Beppe Grillo bestemmia sul blog, subito rimossa la foto

Nell’ultimo intervento di Beppe Grillo diffuso dall’omonimo blog è apparsa per pochi secondi una bestemmia, cancellata a tempo record. Si suppone sia frutto di un errore da parte di chi gestisce i contenuti del sito, ma alcuni parlamentari pensano possa trattarsi di un sabotaggio.

Beppe Grillo e la bestemmia sul blog: post rimosso ma…Il post incriminato è apparso nel pomeriggio del 13 ottobre proprio sul blog ufficiale del Movimento 5 stelle in cui si parlava del Rosatellum, la nuova legge elettorale approvata il 12 ottobre. La bestemmia, che appariva tra parentensi, è stata prontamente rimossa ma non è passata inosservata.

Il post dal tono evidentemente sarcastico, definisce un miracolo italiano per l’unità di Pd-FI-Lega sulla legge elettorale, ed è stato pubblicato nel primo pomeriggio di venerdì sul Blog di Beppe Grillo con il titolo “Graize a tutti, e forse anche a Dio”. La bestemmia, poi rimossa, appariva tra parentesi alla fine della frase: “I cittadini tutti, oggi, celebrano un miracolo italiano che si pensava appartenere oramai solo ad una azzardata e folle speranza”.

Ecco il testo del post “ripulito” che può essere letto dal blog:

“Ciò che conta è stare uniti, vicini vicini: la loffia perfetta ahahha! Oggi è un grande giorno. La pace più insperata è stata re-instaurata, l’amore cade come una pioggerella sottile, mondando nuovi e vecchi rancori, anzi, trionfando sui più antichi risentimenti. Oggi è il giorno dell’unione fraterna tra i più lontani fra tutti i rappresentanti del popolo. Il Paese aspettava da anni questo squarcio fra le nubi cupe dell’incomprensione, ed ecco spuntare un etere cristallino, la democrazia è salva. Il Parlamento ha ritrovato la sua unione e compattezza, unica garanzia per il perseguimento dell’alto (altro) fine cui è preposto.

I cittadini tutti, oggi, celebrano un miracolo italiano che si pensava appartenere oramai solo ad una azzardata e folle speranza. Così si realizza l’impossibile, così oggi è divenuto realtà. Forze politiche da sempre avverse si sono unite, concentrando tutti i loro sforzi e le loro capacità di mediazione, per raggiungere un obiettivo primario e realizzare la volontà dei cittadini.

Accantonati inutili rancori, dicotomie ormai desuete quali maggioranza/opposizione: Pd, Lega, Forza Italia, verdiniani et similia, convergono magicamente ed approvano una legge perfetta, inappuntabile, impermeabile a qualsiasi critica, proprio perché frutto di lunghe e condivise intese e prodotto della volontà granitica di donare ai cittadini lo strumento migliore per volare sicuri verso i seggi e scegliere il meglio per il Bel Paese.

Questo dimostra, al contrario di quanto capziosamente vorrebbe insinuare qualcuno, che nel momento del bisogno, quando le sirene dell’urgenza e del “bene” collettivo si fanno sentire, la politica C’È ed è all’altezza. Risponde in modo veloce, efficiente, coraggioso e, unita oltre ogni ostacolo ideologico, strategia e decenza, concretizza l’obiettivo.

Noi, oggi, siamo fieri di essere italiani. Grazie a tutti, e forse anche a Dio”.

LA BESTEMMIA –

E ’ stato detto che è come uno sport nazionale, ma è una profonda ferita, una piaga sociale: ai nostri giorni la bestemmia inquina strade, negozi, uffici, scuole, stadi, caserme. Senza vergogna, a momento per così dire giusto o sbagliato che sia, si oltraggiano e infangano il nome di Cristo e quello della Vergine Santissima, l’adorata Croce, le cose venerande e sacre della nostra fede. Si tratta in effetti di una schifezza che ammorba il mondo e l’aria respirata da tutti noi e che è tipica della “cultura”, si fa per dire, moderna. I Padri della Chiesa, i primi testimoni della fede della Chiesa agli albori del cristianesimo, trattano la bestemmia come il più grave peccato perché, come dice Basilio il Grande, “chi pecca, trasgredisce alla legge divina, ma chi bestemmia oltraggia direttamente Dio”. Nel libro dell’Apocalisse, l’ultimo libro del Nuovo Testamento, l’Anticristo è colui che bestemmia Dio e i suoi santi: “Aprì la sua bocca alla bestemmia contro Dio, per bestemmiare il suo nome, la sua dimora e quanti in essa dimorano ” (Ap 13,6). Pubblichiamo qui di seguito una sintesi tratta da diverse omelie di San Giovanni Crisostomo, liberamente tradotte, offerto alle anime ben disposte dei nostri fratelli che – per ignoranza, leggerezza, e spesso per cattiva abitudine – continuano ad essere schiavi della bestemmia. Speriamo che quanti – grazie a Dio – sono immuni, da questa grave malattia, siano stimolati a intraprendere una “Guerra Santa” contro la bestemmia. E ’ l ’ora di reagire, di ribellarci perché scompaia dal nostro ambiente un vizio indegno di un popolo che ha realizzato capolavori d’arte! E’ una vergogna, per una nazione che ambisce ai primi posti in Europa e nel mondo, per un popolo che ormai da secoli ha imparato a lottare per la giustizia, la virtù, l’onore e la dignità. Il nostro augurio, la nostra speranza è che quanti ascolteranno le parole di questo grande santo della Chiesa e sono dominati dalla malattia della bestemmia, prendano coscienza della gravità e della disastrosa condizione, perché siano illuminati e cambino. La strada che porta alla correzione passa attraverso il pentimento, la confessione, la preghiera, la santa comunione. E’ un sentiero che convince, anche il più incredulo, di quanto sia dolce l’amore del nostro Dio. Ascoltiamo allora il severo monito di questo esimio Padre della Chiesa.

NIENTE DI PEGGIO!
Non c’è cosa peggiore della bestemmia, non c’è peccato paragonabile. Niente irrita così tanto Dio quanto la bestemmia del suo nome. Non puoi restare indifferente e incurante, né farti trascinare, quando senti amici o sconosciuti bestemmiare. Questo peccato moltiplica tutti i mali, scombussola e travolge tutta la nostra vita, e infine ci prepara la sicura condanna e una punizione terribile. L’uomo che disprezza e bestemmia Dio, che non ubbidisce alla sua legge e non smette mai questa assurda guerra, è come un ubriaco, un pazzo. Peggio: si comporta come un alcolizzato cronico che, senza rendersene conto, s’è proprio bruciato il cervello. Bestemmie e parolacce nascono nell’anima, però non si fermano lì e sporcano la bocca che le pronuncia o le orecchie di chi le ascolta. Intossicano l’anima e il corpo come un veleno.

PERCHE’ BESTEMMI ?
C’è chi bestemmia appena fa uno sbaglio oppure quando qualcuno l’offende, oppure quando si ammala o soffre. Ma così non correggono lo sbaglio, né si vendicano dell’offesa, né alleviano la sofferenza della malattia; per di più, perdono il vantaggio della pazienza. Dimmi amico: perché bestemmi o sputi parolacce ? Forse che il dolore diminuisce ? Se anche, per ipotesi, esso diventasse più lieve, avresti il coraggio di sacrificare la salvezza dell’anima solo per avere un po’ di sollievo fisico ? Che fai, amico ? Bestemmi il tuo Salvatore, benefattore, protettore e tutore ? Non t’accorgi che stai correndo verso un precipizio e che ti stai gettando a capofitto nel baratro di una completa catastrofe ? Il diavolo sta macchinando di tutto, pur di spingerti giù nell’abisso: quando scopre che un dolore ti fa bestemmiare, subito lo aumenta, lo rafforza per farti disperare. Se però vede che sopporti coraggiosamente ( e tanto più aumenta il dolore, tanto più rendi grazie a Dio), subito si ritira, visto che il suo assedio è stato inutile. Il cane si avvicina al tavolo: se il suo padrone, mentre mangia, gli butta qualcosa, non va più via; se invece non gli si dà nulla, se ne va perché capisce che è inutile aspettare. Allo stesso modo fa il diavolo: ha sempre la bocca aperta verso di noi. Se tu gli getti, come si fa con il cane, qualche bestemmia, subito l’afferra e ne chiede un’altra. Se però perseveri nel rendere grazie a Dio, lo lasci a bocca asciutta e lo costringi ad andarsene.

L’ANTIDOTO ? RENDERE GRAZIE !
Anziché bestemmiare nei momenti difficili, rendi grazie. Non cadere nella disperazione: dà lode. Apri il cuore a Dio, grida forte pregando, grida con forza magnificando Dio. Le tue disgrazie saranno alleggerite, perché se rendi grazie a Dio il diavolo fugge lontano e l’aiuto di Dio ti viene accanto e ti protegge. Se bestemmi, rompi l’alleanza con Dio, il diavolo sarà ancora più crudele con te, e soprattutto danneggi te stesso. Nessuna opera buona è paragonabile all’azione di grazie, come senza dubbio niente è peggio della bestemmia. L’azione di grazie è un grande tesoro, un’enorme ricchezza, un bene insuperabile, un’arma infallibile. Al contrario, la bestemmia è il peggio del peggio e ci allontana sempre più dal bene perduto. Hai perso soldi ? Se ringrazi Dio, ottieni un vantaggio per la tua anima e ti acquisti una maggiore ricchezza, perché ti sei guadagnato il favore del Signore. Se invece bestemmi, insieme ai soldi perdi pure la tua salvezza: quelli non li ritrovi più e la tua anima la mandi in rovina. “Mi dibatto in difficili situazioni – dici – e perciò perdo il controllo’”. No, la colpa non è delle difficoltà, è della tua noncuranza. La colpa forse è della povertà ? Neppure la povertà è motivo di bestemmia: tutti i poveri dovrebbero bestemmiare! Invece vediamo che molti, pur vivendo in miseria e straordinarie privazioni, sono soliti rendere grazie; altri godono soldi e sostanze, ma non la smettono di insultare e bestemmiare. Non mi dire che ci fanno bestemmiare la povertà, la malattia, le situazioni difficili. Non la povertà, ma la stupidità; non la malattia, ma il disprezzo di Dio; non le sopravvenute disgrazie, ma la mancanza di pietà: queste cose portano chi non è attento, alla bestemmia e a ogni bruttura.

L’ESEMPIO DI GIOBBE
Esempio di quanto detto è il beato Giobbe. Sebbene fosse finito in grande miseria, non bestemmiò ma lodò Dio e disse: “Il Signore mi ha dato ogni bene; il Signore se l’è ripreso. Come è sembrato giusto al Signore, così è stato. Sia benedetto il nome del Signore, in eterno’’ (Giobbe 1,21). Quando il diavolo scoprì che Giobbe lo aveva battuto, fu costretto ad andar via svergognato, senza aprir bocca. Fermati diavolo! Perché scappi ? Non è successo tutto come volevi ? Tutti i suoi beni sono andati perduti; i suoi figliuoli sono morti; persino il suo corpo è tutto piagato. E allora perché scappi ? “Me ne vado – dice il diavolo – perché tutto è andato come volevo, sì, ma non ho ottenuto quel che veramente volevo di più e per cui tutto avevo macchinato. Giobbe non ha bestemmiato ! Vado via. Gli avevo mandato tante disgrazie per farlo bestemmiare. Giacché dunque non l’ho sottomesso, non ho ottenuto niente; anziché distruggerlo, l’ho reso più splendido e glorioso”. Giobbe è glorificato non perché abbia subito tanti mali, ma perché ha tutto sopportato rendendo grazie a Dio. Un altro uomo, al suo posto, appena soffre un po’, subito bestemmia, si innervosisce, maledice il mondo intero, si arrabbia con Dio. Un tale uomo è condannato non per aver patito, ma perché ha bestemmiato. Non l’ha costretto la sfortuna, a bestemmiare: anche Giobbe avrebbe dovuto bestemmiare. Ha bestemmiato perché proprio voleva farlo. Dipende dalla nostra disposizione interiore ilfatto che tutto sia sopportabile o che ogni cosa sia insopportabile.

UNA PESSIMA ABITUDINE
Per abitudine, spesso la lingua si scaglia a dire cattive parole. In questo caso, prima di far uscire la bestemmia, stringi i denti con forza. E’ meglio che adesso la lingua faccia sangue, piuttosto che nell’altra vita abbia desiderio d’una goccia d’acqua e non ottenga neppure questa consolazione. E’ meglio sopportare ora un dolore passeggero che subire un giorno la condanna eterna, come il ricco della parabola (Lc 16,24-25), il quale bruciava senza trovare alcun sollievo. Potremo mai ottenere perdono o una qualche difesa se avanziamo, anche mille volte, la scusa dell’abitudine ? Si racconta che un amico oratore (Demostene) aveva il vizio di scrollare in continuazione la spalla destra mentre camminava. Vinse questo tic così: sistemò sulla spalla una lama affilata e , per paura di tagliarsi, guarì da questa pessima abitudine. Prendine esempio per domare anche la lingua. Invece di una lama, mettici sopra la paura della punizione divina, e certamente vincerai. E’ impossibile perdere, se curiamo di affrontare la battaglia con attenzione e costanza.

DIO E’ GRANDE
Dio ti ha dato il comandamento di amare i nemici, e tu offendi quel Dio che ti ama ? Ti ha dato l’ordine di benedire chi ti insulta e di pregare per chi ti fa del male, e tu offendi il tuo benefattore e protettore, senza che t’abbia fatto nulla di male ? Certo, egli potrebbe liberarti dalle prove per cui tu adesso lo bestemmi; se non lo fa, è perché tu ne sia più degno. E’ davvero bizzarro. Con empietà, con disprezzo o comunque senza motivo noi pronunciamo il nome del Signore degli Angeli; nello stesso istante, le Potenze celesti pronunciano lo stesso nome con timore, stupore e incanto. Il profeta Isaia dice: “Ho visto il Signore assiso su un trono eccelso, e i Serafini volargli attorno gridando l’un l’altro e a una sola voce dicendo: Santo, Santo, Santo è il Signore degli eserciti; tutta la terra è piena della sua gloria” (Is 6,1-3). Se devi prendere un evangeliario, prima ti lavi le mani e poi lo tieni con grande devozione e pietà; non hai paura di tenere sulle labbra invano, e diffamare, il Signore del Vangelo ? In verità nessuno può danneggiare Dio con le proprie offese, né renderlo più splendido con le proprie lodi. Dio mantiene sempre la stessa gloria, che mai è accresciuta dalle nostri lodi o sminuita dalle bestemmie. Agli uomini, al contrario, capita una cosa straordinaria: chi dà lode a Dio, trae vantaggio dalla lode; chi lo bestemmia e lo disprezza, danneggia se stesso. L’autore del libro del Siracide, a proposito di chi bestemmia ha detto: “Chi scaglia un sasso in alto, lo scaglia sulla propria testa” (Sir. 27,25). Chi scaglia una pietra in alto, finisce col darsi una pietrata in testa: la pietra non può raggiungere il cielo, e cade addosso a chi l’ha lanciata. Lo stesso è per chi lancia bestemmie contro il cielo: nulla e nessuno può ferire Dio. Egli è così sublime, eccelso, che nessun schizzo di fango può raggiungerlo; il tuo stesso gesto però, affila il coltello sfoderato contro di te, ingrato con il tuo benefattore.

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