Ravenna, tromba d’aria con effetto downburst , vento oltre 100 km/h: ci sono feriti

Il Nord Italia è stato completamente travolto dal mal tempo e nello specifico un violento nubifragio si è abbattuto nella giornata di ieri in Toscana e su buona parte del ravennate accompagnato da forti raffiche di vento e grandine. Continua, dunque, a far danni la perturbazione atlantica giunta sull’ Italia centro-settentrionale con violenti temporali, nubifragi, grandinate che si stanno abbattendo su diverse regioni.

Come già detto, particolarmente colpita è stata la città di Ravenna, dove nel giro di 20 minuti è davvero successo di tutto; un violento nubifragio si è abbattuto sulla città di Ravenna per una ventina di minuti ma con una violenza tale da sradicare alberi, scoperchiare strutture metalliche e calcinacci. Sono questi gli effetti del cambio emisferico dovute all’ingresso di correnti fredde a spodestare l’anticiclone subtropicale, annunciati attraverso un allerta meteo gialla diramata dalla Protezione civile nelle ore precedenti.

Il nubifragio pare abbia bloccato la città e nello specifico Viale Randi è rimasta interdetta al traffico per il crollo di un albero e sul posto sono dovuti intervenire i carabinieri e il personale del Comune, oltre che i vigili del fuoco al fine di liberare l’arteria il più velocemente possibile. Danni anche in via Fratelli chiari a Modena Dell’albero, dove molti alberi si sono piegati su alcune auto, ed ancora un incidente si è registrato in via Baiona, dove sono dovuti intervenire i sanitari del 118 ma fortunatamente non è accaduto nulla di grave e si è trattato soltanto di un grande spavento. Stessa cosa in via Trieste dove un container da cantiere è volato via ed è piombato su due auto in sosta schiacciandole completamente.

Disagi in via Bellucci, viale Europa, viale Pertini e viale Alberti, sempre per alberi abbattuti dalla forza del vento, che in via Canale Molinetto ha scoperchiato la struttura di una fermata dell’autobus che si è abbattuta sull’auto di una donna e nell’impatto sono andati completamente distrutti i vetri. Molti i treni cancellati alla stazione di Ravenna in direzione Rimini e direzione Ferrara, mentre altri treni nel tardo pomeriggio e in prima serata hanno subito dei ritardi. Alla luce di quanto accaduto, l’amministrazione comunale ha spiegato che sono in corso verifiche e per questo motivo in maniera precauzionale nella giornata di oggi è stata sospesa l’attività didattica dei nidi e delle scuole dell’infanzia comunali e statali al fine di far mettere i controlli e le verifiche di stabilità su edifici e alberature.

Sono circa 4 mila i fulmini caduti in due ore ovvero dalle 12:00 alle 14:00 in Toscana, nella giornata di ieri. L’Ondata di maltempo dunque è arrivata ieri in Toscana colpendo soprattutto le province di Lucca, Prato e Pistoia tanto che sono stati annullati molti spettacoli e concerti, come quello in piazza Santa Croce a Firenze con 500 musicisti, quello di Franco Battiato a Pistoia in piazza Duomo e lo show di Beppe Grillo a Fiesole.

E’ assolutamente normale nell’arco di tutta la stagione temporalesca – che nelle nostre zone del nord Italia tende a concentrarsi e a dar luogo ai fenomeni più intensi principalmente nei mesi di Giugno, Luglio ed Agosto – che uno o più temporali creino danni e/o disagi in misura più o meno variabile. Un temporale è un evento nel quale viene liberata una enorme quantità di energia e quindi non c’è da stupirsi di eventuali episodi violenti legati ad essi.
Nel grande panorama dei temporali se ne possono distinguere varie tipologie, alcune più “portate” di altre a generare fenomeni intensi. Lo sviluppo di un tipo di temporale piuttosto che un altro è legato alle condizioni atmosferiche presenti grossomodo lungo tutta la colonna atmosferica. Ogni nube temporalesca comunque si compone di una zona in cui vi sono correnti ascensionali (updraft) che costituiscono il cuore del sistema e nelle quali il carburante della nube, ovvero l’aria caldo-umida, sale verso l’alto e correnti discendenti (downdraft) a cui si associano le precipitazioni ed aria più fresca in discesa verso il basso L’inflow è il flusso di aria caldo-umida in entrata che garantisce l’alimentazione, mentre l’outflow il flusso in uscita. Un temporale in cui predominano le correnti di inflow è un temporale probabilmente giovane, che gode di ottimo stato di salute e che può vantare di un buono o ottimale stato di organizzazione. Un temporale in cui dominano le sole correnti di outflow è un temporale che probabilmente avrà vita ancora breve perché verrà a mancare l’alimentazione che lo manterrà in vita.
Ma torniamo ai danni causati dai temporali. Il ventaglio di possibilità è decisamente vasto: danni causati da fulmini, danni causati da allagamenti lampo, danni causati da grandine, danni causati da vento. E’ su quest’ultima situazione che spesso ci sono idee poco chiare, mentre per quanto riguarda le altre, solitamente ci sono pochi dubbi.
E’ vero che se si subiscono dei danni, ad esempio se si deve rifare il tetto pagando una bella somma, al malcapitato poco interesserà di quale tipo di vento è stato vittima, ma se si vogliono fare analisi sull’accaduto un po’ più scientifiche o semplicemente approfondite, le differenze e le considerazioni che si possono fare sono veramente tante.
Parlare di tromba d’aria, tornado, uragano, raffiche di vento e chi più ne ha più ne metta non è la stessa cosa. “Tanto è sempre vento” è il tormentone che aleggia nell’aria, giusto per rimanere in tema. Allora un bel giorno un ragazzo si presenterà alla sua fidanzata con una corona di crisantemi anziché un mazzo di rose “tanto son sempre fiori”. E’ chiaro che forse qualche differenza ci sta, pur essendo parenti stretti…
Valutazioni approssimative e semplicistiche non solo spesso portano ed errori grossolani, ma allontanano sempre di più la possibilità di imparare a comportarsi in base ad eventi già accaduti in caso questi si ripresentassero e mettere quindi in atto meccanismi di autoprotezione minimi; pone muri insormontabili di fronte ad una crescita culturale e scientifica con cui si potrebbe iniziare a valutare dislocazione geografica e temporale degli eventi e tenerne conto nell’elaborazione di statistiche utili anche a fini di prevenzione. Cose che risultano difficili laddove si butta tutto in un grande calderone e si mischia senza sapere nemmeno gli ingredienti.
Ecco quindi il punto: sono 2 i grandi responsabili dei danni causati dal VENTO. Stiamo parlando delle trombe d’aria o tornado (assolutamente sinonimi) e dei downburst (raffiche lineari). Eliminiamo subito dal vocabolario i termini: uragano-ciclone-tifone che sono sinonimi tra loro, ma non c’entrano nulla con nessuno dei 2 fenomeni sopra citati e non ci riguardano in quanto abitanti della Pianura Padana.

DOWNBURST COS’E’

Un downburst è una forte corrente discendente che raggiunge il suolo, manifestandosi come una violenta raffica in discesa dal cumulonembo. Burst vuol dire appunto “scoppio” ed è questo l’effetto che ha la violenta raffica una volta che raggiunge il suolo. I downburst si dividono in micro e macro a seconda dell’ampiezza della zona colpita e della velocità dei venti. Nelle nostre zone nel 90% dei casi sono associati a forti precipitazioni, rientrando così nella categoria dei wet downburst. Esistono anche i dry downburst durante i quali alle correnti discendenti non si associano precipitazioni, ma si tratta di particolari condizioni più rare da riscontrare. I downburst sono spesso responsabili di incidenti in fase di decollo-atterraggio aereo durante i temporali.

TROMBA D’ARIA COS’E’
Un tornado è una colonna d’aria che entra in rotazione collegata ad un cumulonembo (nube temporalesca) ed in contatto con il suolo. La sua manifestazione visiva è la nube ad imbuto che può o meno condensare fino al suolo a seconda della quantità di umidità presente nei bassi strati. Anche se non condensato il tornado è comunque da considerarsi tale laddove sia presente al suolo una nube di detriti che testimonia il touchdown tornadico. Attenzione che invece la nube ad imbuto è una vera e propria nube di goccioline d’acqua e non è costituita solo da polvere e/o detriti.
Laddove manchi il collegamento con il suolo si parlerà di funnel cloud o sola nube ad imbuto, assolutamente non di tromba d’aria.
Laddove manchi il collegamento con la nube si parlerà di gustnado.
Laddove manchi persino il temporale e si ha la manifestazione di un vortice in giornate di pieno sole in mezzo a dei campi di parlerà di dust devil o comunque un vortice costituito solo da piccoli detriti.
Altri utilizzi del termine tromba d’aria non sono riconosciuti in pubblicazioni scientifiche note che, per ovvie ragioni, provengono per lo più dall’ambiente americano.
Una tromba d’aria si può IDEALMENTE formare in ogni tipo di temporale, ma all’atto pratico occorrono precise dinamiche specie nei bassi strati dell’atmosfera. Esistono 2 grosse tipologie di trombe d’aria in base al tipo di temporale che lo genera, ma in ogni caso il termine da utilizzare è sempre il medesimo e gli effetti e i riscontri visivi del vortice sono gli
stessi.

Una tromba d’aria non si forma a casaccio nel temporale, ma si genererà eventualmente nella zona al di sotto delle correnti ascensionali, ovvero la base del temporale dove le precipitazioni sono nulle o deboli. In alcuni tipi particolari di temporali il tornado può essere totalmente o parzialmente avvolto nella pioggia, ma ciò non toglie che essi si trovino comunque al di sotto delle correnti ascensionali, zona che appunto, in talune tipologie temporalesche, può risultare occupata in parte dalla pioggia.
Altra eccezione può esser rappresentata da trombe d’aria in formazione da nubi accessorie sul bordo avanzante del temporale, ma si tratta di rari casi e comunque esse fanno sempre riferimento a moti ascensionali e mai discendenti.
Fondamentale quindi capire che il tornado NON è vento fine a se stesso, NON è una qualsivoglia manifestazione di vento.
Tromba d’aria non è una parola per indicare episodi violenti di vento, non è un termine da utilizzare per racchiudere un calderone di fenomeni, ma è un termine scientifico che individua un preciso ed unico tipo di fenomeno.

DOWNBURST-TROMBA D’ARIA EVENTI A CONFRONTO
Sebbene entrambi per verificarsi dipendano assolutamente dalla presenza di un temporale , essi sono espressione di 2 correnti OPPOSTE all’interno dello stesso.
Il downburst è espressione delle correnti discendenti.
La tromba d’aria è espressione delle correnti in salita nel temporale.
Il downburst generalmente si manifesta con fortissimo vento misto a pioggia e/o grandine con visibilità quasi azzerata. Eventuali movimenti rotatori dei detriti sono su un asse orizzontale a seguito di anelli di vento che possono generarsi con l’impatto della raffica al suolo. Nel più raro caso dei downburst secchi si avrà fortissimo vento con le medesime caratteristiche di cui sopra ed alcun collegamento visibile con la base della nube.
Una tromba d’aria è un vortice e pertanto è sempre presente una rotazione su un piano verticale. Spesso di manifesta non in concomitanza di precipitazioni o al più rade o qualche chicco di grandine ed è visivamente riscontrabile tramite la nube di detriti che ruota al suolo e/o la nube ad imbuto che la collega alla nube. Se la condensazione è totale o quasi il riscontro visivo è ancora più immediato potendo osservare il classico “cono” (in realtà poi le forme di un tornado possono essere svariate, ma il “cono” può essere una buona generalizzazione).
I venti in un downburst possono anche superare i 200km/h, anche se più spesso si attestano tra gli 80 e 150 km/h. Vorrei ricordare, giusto per contestualizzare questa intensità, che 200km/h sono venti che si ritrovano in un uragano categoria 3 e oltre i 209 siamo nell’ambito della categoria 4. E’ quindi infondata la credenza talvolta radicata che le raffiche non siano intense.
Non c’è una scala specifica che misura i venti di un downburst, è sufficiente quindi usare i km/h nel nostro Paese.
Per misurare i venti di un tornado si usa la scala Enanched Fujita che ha sostituito la vecchia Scala Fujita nel 2007. Questa va da EF0 (più debole; +105km/h) a EF5 (più distruttivo; +322km/h). La stima dei venti si basa sull’osservazione dei danni. Anche quest’operazione non può essere superficiale , approssimativa e sbrigativa, ma richiede una attenta valutazione ed analisi dei vari gradi ed indicatori di danno consultabili direttamente sul documento della scala EF dal sito dello Storm Prediction Center. Al tornado viene data una classificazione in base ai danni maggiori riscontrati. Spesso una tromba d’aria durante il suo ciclo vitale ha diversi gradi di intensità. Si possono perciò trovare danni da EF0, EF1, EF2 e così via persino sul percorso di un EF5, ma il tornado sarà classificato come EF5 se durante il suo tragitto avrà raggiunto questo picco in almeno 2 o più indicatori di danno.
Ad ogni tornado deve essere perciò assegnato un preciso grado di intensità ed è scorretto attribuire vie di mezzo (es EF1/EF2).
Se un tornado agisce in aperta campagna laddove non sono riscontrabili danni da analizzare, verrà classificato come EF0 e non sulla base di fantasie personali.
Assolutamente infondata ed errata l’idea comune che la tromba d’aria sia una manifestazione di vento per forza più forte della raffiche. Si tratta di 2 eventi diversi sia visivamente sia per genesi e dinamica e non possono essere usati per descrivere uno la forma più o meno violenta dell’altro.

DOWNBURST-TORNADO DANNI A CONFRONTO
Abbiamo capito che spesso sono 2 fenomeni visivamente differenti e indubbiamente lo sono da un punto di vista di dinamica e genesi.
Talvolta però trovandosi “all’interno” degli eventi, specie in temporali caratterizzati da grandi quantitativi di precipitazioni dove la tromba d’aria volendo può essere anche parzialmente occultata dalle stesse o, più semplicemente, trovandosi assenti durante lo svolgimento del fenomeno è necessario ricostruire l’accaduto e capire cosa sia successo esclusivamente tramite l’osservazione dei danni.
Per nostra fortuna i danni da downburst e da tornado sono enormemente diversi tra loro.
3 sono i capisaldi da tenere in considerazione per muoversi in una direzione o in un’altra: -DIVERGENZA (downburst) / CONVERGENZA (tornado) DEI DANNI;
-DANNI SU VASTA AREA (downburst) / RISTRETTO CORRIDOIO (tornado); -ROTAZIONE EVENTUALE SU ASSE ORIZZONTALE (downburst) / ROTAZIONE SEMPRE PRESENTE SU ASSE VERTICALE (tornado).
Cerchiamo di capire con esempi pratici tutti questi punti.
DIVERGENZA-CONVERGENZA DEI DANNI.
Una raffica agisce in un’unica direzione, ovvero quella di spostamento del temporale. Quindi se la cella temporalesca si sposta da ovest verso est, grossomodo i nostri danni avranno la medesima disposizione, da ovest verso est. Es: campi di grano piegati verso est, antenne tv spezzate e piegate verso est, coperture di tetti sollevate verso est, alberi spezzati o sradicati e caduti verso est. La raffica al suolo può comportarsi in modo simile ad un “ventaglio” e quindi la dislocazione verso est può anche non essere perfetta al millimetro ma si potrà avere anche una lieve curvatura verso nord-est, sud-est. In caso di alberi sradicati e caduti prestare attenzione al fatto che nel ricadere a terra il fusto non abbia urtato contro costruzioni o altri alberi, cadendo quindi in un verso differente che può trarre in inganno. Ma in ogni caso è necessario avere sempre una visione d’insieme dei danni unita al buon senso. Mai basarsi su singole situazioni.

Divergenza perciò significa che il verso di dislocazione dei danni diverge da un centro ideale, perché siamo appunto in presenza di una raffica.
Nei tornado invece i danni convergono verso il centro ideale della tromba d’aria perché questa ha un movimento rotatorio in verticale. Ecco quindi che ipotizzando il passaggio di un tornado su un campo di grano avremo le varie piante rivolte in punti differenti e che tendono a puntare il centro del tornado.

In un momento il cielo sopra Ravenna si è coperto come se d’improvviso fosse calata la notte. Poi un lampo ha fatto tremare i vetri e una bomba d’acqua si è abbattuta sulla città, sui lidi, sulle campagne. In pochi secondi le strade si sono tramutate in torrenti e dalle fognature l’acqua ha iniziato a traboccare senza sosta. L’ondata di maltempo che ieri pomeriggio si è abbattuta su tutta la provincia è durata pochissimi minuti, ma abbastanza per dare origine a una serie interminabile di danni. Prima di tutto tra le persone, almeno una ventina i feriti, per fortuna tutti lievi, che si sono stati portati al pronto soccorso dalle ambulanze.

In tutto il territorio sono a decine gli alberi che non hanno resistito alle raffiche di vento da circa 110 chilometri orari. Sono finiti sulle strade, hanno travolto auto parcheggiate e alcuni hanno sfiorato i monumenti del centro città. Tutto questo generando interminabili disagi agli automobilisti, rimasti in coda per ore sull’Adriatica, in via Canale Molinetto e in viaTrieste. Per non parlare di zone come via San Mama, dove per poco non è stata sfiorata la tragedia, quando un grande albero è crollato al centro della strada, sfiorando due auto che stavano transitando proprio in quel momento. Come se non bastasse ci ha pensato la grandine, con chicchi grandi come noci, a generare altri danni specialmente alle macchine. C’è chi, quando il tempo ha detto fine alla sua irruenza, uscendo in strada ha trovato i parabrezza della propria vettura in frantumi. Mentre al Pala de Andrè ha iniziato a piovere dentro sugli spalti come se non ci fosse più una copertura.

Grande paura anche in alcune aziende del territorio. In particolare alla Tavar, dove i dipendenti impegnati nell’area produttiva hanno visto parte del tetto sradicarsi sopra le loro teste. Tutti sono scappati per il timore di venir travolti, e fortunatamente sono rimasti tutti illesi. «I danni sono sicuramente ingenti – riferiscono dall’azienda – e da domani (oggi ndr), dovremo fare la conta». La stessa sorte sarebbe toccata anche un’altra azienda, anche se al momento non ci sono conferme. A Mezzano un treno è rimasto bloccato sui binari per colpa dei rami caduti sulle rotaie e tutte le persone sono state costrette a scendere in mezzo alla ferrovia e a farsela a piedi alla ricerca di altri mezzi per tornare a casa.

Al momento i lidi, anche se duramente colpiti, sembrano quelli che hanno subito meno danni rispetto alla città. Per via della giornata comunque coperta, i titolari degli stabilimenti avevano non avevano infatti aperto gli ombrelloni. E così è volato in aria qualche lettino e sono caduti degli alberi lungo le strade. I vigili del fuoco hanno lavorato a pieno regime per tutto il pomeriggio, la sera ed è presumibile che anche oggi avranno molto da fare per riportare la situazione alla normalità. Il sindaco è rimasto sempre in contatto con le forze dell’ordine e presto si dovrà iniziare a fare la conta dei danni.

Un doppio miracolo è avvenuto nel piazzale del Pala De Andrè dove, per fortuna, sono usciti incolumi dalla furia degli elementi un uomo e un gruppo di giovani che hanno rischiato di essere travolti da un prefabbricato che è stato sollevato, come fosse di carta, dall’irruenza del vento.

Il tutto è avvenuto intorno alle 17 quando, ogni giorno, si ritrovano nel parcheggio i genitori e i nonni di diversi bambini che partecipano ad alcuni frequentatissimi, e amatissimi, centri ricreativi estivi. I pulmini fanno scalo al Pala De Andrè al mattino per portare i bambini al mare e al pomeriggio per il ritorno. La violentissima tempesta si è abbattuta proprio mentre gli adulti erano in attesa del ritorno dei bambini dopo una divertente giornata al mare. I presenti sono letteralmente colti di sorpresa dal temporale. La furia del vento ha probabilmente trovato gioco facile in quello spiazzo e le raffiche a oltre 100 chilometri all’ora hanno travolto tutto ciò che hanno incontrato sul loro cammino. In particolare la struttura del 118, in cui di solito fa base un’ambulanza, si è trasformata in un pericolosissimo oggetto senza controllo. Il tutto è avvenuto all’improvviso.

Sotto la pensilina del fabbricato avevano trovato riparo dalla pioggia un gruppo di giovani che hanno mostrato un grande prontezza di riflessi.

Pochi istanti prima che la struttura prendesse il volo i ragazzi si sono spostati capendo che era imminente il pericolo. Schivati i giovani il prefabbricato si è sollevato da terra andando a colpire alcune auto e fermandosi su una vettura parcheggiata con dentro un uomo che era all’interno dell’abitacolo in attesa del ritorno dei bambini dal mare. Sono seguiti attimi di terrore per i presenti che temevano il peggio, ma per fortuna il tetto dell’auto ha retto l’urto e l’uomo è uscito incolume dall’abitacolo. Sono poi arrivati i Vigili del fuoco che hanno messo in sicurezza l’area.

Venti fino a 102 chilometri all’ora, grandine con chicchi come noci e pioggia scrosciante. E’ stato questo il cocktail micidiale che nel giro di un quarto d’ora ha abbattuto, ieri, decine e decine di alberi in città, divelto insegne e strutture e addirittura abbattuto un muretto. La furia degli elementi è piombata su Ravenna alle 17 creando disagi, danni e un grandissimo spavento.

«Tecnicamente si è trattato di un downburst – spiega il meteorologo Pierluigi Randi del centro Meteoro- magna, che abbiamo raggiunto al telefono pochi minuti dopo il passaggio del fortunale -. Stiamo ancora analizzando i dati e al momento mi sentirei di escludere la tromba d’aria. Ciò non toglie la gravità dell’evento che ha colpito durissimo la città di Ravenna mentre sembra avere risparmiato il Lughese e il Faentino dove si sono registrati temporali più contenuti. Ho seguito l’evolvere della situazione meteo sui nostri radar e abbiamo notato come l’intensità del temporale si sia rafforzata man mano che si avvicinava alla città».
Randi spiega che a originare il fenomeno è stata l’azione congiunta di diverse celle temporalesche provenienti dall’Atlantico: «Ogni cella ha uno sviluppo
indipendente. Sono molto ravvicinate e si possono sovrapporre. Finché sono state nell’entroterra hanno scatenato fenomeni di intensità normale, ma quando hanno incontrato l’aria più calda e umida della costa c’è stata un’esplosione di energia con le conseguenze che abbiamo visto. Ravenna è stata risparmiata dall’ondata temporalesca del primo pomeriggio che ha interessato l’entroterra, ma poi verso le 17 è arrivato il downburst. I danni così ingenti devono addebitarsi soprattutto al vento la cui velocità ha superato i 100 chilometri all’ora. Una velocità pericolosa visto che i primi seri danni di solito si registrano quando il vento arriva agli 80 km/h». Ravenna ha fatto i conti con il grande caldo accumulato nei giorni scorsi: «La massa d’aria fredda ha incontrato aria umida e calda; l’effetto è stato come uno scoppio di vento. Abbiamo assistito a una cascata d’aria fredda dentro il temporale. Queste dinamiche possono creare veri e propri disastri su fronti di territorio molto ampi».
E ora arriva il libeccio
Randi prevede per oggi un netto miglioramento della situazione ma annuncia una giornata ventosa: «E’in arrivo il Garbino – conclude il meteorologo -; non dovrebbe portare con sé raffiche particolarmente violente. Dovrebbero arrivare al massimo ai 40 km/h».

A causa del tempo incerto fin dal primo pomeriggio, gli stabilimenti balneari ieri non hanno mai iniziato veramente a lavorare. E forse questo ha, in parte, salvato soprattutto i tanti bagni del litorale da danni che, sicuramente, sarebbero potuti essere molto ingenti. Certo, questo non vuol dire che i nove lidi della costa ravennate siano passati indenni da quegli interminabili minuti di pioggia, vento e grandine che ieri pomeriggio hanno colpito tutto il territorio. Sul mare sono volati via lettini, sgabelli, sedie e tavolini e i proprietari degli stabilimenti hanno passato tutta la serata a ripulire le loro strutture.

Ad avere la peggio sono stati però i paesi, dove ovunque si sono verificati parziali allagamento e cedimenti di alberi, che sono ceduti alle raffiche di vento, cadendo in mezzo alle strade travolgendo decine di auto parcheggiate. Come a Lido Adriano, dove le strade si sono in pochissimi secondi allagate del tutto. Lo stesso è accaduto a Lido di Classe e a Lido di Savio. Fanno impressione le immagini dei grandi rami spezzatisi come stuzzicadenti e delle macchine semi distrutte rimaste schiacciate sotto il peso del legno.

A questo si aggiungono le tante antenne spezzate dalla forza del vento, alcune delle quali volate via trasportate dal maltempo e che da oggi tutti gli interessati dovranno iniziare a pensare di sostituire. In tanti hanno scattato fotografie per testimoniare il passaggio della violenta quanto improvvisa ondata di maltempo, testimoniando e segnalando ai vigili del fuoco cosa era accaduto. Un fatto, quest’ultimo, che si è verificato anche in città.

Soprattutto il vento ha generato forti disagi, ieri, anche sulla Ravegnana, dove si sono verificate lunghe code. Tanto che la circolazione alle 22 era ancora parzialmente interrotta. Il motivo, ancora una volta, è stato il problema della fragilità delle alberature alla furia del vento. I tronchi caduti in mezzo alla strada hanno infatti bloccato letteralmente il passaggio di qualunque mezzo, mendando il traffico in tilt per ore.

Sale in conto dei danni per l’agricoltura ravennate già in ginocchio a causa della siccità. Il violento nubifragio che nel tardo pomeriggio si è abbattuto con venti fino a 100km/h e grandine sull’intera provincia, dall’alto Faentino a Ravenna, ha aggravato la situazione. E’ quanto emerge dal monitoraggio della Coldiretti: si registrano danni a tettoie, al mais steso a terra, ma anche alberi da frutto spezzati e viti sradicate oltre, ovviamente, alla frutta in raccolta danneggiata da grandinate a macchia di leopardo ma con chicchi di notevoli dimensioni, anche della misura di monete da 1 euro.

Particolarmente colpite le zone di Brisighella, Fognano e Merlaschio nel faentino, dove oltre 150 albicocchi sono stati letteralmente sradicati dalla furia del vento, ma anche l’area a sud della San Vitale, tra Bagnacavallo, Boncellino, Granarolo, San Pier Laguna e ancora le zone di Russi, Pian- gipane e San Michele. «Le precipitazioni – dichiara la Coldiretti – non hanno peraltro scalfito lo stato di siccità dei campi perché l’acqua per poter essere assorbita dal terreno deve cadere in modo continuo e non violento mentre questi eventi estremi, simbolo di una stagione schizofrenica, non fanno altro che peggiorare la situazione. Al momento, dunque, si stimano danni importanti poiché nei campi era in corso la raccolta dei frutti di un anno di duro lavoro.

«Le nostre campagne attendevano con ansia un po’ di pioggia e invece, purtroppo – afferma il Presidente di Coldiretti Ravenna Massimiliano Pederzoli – è arrivata una bomba di grandine e vento distruttiva. Al momento -prosegue – sono in corso rilevamenti al fine di accertare le perdite economiche e fondiarie. Invitiamo tutti gli associati a fornire segnalazioni presso i nostri uffici, indispensabili per attivare tutte le procedure del caso con la conseguente individuazione dei benefici di legge applicabili».

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