Grosseto shock, bambino beve metadone dei genitori e perde conoscenza

È accaduto ancora una volta, un bambino di 3 anni è stato ricoverato nella giornata di ieri all’ospedale Misericordia di Grosseto, per aver ingerito del metadone. Secondo quanto emerso da una prima ricostruzione, sembra che il bimbo sia arrivato in ospedale, in stato di incoscienza, dopo aver bevuto metadone ma al momento la dinamica non sembra essere chiara, visto che quando è giunto al pronto soccorso nessuno ha saputo spiegare bene che cosa fosse accaduto. Il piccolo, nello specifico, è stato preso in cura dai medici del reparto pediatrico del Misericordia dove sono stati avviati immediatamente gli accertamenti; i medici hanno riferito di un improvviso malore con la conseguente perdita di coscienza e gli esiti degli esami hanno accertato la causa del malore, ovvero dal test psicologico pare sia risultato positivo a sostanze stupefacenti e più nello specifico il metadone che è un oppioide sintetico. A trasportare in ospedale e, nello specifico al pronto soccorso pediatrico di Grosseto, sono stati i nonni i quali non si erano accorti che il piccolo avesse ingerito del metadone di proprietà del padre, un tossicodipendente, il quale pare sia stato già denunciato.

I carabinieri, intervenuti immediatamente dopo essere stati avvertiti dai medici dell’ospedale, hanno avviato le indagini sul caso al fine di ricostruire la dinamica e accertare le eventuali responsabilità, sia dei genitori che dei nonni del bambino. Come già detto, al momento dell’arrivo in ospedale le condizioni del piccolo sono sembrate molto gravi ma per fortuna la terapia alla quale è stato sottoposto, una volta individuata la causa si è rivelata efficace e il suo stato di salute è andato progressivamente migliorando tanto che già nel corso della giornata di ieri, il piccolo è stato dichiarato fuori pericolo.

I medici però, continuano a tenerlo sotto osservazione soltanto a scopo preventivo, così come sotto osservazione dei carabinieri è finita la situazione che dovrà essere chiarita nel più breve tempo possibile. I militari nel corso della giornata di ieri, hanno anche acquisito i certificati dall’ospedale. Sembra che i genitori del minorenne siano due tossicodipendenti grossetani e dunque è probabile che il bambino abbia sfruttato una disattenzione del padre e della madre.

Purtroppo non si tratta dell’unico caso in Italia, visto che negli ultimi 10 anni ce ne sono stati diversi e soltanto un paio di mesi fa i genitori del piccolo  Mirò sono stati condannati a 10 anni; il bambino è morto a fine ottobre 2014 dopo che la coppia gli avrebbe dato dal metadone per tenerlo buono.  Il metadone è un oppioide conosciuto ormai da diversi anni, introdotto inizialmente sul mercato come un forte antidolorifico ma oggi sfruttato per attenuare fitte insopportabili, anche se la sostanza è usata prevalentemente nei programmi di disintossicazione da sostanze stupefacenti.

Effetti Metadone

Gli oppioidi vengono usati da migliaia di anni e da lungo tempo si sa che tanta gente che ne è diventata dipendente ha estrema difficoltà ad interromperne l’uso in modo permanente.
Le sofferenze della sindrome di astinenza costituiscono soltanto una parte del problema.
Quella meno importante. La difficoltà vera consiste nel restare astinenti una volta che la fase della l’astinenza è passata.
Come nel caso di coloro che non riescono a smettere di fumare, è difficilissimo spiegare come mai è così difficile non tornare all’uso di oppioidi. Si produce depressione a lungo termine, mancanza di energia, appetizione per le sostanze, ed improvvisi attacchi di sintomi fisici di deprivazione. Alcuni soggetti trovano che questi problemi si attenuano con il tempo ed, eventualmente, scompaiono. Però altri continuano a soffrirne per tempi indefiniti, e molti di questi ultimi ricadono nel loro regolare uso di oppioidi.
I motivi per i quali le persone ricadono così spesso non hanno nulla a che vedere con la mancanza di volontà o con altri eventuali problemi di personalità. Piuttosto, sembra che coloro che hanno una storia lunga di problemi con gli oppioidi abbiano subito dei cambiamenti in quella parte del cervello che consente di sentirsi e di funzionare normali. Questa parte del cervello è quella che usa i suoi propri oppioidi naturali.
Ciò che meglio si conosce di questi oppioidi naturali sono elementi chimici chiamati “endorfine”, che letteralmente significa “morfine endogene”, cioè prodotte internamente dall’organismo. Queste sostanze chimiche naturali funzionano veramente come la morfina e l’eroina.
Non sappiamo ancora tutto sulla funzione di queste sostanze naturali nel nostro organismo, ma l’evidenza suggerisce che sono implicate nelle sfere del controllo del dolore, dell’apprendimento, della termoregolazione del corpo ed in molte altre funzioni.
È possibile che coloro che sviluppano una dipendenza agli oppioidi siano nati con un sistema endorfinergico che li rende particolarmente vulnerabili. Sappiamo per esempio che la tossicodipendenza è un dato comune in alcune famiglie.
È probabile che la tossicodipendenza possa essere correlata ai cambiamenti del cervello causati dall’abuso di eroina e di altri oppioidi. O parimenti può essere il risultato di un interazione complessa fra cause genetiche ed ambientali.
Non sappiamo ancora esattamente come questo malfunzionamento si produce né se tutti coloro che non riescono ad interrompere l’uso degli oppioidi siano interessati da questo danno. C’è tuttavia una crescente evidenza sul fatto che molti soggetti che trovano difficoltoso mettere fine al loro utilizzo degli oppioidi abbiano sperimentato questi cambiamenti fisici, che potrebbero anche essere permanenti.
Non esistono ancora esami precisi che possano determinare l’ampiezza del danno che una persona possa avere o essersi determinata nel suo sistema degli oppioidi naturali, né quanto difficile possa essere per quella persona astenersi dall’usare gli oppiacei. Tutto ciò che sappiamo di sicuro al presente è che la recidiva è la caratteristica più rilevante della dipendenza da oppioidi.
Il metadone non rappresenta affatto un ingrediente che possa risolvere il problema della dipendenza. È però una cura che è al tempo stesso efficace e sicura mentre un soggetto continua a seguirla in modo appropriato.

Che cos’è il metadone?

Il metadone è una sostanza narcotica di sintesi ad azione protratta che è stata utilizzata per le cure di mantenimento della tossicodipendenza inizialmente negli Stati Uniti negli anni ’60. Si tratta di un oppioide “agonista”, il ché significa che agisce in modo simile alla morfina ed agli altri farmaci narcotici.
Se usato in dosi appropriate all’interno di un trattamento di mantenimento, però, non funziona come “DROGA”, non produce euforia, sedazione o qualsiasi altro effetto analgesico. Le dosi devono essere determinate per ogni individuo a seconda del peso, della tolleranza agli oppioidi, e della modalità di metabolizzazione. La dose giusta di mantenimento è quella alla quale si interrompe l’appetizione compulsiva verso le droghe di abuso, senza peraltro creare effetti di euforia o di sedazione.
Se pure il farmaco metadone non è prodotto da una singola casa farmaceutica, il principio attivo è sempre lo stesso: il metadone cloridrato. Tutti i produttori aggiungono piccole quantità di additivi, come stearato di magnesio o cellulosa. Alcune case statunitensi aggiungono sciroppi alla ciliegia o all’arancio. Il metadone è disponibile in diverse forme che includono:

■ Tavolette, chiamate anche discoidi. Ognuno contiene 40 mg di metadone, viene disciolto in acqua e quindi somministrato per bocca;
■ Polvere, da diluire in acqua;
■ Liquido, che può essere distribuito attraverso una pompa automatica. I dosaggi possono essere regolati al milligrammo.
In Italia
■ Liquido in concentrazioni allo 0,1%, il ché significa un milligrammo per ogni millilitro;
■ Liquido in concentrazioni allo 0,5%, cioè a dire 5 milligrammi per ogni millilitro.
I pazienti hanno diverse opinioni sulle varie forme di metadone. Alcuni preferiscono diluire i discoidi, altri preferiscono lo sciroppo all’arancio o altre forme liquide. Anche in Italia le prime esperienze ci dicono che molti preferiscono la concentrazione allo 0,5%. Ma ogni servizio, generalmente, si approvvigiona alla stessa fonte, il ché significa che i pazienti normalmente non hanno la scelta della forma da assumere.
Per la maggior parte dei soggetti, una dose singola di metadone è attiva da 24 a 36 ore.

Qual è allora la differenza del metadone dall’eroina, morfina o dilaudid?

■ Il metadone ha un emivita più lunga. Dura di più. L’organismo lo metabolizza in modo diverso dall’eroina o dalla morfina. Se una persona lo assume regolarmente, si costituisce e si immagazzina nel corpo, di modo ché, se usato in mantenimento, rimane attivo ancora più a lungo. La maggior parte di coloro che sono stabilizzati ad una dose di metadone si sentono bene. Sentono che è quella giusta, e questa sensazione deve durare per tutto il giorno, per le 24 ore. Per alcuni l’effetto dura più a lungo; per altri di meno.
■ La stabilizzazione è più facile con il metadone per bocca. La maggioranza dei pazienti che assumono dosi stabili ed adeguate di metadone da molte settimane non avvertono alcun effetto “droga” né sensazioni di carenza. Alcuni pazienti possono avvertire durante l’induzione o comunque temporaneamente, un leggero stato di sedazione
limitato nel tempo e alcune ore dopo l’assunzione della dose. Altri possono avvertire leggeri segni di carenza prima di prendere la dose successiva, ma la maggioranza non avvertirà affetto alcuno quando saranno stabilizzati ad una dose adeguata ed appropriata per loro.

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