H&M chiude 4 negozi e lascia a casa 95 persone

Crescere, crescere. E poi ancora crescere. Almeno del 10-15 per cento nei prossimi cinque anni». E poi? « Grazie ai semi che pianteremo nei prossimi anni, dopo cresceremo ancora di più». Un bel programma quello che Karl Johann Persson, l’erede dell’impero H&M fondato dal bisnonno settantanni fa, ha illustrato agli analisti meno di due mesi fa. Ma non per tutti. Il colosso svedese, infatti, ha annunciato la prossima chiusura di quattro punti vendita in Italia: il negozio di corso Buenos Aires a Milano, quello presso il centro commerciale Cremona Due e lo store del centro le Barche di Mestre.

Ma a far scalpore è la notizia che la bandiera bianca e rossa di Hennes & Mauritz verrà ammainata il 31 luglio, a saldi conclusi, anche in piazza San Babila dove nel 2003 era iniziata l’ascesa in Italia del marchio leader della moda chip. Nonèdi per sé un segnale di crisi: anche se manca la conferma ufficiale, è assai probabile che il posto verrà occupato da uno degli altri otto marchi del gigante scandinavo (150mila dipendenti, 3.716 negozi per un giro d’affari che a fine 2016 ammontava a 21,7 miliardi di dollari). Anzi, è possibile che mister Persson voglia aprire nel quadrilatero della moda il marchio Arket, la linea di lusso che esordirà in autunno a Londra ove, oltre a far shopping, sipotrà gustare la cucina scandinava, versione stellata di quel che Ikea fa da sempre.

Ma è una ben magra soddisfazione per i 95 dipendenti che H&M ha deciso di lasciare a casa, nonostante le prossime aperture (tre dall’inizio dell’anno, altre sono in arrivo). A differenza di quanto avvenuto in passato, infatti, l’aziendaha deciso di seguire la strada del licenziamento collettivo per il personale. Per i nuovi assunti, rivela Pambianco News,è previsto il contratto a chiamata. Un dettaglio (anzi, molto di più) doloroso nella sfida, durissima, dei colossi dei consumi per prevalere sui concorrenti vecchie soprattutto, quelli nuovi, in arrivo da Internet. H&M, infatti, deve difendersi da un doppio attacco: sul fronte dei vestiti a buon prezzo la catena svedese, un tempo senza rivali, deve fare i conti con Primark, il marchio irlandese di magliette e canotte ultra cheap, mentre sul web il nemico numero uno è la tedesca Zalando.

Una pressione che si fa sentire: nel trimestre che si è chiuso a fine febbraio le vendite di H&M sono cresciute solo del 4%, contro il 10-15% previsto, il risultato operativo ha chiuso in lieve flessione ed a spaventare ancor di più gli analisti è stato l’aumento del magazzino. Non è il caso di drammatizzare, vista che la miglior congiuntura economica dovrebbe favorire la ripresa delle vendite. Ma non c’è tempo da perdere.

Di fronte a questi ed altri concorrenti la strategia di mister Persson, 41 anni, è stata quella di moltiplicare i marchi (tra i quali Cheap Monday, Monky e Weekday) per andare a servire una clientela più vasta. Ma, soprattutto, un’offensiva online a 360 gradi sul web per fornire nuovi servizi tipo lo «scan and buy»: se non trovi la tua taglia in negozio, basta un clic ed il giorno dopo ti arriverà il capo a casa, senza maggiorazione. Uno sforzo complesso e costoso. Negli ultimi sette anni i margini del gruppo si sono dimezzati al 7 %. Poco più della metà di Zara, che proprio nel 2010 ha operato il sorpasso sul rivale del nord. Gli affari di Amancio Ortega, il fondatore dell’impero dell’abbigliamento, che ha staccato il mese scorso un dividendo di 1,26 miliardi), continuano intanto ad andare a gonfie vele, come dimostra l’aumento dei profitti (+12%) e delle vendite (+13%). Anche lui, l’ex garzone galiziano che contende a Bill Gates il titolo di uomo più ricco del mondo, apre nuovi negozi (quest’anno 400-500) e altri ne chiude (200). Ma guai a toccare gli Stores più prestigiosi, quelli che celebrano la forza del marchio. Don Amancio, isomma, un negozio a piazza San Babila non lo chiuderebbe mai.

Quattro negozi chiusi per un totale di 95 esuberi: il colosso svedese, nonostante continui il proprio programma di aperture nel nostro Paese (sono state tre da inizio anno e ne sono previste altre nei prossimi mesi), ha deciso di seguire la strada del licenziamento collettivo per il personale di questi negozi. Un atto giudicato “grave e inaccettabile” da parte dei sindacati Filcams Cgil, Fisascat Cisl e UILTuCS, soprattutto “da parte di un’azienda che non versa certo in una situazione di crisi” si legge in una nota. Il gruppo ha chiuso il bilancio 2015-2016 con un utile di 2 miliardi di euro. Durante il confronto i sindacati si erano resi disponibili a “discutere di organizzazione del lavoro” con l’obiettivo di salvaguardare i posti “rendendo più efficiente la rete vendita H&M”.

I negozi coinvolti sono quelli di piazza San Babila e corso Buenos Aires a Milano, il punto vendita di Cremona e quello di Le Barche di Mestre (Venezia).

Gli svedesi, dal canto loro, replicano che aperture e chiusure sono all’ordine del giorno: “La decisione di chiudere i punti vendita è legata alla sostenibilità economica di questi specifici negozi” – spiegano da H&M – “Il settore retail è in continua evoluzione e l’azienda deve adeguarsi a questi cambiamenti”. Che rincarano la dose parlando di “dichiarazione di esuberi che risulta ancora più ingiustificata in considerazione della forte attività di espansione sostenuta dall’impresa” e puntano il dito contro “il ricorso spropositato e strutturale al lavoro a chiamata“.

I sindacati hanno proclamato con decorrenza immediata lo stato di agitazione dei dipendenti H&M e ” l’adozione di tutte le misure consentite a tutela della dignità e dei diritti dei lavoratori”.

Nonostante in Italia aumentino le vendite e i negozi pullulino di clienti, a sorpresa H&M ha annunciato il licenziamento di 95 persone e la chiusura di 4 negozi, due a Milano, uno a Cremona e uno a Venezia.

Come riporta La Repubblica, la decisione di ricorrere alla procedura di licenziamento collettivo per i negozi di Piazza San Babila e corso Buenos Aires a Milano, di Cremona e Mestre e la conseguente dichiarazione di 95 esuberi è stata definita “grave ed inaccettabile” dai sindacati Filcams Cgil, Fisascat Cisl e UILTuCS, considerando che l’azienda “non versa certo in una situazione di crisi” .

Dall’inizio di quest’anno H&M ha aperto tre nuovi negozi in Italia, a Foggia, Verona e Pesaro, creando 425 nuovi posti di lavoro, motivo per cui dall’azienda fanno sapere che quando si apre un punto vendita parte sempre una “preselezione interna” tra i dipendenti attuali, che magari hanno voglia di crescere o qualificarsi per un trasferimento.

Solo che spostarsi da Mestre a Foggia, da Milano a Pesaro risulta piuttosto difficile. Perlatro altri marchi del gruppo svedese, come Cos, continuano ad aprire negozi in Italia (uno quest’anno anche a Milano), ma il passaggio di un dipendente da un’insegna a un’altra pare non sia né scontato né automatico.

I sindacati hanno proclamato con decorrenza immediata lo stato di agitazione dei dipendenti H&M e “ l’adozione di tutte le misure consentite a tutela della dignità e dei diritti dei lavoratori”.

Gli svedesi, dal canto loro, replicano che aperture e chiusure sono all’ordine del giorno: “La decisione di chiudere i punti vendita è legata alla sostenibilità economica di questi specifici negozi” – spiegano da H&M – “Il settore retail è in continua evoluzione e l’azienda deve adeguarsi a questi cambiamenti”.

La società confermando la chiusura dei 4 negozi dal prossimo agosto, ha ribadito la volontà di continuare a crescere in Italia e di prendersi cura dei propri dipendenti con le migliori soluzioni possibili attraverso un costante dialogo con i sindacati.

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