Guerriglia all’Università di Bologna, polizia sgombera biblioteca occupata da studenti manifestanti. Due fermati: arrivano le denunce

Scontri e caos all’Università di Bologna, sia dentro che fuori le aule nella giornata di ieri, tanto che sono dovuti intervenire gli agenti in tenuta antisommossa che hanno dapprima sgomberato la biblioteca di Lettere che era stata precedentemente occupata dagli studenti del collettivi dopo due giorni di proteste contro i tornelli che l’ateneo ha installato per limitare e controllare gli accessi. Dopo diversi giorni di proteste e dopo che lo scorso mercoledì i collettivi avevano sabotato nuovamente i tornelli sistemati all’ingresso della biblioteca, nella mattinata di ieri l’Ateneo ha fatto trovare il portone letteralmente chiuso. La polizia ha caricato gli studenti e liberato l’aula che alla fine è stata devastata dalla guerriglia così come mostrano i video realizzati all’interno; gli agenti di polizia sono entrati nel palazzo di Via Zamboni 36 dove è presente la sede della biblioteca di Lettere ed ha fatto uscire gli occupanti, i quali hanno opposto resistenza anche barricandosi con sedie, banchi e panche anche questi tirati fuori dall’edificio ed al momento appoggiati sotto il portico.

“L’università vigliacca chiude il 36”, recitavano i cartelli appesi dagli studenti. Gli scontri sono anche proseguiti fuori dalle aule, ovvero per le vie del centro ed anche in Piazza Verdi, considerato il cuore della zona universitaria di Bologna. I manifestanti hanno cominciato a lanciare sanpietrini ed altri oggetti contro la polizia che ha risposo con diverse cariche, fino a giungere nella Piazza Verdi; proprio nella piazza i manifestanti hanno rovesciato cassonetti, tavoli e sede creando delle vere e proprie barricate. “L’università oggi ha dimostrato cosa vuol dire interruzione di pubblico servizio, non si possono chiudere le porte di un luogo pubblico, non andremo via fino a quando l’Ateneo comunicherà qual è la propria intenzione sull’accesso alla biblioteca. Staremo qui anche di notte”, hanno dichiarato i ragazzi prima che la situazione degenerasse. Gli agenti di polizia, sono infatti intervenuti intorno alle ore 17.30 in tenuta antisommossa, come abbiamo anticipato entrando nel palazzo di Via Zamponi procedendo allo sgombero e poi proseguendo all’esterno dell’Ateneo.

“Al grido di via la polizia da via Zamboni si resiste in strada contro le aggressioni spregiudicate della celere al soldo dell’università”, ha rivendicato sui social, il Collettivo universitario autonomo di Bologna nel corso della giornata di ieri. Intervenuto in serata il leader della Lega Nord, ovvero Matteo Salvini il quale ha dichiarato: “Scontri fra polizia e “studenti” (zecche rosse dei centri a-sociali) all’università di Bologna, aule danneggiate, barricate e sassi contro gli agenti. Spero che qualche figlio di papà abbia avuto la lezione che merita e che certa gentaglia passi qualche giorno nelle italiche galere. Quanto farebbe bene la reintroduzione del servizio militare obbligatorio”. Al momento sembra essere stato fermato un giovane che manifestava contro i carabinieri.

«Non dimenticherete questa giornata», gridavano ieri gli attivisti in piazza Verdi prima di scagliarsi contro il cordone di polizia. Sicuramente sarà cosi per la zona universitaria, che ieri ha vissuto una nuova e lunga giornata di guerriglia che l’ha fatta ripiombare nel caos. Al mattino un cartello annunciava la chiusura del 36, la biblioteca di Discipline umanistiche al centro delle polemiche per l’installazione decisa dall’Ateneo dei tornelli all’ingresso. Un controllo degli accessi che il Cua sabotava da settimane. Gli antagonisti hanno smontato le barriere due giorni fa. Per questo l’Università ha deciso di chiudere la biblioteca.

Poi, nelle prime ore del pomeriggio, il collettivo — assieme agli attivisti di Lubo, gli universitari di Làbas, e a un centinaio di studenti — ha deciso di riaprire quelle porte chiuse dall’Ateneo. «Resteremo qui fino a quando l’università non manifesterà le proprie intenzioni sulla questione dei tornelli», avevano detto poco dopo le 14.30. E l’Ateneo tre ore dopo aveva già deciso la linea: far intervenire le forze dell’ordine. Mentre attivisti e studenti appendevano uno striscione che recitava «Libertà degli spazi universitari» davanti al 36, il rettore Francesco Ubertini telefonava al Questore Ignazio Coccia per richiedere l’intervento della polizia.

In pochi attimi sono arrivati due blindati della polizia da piazza Puntoni fin davanti al 36. Da quel momento è stato un film fatto di scontri, respingimenti, barricate e corse per le vie di tutta la zona universitaria. Che non ci fosse aria di tregua tra collettivi e Ateneo era chiaro da giorni, ma in pochi si aspettavano che il rettore Ubertini decidesse di chiedere l’intervento delle forze dell’ordine fino a dentro le aule della facoltà, una scelta con pochi precedenti.

Erano le 17.30 quando una sessantina di agenti in assetto antisommossa, preceduti da una decina di investigatori della Digos, ha fatto irruzione proprio all’interno della biblioteca universitaria. In quel momento c’erano un centinaio di ragazzi, alcuni dei collettivi, altri studenti che, come tutti i giorni, si preparavano agli esami in aula studio. C’è stata una prima carica all’ingresso e all’interno si è scatenato un lungo parapiglia. Qualcuno è scappato fuori, qualcun altro ha trovato protezione dietro i tavoli. L’ingresso del 36 è stato distrutto dagli scontri: piante e cartelloni divelti, panchine e sedie rovesciate. Così l’ingresso, quello dei tornelli più volte sabotati nei giorni scorsi, è diventato un tappeto di cocci. Un gruppo di ragazzi dopo la carica si è barricato all’interno dell’aula studio, e lì c’è stato un nuovo respingimento. La polizia manganellava da un lato, dall’altro volavano sedie e cartelloni. Poi il fuggi fuggi all’esterno e la barricata di un’ottantina di studenti all’interno del 38. Hanno lanciato fuori sedie, panchine e tavoli per allontanare il cordone di poliziotti e carabinieri in anti sommossa ma inutilmente.

Quando sia il 36 che il 38 sono stati sgomberati, sono partiti gli scontri su via Zamboni, fino a piazza Scaravilli, finché gli studenti non sono riusciti a guadagnare piazza Verdi, dove a dare man forte sono arrivati Tpo, Hobo, Social Log. Ma qui all’improvviso il tempo è tornato indietro di 40 anni. Dopo essere stati sgomberati, rincorsi e caricati in via Belle Arti, gli studenti si sono ricompattati. Ma nella piazza i collettivi hanno perso un po’ le redini della situazione. Molti studenti avrebbero voluto fare assemblea, anche qualche collettivo ha spinto per evitare scene di guerriglia. Una volta in piazza spuntano i caschi, i cappucci, le sciarpe a coprire i volti e la situazione si è capovolta. Se fino a quel momento le cariche fin dentro l’Università erano state le scene più nere della giornata, il clima che si respirava in piazza Verdi ha fatto ripiombare Bologna in scene degne del ‘77 del quale tra poco si celebrerà l’anniversario. I bar hanno abbassato le saracinesche, il Teatro comunale è stato costretto a chiudere.

In un attimo le campane del vetro capovolte sono diventate barricate, in molti, soprattutto le prime file alla testa di un corteo di circa 400 persone, si sono armati di bottiglie al grido «fuori la polizia dall’università». Quando il Cua in testa dà il segnale si scatena l’inferno. Due file di manifestanti partono contro la polizia schierata in via Zamboni davanti al 36 ormai vuoto e viene lanciato di tutto: bottiglie soprattutto, ma anche sedie prese dai bar della piazza. I poliziotti caricano, due blindati partono a tutto gas fin dentro piazza Verdi. «Non ci arrivavamo dagli anni ‘70 in piazza con le camionette», mormora qualche agente. La carica è lunga e violenta e il fronte dei manifestanti si spacca subito. Le prime file cercano riparo in via Petroni dove continuano ad essere caricati e una ragazza viene fermata. Un altro spezzone di studenti, quelli che non erano partiti contro la polizia ma erano rimasti più «freddi», si compatta su via Zamboni, qualcuno viene rincorso.

Per almeno mezzora piazza Verdi diventa teatro di guerriglia, con la polizia a difendere il terreno conquistato e lanci di bottiglie dai lati, anche se molti chiedono di fermare la sassaiola e fare solo un corteo. Anche in via Petroni la polizia carica e i negozi abbassano le saracinesche, in piazza Verdi i manifestanti si sparpagliano definitivamente. Circa duecento riusciranno a ricompattarsi sui viali e a fare un corteo fin sotto il Nettuno intorno alle 20, dove lanciano un nuovo appuntamento per oggi: alle 16 corteo, sempre in piazza Verdi. Intanto in serata è arrivata la solidarietà alle forze dell’ordine di Matteo Salvini, leader del Carroccio: «Aule danneggiate, barricate e sassi contro gli agenti sempre per colpa delle zecche rosse dei centri sociali, spero che qualche figlio di papà abbia avuto la lezione che merita e che certa gentaglia vada in galera». Per il parlamentare di Sinistra Italiana, Giovanni Paglia, che annuncia una interrogazione parlamentare, le cariche a Lettere sono «un fatto grave e inaccettabile». Il bilancio finale racconta di una ragazza e un ragazzo fermati, identificati e rilasciati: verranno denunciati. Non saranno i soli.

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