Hotel Rigopiano distrutto dalla valanga: 29 dispersi, solo quattro i corpi recuperati

E’ davvero terribile quanto sta accadendo negli ultimi giorni in Abruzzo, dove purtroppo oltre al freddo, al gelo ed alla neve sono state registrate oltre 80 scosse di terremoto, alcune delle quali, almeno quattro di magnitudo superiore a 5 della Scala Richter. Nella serata di mercoledì, inoltre, una vera tragedia si è abbattuta su Rigopiano, una frazione del Comune di Farindola alle pendici del Gran Sasso dove una valanga è crollata su un hotel, distruggendo tutto ciò che ha trovato sul suo cammino. Purtroppo il bilancio è piuttosto grave, perchè stando a quanto dichiarato da Mario Mazzocca, ovvero il sottosegretario alla Protezione civile della Regione Abruzzo, ci sarebbero circa 29 dispersi compresi due bambini e la struttura sarebbe stata quasi interamente spazzata via; nella giornata di ieri sono stati recuperati 4 corpi mentre due persone sono state tratte in salvo. Purtroppo dopo tante ore sarà difficile trovare qualche altro superstite.

I soccorsi sono riusciti ad arrivare nella zona intorno alle ore 4.30 del mattino dopo una notte di bufera, e sin da subito si è cominciato a scavare con le pale, sonde ed anche con le mani fra i resti dell’Hotel Rigopiano sul Gran Sasso nella speranza di trovare più gente possibile ancora in vita. Per tutta la notte si sono sentite soltanto le voci dei soccorritori del soccorso alpino e della Finanza e l’abbaiare dei cani cerca-persone della Polizia che però non hanno avvertito  la presenza di nessuno. Terribili le testimonianze dei superstiti, tra i quali il cuoco della struttura, Giampiero Parete, il quale ha raccontato: “Quando il boato terribile della valanga è terminato, ho guardato verso l’albergo e ho visto solo neve e alberi. E poi solamente silenzio, nessun rumore su quella montagna mentre la neve continuava a cadere. E così anche quando, disperati, abbiamo inutilmente cercato di entrare nell’edifico e poi quando è calata la notte e ci siamo rifugiati nell’auto per ripararci dal freddo“.E’ stato proprio il cuoco a lanciare l’allarme, insieme all’addetto della manutenzione dell’hotel.

Purtroppo la forza ella valanga è stata devastante tanto che l’Hotel è stato completamente sommerso dalla neve e dagli alberi trascinati dalla valanga; questa massa di detriti e di neve ha investito la struttura da monte, lasciando scoperta soltanto una parte verso valle, da dove poi sono arrivati i soccorritori. “Le speranze di trovare persone in vita si riducono di ora in ora. In questo momento mi sento solo di abbracciare i familiari dei dispersi” ha detto il sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta.  Lo stesso ha poi aggiunto: “È uno scenario tragico, c’è una grandissima frana che si è staccata dai 2.400 metri del monte Siella”. Intanto la Procura di Pescara ha aperto un’inchiesta sulla vicenda della valanga ed al momento l’ipotesi è di omicidio colposo.

Al calare della sera scavare tra la neve e le macerie diventa ancora più difficile. Mai soccorritori continuano a lavorare anche di notte, con ulteriore prudenza, anche perché esiste il rischio concreto di altre slavine micidiali. Dopo quarantott’ore le condizioni dell’hotel Rigopiano distrutto dalla valanga a Farindola hanno davvero i contorni della tragedia. Di più, dell’incubo. In questo paesaggio apocalittico, nonostante il silenzio si ostini a rispondere alle loro invocazioni, per i soccorritori, per molte ore, ci sono stati ancora i margini per salvare delle vite. Lo ribadisce il capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio, dopo aver fatto il punto della situazione. In modo da tenere viva quella speranza, sempre più fievole, legata soprattutto all’idea che qualcuno si sia potuto rifugiare nei locali nel sotterrraneo. Anche se l’area della catastrofe ha sin qui restituito solo corpi senza vita. Tre estratti ieri mattina, un quarto localizzato, mentre Titti Postiglione, capo dell’ufficio emergenze del dipartimento della protezione civile, nel corso di un aggiornamento, invita a considerare solo «due le vittime accertate».

Resta fermo a due anche il numero degli scampati: Giampiero Parete e Fabio Salzetta, che al momento della valanga si trovavano all’esterno e da lì sono riusciti a lanciare l’allarme. Ospiti e lavoratori dell’hotel, comunque, avevano già testimoniato la loro paura e il desiderio di lasciare al più presto la struttura. Il numero dei dispersi non è ancora accertato, o perlomeno non si diffondo bilanci definitivi. Secondo il sottosegretario regionale con delega alla Protezione civile, Mario Mazzocca, nell’hotel erano presenti almeno 34 persone: «Quelle registrate in Questura ufficialmente sono dimeno, ovvero 22 clienti e otto dipendenti. Ma è verosimile che vi fossero almeno quattro ospiti non residenti in albergo». Per il sindaco di Farindola Ilario Lacchetta, invece, erano in hotel 24 persone, di cui, precisa, almeno quattro bambini. La massa ghiacciata di proporzioni spaventose, un fronte di oltre 300 metri, si è staccata dai 2.400 metri della parete del monte Siella a seguito del sisma che ha colpito nuovamente il Centro Italia. Ed è precipitata giù sull’albergo, che si è addirittura «spostato» di almeno dieci metri. Di quella struttura di lusso ora rimane solo il ricordo. Anche per i molti vip che l’hanno frequentata: Barbara D’Urso, Giuseppe Tornatore, Gianluca Genoble, componente del gruppo del Volo, che ha raccontato che doveva essere proprio nell’albergo in questi giorni e poi non ci è andato, rischiando quindi di essere tra le vittime della slavina.

La Procura di Pescara, pm Andrea Papalia, ha aperto un fascicolo di indagine per fare luce sulle eventuali responsabilità per la tragedia di Rigopiano. L’ipotesi è di omicidio colposo. Le indagini sono affidate ai carabinieri forestali. Il tragico destino dell’hotel ha avuto un precedente giudiziario, una vicenda terminata con l’assoluzione dei sette imputati, perché il fatto non sussiste. Scagionati, tra gli altri, Paolo e Roberto Del Rosso, all’epoca dei fatti proprietari del Rigopiano, poi passato alla Gran Sasso Resort, Antonello De Vico, ex sindaco di Farindola, all’epoca consigliere comunale; Massimiliano Giancaterino (all’epoca sindaco di Farindola). L’inchiesta era nata dall’approvazione, nel settembre del 2008, di una delibera con la quale l’amministrazione sanava l’occupazione di suolo pubblico abusiva da parte della società Del Rosso srl, titolare della struttura ricettiva, ricevendone in cambio, questo era almeno il teorema accusatorio, denaro e favori.

«Non mi hanno creduto. Ho chiamato tutti dopo avere ricevuto la telefonata di Giampiero che gridava aiuto, ma pensavano a una bufala. Ho fatto il matto, non mi sono dato per vinto, non ho smesso di tormentare chiunque (polizia, carabinieri, Protezione civile, Prefettura e Unità di crisi) finché alle 20.30 ho sentito dal telegiornale che erano partiti i soccorsi per Rigopiano». A parlare è Quintino Marcella, docente all’Istituto Alberghiero di Pescara e titolare di un ristorante a Silvi, dove lavora Giampiero Parete, il cuoco in vacanza nel pescarese con la moglie e i due figli di 6 e 8 anni e che alle 17.00 di mercoledì è stato sommerso dalla slavina che si è staccata dal versante adriatico del Gran Sasso.

Lo tsunami di neve e ghiaccio ha attraversato il resort di lusso, spostandolo di dieci metri. Dentro, in quel momento, c’erano circa trenta persone. Di tutti i clienti, era uscito solamente Giampiero per prendere una medicina per la moglie in macchina e l’onda ghiacciata lo ha colpito marginalmente, tanto che è riuscito a liberarsi da solo. Il primo pensiero è stato di tentare di entrare nell’albergo, ma non c’era un varco e il 38enne ha rinunciato. Non sapeva che cosa fare, ha preso il cellulare che per fortuna aveva ancora in tasca e ha chiamato il suo datore di lavoro.
Sono le 17.40: «Aiuto, professore», grida in lacrime il cuoco a Quintino Marcella, «l’albergo non c’è più, si è staccata una valanga, è tutto sparito. Noi siamo in due, correte, chiamate i soccorsi, chiama tutti». Il docente non perde un secondo, compone il 112 e spiega l’accaduto. «Mi passano il servizio di coordinamento della Prefettura», racconta, «ma la dirigente dell’ufficio territoriale di Pescara non mi crede. Mi risponde che alle 15 ha parlato con il direttore dell’albergo, che sono isolati a causa della bufera di neve, ma che stanno tutti bene.

Insisto, le dico che il mio dipendente mi ha chiamato da due minuti, che era disperato, che l’albergo è stato travolto, ma lei è irremovibile». Quintino non rinuncia e riprende a chiamare tutti. Al 113 chiede della questura di Pescara, il poliziotto dice di non sapere niente della valanga, ma lui non demorde e invoca la Protezione civile. È questo – involontariamente – il colpo di fortuna, in un Paese in cui i soccorsi sono un terno al lotto invece di un diritto. L’agente del 113 legge distrattamente un appunto. «Massimo D’Alessio, volontario della Protezione civile, in servizio dalle 14 alle 16 al Golena nord», per monitorare l’esondazione del fiume Pescara. Il poliziotto registra due informazioni: «Protezione civile» e il numero di telefono del volontario, al quale alle 18.20 passa la chiamata di Quintino. «Il professore mi chiama quando ormai sono a casa e mi dice che “L’hotel Rigopiano è crollato” e mi chiede di aiutarlo», racconta al nostro giornale D’Alessio, che aggiunge: «Gli dico che devo fare qualche verifica e lo saluto, promettendo di richiamarlo. Io sono solo un volontario, ma la sua telefonata mi ha sconvolto e contatto polizia e carabinieri, che però mi rispondono titubanti che non hanno altri riscontri.

Compongo allora i numeri d’emergenza, ma anche io vengo dirottato all’Unità di crisi della Prefettura e una donna mi risponde che “probabilmente è una bufala”». Nel frattempo, di nuovo passando dal centralino della questura, Quintino richiama il volontario e si spiega meglio: «Si è staccata una slavina che ha sepolto l’hotel, la prego aiuti Giampiero e la sua famiglia. Il mio cuoco mi continua a ripetere che non si sente un rumore, potrebbero essere tutti morti». Massimo D’Alessio si convince e richiama polizia e carabinieri, incitandoli a intervenire. «Se mai dovesse essere una bufala», suggerisce alle forze dell’ordine, «lo denuncerete per procurato allarme. Ma non possiamo rischiare». Sono già le 19.40 quando la dirigente della Protezione civile, evidentemente dinuovo interessata, richiama Quintino. «Quella donna mi telefona per chiedermi se sono proprio sicuro. Le rispondo di si, lei prende tempo, poi mi chiede il numero di telefono di Giampiero e glielo do. Poco dopo da un sms del mio amico so che lo hanno chiamato. Io gli continuavo a dire che i soccorsi stavano arrivando, invece cosi avrà capito che neanche erano partiti. Gli sarà preso lo sconforto. Però poco dopo, il tempo di far partire la macchina degli aiuti, credo più o meno alle 20.00», lo Stato si è mosso. Con più di due ore di ritardo, diventate dieci se si pensa che nessuno è giunto all’hotel prima di ieri mattina alle 4.00. Quando forse, ormai, era troppo tardi. I primi a scavare a mani nude nella neve sono quattro uomini del soccorso alpino e della Guardia di Finanza, partiti a mezzanotte con gli sci con le pelli di foca per raggiungere sotto la bufera di neve Rigopiano. È ormai l’alba, le 6.30, quando arrivano i primi elicotteri che portano in ospedale i due superstiti e alle 9.30 viene estratta la prima vittima. Ormai i soccorritori sono dentro l’hotel: 13 ore dopo l’allarme lanciato da Quintino Marcella.

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