Sardegna, donna accoltellata dal marito ad Iglesias

Un litigio accesso, l’uomo avrebbe trascinato nell’ingresso della palazzina la moglie e l’ha colpita con alcune coltellate, una delle quali alla gola.La vita di una giovane madre che da tempo denunciava una situazione familiare ormai invivibile che l’aveva convinta a separarsi dal marito violento, è stata spezzata a soli 31 anni; tre giovanissime bimbe saranno costrette a crescere senza l’amore della loro madre. A confessare quanto accaduto agli inquirenti è stato lo stesso assassino, il 46enne Gianni Murru, che dopo il fatto ha atteso l’arrivo di una volante senza opporre resistenza.

Gli agenti del commissariato di Iglesias, coordinati dal dirigente Fabrizio Figliola, lo hanno trovato nelle vicinanze dell’abitazione. Federica Madau, è morta poco dopo l’arrivo in ospedale. La lite finita nel sangue è avvenuta alle 20.30. ARRESTATO IL MARITO È stato già arrestato con l’accusa di omicidio l’uomo di 46 anni che questa sera a Iglesias ha ferito mortalmente con diverse coltellate la moglie. Intanto sono arrivati i carabinieri e anche l’ambulanza chiamata dalla polizia nella speranza che la donna avesse ancora battito cardiaco. Per la donna non c’è stato nulla da fare.

Murru ha detto che l’aveva uccisa col “coltello da Rambo”, coem ha detto lui agli investigatori, lama lunga seghettata su un lato, la donna presentava ferite da punta e da taglio, gli agenti conteranno dieci coltellate quasi tutte al collo. Poi anche Murru ha chiamato il 113.

LA CONFESSIONE «Ho ucciso mia moglie col coltello di Rambo»

Nel video girato dalla telecamere di un tabacchino di via San Salvatore si vede Federica Madau da sola con una giacca a vento indosso in cammino a passo spedito verso la casa del marito, Giovanni Murru, che l’aveva appena chiamata per dirle di venire a prendere le figlie. Pochi minuti dopo questa mamma di 32 anni finirà a terra sgozzata con dieci coltellate inferte dall’uomo che un attimo prima aveva chiuso a chiave nella loro stanza le tre bambine. Inutile l’arrivo quasi immediato della polizia chiamata da alcuni vicini che avevano visto la donna entrare al civico 4, poi avevano udito urla terribili e infine un silenzio sinistro. Proprio mentre le pattuglie del commissariato diretto da Fabrizio Figliola giungevano a sirene spiegate davanti alla casa segnalata dai vicini, Gianni Murru, 46 anni, alzava il telefono per chiamare i carabinieri e dire «venite, ho ucciso mia moglie». L’uomo ha aperto la porta ai poliziotti, «l’ho uccisa io», ha detto. Federica Madau era riversa sulle scale in un lago di sangue, la ferita al collo era vasta, gli agenti hanno chiamato l’ambulanza, speravano che avesse ancora battito cardiaco. Si sentiva qualcuno che piangeva, erano le bambine, al piano di sopra, chiuse con la chiave che il padre teneva in tasca. Ai carabinieri Murru aveva già detto che in casa c’erano le figlie «ma non le ho fatte assistere, le ho chiuse a chiave nella stanza». Un altro poliziotto ha chiamato gli assistenti sociali del comune, nel frattempo erano arrivati i carabinieri. Giovanni Murru aveva il maglione e i pantaloni sporchi di sangue. Lui stesso ha mostrato il coltello, «l’ho uccisa col coltello di Rambo», ha detto, gli agenti l’hanno infilato in un sacchetto di plastica, il manico di plastica era rotto. Sul collo della donna sono state contate dieci pugnalate «di punta e di taglio», il coltello aveva una lama lunga e seghettata. Le dita della mano di lei stringevano un ciuffo di capelli, forse si è aggrappata all’uomo che l’aggrediva ma Murru non aveva addosso segni della sua reazione, evidentemente già dai primi colpi la donna non ha avuto scampo. Il marito è stato portato al commissariato, i rilievi da parte della polizia scientifica e della squadra mobile giunta da Cagliari col dirigente Alfredo Fabbrocini sono stati condotti nel modo più celere possibile, il magistrato di turno Danilo Tronci ha disposto la rimozione del cadavere e le scale sono state ripulite, ma ci sono volute comunque due ore e le bambine solo intorno alle 23 sono state fatte uscire dalla stanza dove un agente di polizia, un carabiniere e l’assistente sociale si sono adoperati per intrattenerle e nei limiti del possibile rassicurarle. Sapevano che i genitori avevano litigato, ma non che cosa fosse successo. Le hanno accompagnate all’ospedale, la procura del tribunale per i minori è stata informata, si dovrà decidere a chi affidare le piccole.
Ieri nella conferenza stampa organizzata in questura a Cagliari il dirigente della Mobile e il responsabile del commissariato di Iglesias hanno aggiunto alcuni dettagli alla ricostruzione della prima ora. L’uomo in commissariato avrebbe confessato l’omicidio, ma diceva di non ricordare nulla di come erano andate le cose. L’autopsia fatta dal medico legale Roberto De- montis ha confermato la già evidente causa della morte. Le indagini sono durate tutta la notte. La coppia era separata da dicembre, il 4 c’era stato un brutto litigio per il quale lei aveva chiamato i carabinieri. Federica, titolare di un piccolo sussidio, era andata a vivere coi genitori. Marito e moglie erano seguiti dagli avvocati e litigavano «perché Murru l’accusava di frapporsi tra lui e le bambine». Gli inquirenti non hanno nascosto che vari elementi farebbero pensare a un delitto premeditato.

GLI OMICIDI TRA UOMINI E DONNE: UN’ANALISI DIACRONICA A PARTIRE DAI GIORNALI

A seguito di un corso di “Metodologia della Ricerca Psico-Sociale” tenuto dalla professoressa Romito alla Facoltà di Psicologia di Trieste, ho avuto l’occasione di studiare il tema della violenza contro le donne. Grazie al materiale esaminato ho potuto comprendere che la violenza contro le donne è “la manifestazione di un rapporto tra gli uomini e le donne storicamente diseguale che ha condotto gli uomini a prevaricare e discriminare le donne” (Cedaw, 1993). Questa violenza a volte si spinge fino all’omicidio. In Italia, nonostante il lavoro di ricercatrici e ricercatori che hanno adottato nei loro studi un approccio di genere, rimangono scarsi i dati empirici a nostra disposizione per ragionare in termini nazionali sul fenomeno dell’omicidio tra uomini e donne. I pochi studi che ci sono sul fenomeno dell’omicidio tra uomini e donne prendono in considerazione solo realtà regionali e provinciali, trascurando spesso informazioni di cruciale importanza per la comprensione adeguata del problema. Per esempio, in questi studi non viene riportata, se non raramente, la relazione tra l’aggressore e la vittima, le motivazioni che stanno alla base del comportamento omicida e il contesto in cui si verifica. I dati Istat a disposizione non consentono in alcun modo di avere informazioni dettagliate in proposito: i dati sulle cause di morte non riportano nessuna informazione sull’autore, mentre le statistiche della delittuosità non riportano il sesso dell’aggressore e della vittima e la relazione che lega l’autore alla vittima. Non è dunque possibile in Italia sapere quante donne sono state uccise, ma soprattutto non è possibile sapere con precisione da chi sono state uccise.

Nasce così il desiderio di condurre questa ricerca che si proponeva di descrivere la frequenza e la tipologia degli omicidi o tentati omicidi che coinvolgono autori di sesso maschile e vittime di sesso femminile e viceversa, verificatesi nel territorio italiano in tre diversi periodi storici (sono state considerate le seguenti annate 1960-611, il 1985-86 e il 2002-2003), a partire dagli articoli pubblicati su un quotidiano nazionale, “il Corriere della sera”. La scelta delle annate deriva dalla volontà di verificare se i cambiamenti legislativi e culturali, che si sono verificati in Italia negli ultimi 40 anni, hanno in qualche modo influito sull’andamento di questi reati. In particolare: volevamo evidenziare le eventuali variazioni nella frequenza e nella tipologia di questi crimini nell’arco di tempo considerato e rilevare il tipo di relazione esistente tra l’autore e la vittima e la motivazione che spinge a commettere questo crimine. La strategia d’analisi adottata è stata di analizzare la frequenza e le caratteristiche degli eventi, in funzione sia del biennio sia del sesso dell’aggressore e della vittima. Dall’analisi dei dati, il primo risultato che emerge è la diminuzione netta nei tre bienni degli omicidi o tentati omicidi (si passa da 260 casi nel 1960-61 a 106 casi nel 2002-03). Questa diminuzione avviene sia per i crimini compiuti dagli uomini sia per quelli compiuti dalle donne (per gli uomini, si passa da 228 casi nel 1960-61 a 93 casi nel 2002-03; per le donne, si passa da 32 casi nel 1960-61 a 13 casi nel 2002-03).

Come possiamo spiegare questa diminuzione? La nostra ipotesi è che questa diminuzione sia avvenuta in concomitanza ai cambiamenti sociali e legislativi relativi alla condizione della donna, in particolare: l’abrogazione della diminuzione di pena per il delitto d’onore, avvenuta nel 1981 e l’introduzione del divorzio, avvenuta nel 1970. Tuttavia, dobbiamo ricordare che la diminuzione degli omicidi o tentati omicidi che noi abbiamo osservato dagli articoli del giornale corrisponde a un trend più generale. Il sociologo Barbagli (2003) osserva che, contrariamente a quanto si pensa, in Europa esiste una tendenza plurisecolare alla diminuzione del tasso di omicidi. La teoria che a molti studiosi appare più adeguata a spiegare questa tendenza è quella del “processo di civilizzazione”, proposta ’70 anni fa dal sociologo Elias. Secondo questa teoria, vi è stato, in questo lungo periodo, un mutamento della “struttura degli affetti” provocato dalla trasformazione della “struttura della società”. Nella società medioevale, gli impulsi e le emozioni, venivano espresse in modo libero, nei secoli successivi, la situazione cambiò e gli individui impararono a dominare se stessi e a controllare la propria aggressività. Secondo questo Autore, fu grazie a questa “autocostrizione di origine sociale” che il numero di omicidi diminuì e che la loro natura cambiò. Barbagli fa notare però che la diminuzione del tasso dei crimini violenti non è continua e costante, ma subisce delle interruzioni in certi anni e delle inversioni di tendenza per brevi intervalli di tempo, in funzione di mutamenti sociali importanti. Per esempio, si riscontrano variazioni nel tasso di omicidi durante le guerre, in cui diminuiscono, e nei periodi post bellici, in cu aumentano (Barbagli, Colombo, Savona, 2003).

Va rilevato inoltre, che una diminuzione del tasso di omicidio si è osservata negli ultimi decenni anche negli Stati Uniti. I dati nazionali, forniti dal Department of Justice (2004, www.ojp.usdoj.gov/bjs/), mostrano che il tasso di omicidio è diminuito dal 1992 al 2000. Questo vale soprattutto per gli omicidi che coinvolgono maschi come autori o come vittime; la diminuzione è molto minore invece per gli omicidi che vedono le donne come vittime. Particolarmente interessante è il fatto che, dagli anni ’80 a oggi, siano fortemente diminuiti gli omicidi tra “intimates”, una categoria che corrisponde alla nostra categoria di “partner o ex partner”. La diminuzione è molto più netta per quanto riguarda gli uomini uccisi da donne che il contrario. Alcuni Autori (Dugan, Nagin, Rosenfeld, 2003) hanno suggerito che i mutamenti sociali e legislativi avvenuti negli Stati Uniti dagli anni 70 a oggi (ordine di protezione, politica degli “arresti” dei partner violenti, maggiori risorse per le donne vittime di violenza domestica), rendono possibile alle donne maltrattate di sfuggire a un partner violento senza essere costrette in una situazione in cui valutano di non avere altra via di fuga se non di ucciderlo. Questi dati e questa interpretazione confermerebbero la giustezza della teoria della “legittima difesa” (Campbell, 1993). Ritornando alla nostra ricerca, un altro risultato è che, nel corso degli anni, alcune caratteristiche di questi crimini si sono modificate. In particolare, si sono modificate le motivazioni che spingono ad uccidere. Dagli anni ’60 ad oggi è aumentata la percentuale di crimini commessi perché l’aggressore non sopporta di essere stato abbandonato (si passa dal 13,1% al 22,6%), mentre, quasi sparisce il motivo della gelosia (si passa dal 12,7% al 1,9% dei casi). Il crimine per onore, presente nel 10% dei casi negli anni ‘60 sparisce di fatto nel 2002-03.

Negli Stati Uniti, si può osservare una tendenza simile (Department of Justice, 2004): dagli anni 70 a oggi, diminuiscono nettamente gli omicidi che avvengono tra marito e moglie mentre gli omicidi tra ex mariti ed ex mogli restano costanti In sintesi, ci sembra che sia ragionevole leggere le modificazioni nella frequenza e nelle caratteristiche dei crimini nel contesto dei cambiamenti sociali e legislativi avvenuti in Italia negli ultimi quarant’anni. Il delitto d’onore sparisce; le coppie trovano modalità meno cruente per risolvere insofferenza o conflitti e si separano e divorziano più frequentemente; aumentano le risorse a disposizione delle donne vittime di violenza cosicchè queste lasciano il partner violento invece di continuare a subire. Se la frequenza dei delitti diminuisce, aumenta tuttavia la proporzione di donne uccise o comunque aggredite dopo che avevano lasciato il violento o perché stavano per lasciarlo. Per questo motivo osserviamo più delitti nei confronti delle ex partner piuttosto che delle partner attuali. Un altro risultato che emerge con forza dai nostri dati è che la vittima principale di questi delitti è la donna. Nei tre bienni considerati, le donne ferite o uccise da un uomo sono 498; gli uomini feriti o uccisi da donne sono 143. A queste 498 donne, vanno inoltre aggiunte altre 44 donne uccise nell’arco di tempo considerato, che non sono rientrate nel campione perché l’aggressore non è stato identificato. Bisogna poi ricordare che dal nostro campione sono stati esclusi i casi che coinvolgevano vittime e autori di omicidio o tentato omicidio stranieri. Sappiamo dai dati riportati da Monzini (2002), che in Italia, nel solo 1999, sono state uccise 186 donne straniere, quasi tutte prostitute; secondo questa studiosa, questi numeri rappresentano probabilmente delle sottostime. Nei nostri dati, dagli anni sessanta a oggi, le prostitute uccise o ferite diminuiscono fino a scomparire. Questa tendenza è probabilmente dovuta al fatto che oggi la maggior parte delle prostitute sono straniere e, come detto sopra, per questo motivo sono state escluse dal campione. Non bisogna dimenticare che questi dati non corrispondono al reale numero di uomini o donne uccisi o feriti da persone del sesso opposto nel nostro paese: essi rappresentano solo gli eventi pubblicati da un quotidiano nazionale che, per ragioni di diversa natura, pubblica solo un parte dei casi di omicidio. Peraltro in Italia non disponiamo di statistiche nazionali che ci consentano di ragionare su questo fenomeno. I dati Istat non permettono in alcun modo di avere informazioni dettagliate in proposito: le statistiche sulle cause di morte non riportano nessuna informazione sull’autore dell’omicidio, e sono comunque disponibili solo a partire dal 1956, mentre le statistiche della delittuosità non riportano né il sesso dell’aggressore né quello della vittima né la relazione che li lega. Inoltre l’Istat per le statistiche della delittuosità distingue gli omicidi in cinque categorie tra queste troviamo la categoria degli “omicidi per motivi d’onore o passionali” ma non è mai definita chiaramente. In Italia non è dunque possibile sapere quante sono le donne uccise da un uomo, e la relazione che intercorreva tra i due. L’unico confronto possibile è con alcune ricerche italiane, condotte però solo a livello regionale, e con alcuni studi condotti sui quotidiani nazionali e locali da istituti di ricerca privati che confermano la tendenza riscontrata nei nostri dati: negli omicidi che si verificano tra uomini e donne, la vittima principale è di gran lunga la donna (Giusti, Bifano, 1996; Celesti, Ferretti, 1984; Eurispes 1994; Eures, 2004). Anche i dati internazionali vanno nello stesso senso ( Campbell, 1992; Wilson e Daly, 1993). Dall’analisi dei nostri dati emergono altre differenze nella tipologia degli omicidi o dei tentati omicidi secondo il sesso dell’autore. Le donne commettono molto meno spesso degli uomini omicidi plurimi (rispettivamente 4,8% vs 22%) e in nessun caso si suicidano o tentano di suicidarsi mentre il 30,4% degli uomini si suicida o tenta il suicidio dopo il delitto.

Le motivazioni che spingono al delitto uomini e donne sono inoltre diverse. Gli uomini uccidono perché sono stati abbandonati, per gelosia, o in seguito a liti per futili motivi. Le donne uccidono in seguito a liti per futili motivi, per onore o per difendersi, riscattarsi e fuggire dalle violenze. Differenze tra i due sessi si riscontrano anche nel comportamento dopo il delitto. Gli uomini, come già detto, si suicidano, fuggono e solo raramente confessano o si costituiscono. Le donne invece non 7 tentano mai il suicido e nella maggior parte dei casi si costituiscono o confessano subito dopo il delitto. Per quanto riguarda il luogo del crimine, invece, non si riscontrano grandi differenze tra uomini e donne. In entrambi i casi, la casa è il luogo dove avviene il maggior numero di delitti, quasi il 70%. Anche per quanto riguarda la motivazione che spinge al delitto e il comportamento dopo il delitto, i nostri dati confermano quelli rilevati da altri studiosi in Italia (Russo (1985), Borasio (1982), Di Girolamo, Nesci (1980) e all’estero (Campbell (1992) Wilson & Daly (1993) e da Serran &Firestone, (2004). Abbiamo inoltre analizzato le modalità attraverso le quali il giornale presenta questi casi. Rispetto ad alcuni indicatori, quali la grandezza dell’articolo, la presenza di foto, le informazioni fornite dal giornale sull’autore e sulla vittima, non emergono grandi differenze a seconda del sesso dell’autore e della vittima. Un’unica differenza riguarda la professione citata spesso a proposito degli uomini e quasi mai a proposito delle donne. Il dato più interessante che emerge da questa parte dell’analisi è invece il seguente: negli articoli considerati si fa raramente riferimento a maltrattamenti maschili precedenti l’omicidio. Sappiamo invece dalla letteratura internazionale che i maltrattamenti sono molto frequenti. In particolare, si è stimato che almeno il 75% dei casi di omicidio tra partner o ex partner sono preceduti da violenze gravi e ripetute dell’uomo sulla donna (Campbell, 1992; O’Keefe, 1997). Il giornale utilizza con una certa frequenza parole quali “raptus” e “follia”, ma in nessuno degli articoli raccolti, viene mai menzionato il concetto di “violenza domestica”. Questo dato è molto importante perché come fa notare Crisma (2004): “ le persone comuni non leggono gli articoli delle riviste scientifiche o i rapporti di ricerca, piuttosto la loro conoscenza del fenomeno deriva da pubblicazioni divulgative e, naturalmente, dalla televisione e dai quotidiani. I mass media hanno quindi un ruolo fondamentale nel promuovere un adeguata informazione”. Secondo Taylor e Sorenson (2002), i mass media offrono al pubblico uno schema per interpretare la violenza, per pensare alle sue cause e alle possibili soluzioni; questo modello a sua volta ha un peso importante nelle pratiche e nelle decisioni riguardanti la salute pubblica perché induce la massa dei cittadini a chiedere determinati interventi piuttosto di altri. Se i quotidiani offrono al pubblico informazioni fuorvianti sulle reali caratteristiche di questo particolare tipo di delitti, riferendosi a concetti come “follia” e “raptus”, senza riportare e dare il giusto peso a ciò che spesso sta dietro questi omicidi, è probabile che per la gente comune sarà difficile formarsi un idea corretta del fenomeno e chiedere interventi pertinenti. Per quanto concerne i limiti di questa ricerca, il principale riguarda il fa tto che non è possibile sapere né con quali modalità il giornale ha selezionato i casi pubblicati né con quali modalità ed eventualmente con quali bias li ha presentati. Esistono in letteratura degli studi volti ad analizzare la discrepanza tra i delitti avvenuti e quelli riportati dai giornali. Lundman (2003), analizzando gli articoli apparsi sul Columbus Dispatch, nell’Ohio, ha valutato quali fattori entrano in gioco nella scelta del caso da pubblicare.

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