilmente integrale, evitando il pane preparato con l’aggiunta di grassi.

5.Tra i grassi di condimento dare la preferenza all’olio di oliva: è estremamente digeribile, con un sapore pieno capace di dare gusto in piccole quantità, ed è anche il più sicuro per le fritture.

6.Gli alimenti del mondo animale, come la carne, il latte e i latticini, le uova, non vanno esclusi, ma ridimensionati. Per ciò che riguarda la carne, dare la preferenza non alla carne bovina, ma a quelle “alternative”, come pollo, coniglio, tacchino, ecc.

7.Consumare pesce con regolarità, in particolare pesce azzurro (sarde, alici, sgombri, tonno), tipico del Mediterraneo, che allo spiccato gusto unisce un elevato potere nutritivo.

8.Limitare l’uso del sale da cucina, utilizzando gli aromi e le spezie tipiche della tradizione mediterranea per insaporire i cibi.

9.Fare largo consumo dei prodotti ortofrutticoli, alternando quelli ricchi di vitamina A (carote, zucche, radicchio verde, meloni, albicocche) con quelli ricchi di vitamina C (agrumi, fragole, pomodori, peperoni, broccoletti), che forniscono un adeguato apporto di fibre e un buon senso di sazietà.

10.Se lo si desidera, si possono accompagnare i pasti con modiche quantità di vino che, oltre ad aumentare il piacere del pasto, può favorire la digestione.

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