Contro un palo in moto, un morto e un 27enne in fin di vita. La vittima è Francesco Monaco di Dolegnano

Finisce in tragedia una delle più calde e luminose domeniche di primavera per tre amici che avevano deciso di andare a fare un giro in moto: uno di loro muore, uno resta ferito gravemente e il terzo assiste sconvolto all’incidente senza poter fare nulla. Sono le 19 di ieri quando i tre amico fanno tappa in bar a Casarsa della Delizia, in provincia di Pordenone. Poi partono per rientrare a casa.

Francesco Monaco, 26 anni, originario di Milano ma residente a Cormons, in provincia di Gorizia, con diversi amici a Codroipo, sale in sella a una Kawasaki. Con lui, sullo stesso bolide, c’è pure l’amico Valentino Sattolo, coetaneo, di Goricizza di Codroipo. Li segue, a poca distanza, sempre su una motocicletta, Mattia Nulchis, anche lui di Codroipo.
I centauri passano il ponte sul Tagliamento e iniziano a percorrere la statale 13 Pontebbana, una strada molto trafficata.

Dopo pochi minuti, all’altezza del Quaduvium Gomme, in prossimità dello svincolo con via Pordenone, la Kawasaki perde aderenza sull’asfalto. Forse è stata colpa di una mancata intesa tra gli amici su che strada imboccare, o forse di una distrazione. Restano tutte ipotesi. Sta di fatto che la Kawasaki, nonostante una disperata frenata di una decina di metri che lascia segni ben visibili, si schianta contro i pali della segnaletica dell’intersezione. Nell’impatto, tremendo, la moto si spacca in tre pezzi. Monaco morirà quasi subito per le gravissime ferite riportate nell’urto.

Inutili i tentativi di rianimarlo da parte del personale medico del 118, giunto sul posto con un’ambulanza e con l’elicottero, decollato dalla Centrale operativa di Udine. Per lui non c’è nulla da fare, se non decretare il decesso e attendere il nulla osta del magistrato per la rimozione della salma.

Nell’impatto l’amico Satto lo riporta lesioni agli arti superiori e inferiori, al tronco e alla testa. Ma, almeno inizialmente, rimane cosciente. Stabilizzato, viene elitrasportato d’urgenza all’ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine. Le sue condizioni restano disperate. Sotto choc il terzo centauro, Nulchis, che ha assistito impotente allo schianto dei due amici poiché viaggiava dietro di loro, ad alcuni metri di distanza. Praticamente, si è visto morire Monaco sotto gli occhi. La dinamica del tremendo schianto è al vaglio dei carabinieri della stazione di Codroipo, comandati dal maresciallo Luca Cupin, giunti sulla statale 13 per regolare il traffico. La Kawasaki è stata posta sotto sequestro, su disposizione dell’autorità giudiziaria. Sulla strada anche i vigili del fuoco.

Nel 2016 gli incidenti stradali che hanno causato lesioni a persone e in cui è stato coinvolto un ciclomotore o un motociclo sono stati 71.108, causando il decesso di 1.244 persone e il ferimento di 84.548.  Il 34% del totale degli incidenti stradali considerati vede coinvolto un veicolo a due ruote. Inoltre, una vittima della strada su tre perde la vita in un incidente in cui è stato coinvolto un motoveicolo.  Tra il 2006 e il 2010, gli incidenti stradali di questo tipo sono diminuiti del 18,6%. Anche il numero dei morti risulta in calo (-23%).  Sulle strade urbane si sono verificati ben 62.238 incidenti con il coivolgimento di un motoveicolo (87,5% del totale): essi hanno causato 73.826 feriti (87,3% del totale) e 655 morti (52,7% del totale).  L’indice di mortalità per i veicoli a due ruote sulle strade extraurbane è di 7,1 per 100 incidenti; sulle strade urbane, invece, è di 1,1 morti per 100 incidenti.

Rispetto al 2001, l’Italia ha registrato una diminuzione del numero di morti del 42% negli incidenti stradali, mentre il Libro Bianco dell’Unione Europea prevedeva la riduzione della mortalità del 50% entro il 2010.  La riduzione regitsrata rispetto al 2001 risulta solamente del 19,2% se si considera il numero di morti in cui è stato coinvolto almeno un motorino.  Il maggior numero di incidenti dei veicoli a due ruote si è verificato, come negli altri anni, nel mese di luglio (9.326 in valore assoluto). L’indice di mortalità risulta, invece, più elevato nel mese di agosto (2,5 morti ogni 100 incidenti).  Il maggior numero di decessi avviene tra persone che hanno tra 30 e 44 anni. Una vittima su tre è un giovane adulto.  Nove vittime su 10 di incidenti mortali che coinvolgono veicoli a due ruote sono uomini.

In calo il numero di morti e feriti

L’uso dei veicoli a due ruote come mezzo di trasporto alternativo all’automobile, più veloce ed economico per gli spostamenti, soprattutto nelle aree urbane, ha indotto l’Istat ad approfondire l’analisi dell’incidentalità che vede coinvolti questa tipologia di veicolo. Nel 2010 gli incidenti stradali rilevati in Italia in cui vi sono stati lesioni a persone ed è stato coinvolto un ciclomotore o un motociclo sono stati 71.108. Essi hanno causato il decesso di 1.244 persone e il ferimento di 84.548 persone (Prospetto 1). Rispetto al totale degli incidenti stradali che avvengono in Italia, il 34% di questi vede coinvolto un veicolo a due ruote. Una vittima su tre di incidente stradale mortale, perde la vita in circostanze in cui è stato coinvolto un motoveicolo.

Negli ultimi cinque anni il fenomeno dell’incidentalità dei veicoli a due ruote presenta una leggera flessione. Tra il 2006 e il 2010 gli incidenti stradali con il coinvolgimento di un motoveicolo che hanno causato lesioni a persone sono diminuiti del 18,6% (Prospetto 2): nello stesso quinquennio gli incidenti stradali nel complesso sono diminuiti in percentuale minore (-11,2%). In calo appare anche il numero dei morti in incidenti con un motoveicolo (-23%), ma in misura minore rispetto ai morti nel complesso degli incidenti (-27,9%). Anche la diminuzione del numero dei feriti coinvolti in un incidente con un motoveicolo (-17,4%) è più contenuta della flessione registrata per il totale dei feriti in incidenti stradali (-9,1%). Nello stesso periodo l’indice di mortalità per gli incidenti con motoveicoli scende leggermente, da 1,8 a 1,7 morti per 100 incidenti. I numerosi interventi legislativi in materia di sicurezza stradale, nonché l’adozione di nuove tecnologie volte al miglioramento della sicurezza dei veicoli e alla realizzazione di infrastrutture stradali più sicure, hanno permesso all’Italia di giungere a una riduzione della mortalità di tutti gli utenti della strada; riduzione che risulta tuttavia più contenuta nel caso degli incidenti con motoveicoli.

Sulle strade extraurbane gli incidenti più gravi In Italia i veicoli a due ruote vengono utilizzati prevalentemente in ambito urbano per gli spostamenti “casa-lavoro” come mezzo di trasporto privato in qualsiasi giorno dell’anno e con qualunque condizione meteo. Questo per evitare la congestione del traffico urbano, ovviare alla mancanza di adeguati mezzi di trasporto e alla scarsità di parcheggi. Nel 2010 sulle strade urbane si sono verificati 62.238 incidenti con coinvolgimento di un motoveicolo (87,5% del totale), che hanno causato 73.826 feriti (87,3% del totale) e 655 morti (52,7% del totale) (Prospetto 3). Sulle altre strade extraurbane, ad esclusione delle autostrade, comprensive delle strade statali, provinciali, comunali extraurbane e regionali, si sono verificati 7.614 incidenti (il 10,7% del totale) che hanno causato 9.913 feriti (10,9% del totale) e 544 decessi (43,8%). Gli incidenti stradali nel complesso avvengono più spesso sulle strade urbane, ma è sulle strade extraurbane che si verificano gli incidenti più gravi. Questo dato è confermato e accentuato se si considerano gli incidenti dei veicoli a due ruote. L’indice di mortalità per gli incidenti con veicoli a due ruote sulle strade extraurbane è, infatti, di 7,1 morti per 100 incidenti, contro i 5 morti per 100 registrati per il totale degli incidenti. Sulle strade urbane, invece, gli incidenti di entrambi i tipi sono meno gravi: l’indice di mortalità è pari a 1,1 morti per 100 incidenti.

Nelle grandi città più della metà degli incidenti coinvolge un motoveicolo Dall’analisi territoriale dell’incidentalità stradale emerge come, in alcune regioni in particolare, il fenomeno riguardi soprattutto i veicoli a due ruote. In Liguria il 58,5% degli incidenti coinvolge un veicolo a due ruote e il 56,0% degli individui deceduti è stato coinvolto in un sinistro con un motoveicolo (Prospetto 4). In Sicilia e nel Lazio gli incidenti che coinvolgono un motoveicolo sono il 42,5% e il 42,2% rispettivamente. Nella Provincia autonoma di Trento il 44,8% dei decessi riguarda persone coinvolte in un incidente con un motoveicolo. In alcune regioni italiane come Basilicata, Molise e Piemonte il fenomeno degli incidenti sulle due ruote risulta più contenuto. In Calabria, Basilicata e Piemonte anche il numero di vittime coinvolte in sinistri con motoveicoli è molto inferiore al valore medio nazionale. Analizzando l’indice di mortalità si nota come in Molise, Basilicata e Valle d’Aosta avvengano gli incidenti più gravi malgrado sia contenuto il numero di sinistri che coinvolgono veicoli a due ruote (il tasso di mortalità è, rispettivamente, di 6,0, 4,7 e 4,6 morti per 100). In Liguria e nel Lazio, dove si registrano molti incidenti sulle due ruote, l’indice di mortalità è invece molto contenuto (0,8 e 1,3 rispettivamente).

Più alta la mortalità ad agosto Nel 2010 il maggior numero di incidenti dei veicoli a due ruote si è verificato a luglio (9.326 in valore assoluto). Anche per quanto riguarda il numero di morti, luglio è il mese in cui il valore risulta massimo: 194 in termini assoluti. L’indice di mortalità risulta, invece, più elevato in corrispondenza del mese di agosto (2,5 morti ogni 100 incidenti), il che si spiega con il maggior tasso di utilizzo dei veicoli a due ruote in occasione degli esodi estivi e con la maggiore circolazione sulle autostrade. Il tasso di mortalità degli incidenti dove è stato coinvolto almeno un motoveicolo ha un andamento mensile simile a quello dei sinistri nel complesso, ma su valori assoluti più contenuti. Nei mesi estivi, da maggio ad agosto, l’indice di mortalità degli incidenti con motoveicoli è leggermente superiore a quello del totale, a causa del maggior utilizzo delle due ruote nei mesi più caldi. Durante gli altri mesi, da settembre ad aprile, l’indice di mortalità per le due ruote risulta sempre inferiore al livello rilevato nel complesso, pur facendo registrare un picco nel mese di dicembre. L’utilizzo delle due ruote come mezzo alternativo all’auto risulta evidente anche dalla distribuzione mensile degli incidenti che vedono coinvolti i motoveicoli: l’uso di motoveicoli cresce nei periodi dell’anno caratterizzati da una luminosità maggiore, toccando i picchi di incidentalità nei mesi maggio-agosto, ove le giornate più lunghe e più calde favoriscono gli spostamenti in moto.

I dati evidenziano, ad ogni modo, un numero consistente di sinistri anche nei mesi invernali; ciò a dimostrazione del fatto che le due ruote rappresentano un mezzo alternativo all’auto durante tutto l’anno prevalentemente nelle tratte urbane. Rischio incidenti mortali più elevato il sabato, la domenica e il mattino presto Il giovedì e il venerdì sono i giorni della settimana in cui si concentra il maggior numero di incidenti (11.438 e 11.458 rispettivamente) e di feriti (13.322 e 13.394 rispettivamente), mentre il sabato presenta la frequenza più elevata per i decessi (247). L’indice di mortalità presenta il valore massimo (3,6 morti ogni 100 incidenti) la domenica, seguito dal sabato (2,6 morti ogni 100 incidenti). Soltanto il sabato e la domenica l’indice di mortalità per i motoveicoli è superiore alla mortalità nel complesso, mentre negli altri giorni della settimana l’indice risulta sempre più basso. Per quanto concerne la distribuzione di incidenti e feriti durante l’arco della giornata si registra un picco tra le 17 e le 19, quando si cumulano gli effetti dell’aumento della circolazione dovuto agli spostamenti dal luogo del lavoro verso l’abitazione con altri fattori, quali l’accumulo di stress da lavoro e la difficoltà di percezione visiva per la riduzione della luce naturale non ancora sostituita da quella artificiale. L’indice di mortalità raggiunge valori molto elevati tra le 4 e le 6 della mattina. In questa fascia oraria la mortalità per incidenti con i veicoli a due ruote è superiore alla mortalità del totale degli incidenti. Più incidenti mortali su veicoli a due ruote isolati La maggior parte degli incidenti stradali in cui è coinvolto un veicolo a due ruote avviene tra due o più veicoli (80% dei casi) (Prospetto 7). I restanti casi (20%) riguardano sinistri in cui è coinvolto un veicolo a due ruote isolato. Nell’ambito degli incidenti tra veicoli, la tipologia più diffusa è lo scontro frontale laterale (40,8% dei casi), seguita dallo scontro laterale (18,1% dei casi). Tra i sinistri che riguardano veicoli isolati, la fuoriuscita rappresenta il caso più diffuso (7,7%). L’investimento di pedone rappresenta il 4,6% degli incidenti. L’indice di mortalità mostra come gli incidenti che riguardano veicoli isolati siano più pericolosi di quelli tra veicoli, con un indice di mortalità pari a 2,7 morti per 100 rispetto a 1,5 morti per 100. Nello specifico, la tipologia di sinistro più pericolosa è l’urto con un ostacolo (5,3 morti ogni 100 incidenti), lo scontro frontale tra più veicoli (4,0 morti ogni 100 incidenti) e la fuoriuscita del motoveicolo isolato (3,0 morti ogni 100 incidenti).

Guida distratta e velocità troppo elevata principali cause di incidente L’analisi delle circostanze accertate o presunte di causa di incidente che coinvolge almeno un motoveicolo mette in evidenza come, nell’ambito dei comportamenti errati di guida, la guida distratta, la velocità troppo elevata e il mancato rispetto delle regole di precedenza sono le prime tre cause di incidente (escludendo il gruppo residuale delle cause di natura imprecisata) (Prospetto 8). I tre gruppi costituiscono complessivamente il 47,6% dei casi. Con riferimento alla categoria di utenti della strada, per i veicoli a due ruote si nota una percentuale più alta di cause legate sia alla velocità troppo alta, soprattutto sulle strade extraurbane, sia al mancato rispetto delle regole di precedenza sulle strade urbane. Analizzando il fenomeno per tipologia di motoveicolo si evidenzia come per i ciclomotori la terza causa sia il mancato rispetto delle regole di precedenza, con una percentuale molto elevata per i motocicli. Per le loro caratteristiche di flessibilità nel traffico, gli ingombri ridotti e i consumi contenuti, i veicoli a due ruote sono una soluzione efficace per la mobilità urbana. Gli effetti benefici sono controbilanciati da una esposizione al rischio di incidente maggiore rispetto agli altri utenti della strada. In tutta Europa le statistiche dimostrano che una gran parte di incidenti in motoveicolo sono causati da errori umani. A questi si aggiungono fattori di rischio come le condizioni del fondo stradale, le condizioni meteorologiche e gli ostacoli.

Principali vittime i giovani adulti I morti in incidenti stradali con almeno un veicolo a due ruote sono 1.244, di cui il 91% sono uomini (Prospetto 9). La classe di età in cui si registra il maggior numero di decessi è tra 30 e 44 anni: un morto su tre è un giovane adulto (il 33% dei morti è nella classe di età 30-44 anni). Per le donne, si registra un picco anche nelle età anziane, oltre i 65 anni di età: si tratta di un discreto numero di donne che muoiono investite da motoveicoli. Per quanto riguarda i feriti in incidenti stradali con un veicolo a due ruote, le età per le quali si registrano frequenze più elevate sono, per entrambi i sessi, quelle comprese tra 30 e 44 anni.

L’età dei morti o feriti (30-44 anni) dimostra come il motoveicolo sia diventato un mezzo alternativo all’automobile per gli spostamenti sistematici “casa-lavoro”. Il calo che si registra nelle fasce di età successive (dai 45 anni in poi) si può imputare sia ad un numero inferiore di utilizzatori, sia ad una maggiore consapevolezza dei pericoli del mezzo e della strada dovuta all’esperienza di guida.
Dai 18 ai 29 anni il numero di utilizzatori delle due ruote aumenta considerevolmente e quindi si riscontra un trend crescente anche nel numero degli infortunati. Nell’età post-lavorativa, invece, il motoveicolo diventa una scelta e non più una necessità, con un andamento costante del numero di infortunati.
Rispetto all’obiettivo fissato dall’UE nel Libro Bianco del 2001, che prevedeva la riduzione della mortalità del 50% entro il 2010 per l’incidentalità stradale nel complesso, l’Italia ha raggiunto una diminuzione del 42,4% del numero dei morti. Analizzando l’andamento del numero dei morti che si è avuto nello stesso periodo, per gli incidenti in cui sia stato coinvolto almeno un motoveicolo, la riduzione risulta solamente del 19,2%.
La riduzione del numero dei morti, registrata per tutte le classi di età, è stata chiaramente più consistente nelle età in cui era più elevato il numero delle vittime.

Gli uomini principali vittime di incidenti mortali su veicoli a due ruote
Sono più numerosi gli uomini vittime di incidenti mortali di veicoli a due ruote rispetto alle donne in tutte le classi di età, ad eccezione delle classi giovanili (15-17 anni), della classe adulta (55-59 anni) e della classe anziana (65 anni e oltre). Per le donne, la frequenza elevata di incidenti in quest’ultima classe di età è attribuibile al maggior coinvolgimento in incidenti stradali delle più anziane, decedute nel ruolo di pedone.

L’informazione statistica sull’incidentalità è raccolta dall’Istat mediante una rilevazione totale a cadenza mensile di tutti gli incidenti stradali verificatisi sull’intero territorio nazionale che hanno causato lesioni alle persone (morti entro il trentesimo giorno o feriti). Ente compartecipante all’indagine è l’Aci (Automobile Club d’Italia). Nel corso dell’anno 2011 è stato rinnovato il Protocollo di Intesa tra l’Istat e l’Aci con l’obiettivo di consolidare e sviluppare il rapporto di collaborazione in atto in materia di rilevazione e analisi statistica del fenomeno dell’incidentalità stradale.
La rilevazione è tradizionalmente il frutto di un’azione congiunta e complessa tra una molteplicità di Enti: l’Istat, l’ACI, il Ministero dell’Interno, in particolare la Direzione Centrale per la Polizia Stradale, Ferroviaria, delle Comunicazioni e per i Reparti speciali della Polizia di Stato, i Carabinieri, la Polizia provinciale, la Polizia municipale o locale, gli Uffici di statistica dei Comuni capoluogo di provincia, gli Uffici di statistica di alcune Province o Regioni che hanno sottoscritto accordi con l’Istat finalizzati alla raccolta, al controllo della copertura, all’acquisizione informatizzata e al successivo invio all’Istituto Nazionale di Statistica dei dati secondo un formato concordato.
La rilevazione avviene tramite la compilazione del modello Istat CTT/INC o attraverso l’invio di file, contenenti le informazioni concordate, da parte dall’autorità che è intervenuta sul luogo (Polizia Stradale, Carabinieri, Polizia provinciale, Polizia locale o municipale e altri organismi) per ogni incidente stradale in cui è coinvolto un veicolo in circolazione sulla rete stradale e che comporti danni alle persone.
Il campo di osservazione è costituito dall’insieme degli incidenti stradali verbalizzati da un’autorità di polizia, verificatisi sul territorio nazionale nell’arco di un anno solare, che hanno causato lesioni alle persone (morti entro i 30 giorni o feriti).
In particolare, rientrano nel campo di osservazione tutti gli incidenti stradali verificatisi nelle vie o piazze aperte alla circolazione, nei quali risultano coinvolti veicoli fermi o in movimento e dai quali siano derivate lesioni a persone. Sono esclusi, pertanto, dalla rilevazione i sinistri da cui non sono derivate lesioni alle persone, quelli che non si sono verificati nelle aree pubbliche di circolazione, cioè, in quelle aree come cortili, stazioni di servizio, depositi di mezzi di trasporto, strade ferrate riservate esclusivamente per il trasporto tranviario o ferroviario, eccetera e i sinistri in cui non risultano coinvolti veicoli.

Un giro in moto con gli amici la domenica sera. Poi, sulla strada verso casa, una disperata frenata per evitare lo spartitraffico a un bivio. Un impatto fortissimo. E poi, più nulla.
Sono stati questi gli ultimi istanti di vita di Francesco Monaco, 26 anni, codroipese, che da qualche tempo viveva a Dolegnano con la fidanzata, morto ieri sera in un incidente in moto lungo la statale Pontebbana all’altezza del Quadriviuum gomme.
Ferito anche il coetaneo Valentino Sattolo, amico e compaesano che viaggiava assieme a lui sulla moto, una Ducati di grossa cilindrata. Tornavano a casa dopo un pomeriggio trascorso assieme a Mattia Nulchis, che li seguiva in moto.

La striscia di asfalto della statale 13, in prossimità dell’intersezione con via Pordenone – l’arteria che da Casarsa della Delizia conduce al centro di Codroipo – piega a sinistra con una leggera curva. E proprio a quello svincolo, quasi il motociclista avesse esitato, indeciso se prendere l’ingresso per il centro abitato o imboccare la variante, la moto è finita contro l’aiuola spartitraffico. Inutile la frenata per evitarla. Nell’impatto con il cordolo, il mezzo si è letteralmente spezzato e i due ragazzi sono stati proiettati sull’asfalto, dopo aver urtato violentemente contro un palo.

L’amico, che li seguiva a una certa distanza ha fatto appena in tempo ad arrivare e a scorgere i due ragazzi a terra. Francesco giaceva immobile: era già morto. È stato lo stesso amico, ancora sotto choc, a cercare soccorsi. Sul posto è intervenuta una squadra di vigili del fuoco proveniente dal distaccamento di Codroipo, quindi il personale del 118, giunto in ambulanza, con il supporto dell’équipe medica a bordo dell’elisoccorso. Purtroppo, è apparso subito chiaro che per Francesco Monaco non c’era più nulla da fare: troppo gravi i traumi riportati a seguito dell’impatto. Valentino Sattolo, pure ferito nell’incidente, dopo aver ricevuto i primi soccorsi sul posto, è stato trasferito all’ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine.A occuparsi dei rilievi sono stati i carabinieri di Codroipo, al lavoro anche una pattuglia della polizia stradale, intervenuta in supporto. L’ultimo messaggio, Francesco lo ha inviato ai familiari poco prima delle 17 via Whatsapp: «Sono a Passariano, tutto bene, ci stiamo divertendo». Poi, il silenzio. Francesco avrebbe compiuto 27 anni fra meno di un mese, aveva frequentato l’Enaip e poi si era messo a lavorare con il padre in una ditta di componenti elettrici. Appassionato di moto, faceva parte del gruppo di centauri “Li saetis di Cuar”, compagni e amici che condividevano la sua passione per i motori.

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