Il governo salva le star Rai No al tetto sugli stipendi

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E ora la partita sul tetto agli stipendi degli artisti di viale Mazzini è tutta nelle mani del consiglio di amministrazione della Rai. Che dovrà scegliere quale soluzione adottare per continuare a pagare le star secondo le logiche di mercato, e non solo 240 mila all’anno come prevede la legge sull’editoria, madre di tutte le polemiche sui compensi.

Il governo, attraverso il sottosegretario alle Comunicazioni, Antonello Giacomelli, non solo ha battuto un colpo, sostenendo che il «parere reso dell’avvocatura dello Stato conferma la piena legittimità della tesi che non include, nel perimetro di applicazione del limite, i contratti caratterizzati da prestazioni di natura artistica», ma ha messo la tv pubblica con le spalle al muro. «La Rai ha il dovere di individuare, in un organico piano», sostiene Giacomelli, «criteri e parametri per la corretta e chiara individuazione dei contratti con prestazioni di natura artistica». Insomma, fate la vostra parte e, soprattutto, fatela in fretta.

Il momento della verità dovrebbe esserci ai primi di maggio quando il consiglio di amministrazione tornerà a riunirsi. «Questa lettera aiuta a fare chiarezza sul perimetro di applicazione dei tetti ai compensi per gli artisti, ma non ci sono forzieri da aprire per pagare milioni, semmai obblighi parametrati ai valori del servizio pubblico, delle prestazioni professionali e della sostenibilità aziendale anche in relazione al sistema dei conti pubblici», spiega il consigliere Franco Siddi, sottolineando che, grazie a questa lettera, «la Rai può con maggiore certezza progettare i suoi programmi e i suoi palinsesti, sapendo però che deve adempiere a degli obblighi precisi.

Varare un piano di autoregolamentazione, stabilire dei parametri di base con flessibilità sostenibili, trasparenti e adeguatamente motivate». Dunque niente tetto, che resta per manager e dirigenti sia della Rai che delle altre aziende pubbliche, semmai una reale calmierizzazione dei contratti, che appare necessaria a tutti. Nello specifico andranno valutate le posizioni di coloro operano a cavallo tra l’attività artistica e autorale e quella giornalistica. I giornalisti, a differenza degli artisti, dovrebbero rientrare nel tetto. Bruno Vespa, conduttore di Porta a Porta, però, fa sapere che i suoi contratti con la Rai, fin dal 2011, sono concepiti come «prestazioni artistiche», con contributi Enpals. E quindi resta Inori dal perimetro di applicazione del limite. Al netto di questi dettagli, che saranno il tema centrale del cda del prossimo 4 maggio, è ormai chiaro a tutti che la grande fuga delle star dalla tv pubblica non ci sarà. Artisti come Carlo Conti, Flavio Insinna, Antonella Clerici, lo stesso Fabio Fazio dato in partenza e già in trattativa con altre emittenti, Massimo Giletti e altri ancora potranno tornare a trattare con il settimo pianodiviale Mazzini. Magari su basi meno onerose per la tv pubblica.

Sullo sfondo resta aperta la partita legata al futuro del direttore generale, Antonio Campo Dall’Orto, che molti danno in uscita: «Resto finché ci sono le condizioni», ha chiosato a margine della presentazione del Giro d’Italia. «Io sono abituato a lavorare per costruire e credo che la Rai di oggi non è più quella di un anno e mezzo fa: abbiamo fatto diversi cambiamenti che sono stati accompagnati da una crescita degli ascolti. Finché potrò continuare a lavorare così io rimarrò». Nell’attivismo del Cda contro il dg in molti hanno visto la mano dell’ex premier, Matteo Renzi, accusato di essere il «mandante». «Non ci metto bocca su queste cose: mai messo bocca e continuerò a non mettercela», dice l’ex presidente del Consiglio. Nel frattempo il «tetto che scotta» è saltato e questo potrebbe far scendere la temperatura a viale Mazzini. La mossa di Giacomelli alla vigilia delle primarie, forse, non è affatto casuale.

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