Inchiesta Consip, avviso di garanzia per il padre di Renzi per traffico influenze illecite

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Tiziano Renzi, ovvero il padre dell’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi è indagato dalla Procura di Roma, nell’inchiesta sugli appalti Consip, la centrale acquisti della pubblica amministrazione.Secondo quanto riferito dall’indagine, Tiziano Renzi, avrebbe ricevuto un invito a comparire nel quale si ipotizza il reato di concorso in traffico di influenza e per questo motivo sarà interrogato la prossima settimana. “Ho ricevuto questa mattina un avviso di garanzia dalla procura di Roma in cui si ipotizza ‘il traffico di influenza’. Ammetto la mia ignoranza ma prima di stamattina neanche conoscevo l’esistenza di questo reato che comunque non ho commesso essendo la mia condotta assolutamente trasparente come i magistrati – cui va tutto il mio rispetto – potranno verificare”, ha dichiarato nella giornata di ieri Tiziano Renzi, il quale ha aggiunto che i suoi nipoti erano già passati da una vicenda simile tre anni fa e devono sapere che il loro nonno è una persona onesta.

Il mio unico pensiero in queste ore è per loro”, ha aggiunto ancora Tiziano Renzi. Il padre dell’ex Premier, fu indagato per bancarotta fraudolenta nell’inchiesta sul crac della Chil post, società di distribuzione e marketing fallita nel 2013, tre anni dopo il passaggio di proprietà da Tiziano Renzi a Antonello Gambelli e Mariano Massone, inchiesta che si concluse poi nel luglio del 2016 con l’archiviazione. L’accusa viene contestata in un invito a comparire notificato nel pomeriggio di mercoledì dal pm Mario Palazzi, titolare del fascicolo di quella parte dell’inchiesta per corruzione sugli appalti Consip trasferita per competenza a Roma dalla Procura di Napoli; in questo fascicolo erano già stati inseriti l’ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nonché attuale Ministro dello sport Luca Lotti, comandante generale dell’Arma dei carabinieri Tullio Del Sette ed il comandante della Legione Toscana dei carabinieri Emanuele Saltalamacchia. Anche legale di Tiziano Renzi, ovvero l’avvocato Federico Bagattini di Firenze nella giornata di ieri ha confermato la notifica dell’invito a comparire , e lo stesso ha poi aggiunto: “Il fatto è totalmente incomprensibile, perchè nell’atto è riportato solo il numero della norma violata. Prenderemo contatto con il pm per capire quali sarebbero i fatti contestati”.

Il reato su cui verrà sentito – il traffico di influenze illecite – è stato introdotto nel codice penale nel 2012 e mira a colpire anche il mediatore di un accordo corruttivo al fine di prevenire la corruzione stessa. Ha commentato la vicenda Luigi Di Maio, il quale ha dichiarato: “Padre di Renzi e suo braccio destro Lotti indagati in inchiesta Consip- Renzi era a conoscenza del traffico di informazioni? #RenziSapeva?”.  Anche il leghista Roberto Calderoli ha commentato la notizia, dichiarando: “Apprendiamo dalle agenzie di stampa che il signor Tiziano Renzi è indagato per traffico di influenze illecite.Ma dato che Tiziano Renzi è un signor nessuno che influenze illecite avrebbe trafficato? Viene da chiedersi se l’avviso di garanzia sia per lui o per il precedente Governo”. 

Scandicci, ore 13 di ieri. I carabinieri gli consegnano l’invito a comparire davanti ai magistrati di Piazzale Clodio, fissato già per settimana prossima. Tiziano Renzi, padre dell’ex presidente del Consiglio, è iscritto nel registro degli indagati per l’inchiesta sugli appalti Consip. La centrale acquisti della pubblica amministrazione. Traffico di influenze illecite, il reato contestato e introdotto nel codice penale nel 2012 con l’obiettivo di punire (non soltanto il corrotto e il corruttore ma) anche il mediatore o colui che promuove l’accordo corruttivo stesso.

I pubblici ministeri romani hanno emesso il provvedimento e ora vogliono interrogare Tiziano Renzi per chiarire i suoi rapporti con l’imprenditore napoletano Alfredo Romeo, riguardo una serie di commesse pubbliche e in particolare il cosiddetto Fm4. Cioè la gara di Facility management del valore di 2 miliardi e 700 mila euro bandita nel 2014. E suddivisa in diversi lotti. Si tratta di un mega appalto che vale oltre l’11 per cento della spesa pubblica nel settore.

«Ammetto la mia ignoranza» commenta il padre dell’ex premier «ma fino a questo momento io neanche conoscevo l’esistenza del reato di traffico di influenze che comunque non ho commesso, essendo la mia condotta assolutamente trasparente, come i magistrati – cui va tutto il mio rispetto – potranno verificare». E ancora: «I miei nipoti sono già passati da una vicenda simile tre anni fa e devono sapere che il loro nonno è una persona perbene: il mio unico pensiero in queste ore è per loro».

Di fatto il procedimento all’attenzione dei magistrati capitolini non sarebbe campato in aria. È piuttosto uno stralcio di una articolata inchiesta già avviata a Napoli e poi trasferita a Roma per competenza territoriale. In questa indagine risultano indagati anche il ministro (renziano) dello Sport Luca Lotti, il comandante generale dell’Arma dei carabinieri, Tullio Del Sette nonché il comandante della Legione Toscana, generale Emanuele Saltalamacchia.

Nei loro confronti la procura contesta i reati di rivelazione del segreto d’ufficio e favoreggiamento. Il reato di traffico di influenze, contestato a Tiziano Renzi in concorso con altri, scaturisce dunque da qui. E l’indagine, di fatto coordinata da due Procure, punta l’attenzione proprio sulla gara d’appalto bandita nel 2014, appunto denominata Fm4 (Facility management) del valore di quasi tre miliardi di euro e suddivisa in una serie di lotti.

In questa vicenda Alfredo Romeo (indagato), avrebbe avuto rapporti «poco chiari» con padre di Matteo Renzi. E prorpio su questi contatti, in queste ore, si concentra il lavoro degli inquirenti. I pm vogliono anche approfondire i legami tra Tiziano Renzi e un
altro imprenditore: il toscano Carlo Russo, coinvolto nell’inchiesta Consip e in contatto con Alfredo Romeo.

Agli atti dell’indagine ci sarebbero decine e decine di intercettazioni telefoniche acquisite nel filone napoletano dell’inchiesta tra lo stesso Romeo e l’ex deputato diAn, Italo Bocchino, “consulente” dell’imprenditore. Stando ai pm di Napoli, l’esponente politico, avrebbe dato (si legge in un recente decreto di perquisizione notificato a Romeo della scorsa settimana), «indicazioni a Romeo su quando e come pagare e su come compiacere i rappresentanti della “cosa pubblica” con denari e altre utilità». Circostanza seccamente smentita da Bocchino.

Nell’ambito dell’inchiesta Consip, lo scorso dicembre e una volta ricevuti gli atti da Napoli, i pm romani hanno ascoltato il ministro dello Sport, Luca Lotti e il comandante generale dell’Arma, Del Sette. Entrambi hanno respinto le accuse, sostenendo di non aver mai rivelato ai vertici di Consip l’esistenza di indagini.

In particolare il ministro Lotti, nel verbale del 27 dicembre, fa scrivere di «non avere mai saputo nulla di indagini» relative alla Consip. Riferendosi all’amministratore delegato della società, Luigi Marroni, che sentito come persona informata sui fatti dai magistrati di Napoli aveva fatto il nome dell’allora sottosegretario, Lotti stesso ha dichiarato di non frequentarlo e di «averlo visto solo due volte nell’ultimo anno». La prossima settimana sarà la volta del padre dell’ex premier.

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