Gravidanza shock, “Ero piena di macchie perché allergica al feto”: cosa devei sapere in gravidanza

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Summer Bostoc ha 29 anni e la sua storia è assurda. Era alla 30esima settimana di gravidanza quando ha notato delle strane macchie sulla pancia. Rivoltasi a degli specialisti, ha scoperto la terribile diagnosi: la donna aveva una forma di allergia al piccolo che portava in grembo

La mamma sospettava che si trattasse di una eruzione polimorfica della gravidanza, cioè una sorta di allergia allegria al feto che portava in grembo, e la cosa è stata confermata dagli specialisti che hanno visitato accuratamente Summer.

Per quanto fastidiosa e dolorosa, la misteriosa allergia che ha colpito Summer non possiede infatti una componente di rischio per la gestazione e si limiterà a produrre un fastidio costante per tutto il corso dei nove mesi, gettando ulteriore mistero su quegli imprevisti cortocircuiti organici che portano il nostro sistema immunitario ad accanirsi contro elementi vitali o addirittura contro la vita stessa che cresce dentro di noi.

Se le cronache mediche abbondando dunque di soggetti vittime di problematiche infiammatorie a carico del tratto digerente e dell’intestino in particolare, nessuno al mondo aveva ancora sentito parlare, fino ad oggi, di una donna incinta improvvisamente divenuta allergica al proprio feto e costretta a trasformare la sua gravidanza in un calvario senza fine. “Il prurito era così intenso che non riuscivo a dormire“. Aveva già due figli quando è rimasta incinta per la terza volta e quello che le è capitato è assurdo. La reazione del suo corpo, fortunatamente, dopo il parto ha avuto un decorso privo di conseguenze, con la sparizione totale delle macchie. Tuttavia le donne che ne soffrono, a causa dell’intenso prurito possono procurarsi anche danni permanenti alla pelle.

E’ quanto accaduto ad una ragazza australiana, Summer Bostock, di 29 anni.

La storia di Zuleika, raccontata dal Daily Mail, riporta che nonostante le terapie antibiotiche somministrate, l’allergia non mostrava segni di regressione. Il marito di Zuleika è stato persino licenziato perché si temeva potesse diffondere la malattia. Secondo i medici, la donna sarebbe stata colpita dalla rara patologia denominata “eruzione polimorfa della gravidanza“.

Madre incinta allergica al suo bambino, il corpo ricoperto di bolle

Zuleika Closs, una giovane madre inglese, durante la gravidanza ha scoperto di essere allergica al bambino che portava in grembo. Sembra impossibile, eppure è accaduto a questa donna della Cornovaglia la quale, durante il periodo di gestazione, ha notato che sul corpo le erano comparse diverse vesciche. Le bolle, presenti in varie parti, tra cui anche le braccia, le recavano un forte e continuo prurito. All’inizio, aveva pensato che fosse un semplice sfogo legato a un’orticaria, ma in realtà questa reazione col tempo non è scomparsa. La storia è stata raccontata dal Daily Mail.

Le vesciche non accennavano a sparire, nonostante la donna si sottoponesse a diverse cure: la Closs, infatti, ha iniziato una serie di cure antibiotiche, a base anche di lozioni dermatologiche direttamente applicate sulle parti di pelle esposte al problema, ma nessun farmaco è riuscito a lenire l’esplosione di bolle. La famiglia di Zuleika ha affrontato, per questo motivo, anche diversi problemi di carattere sociale.

I vicini e le persone che conoscevano lei e il marito temevano il contagio e, della stessa opinione, erano anche i datori di lavoro del marito che, in seguito, è stato licenziato. Zuleika era affetta da “gravidanza autoimmune”: questa la diagnosi fornita da un medico che ha visitato la 26enne. Con gravidanza autoimmune si fa riferimento alla reazione allergica che la madre sviluppa nei confronti del feto che porta in grembo. Nonostante i dottori riuscirono a trovare una cura, il suo corpo, tutt’oggi, è ancora segnato dalle cicatrici.

La gravidanza rappresenta un fenomeno fisiologico eccezionale in natura quale simbiosi tra individui tra loro parzialmente diversi o semiallogenici: il feto, infatti, possiede per il 50% il corredo genetico di derivazione paterna.

Numerosi studi e ricerche hanno tentato, nel tempo, di chiarire le modalità attraverso le quali si realizza questo “compromesso” immunologico. A tutt’oggi la tolleranza nei confronti del feto da parte del sistema immunitario materno resta un enigma e, per certi versi, un vero paradosso immunologico.

Una delle innumerevoli implicazioni, di questa particolare interazione materno-fetale, è il ruolo svolto nello sviluppo delle patologie allergiche. Gran parte dei dati epidemiologici evidenziano, infatti, una correlazione tra allergia materna e sviluppo di patologie allergiche nella prole. Il meccanismo alla base di quest’associazione non è ben noto, nonostante sia certo che operi durante la gravidanza e nel periodo immediatamente successivo (postpartum).

I figli di donne allergiche, secondo recenti studi, sono più a rischio degli altri di sviluppare eczema allergico e successivamente asma e allergie rispetto alle donne NON allergiche. Per comprendere meglio questa stretta correlazione tra allergia materna e sviluppo di patologia allergica nella prole è necessario sottolineare i principali meccanismi alla base della risposta immunitaria materna che permettono la tolleranza nei confronti del concepito.

La risposta immunitaria materna è, infatti, il frutto dell’attivazione di meccanismi di protezione che vengono modulati in modo tale da impedire il rigetto del feto, consentendone lo sviluppo a stretto contatto con i tessuti materni.La gravidanza, nelle sue fasi iniziali, può essere considerata un processo bifasico. Nella prima fase prevale una reazione locale di tipo infiammatorio indispensabile perché avvenga correttamente l’adesione e l’invasione del trofoblasto nei tessuti materni. Nella seconda, si realizza una complessa modulazione in senso anti-infiammatorio, garantendo la prevenzione del sistema feto-placentare. Sebbene ogni schematizzazione dei fenomeni biologici delle prime fasi della gravidanza risulti riduttiva, possiamo comunque suddividere in meccanismi locali e sistemici tutto ciò che riguarda le strategie di tolleranza messe in atto dal sistema immunitario nei confronti del feto e viceversa .

La gravidanza rappresenta una delle fasi più importanti ed intense nella vita di una donna. Le modificazioni del corpo e le sensazioni indotte da questa nuova condizione possono sorprendere e confondere, per questo è importante affidarsi a professionisti (ginecologi, ostetriche, ecc.) che ti possano sostenere, consigliare ed accompagnare nei mesi che precedono il parto. è altrettanto importante, però, cercare di avere un atteggiamento positivo, consapevole e responsabile, per affrontare con tranquillità quest’esperienza fondamentale nella vita di una donna. Il primo passo? Essere una mamma consapevole. Sei tu a decidere: Cosa mangiare Quanto mangiare Se bere alcolici Se fumare Se assumere farmaci non necessari Se eseguire regolarmente i controlli medici e gli esami consigliati Sei tu la protagonista di quest’avventura: una donna capace di scegliere e riconoscere ciò che è più giusto per te e il tuo bambino. Di seguito alcune importanti informazioni per vivere la gravidanza in modo consapevole. Queste indicazioni sono valide solo per le gravidanze fisiologiche (prive di complicanze). Buona lettura.

L’ importanza dell’ alimentazione

L’alimentazione ha un ruolo fondamentale nell’arco di tutta la gravidanza; per il tuo benessere e per quello del bambino è importante imparare a scegliere cibi di qualità, cercando di introdurre quotidianamente tutte le varie classi di nutrienti (carboidrati, proteine, grassi, vitamine e minerali). è bene conoscere il proprio peso sin dall’inizio e monitorarlo nel tempo. Non bisognerebbe comunque aumentare più di 8-12 chili entro il termine della gestazione. è facile quindi intuire come la classica frase “sono incinta devo mangiare il doppio” non ha assolutamente alcuna base scientifica, ma si tratta semplicemente di un luogo comune da sfatare. L’ eccessivo aumento di peso è spesso causa di complicanze materne (ipertensione, diabete, ecc) e fetali (difetti di accrescimento e metabolici), che hanno come conseguenza il possibile instaurarsi di condizioni più gravi, ecco perché è indispensabile sapersi controllare e mangiare in modo equilibrato, evitando cibi ipercalorici (merendine, fritti) e molto conditi. Modificare le “cattive abitudini” non è impossibile, basta solo un pizzico di buona volontà!

Consigli dietetici • Fare 5 pasti piccoli e frequenti: colazione, spuntino a metà mattina, pranzo, spuntino a metà pomeriggio, cena; • Prediligere la frutta e lo yogurt per gli spuntini; • Mangiare lentamente per facilitare la digestione ed evitare l’ingestione di aria che può causare gonfiore addominale; • In caso di nausea, in particolare quella mattutina, assumere cibi secchi (fette biscottate, pane tostato, grissini); • In caso di cattiva digestione o acidità gastrica seguire una dieta leggera per qualche giorno (evitare cibi grassi, fritti o speziati, limitare i condimenti, la cioccolata, il caffè, eccessive quantità di the); • Prediligere gli zuccheri complessi, possibilmente integrali (pane,pasta, riso, cereali, legumi) a quelli semplici (contenuti in dolci, merendine, bibite, ecc.); • Evitare di associare durante lo stesso pasto pane, pasta o riso (o comunque limitarne le quantità);

Consigli dietetici • Introdurre quotidianamente proteine, fondamentali per l’accrescimento fetale: carne (possibilmente carne bianca), pesce (almeno 2/3 volte alla settimana), uova e formaggi (possibilmente formaggi magri e comunque non troppo frequentemente), legumi, latte; • Assumere moderatamente i grassi, preferire l’olio extra vergine d’oliva (anche se in modiche quantità) a burro e margarina; • Limitare l’assunzione di cibi fritti; • Consumare tutti i giorni frutta e verdura (dopo accurato lavaggio), possibilmente di stagione; • Assumere almeno 2 litri di acqua al giorno, soprattutto al di fuori dei pasti, poiché ingerire troppa acqua durante i pasti rallenta la digestione; • Non assumere alcolici, poiché riescono a passare la barriera placentare con conseguenti gravi danni al feto.

Cosa evitare nel caso tu non abbia avuto la toxoplasmosi: • Salumi, insaccati (prosciutto crudo, prosciutto cotto, salame, ecc), siano essi di maiale, tacchino, cavallo o altro animale; • Pesce e carne cruda o poco cotta come il roast-beef o carne al sangue; • Non bere il latte crudo (appena munto) ma solo quello pastorizzato; • Consumare solo uova cotte, non mangiare cibi preparati con uova crude (dolci tipo tiramisù, gelati preparati con uova, salse tipo maionese); • Lavare accuratamente frutta e verdura, se la verdura dovesse essere molto sporca cucinarla. I quattro punti appena illustrati sono fondamentali per evitare di contrarre la toxoplasmosi (nei soggetti non protetti), infezione che può causare gravi danni fetali. Questi consigli dietetici, se seguiti con attenzione, possono risolvere molti sintomi tipici (nausea, vomito), in particolare nel primo trimestre della gravidanza. Nel caso in cui ciò non sia sufficiente e il tuo stato di salute risulti debilitato rivolgiti all’ostetrica o al ginecologo di fiducia. Ti ricordiamo inoltre che durante tutta la gravidanza sarà opportuno assumere quotidianamente l’acido folico, vitamina del gruppo B indispensabile sia per la futura mamma che per il feto, in particolare per la corretta formazione del tubo neurale (prevenzione spina bifida).

Norme igieniche e precauzionali Vi sono alcune norme igieniche e precauzionali da seguire scrupolosamente durante tutta la gravidanza, in particolare per la prevenzione della TOXOPLASMOSI, ma anche per evitare di contrarre altre infezioni: • Lavarsi molto spesso le mani, soprattutto prima di mangiare, dopo aver toccato carne o pesce crudo o verdura molto sporca; • Riparare i cibi dagli insetti (soprattutto in estate) e conservarli in modo accurato in frigorifero; • Non mangiare cibi di cui non si conosce la provenienza; • Se ti piace fare giardinaggio o se vieni a contatto con piante e terriccio, cerca di indossare sempre guanti di gomma e di lavarti successivamente molto bene le mani controllando che non ci siano residui di terra sotto le unghie; • Se hai gatti o altri animali in casa, cerca di limitare al minimo i contatti, lavandoti sempre molto bene le mani dopo averli accarezzati. Evita di farti graffiare o mordere; • Nel caso tu possedessi un gatto, dovrà essere il tuo compagno o comunque un’altra persona a pulire la lettiera.

In generale stai lontana dai luoghi in cui vi sia una scarsa igiene; • Evita il contatto con bambini o con i parenti di bambini che hanno appena avuto malattie infantili, soprattutto se tu stessa non le hai ancora contratte; • Usa un detergente delicato per l’igiene intima, o semplicemente sciacquati con acqua e bicarbonato: spesso le mucose dei genitali esterni risultano più delicate in gravidanza; • Bevi molta acqua, almeno 2 litri, come già consigliato nella parte dedicata alla alimentazione, ciò ti permetterà di prevenire le infezioni delle vie urinarie, che sono più frequenti in gravidanza; • Se hai problemi di stitichezza cerca di assumere grandi quantità di verdura e di idratarti in modo adeguato. A volte bere un bicchiere di acqua tiepida e mangiare un kiwi appena sveglia aiuta la motilità intestinale; • In caso di senso di svenimento o malessere mettersi sempre in posizione supina e girata sul fianco sinistro. Per qualsiasi altro problema, vieni pure all’ A.I.E.D. Siamo sempre pronti ad aiutarti.

Un, due, tre: l’ attività fisica! Abbiamo ampiamente chiarito quanto sia importante mangiare correttamente nel periodo della gravidanza. Trattiamo ora un argomento che è complementare a quello dell’alimentazione, ovvero l’attività fisica. La combinazione di un giusto apporto calorico e di una moderata attività fisica, permettono a te mamma di sentirti sana e in forma (evitando l’eccessivo incremento ponderale, la dolorabilità a schiena ed arti inferiori, ecc.), consentendoti di mantenere una buona percezione del tuo corpo: non ti vedrai grassa o in sovrappeso, ma semplicemente in gravidanza. Quale tipo di attività fisica svolgere in gravidanza? Ovviamente niente che possa mettere a rischio la tua salute: evita sport estremi! Evita anche la corsa o quelle attività che si svolgono in palestra e che comportano salti o movimenti molto concitati tipo step o aerobica. Sconsigliata anche la bicicletta. Prediligi i corsi di ginnastica dolce per gestanti, i corsi di yoga, ma soprattutto il nuoto! L’esercizio in piscina è ottimo per rilassare tutta la muscolatura e mantenerla tonica (cosa che tornerà utile al momento del parto!). Se invece ti piace stare all’aria aperta non c’è niente di meglio di una bella passeggiata, a passo veloce per almeno 20 minuti, magari con il futuro papà e possibilmente in zone poco trafficate. Importante: mai fare attività fisica, giardinaggio o altre attività faticose nelle ore più calde dei periodi estivi!

Fumo e farmaci Il fumo rappresenta un’agente irritante molto pericoloso per il feto, senza contare quanto sia pericoloso anche per la madre. Se fumi in gravidanza potresti causare gravi problemi al tuo bambino. Il fumo è causa di danni vascolari e considerando che la placenta, ovvero l’organo che nutre il tuo bambino, è composto principalmente da vasi sanguigni, puoi chiaramente comprendere quanto dannoso sia l’atto del fumare. Se la placenta non funziona bene, a causa dei danni provocati dal fumo, il tuo bambino potrebbe non ricevere tutti i nutrienti necessari per il suo sviluppo, riportando difetti nell’accrescimento, alterazioni della frequenza cardiaca fetale, diminuzione dei movimenti attivi fetali e potrebbe inoltre non ricevere abbastanza ossigeno (ipossia) con conseguenti danni al sistema nervoso centrale. Sappiamo che smettere di fumare non è facile, ma ti chiediamo di farlo per il tuo bambino. Per quanto riguarda l’utilizzo di farmaci in gravidanza è nota la teratogenicità (capacità di causare malformazioni) di alcuni farmaci e l’aumento di casi di aborto in donne che hanno assunto farmaci nelle prime settimane di gravidanza. Alla luce di quanto appena detto, si sconsiglia l’uso di farmaci in gravidanza, se non su prescrizione del tuo ginecologo. Non possono essere assunti nemmeno i medicinali acquistabili senza ricetta medica. L’unico prodotto che può essere usato come antidolorifico o in caso di sintomi da raffreddamento è il paracetamolo. Per l’assunzione di qualsiasi altro farmaco o se dovessi star male ti preghiamo di chiamare il ginecologo curante, l’ostetrica o il medico di famiglia.

I rapporti sessuali in gravidanza Sembra strano parlarne, in realtà è bene ribadire che si possono avere rapporti sessuali durante la gravidanza. è importante, però, che il rapporto avvenga con una certa delicatezza e dolcezza, affinché il collo dell’utero non venga sollecitato eccessivamente. Il desiderio sessuale nella donna gravida può subire delle modificazioni e ciò è strettamente legato ai cambiamenti di tipo ormonale che influenzano la futura mamma. Di conseguenza il desiderio sessuale potrebbe aumentare, diminuire o semplicemente restare uguale a prima. Sicuramente non farete male al bambino durante il rapporto. Il tuo compagno dovrà essere comprensivo e cercare di capirti e tu, a tua volta, soprattutto nel caso del calo del desiderio, dovrai spiegargli come ti senti, affinché lui non si senta frustrato. In questi casi la comunicazione è la migliore delle soluzioni. Cosa fare se Mal di testa da molte ore: prova a prendere una compressa di paracetamolo e vedere se fa effetto. Se ciò non avviene mettiti supina sul fianco sinistro e dopo 10 minuti misurati la pressione. In caso di valori pressori superiori a 140/90 mmHg per più di due volte di fila rivolgiti al pronto soccorso. Una sindrome da raffreddamento o influenzale: puoiassumeredelparacetamolo(max3/algiorno,perlecompresseda500mg), riposati a casa e se il problema non si risolve chiamaci. Prurito da qualche giorno su tutto il corpo: chiamaci subito. Dolori al basso ventre, ma non perdite di sangue: se il dolore non è molto forte prova a stare a riposo a casa; se non evacui da più di 3 giorni prendi un piccolo clistere in farmacia e cerca di andare di corpo, se il dolore non diminuisce chiamaci. Le mani e i piedi gonfi associati a mal di testa: chiamaci subito. andare subito in pronto soccorso se: • Hai perdite disangue e/o di liquido (simile all’urina ma senza odore); • Haiforti dolori al basso ventre e/o contrazioni e/o mal dischiena; • Hai misurato la pressione e i valorisono superiori a 140/90 mmHg per più di due volte; • Seisvenuta; • Sei caduta accidentalmente; • Il bambino si muove meno del solito ( meno di 7 movimenti al giorno a partire dalla 20° settimana circa). Per qualsiasi dubbio o perplessità chiamaci; all’A.I.E.D. troverai sempre un’ostetrica o una consulente che saprà consigliarti.

INFEZIONI E GRAVIDANZA

Consigli per le future mamme Toxoplasmosi È una malattia infettiva causata da un parassita chiamato Toxoplasma gondii che vive nelle cellule degli uomini e degli animali (mammiferi, uccelli, rettili, molluschi). L’infezione avviene attraverso l’alimentazione a base di carni crude provenienti da animali infetti, latte non pastorizzato, o mediante contatto con terreni o alimenti contaminati da feci di gatto o di altri animali infetti. Insaccati come prosciutto crudo o bresaola, carne poco cotta e verdure non ben lavate sono le vie principali di trasmissione della malattia all’uomo. I sintomi possono passare inosservati oppure essere piuttosto comuni. La toxoplasmosi è diagnosticata tramite un esame del sangue, chiamato Toxo-test che permette di sapere se sono già presenti nel corpo gli anticorpi specifici. La persona che ha contratto la toxoplasmosi resta protetta per tutta la vita, perché ha prodotto anticorpi specifici all’infezione. Se invece il Toxo-test risulta negativo, in gravidanza è opportuno ripetere il test ogni 40 giorni circa. Se contratto in gravidanza, il toxoplasma può contagiare il bambino attraverso la placenta, provocando malformazioni che riguardano il sistema nervoso centrale, l’occhio, (infiammazione alla retina e alla coroide e cataratta), l’orecchio (sordità), il fegato e la milza (epatosplenomegalia) e il sangue (anemia). Se hai contratto la toxoplasmosi durante la gravidanza, la trasmissione al bambino si può evitare mediante la somministrazione di antibiotici. Per prevenire l’infezione non mangiare insaccati crudi;mangia carne ben cotta ed evita di assaggiarla mentre la stai cucinando; lava molto bene le mani e le stoviglie sotto acqua corrente dopo aver toccato la carne cruda; se ti dedichi al giardinaggio, lavati molto bene le mani una volta terminate le attività nell’orto e in giardino. Lava la frutta fresca e gli ortaggi (incluse insalate già imbustate) in maniera accurata sotto acqua corrente. Non consumare latte non pastorizzato. Se hai un gatto o altri animali domestici delega la loro pulizia e quella dei loro spazi o usa dei guanti (ad esempio la lettiera). Alimentalo con cibo liofilizzato o ben cotto.

Morbillo È una malattia infettiva virale che si trasmette da persona a persona mediante le goccioline respiratorie diffuse con tosse o starnuti. Ha un periodo di incubazione di 8-14 giorni. I sintomi sono: tosse secca, raffreddore, congiuntivite e febbre che diventa progressivamente sempre più alta. A livello cutaneo, invece, compaiono dapprima delle macchie bianche all’interno della bocca (mucosite); di seguito si formano dei puntini rossi dietro le orecchie e sulla fronte, che solo successivamente si propagano su tutto il resto del corpo. Il morbillo è diagnosticato in base ai sintomi oppure eseguendo l’esame del sangue. Non esiste una cura specifica contro questo tipo di infezione. Se non hai mai contratto il morbillo, puoi prevenire l’insorgenza della malattia e i possibili effetti sul tuo bambino, mediante il vaccino che deve essere fatto prima del concepimento. Esiste, infatti, un vaccino trivalente anti-morbillo, anti-parotite e anti-rosolia, costituito da virus vivi attenuati, chiamato vaccino “MPR”. Il morbillo contratto in gravidanza aumenta il rischio di complicanze per la mamma. Durante i primi 6 mesi, aumenta il rischio di aborto spontaneo e parto prematuro. Contrarre l’infezione poco prima del parto può aumentare il rischio di infezione alla nascita per il tuo bambino.

Rosolia È una malattia infettiva, contagiosa e si trasmette da persona a persona mediante le goccioline respiratorie diffuse dal paziente. I sintomi durano 5-10 giorni e consistono in piccole macchie cutanee color rosa, dolore articolare, leggera febbre, mal di testa, occhi arrossati, lievi gonfiori dei linfonodi alla base della nuca, dietro le orecchie e sul retro del collo. Le macchioline compaiono prima dietro le orecchie, poi sulla fronte e il volto e alla fine su tutto il corpo. La malattia ha un’incubazione di 2-3 settimane prima della comparsa dei sintomi. La rosolia è diagnosticabile mediante la comparsa dei sintomi appena descritti, ma anche tramite esami del sangue, ricercando gli anticorpi specifici del virus. La rosolia è pericolosa se contratta durante la gravidanza perché può portare gravi conseguenze al bambino. Con il Rubeotest puoi conoscere se hai già avuto la rosolia. Per questo motivo, il test è consigliato prima di intraprendere una gravidanza. Il contagio tra mamma e figlio avviene tramite il sangue, quando il virus è in circolo nel corpo materno. Se la mamma contrae la rosolia nei primi tre mesi di gravidanza, ci sono rischi più alti per il bambino. Tra il quarto e il sesto mese i rischi sono più bassi.

Varicella Durante la gravidanza è raro contrarre per la prima volta la varicella, perché il 95-97% della popolazione adulta è immune. Se non hai mai contratto la varicella, puoi prevenire l’insorgenza della malattia e i possibili effetti sul tuo bambino, mediante il vaccino prima del concepimento. La varicella è una malattia infettiva causata dal virus Varicella zoster (Vzv), della famiglia degli Herpes virus. È contagiosa e colpisce i bambini tra i 5 e i 10 anni. Ha un periodo di incubazione di 2 o 3 settimane e guarisce nell’arco di 7-10 giorni. Inizia con la formazione di piccole bolle rosa pruriginose (papule), che diventano dapprima piccole vesciche, poi pustole e alla fine croste. Le papule compaiono su testa, viso, braccia, busto e gambe. Altri sintomi sono febbre, mal di testa e malessere generale. La malattia si trasmette mediante le goccioline respiratorie diffuse dal paziente con tosse o starnuti o per contatto diretto con le lesioni cutanee. Il virus rimane nel corpo per tutta la vita, anche se nascosto. Può riattivarsi a distanza di anni specie in periodi di forte stress, generando l’- Herpes Zoster, noto come “Fuoco di Sant’Antonio”, che si manifesta con vescicole al torace e forti dolori. La più frequente complicanza è la polmonite. La varicella è diagnosticata in base ai sintomi e tramite esami del sangue. Se viene contratta dalla mamma all’inizio della gravidanza (nei primi sei mesi), l’infezione può trasmettersi al bambino causando danni (sindrome fetale da varicella). Le anomalie causate dalla sindrome fetale da varicella possono essere: cicatrici della pelle, sviluppo incompleto di braccia e gambe, difetti al sistema nervoso centrale e alla vista (cataratta e alterazioni alla cornea). Nei casi più gravi, si può anche verificare aborto spontaneo. Se contrai l’infezione dopo la 24a settimana, il bambino nei primi anni di vita può essere affetto da varicella (senza sintomi evidenti) e herpes zoster. Se contrai la varicella 5 -7 giorni prima o dopo il parto, il bambino può sviluppare una forma grave di varicella con problemi al cuore, ai polmoni, al fegato e alla milza. Per scoprire se il bambino ha contratto la varicella, dopo la 20a settimana si ricerca la presenza del virus nel liquido amniotico. In caso di esito positivo, devi sottoporti ad accurate ecografie ed ecocardiografie. Non tutti i difetti causati dalla varicella, però, possono essere scoperti dall’ecografia.

Rubeo-Morbillo-Varicella Se non hai mai contratto una di queste malattie infettive virali puoi eseguire il vaccino prima del concepimento. Una donna gravida a rischio di contagio (contatto con una persona affetta) deve contattare il ginecologo curante o il reparto di ostetricia e ginecologia di riferimento. In caso di Rubeo-test negativo, in gravidanza è opportuno ripetere il test ogni 40 giorni circa.

Citomegalovirus -CMV Il Citomegalovirus umano (CMV) è uno degli otto virus, appartenenti alla famiglia Herpesviridae, patogeni per la specie umana. Le fonti di infezione includono: secrezioni oro-faringee, urina, secrezioni cervicali e vaginali, sperma, latte materno, lacrime, feci, sangue. La propagazione dell’infezione è favorita dalla eliminazione molto prolungata del virus e dal fatto che la maggior parte delle infezioni decorre in modo asintomatico o paucisintomatico compatibile, quindi, con una normale vita di relazione del soggetto infetto. Nella popolazione adulta, in particolare nelle donne in età feconda, oltre alla via sessuale, il contatto molto stretto e quotidiano con i bambini gioca un ruolo importante per la diffusione dell’infezione CMV è un’importante causa di patologie fetali anche gravi se trasmesso in utero. In caso di infezione primaria da CMV è opportuno attendere dai 6 ai 12 mesi dalla diagnosi di infezione primaria prima di programmare una gravidanza. Dopo questo periodo è indicato eseguire esami di laboratorio che testimonino la fine dell’infezione primaria attiva da CMV. Le linee guida sulla gravidanza fisiologica pubblicate nel novembre 2010 e revisionate a settembre 2011 (Ministero della Salute, Istituto Superiore di Sanità e CeVEAS, “non prevedono l’offerta dello screening sierologico per CMV a tutte le donne in gravidanza, ma solo a quelle in condizioni di rischio, cioè alle donne che sviluppano una malattia simil-influenzale durante la gravidanza, alle lavoratrici sieronegative che hanno in custodia dei bambini, alle donne in gravidanza che hanno un bambino in asilo nido o dopo il rilevamento dei segni ecografici indicativi di infezione da CMV”. Per limitare il rischio di infezione da CMV in gravidanza è consigliabile da parte della gestante sieronegativa (ovvero priva di anticorpi virus-specifici) mettere in pratica alcune misure preventive particolarmente nei confronti di bambini piccoli (principale fonte di contagio), specialmente se frequentano l’asilo nido o la scuola materna. Esse sono le seguenti: • non condividere con il bimbo stoviglie (es. tazze, piatti, bicchieri, posate), cibo (es. non assaggiare la sua pappa con lo stesso cucchiaio), biancheria (es. asciugamani, tovaglioli), strumenti per l’igiene (es. spazzolino da denti); • non portare alla bocca succhiotti o ciò che il bimbo possa aver messo in bocca; • non baciare il bambino sulla bocca o sulle guance; • lavarsi accuratamente le mani con acqua e sapone dopo un contatto diretto con qualunque materiale organico (es. pulito il naso e la bocca del bambino, cambio del pannolino, maneggiato la biancheria sporca e i giocattoli ect.); • lavare frequentemente giocattoli e superfici varie (es seggiolone, box, passeggino) con acqua e sapone. I bambini che contraggono una infezione perinatale o postnatale da CMV eliminano il virus per parecchi mesi sia con la saliva che con le urine. Da ciò consegue che la trasmissione da bambino a bambino o da bambino ad adulto può avvenire con relativa facilità in tutte quelle occasioni in cui si verificano contatti stretti e prolungati con secrezioni infette (asili nido, scuole materne o in famiglia).

GRAVIDANZA L’importanza di una corretta alimentazione in gravidanza Fin dalla pianificazione di una gravidanza, l’alimentazione gioca un ruolo cruciale. Un regime alimentare corretto influisce, infatti, sulla fertilità e sulle primissime fasi della gestazione, dal concepimento all’impianto dell’uovo fecondato, alla formazione e allo sviluppo dell’embrione. Nel corso della gravidanza, l’alimentazione diventa poi uno strumento essenziale per garantire al feto tutti i nutrienti di cui necessita e per soddisfare le mutuate richieste energetiche materne. Quindi particolare attenzione dovrà essere riposta nella scelta di ciò che si mangia, anche con l’obiettivo di ottenere nel corso della gravidanza, un adeguato incremento ponderale della futura mamma. Un peso eccessivo può, infatti, portare all’insorgenza di ipertensione arteriosa e diabete che rappresentano noti fattori di rischio per gravi complicanze materne e fetali, a macrosomia del feto (peso alla nascita ≥ 4.5 kg) con possibili complicanze da parto e a parto prematuro. Molte ricerche hanno inoltre evidenziato l’impatto negativo di un eccessivo incremento ponderale materno in corso di gravidanza sulla salute del bambino nel lungo termine, con maggior rischio di sviluppare condizioni di sovrappeso e obesità in adolescenza e nell’età adulta. Altra raccomandazione importantissima è prestare molta cura alla manipolazione dei cibi e alla preparazione delle pietanze, aspetti di cui sarà bene tener conto anche nelle occasioni in cui si mangia fuori di casa: alcuni cibi possono essere veicolo di agenti infettivi, come la Listeria monocytogenes e il Toxoplasma gondii, responsabili di gravi danni fetali.

Indicazioni generali Anche in gravidanza vale la raccomandazione generale di seguire un regime alimentare equilibrato e variato, in grado di garantire l’apporto di tutti i nutrienti: carboidrati, proteine, grassi, vitamine, sali minerali, fibre e acqua. I carboidrati, comunemente chiamati zuccheri, sono la principale fonte di energia di pronto consumo. Non devono quindi mancare mai nell’alimentazione quotidiana, anche nel corso della gravidanza e devono essere rappresentati preferibilmente da carboidrati complessi (pane, pasta, riso), che forniscono energia diluita nel tempo. Se si utilizzano carboidrati integrali, si aumenta l’apporto di fibre e si controllano meglio i livelli di zucchero nel sangue. La fibra alimentare non ha valore nutritivo o energetico: è costituita per la maggior parte da carboidrati complessi, non direttamente utilizzabili dall’organismo umano, che regolano alcune importanti funzioni. Le fibre insolubili in acqua (come la cellulosa), presenti soprattutto nei cereali integrali, nelle verdure e negli ortaggi, stimolano la funzionalità intestinale, che con l’avanzamento della gravidanza spesso si riduce per effetto della compressione dell’intestino da parte dell’utero, dando luogo al fenomeno della stipsi; quelle solubili (come le pectine), presenti soprattutto nei legumi e nella frutta, regolano invece l’assorbimento di zuccheri e grassi. La fibra alimentare facilita il raggiungimento del senso di sazietà, in quanto aumenta il volume del cibo ingerito e rallenta lo svuotamento dello stomaco. Alimenti ricchi in fibra, come i cereali integrali, sono inoltre preziosa fonte di vitamine e minerali. È invece opportuno limitare – soprattutto lontano dai pasti e quindi a stomaco vuoto – il consumo di zuccheri semplici (saccarosio, glucosio, fruttosio, lattosio), che vengono metabolizzati dall’organismo più velocemente rispetto agli zuccheri complessi, producendo un rialzo immediato della glicemia. Sono contenuti in natura nello zucchero da cucina, nel miele e nella frutta; sono inoltre molto abbondanti in snack, bibite industriali e dolci.

I grassi forniscono energia in modo molto concentrato: più del doppio rispetto a proteine e carboidrati. Tutti i grassi sono uguali se si considera l’apporto di energia, ma sul piano della qualità possono essere molto diversi. Nella dieta, è opportuno privilegiare la quota di grassi insaturi rispetto ai saturi. I grassi saturi sono in genere di origine animale (burro, panna, strutto, carne, insaccati, frutti di mare… ), mentre gli insaturi sono presenti in alimenti di origine vegetale (olio d’oliva/mais/girasole/di semi vari e nella frutta a guscio come le noci, mandorle, arachidi) e sono contenuti in buona quantità nel pesce. In gravidanza è molto importante assumere alcuni grassi insaturi, cosiddetti “essenziali” (perché non essendo prodotti dall’organismo, devono necessariamente essere introdotti con la dieta), tra cui i polinsaturi della serie omega 3, contenuti nei pesci grassi come acciughe, sgombri, aringhe e salmone, che hanno un ruolo molto importante nello sviluppo delle strutture fetali che andranno a costituire il sistema nervoso. Le proteine si distinguono in proteine ad alto valore biologico (dette anche nobili) e a basso valore biologico; le prime contengono, a differenza delle seconde, tutti gli aminoacidi essenziali e si trovano in carne, pesce, uova, latte e derivati. Quelle a basso valore biologico sono contenute principalmente in legumi e cereali. Per quanto riguarda le carni, è opportuno limitarne il consumo, riducendo soprattutto quello delle carni conservate ed elaborate per il loro contenuto di sale, e mangiare con maggior frequenza il pesce che, come già evidenziato, è ricco di acidi grassi insaturi. I legumi (fagioli, ceci, piselli, lenticchie) sono la fonte più ricca di proteine vegetali e contengono molta fibra. Sono degli ottimi sostituti delle proteine animali e se, consumati insieme ai carboidrati complessi (riso e pasta), sono ottimi piatti unici che permettono di limitare il consumo di carne. Latte e derivati non devono mai mancare nella dieta giornaliera poiché sono ricchi di calcio, un minerale importantissimo per preservare la salute delle ossa della mamma e per garantire il corretto sviluppo scheletrico del nascituro. Attenzione ai formaggi che, oltre alle proteine, contengono grassi in elevate quantità; per questo è meglio preferire formaggi freschi che sono più magri (ricotta, crescenza, stracchino, mozzarella) e consumarli in media due/tre volte a settimana. Anche l’acqua è fonte di calcio; esistono sul mercato acque arricchite di questo minerale (acque calciche).

Vitamine e minerali, di cui sono la principale fonte frutta e verdura, sono importantissimi in gravidanza: oltre a proteggere la salute della mamma, prevengono malformazioni fetali, favoriscono il corretto sviluppo del sistema nervoso, riducono il rischio di parto prematuro e di basso peso alla nascita. Attenzione! Per preservare il più possibile il contenuto in vitamine e minerali, è raccomandato consumare verdure fresche, ben lavate ma non lasciate in ammollo a lungo, cotte a vapore piuttosto che bollite. Tra le vitamine sono particolarmente importanti in gravidanza quelle del gruppo B, che svolgono un ruolo cruciale nella corretta formazione e sviluppo delle strutture nervose fetali e proteggono da malformazioni. Attenzione! La vitamina B12 è assente nel mondo vegetale, in quanto contenuta in carne, pesce, latte e uova. Pertanto particolari regimi dietetici, come quello vegano, possono esporre a gravi carenze nutrizionali, se non sono previste opportune integrazioni.

Di seguito le raccomandazioni generali che in gran parte riassumono quanto sin qui esposto: u Seguire una dieta il più possibile varia, contenente tutti i principi nutritivi u Rispettare la stagionalità dei cibi, preferendo se possibile quelli a Km 0 u Aumentare l’apporto di proteine, vitamine e minerali u Consumare pasti piccoli e frequenti, evitando lunghi periodi di digiuno u Consumare tutti i giorni frutta e verdura di stagione, preferibilmente fresche per non alterarne il contenuto di vitamine e minerali u Prediligere il consumo di zuccheri complessi come pane, pasta, riso e cereali integrali, rispetto agli zuccheri semplici contenuti in bibite, dolci e snack industriali u Nell’apporto di proteine di origine animale, prediligere il consumo di pesce di mare a quello della carne, preferendo comunque carni magre u Arricchire la dieta giornaliera con latte e derivati u Preferire modalità di cottura semplici, come quella al vapore o al forno u Come condimenti, preferire il sale iodato e l’olio extravergine di oliva usato a crudo, quando possibile u Bere almeno 2 litri di acqua al giorno u Evitare bibite gassate e succhi di frutta industriali u Preferire i prodotti decaffeinati o deteinati u Evitare bevande alcoliche u Evitare dolci farciti e salse preparati con uova crude (tiramisù, crema pasticcera, maionese… )

Incremento ponderale Nel corso della gravidanza è importantissimo tenere sotto controllo il proprio peso corporeo. Se consideriamo una donna “normopeso”, si stima adeguato un aumento del peso di circa 1 kg nel corso del primo trimestre di gravidanza (dovuto all’aumento del volume di sangue e alla crescita dell’utero) e di circa ½ Kg alla settimana, a partire dal quarto mese (per l’aumento della massa adiposa, del volume mammario e della placenta e per la crescita del feto) con un incremento medio di circa 9-12 kg complessivi. Per il primo trimestre non è dunque necessario incrementare l’apporto energetico, mentre secondo i LARN (Livelli di assunzione di riferimento di nutrienti ed energia per la popolazione italiana) è sufficiente, per rispondere ai fabbisogni fetali e materni, un incremento dell’apporto energetico giornaliero di 350 kcal per il secondo trimestre di gravidanza e di 460 kcal al giorno per il terzo. Queste indicazioni valgono come principi generali, ma è sempre opportuno valutare tali aspetti con il proprio medico di fiducia in particolare nelle situazioni di sottopeso e sovrappeso o in caso di gravidanza gemellare. L’apporto calorico deve sempre essere personalizzato, adeguato al peso/ altezza della gestante e all’epoca di gestazione: parlane con il tuo medico! È consigliato svolgere una regolare attività fisica, se non ci sono controindicazioni ginecologiche, durante tutto il periodo gravidico, scegliendo attività adeguate all’epoca della gestazione.

Integrazioni: sì o no? In genere un’alimentazione controllata e variata, che comprende tutti i gruppi alimentari, non richiede particolari integrazioni, anche in gravidanza, ad eccezione dell’acido folico. Una dieta ricca di frutta e verdura è particolarmente importante perché apporta folati (vitamine del gruppo B), efficaci nella prevenzione dei difetti del tubo neurale (come la spina bifida) e di altre malformazioni congenite nel feto. In ogni caso, è raccomandata un’integrazione con acido folico a partire da almeno un mese prima della gravidanza e per i primi tre mesi successivi al concepimento per garantire i livelli di apporto giornaliero necessari per esercitare un’effettiva ed efficace azione preventiva (stimata fino al 70%). Si tratta, infatti, di una vitamina idrosolubile, contenuta negli ortaggi a foglia verde come spinaci, bietole e broccoli e nei legumi, che viene persa in caso di lavaggi prolungati e durante la cottura. In alcuni casi, comunque, l’apporto di ferro attraverso i soli alimenti non è sufficiente a soddisfare le aumentate richieste; in tal caso, sarà il medico a valutare la necessità di un’integrazione di questo prezioso minerale, la cui carenza è responsabile di anemia materna, diminuzione delle riserve di ferro feto-neonatali, riduzione della crescita fetale e prematurità. Il ferro è contenuto nelle carni rosse, nel fegato, nel pesce e nel tuorlo d’uovo. Il suo assorbimento è favorito dall’assunzione contemporanea di vitamina C (kiwi, agrumi, fragole, peperoni, pomodori… ).

Norme igieniche e precauzioni nella manipolazione e preparazione dei cibi Come anticipato, è importantissimo seguire sempre accurate norme igieniche nella manipolazione dei cibi e adottare alcune precauzioni nella preparazione dei cibi, in particolare: u Lavare accuratamente le mani, prima e dopo aver manipolato alimenti crudi u Consumare i prodotti preconfezionati deperibili subito dopo l’apertura, non oltre la data di scadenza u Leggere con attenzione le etichette riportate sulle confezioni degli alimenti u Refrigerare subito gli alimenti già cotti, se non mangiati al momento, e riscaldarli accuratamente prima di consumarli u Preferire cibi surgelati rispetto a quelli conservati in scatola u Uova: consumarle dopo accurata cottura u Evitare carne cruda (soprattutto se il test per la Toxoplasmosi è risultato negativo*) u Evitare gli insaccati crudi, in particolare quelli derivati dal maiale come il salame, se il test per la Toxoplasmosi è risultato negativo* u Carni rosse, salsicce: cuocere con cura la carne fino a far scomparire il colore rosato all’interno u Pesce e frutti di mare: consumarli solo dopo accurata cottura u Formaggi: preferire quelli magri ed evitare quelli a breve stagionatura, a pasta molle/semimolle con muffe u Verdura: consumarla solo dopo accurato lavaggio (in acqua fredda e bicarbonato/disinfettante per alimenti, se il test per la Toxoplasmosi è risultato negativo*) e risciacquo. Attenzione: anche quelle in busta già pronte all’uso! u Frutta: consumarla solo dopo accurato lavaggio (in acqua fredda e bicarbonato/disinfettante per alimenti, se il test per la Toxoplasmosi è risultato negativo*) e risciacquo, meglio senza buccia. Attenzione: i frutti di bosco congelati devono essere consumati solo previa cottura.

ALLATTAMENTO Latte materno: nutrimento, coccole e… tanta salute Il latte materno rappresenta il nutrimento ideale per il neonato, tanto che l’allattamento al seno esclusivo è raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per i primi sei mesi di vita. Le sue caratteristiche, in termini di composizione e variabilità nel corso delle diverse fasi di crescita e durante la stessa poppata, lo rendono unico. Fornisce tutti gli elementi nutritivi necessari, nelle corrette proporzioni, come alcuni acidi grassi polinsaturi, proteine e ferro assimilabile; inoltre, contiene sostanze bioattive e immunologiche, che sono fondamentali sia per proteggere il bambino da eventuali infezioni, batteriche o virali, sia per favorire lo sviluppo intestinale. L’allattamento al seno soddisfa efficacemente non solo le esigenze nutrizionali, ma anche i bisogni emotivo-psicologici del neonato: crea da subito un’intesa, che rafforza il legame affettivo, influenzando positivamente lo sviluppo fisico, psicologico e sociale del bambino. Attaccato al seno, il bimbo sente il calore e l’odore della pelle materna e si rilassa. La mamma riceve stimolazioni neurosensoriali, percepisce una sensazione di benessere e si sente gratificata. Il latte materno, dunque, oltre ad essere un alimento perfetto, per la sua formula unica e irriproducibile, mutevole nel tempo, consente di consolidare il legame di dipendenza affettiva tra la mamma e il suo bambino attraverso un linguaggio di comunicazione intima basata sul reciproco scambio di sensazioni psico-fisiche, emozioni, amore e coccole.

I vantaggi dell’allattamento al seno per il bambino u riduce l’incidenza e la durata delle gastroenteriti; u protegge dalle infezioni respiratorie; u riduce il rischio di sviluppare allergie; u riduce il rischio di sviluppare sovrappeso e obesità; u migliora la vista e lo sviluppo psicomotorio; u migliora lo sviluppo intestinale e riduce il rischio di occlusioni. I vantaggi dell’allattamento al seno per la mamma u quanto più comincia precocemente, tanto più accelera la ripresa dal parto e l’involuzione dell’utero, riducendo il rischio di emorragie e mortalità; u riduce le perdite ematiche, contribuendo così a mantenere il bilancio del ferro; u prolunga il periodo d’infertilità post parto; u favorisce la perdita di peso e il recupero del peso forma; u riduce il rischio di cancro della mammella prima della menopausa, poiché consente alla ghiandola mammaria di completare la sua maturazione e quindi di essere più resistente a eventuali trasformazioni neoplastiche; u secondo alcuni studi, potrebbe contribuire a ridurre il rischio di cancro dell’ovaio e di osteoporosi.

Indicazioni generali Un’alimentazione corretta durante l’allattamento, con una dieta equilibrata e varia, ricca di verdure, frutta, proteine e cereali, è fondamentale sia per garantire una composizione ottimale del latte sia per soddisfare l’aumentato fabbisogno nutrizionale della neomamma. L’allattamento esclusivo al seno comporta un dispendio calorico maggiore, tant’è che il fabbisogno calorico aumenta più che in gravidanza; per questo la mamma che allatta ha bisogno di energia supplementare, circa 500 Kcal al giorno in più del normale fabbisogno. È necessario aumentare l’apporto di: – proteine – vitamine e minerali – liquidi.

Ingredienti del “buon” latte Per fare un “buon” latte, oltre a seguire una dieta equilibrata e varia, ricca di verdure, frutta, proteine e cereali, è opportuno adottare alcune precauzioni: u Bere molti liquidi durante la giornata. L’acqua è l’idratante migliore. Si possono bere anche latte, succhi e centrifugati freschi di verdura. Come succhi di frutta, meglio preferire quelli senza aggiunta di zuccheri e in quantità moderata u Evitare bevande alcoliche u Limitare il consumo di bevande contenenti sostanze eccitanti, come caffeina e teina u Evitare spezie, formaggi e cibi piccanti u Evitare dolcificanti artificiali (come saccarina e aspartame) u Nel caso siano note allergie in famiglia, evitare nei primi mesi di allattamento, cibi potenzialmente allergizzanti come cioccolato, frutti tropicali, fragole, crostacei, molluschi, uova u Consumare quotidianamente latte/yogurt che sono ricchi di proteine e calcio u Prediligere cotture semplici per carne e pesce u Evitare i fritti e limitare il consumo di cibi grassi u Limitare il consumo di zuccheri semplici (zucchero raffinato, dolci e bevande industriali zuccherate), preferendo zuccheri complessi (pane, pasta e riso) Attenzione ad alcuni alimenti come asparagi, cipolla, aglio e cavolfiore: non è necessario abolirli, soprattutto se sono stati assunti in gravidanza ma, se consumati in elevate quantità, possono alterare e rendere sgradevole il sapore del latte.

Allergia e gravidanza Durante la gravidanza, il raffreddore normale (rinite virale) e il raffreddore allergico (rinite allergica /raffreddore da fieno) sono frequenti. Le donne in stato interessante possono essere colpite anche da allergie da contatto (orticaria, eczema, neurodermite). La rinite e i disturbi alla pelle non sono problemi gravi, ma sovente hanno effetti indiretti sul sonno e sul benessere della gestante. In gravidanza, possono peggiorare o migliorare, ma è difficile prevederlo. Durante le gravidanze successive, di solito i disturbi, ammesso che ce ne siano, sono uguali a quelli riscontrati durante la prima. Se nota problemi allergici alla pelle e alle vie respiratorie, la donna incinta dovrebbe consultare il medico, il quale effettua una diagnosi precisa e prescrive un trattamento farmacologico adatto alla situazione. Rinite allergica e terapia In Svizzera, circa 200 000 donne tra i 18 e i 40 anni soffrono di tanto in tanto di rinite allergica, sovente un raffreddore da fieno, accompagnata da starnuti, naso che cola e congestionato. L’infiammazione della mucosa nasale è provocata da un’allergia ai pollini, agli acari della polvere o ad altre sostanze presenti nell’aria. Ogni anno, sono circa 8000 le donne affette da pollinosi che restano incinte. L’aumento di estrogeni fa dilatare i vasi del naso: dal quarto mese, circa una donna su cinque soffre di naso congestionato. Il raffreddore in gravidanza è tutt’altro che raro. Il medico curante deve innanzitutto chiarire se si tratta di un normale raffreddore, di un disturbo ormonale o di una rinite allergica. Per farlo, può basarsi sull’anamnesi della paziente e vedere se già in passato si notava un raffreddore da fieno, il coinvolgimento di occhi, bronchi e pelle. Un’allergia ai pollini, la forma più frequente di rinite allergica, nella fase acuta si manifesta con starnuti improvvisi, prurito, naso che cola che si infiamma e congestiona se non curato. Altre forme di raffreddore allergico possono presentarsi lentamente, soprattutto se il contatto con l’allergene è quotidiano. In caso di rinite allergica, di regola è prescritto un antistaminico, un farmaco che blocca l’effetto dell’istamina, una sostanza chimica rilasciata durante una reazione allergica, da somministrare oralmente o localmente. È possibile anche un trattamento con corticosteroidi da applicare localmente.

Dermatite allergica Durante la gravidanza, possono manifestarsi reazioni cutanee dovute a un’allergia, come la neurodermite o gli eczemi da contatto. Essi, come pure l’orticaria, vengono di regola trattati con antistaminici e cortisone. Immunoterapia specifica durante la gravidanza? Se una donna rimane incinta nel corso di un’immunoterapia specifica, p.es. con pollini o acari della polvere, non è imperativo interrompere la desensibilizzazione, a patto che abbia sopportato ripetutamente senza problemi la dose massima o di mantenimento. È comunque importante comunicare al medico lo stato interessante. Soltanto in casi eccezionali – ad esempio in caso di grave allergia al veleno delle api o delle vespe – si incomincia un’immunoterapia se la paziente desidera rimanere incinta. L’asma in gravidanza L’asma, a volte, può rappresentare un problema in gravidanza, ma è difficile prevederne l’andamento. Le forme leggere restano tali oppure spariscono del tutto, mentre quelle gravi possono persino peggiorare. Esperienza insegna che a ogni successiva gravidanza l’asma avrà gli stessi effetti avuti durante la prima. Dopo il parto, solitamente tutto torna come prima. È importante che ogni medico, ginecologo e ostetrico sappia che la paziente è affetta da asma. In generale, la terapia rimane la stessa a prescindere dalla gravidanza, dato che ogni asma non trattata può mettere in pericolo la vita del nascituro. Durante un attacco, il piccolo non riceve infatti ossigeno a sufficienza. Per questo motivo, non esitate a parlare dell’asma e a sottoporvi regolarmente al trattamento.

La terapia dell’asma Dopo una diagnosi differenziale, occorre innanzitutto cercare di evitare nella misura del possibile l’allergene o il fattore aggravante (trigger) all’origine degli attacchi d’asma. Nel caso di un’allergia agli acari della polvere, si tratta di adottare misure specifiche soprattutto per il letto (rivestimenti e federe antiacaro per materassi, cuscini e piumini). Il secondo passo è incentrato sulla terapia. L’obiettivo è quello di evitare che nella quotidianità e durante l’attività fisica (p.es. corsa, nuoto) non insorga una sensazione di affanno. L’asma deve essere controllata e gli attacchi, nel limite del possibile, evitati. È importante tenere presente che in condizioni normali il nascituro dispone della stessa quantità di ossigeno di un adulto sull’Everest! È dunque evidente che un’asma trattata superficialmente o non trattata affatto rappresenta una minaccia notevole per il bambino e la mamma! Si tratta quindi di prevenire sin dall’inizio con i farmaci e la terapia corretti una carenza di ossigeno. La futura mamma non dovrebbe rinunciare ai medicinali del caso, né modificare di propria iniziativa le dosi prescritte o interromperne l’assunzione. La funzione polmonare andrebbe fatta controllare regolarmente dal medico, ma anche l’auto-controllo con uno spirometro Peak Flow, che misura l’aria massima di uscita dai polmoni, è importante per semplificare l’adeguamento della terapia farmacologica. I farmaci per il trattamento dell’asma sono broncodilatatori e sostanze antinfiammatorie. La maggior parte di questi, soprattutto gli antiasmatici da inalare, non hanno effetti negativi sul bambino o sulla mamma. Il trattamento in gravidanza con pastiglie contenenti cortisone va sempre eseguito sotto controllo medico. Contrazioni uterine, doglie e parto in caso di asma Durante un attacco d’asma, la donna incinta può avvertire contrazioni uterine, che spariscono non appena l’asma è sotto controllo. All’inizio del travaglio, la sorveglianza del bambino dipende soprattutto dall’attuale gravità dell’asma materna. Se non si avvertono disturbi, o solo minimamente, non è necessaria un’attenzione particolare. Il parto naturale è incoraggiato ogni qualvolta possibile. Il rischio di un attacco d’asma durante il parto è elevato quando l’asma non è sufficientemente trattata. Nelle donne costrette ad assumere continuamente pastiglie contenenti cortisone in dosi elevate, il trattamento e l’assistenza possono variare. Affinché possano gestirne senza problemi gli sforzi, appena prima del parto e nei giorni immediatamente successivi la dose viene di solito aumentata. Per il bambino non sussiste alcun pericolo.

Che cosa possono fare le pazienti? Di regola, le donne incinte dovrebbero mantenere i loro abituali ritmi di vita. In caso di disturbi, dovrebbero consultare il medico a cui è nota la loro anamnesi. In caso di sospetto di allergie, è bene parlarne con un allergologo. Le regole d’oro per le future mamme affette da allergie o asma: – assumete i farmaci prescritti dal medico e seguite con cura la terapia; – riducete o, nel limite del possibile, evitate il contatto con fonti di allergeni; – evitate di andare a trovare persone con gatti, se siete allergiche al pelo dei felini; – in caso di allergia agli acari della polvere, adottate i provvedimenti del caso (acquistate p.es. rivestimenti antiacaro per i materassi); – evitate il fumo attivo e passivo; – praticate sport, se vi fa sentire bene. Indirizzi utili In caso di domande su malattie allergicoimmunologiche, non esitate a rivolgervi a uno specialista.

Gravidanza – Inizia l’esser genitori … Elisa e Antonio sono al settimo cielo. Elisa è incinta! Presto diventeranno genitori, un sogno coltivato a lungo da Elisa, mentre Antonio, in realtà, avrebbe voluto attendere ancora un po’: “Ma alla fine Elisa mi ha convinto: ora è proprio il momento giusto.” “È un bene che abbiamo a disposizione ancora qualche mese per prepararci in qualche modo alla futura situazione”, afferma Elisa, “anche se fremiamo dalla voglia di avere il nostro piccolo o la nostra piccola tra noi, sarà un grande cambiamento nella nostra vita.” L’esperienza ne è la prova: una gravidanza cambia la vita di una donna, di un uomo, di una coppia, in maniera considerevole. Gioia e felicità prendono il sopravvento. A prescindere dal fatto che la gravidanza sia stata a lungo cercata, sia giunta proprio al momento giusto o invece del tutto inaspettata, la maggior parte delle future madri e dei futuri padri hanno la sensazione di vivere qualcosa di veramente speciale, di essere partecipi di un “miracolo”. E, davvero, non vi è nulla di più affascinante che la crescita di una nuova creatura nel grembo materno, la sua nascita e il suo sviluppo. Al contempo, molte cose cambiano per i futuri genitori e per l’ambiente che li circonda. Ora essi non sono più soltanto figli di genitori, bensì saranno presto responsabili, in prima persona, di una nuova vita, quella del loro bambino/ della loro bambina. Pian piano crescono nel loro ruolo di genitori. Nei mesi della gravidanza essi si preparano alla nascita del bambino/della bambina mentalmente e nell’ambito di svariati colloqui. Si chiedono quali cambiamenti insorgeranno e si pongono molte domande: “Andrà tutto bene durante la gravidanza e il parto?”, “Il nostro bambino/la nostra bambina sarà sano/a?”, “Che aspetto avrà?”, “Saremo i genitori che desideriamo essere?”, “Come ci gestiremo finanziariamente?”, “Il nostro rapporto di coppia cambierà?”, “Ci troveremo d’accordo nelle questioni sull’educazione?”, “Quanto tempo libero avrà ancora a disposizione ciascuno di noi?”, “Come concilieremo lavoro e famiglia?” Affrontare insieme tali questioni contribuisce, nel lungo termine, a creare una famiglia capace di affrontare tutte le sfide che la vita le pone. A tal proposito è fondamentale comunicare i propri pensieri, desideri, le proprie esigenze e ascoltarsi reciprocamente con attenzione. È inevitabile che ci siano punti di vista e aspettative divergenti. Parlarne, senza rimproverarsi o ferirsi a vicenda, può aiutare a trovare una buona soluzione. La sensazione di poter donare insieme una vita conferisce alla maggior parte dei genitori un’intensa forza che li lega ancor più di qualsiasi altra cosa. Questa forza li aiuterà negli anni successivi a superare insieme ogni tipo di sfida.

Momenti di coppia … Esistono cose che desiderate intraprendere insieme prima che nasca il vostro bambino/la vostra bambina? Una volta che il bambino/la bambina sarà venuto/a al mondo, il tempo che trascorrerete insieme come coppia si ridurrà probabilmente e ci vorrà un po’ di tempo finché potrete tornare a fare tutto come prima. Magari avete ancora voglia di fare una bella escursione o un viaggio affascinante? Quali rituali di coppia potete introdurre già ora e mantenere anche dopo la nascita di vostro figlio/ vostra figlia? Ad esempio fare una passeggiata ad una determinata ora del giorno, il che sarà possibile anche con la carrozzina, o probabilmente amate essere massaggiati o leggervi reciprocamente dei racconti? …

Momenti per se stessi … In questi mesi è importante anche dedicare del tempo a se stessi/e, farsi del bene, fare ciò che piace. Cos’è importante per voi personalmente? Cosa vi piace e vi aiuta a sentirvi soddisfatti/e? Tanto più vi è chiaro ciò di cui avrete bisogno personalmente in futuro, quanto più vi sarà facile comunicarlo al/alla vostro/a compagno/a. E tanto più soddisfatti/e sarete voi e il/la vostro/a compagno/a, quanto più facilmente riuscirete ad affrontare la sfida del vostro nuovo ruolo e a crescere insieme anche come coppia.

Raccontare al/alla proprio/a partner come ci si sente e quali sono i propri pensieri, contribuisce a conoscerlo/a e a capirlo/a ancora meglio in questa nuova fase del proprio rapporto. ➔ Come vi immaginate in veste di padre e di madre? Com’è per voi diventare madre o padre? A che cosa associate questo nuovo ruolo? In che cosa vorrete imitare i vostri genitori? Che cosa vorrete fare invece diversamente? Fra i vostri amici, avete qualche modello di genitori? ➔ Come spesso accade per i grandi cambiamenti nella vita, non è raro nemmeno in questa fase che talvolta insorga una sensazione di sovraccarico o, a periodi, anche degli stati di depressione (soprattutto anche dopo il parto). ➔ Spesso in questo periodo riaffiorano ricordi della propria infanzia e gioventù; il rapporto con i propri genitori viene rivalutato sotto una nuova luce e, di frequente, diventa più intenso. concilieremo lavoro e famiglia?” Affrontare insieme tali questioni contribuisce, nel lungo termine, a creare una famiglia capace di affrontare tutte le sfide che la vita le pone. A tal proposito è fondamentale comunicare i propri pensieri, desideri, le proprie esigenze e ascoltarsi reciprocamente con attenzione. È inevitabile che ci siano punti di vista e aspettative divergenti. Parlarne, senza rimproverarsi o ferirsi a vicenda, può aiutare a trovare una buona soluzione. La sensazione di poter donare insieme una vita conferisce alla maggior parte dei genitori un’intensa forza che li lega ancor più di qualsiasi altra cosa. Questa forza li aiuterà negli anni successivi a superare insieme ogni tipo di sfida. Momenti per se stessi … In questi mesi è importante anche dedicare del tempo a se stessi/e, farsi del bene, fare ciò che piace. Cos’è importante per voi personalmente? Cosa vi piace e vi aiuta a sentirvi soddisfatti/e? Tanto più vi è chiaro ciò di cui avrete bisogno personalmente in futuro, quanto più vi sarà facile comunicarlo al/alla vostro/a compagno/a. E tanto più soddisfatti/e sarete voi e il/la vostro/a compagno/a, quanto più facilmente riuscirete ad affrontare la sfida del vostro nuovo ruolo e a crescere insieme anche come coppia. Momenti di coppia … Esistono cose che desiderate intraprendere insieme prima che nasca il vostro bambino/la vostra bambina? Una volta che il bambino/la bambina sarà venuto/a al mondo, il tempo che trascorrerete insieme come coppia si ridurrà probabilmente e ci vorrà un po’ di tempo finché potrete tornare a fare tutto come prima. Magari avete ancora voglia di fare una bella escursione o un viaggio affascinante? Quali rituali di coppia potete introdurre già ora e mantenere anche dopo la nascita di vostro figlio/ vostra figlia? Ad esempio fare una passeggiata ad una determinata ora del giorno, il che sarà possibile anche con la carrozzina, o probabilmente amate essere massaggiati o leggervi reciprocamente dei racconti? …

L’idillio familiare “perfetto”? È normale che tutti i genitori desiderino per il proprio figlio/la propria figlia i “presupposti migliori” per un’infanzia felice o, ancor meglio, per una vita felice: sicurezza economica, genitori rilassati e felici, una casa spaziosa, un grande giardino, nonni e zii amorevoli, solo per citarne alcuni. Tuttavia la realtà spesso è un’altra. Può succedere spesso, ad esempio, che il bilocale risulti troppo piccolo, che un litigio con il fratello sia inevitabile, che i genitori siano “in realtà” troppo giovani o troppo vecchi o che la nuova creatura abbia delle difficoltà di sviluppo … I bambini possono crescere bene anche in condizioni difficili. Ciò che li aiuta più di tutto è un rapporto amorevole con la madre e con il padre o con un’altra persona che assecondi con attenzione e comprensione le sue esigenze e i suoi segnali: ecco quali sono i “presupposti migliori” per rendere felice un bambino/ una bambina!

Si può imparare ad “essere genitori”? Ora Laura è aiutata dalla sua famiglia, soprattutto da sua madre, e sono in molti a darle suggerimenti. Anche alcune amiche, già madri, le raccontano le loro esperienze. “Fino a poco tempo fa questi argomenti mi annoiavano, non capivo come le mie amiche potessero trascorrere ore ed ore a parlare di pappe e pannolini”, afferma con un sorriso. “Improvvisamente trovo interessanti tutti gli argomenti sul tema gravidanza e parto, ascolto tutto con attenzione e leggo molto in proposito. Tuttavia ho notato che bisogna essere un po’ critici: alcuni suggerimenti e consigli non sono poi così indovinati!” Già nei primi anni di vita i bambini imitano i loro genitori. Quando i piccoli si occupano dei loro giochi e dei loro animali domestici o giocano a mamma e papà, si tratta già dei primi esercizi che preparano all’esser genitori e che sviluppano le capacità di prendersi cura degli altri. Tutti sanno spontaneamente come soddisfare le esigenze primarie di un neonato, naturalmente anche gli uomini. Persino gli adulti che hanno poco a che fare con i neonati, si sentono istintivamente responsabili di un lattante che piange e percepiscono di doverlo calmare e proteggere, se i suoi genitori non si trovano nelle immediate vicinanze. Queste capacità innate si uniscono alle esperienze che i bambini fanno in famiglia: fin da piccoli loro copiano dalla mamma e dal papà il loro comportamento nei confronti dei bambini. In tal modo si sviluppa la struttura di base del ruolo di genitore finché non viene applicata. Nel corso degli anni vi si aggiungono opinioni ed esperienze personali, il tutto poi comincia sul serio quando vengono al mondo i propri figli. Nel frattempo tali capacità genitoriali vengono vissute spesso con i bambini tenuti a battesimo, i nipoti, i figli dei vicini di casa.

Preparazione all’essere genitori: i corsi pre-parto I corsi pre-parto spesso sono divertenti, danno sicurezza e offrono l’opportunità di conoscere altri futuri genitori. Da sole, con il proprio partner o un’amica, attraverso esercizi di respirazione e percezione del proprio corpo, tecniche di rilassamento e numerose informazioni sulla cura del neonato, sull’allattamento e su tanti altri aspetti, questi corsi preparano alla nascita e al primo periodo con il neonato. A partire da quando? Il periodo ideale per iniziare un corso pre-parto è all’incirca alla 26esima settimana di gravidanza, se si desidera frequentare un classico corso serale di sette-dieci lezioni. I corsi organizzati nell’ambito di un solo fine settimana possono essere frequentati anche più avanti. Importante! Iscrivetevi in tempo utile, in quanto molte ostetriche e molti corsi pre-parto sono al completo per mesi. Dove? I corsi pre-parto sono proposti nella maggior parte degli ospedali, nei distretti sanitari nonché in cliniche e in alcuni consultori familiari.

Sessualità in gravidanza … Durante la gravidanza alcune donne manifestano più voglia di tenerezze, alcune meno. Alcuni padri diventano insicuri e si tirano piuttosto indietro. Tutto ciò è normale. Parlatene e scoprite ciò che è giusto per entrambi in questo periodo. Può darsi che abbiate semplicemente voglia di coccolarvi o massaggiarvi in tutta tranquillità oppure che vi sentiate entrambi particolarmente attratti l’uno dall’altra. Tutto ciò che piace a voi come genitori, farà bene anche al vostro bambino/ alla vostra bambina! Parlatene con la/il vostra/o ginecologa/o perché, salvo alcune eccezioni, nulla è a sfavore della sessualità, al contrario!

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