Napoli, Inchiesta Consip: l’imprenditore campano Alfredo Romeo arrestato per corruzione

E’ finito in manette l’imprenditore campano Alfredo Romeo il quale è stato arrestato nella giornata di ieri dai carabinieri della Gdf in relazione ad un episodio di corruzione nell’ambito dell’inchiesta Consip. Il gip del Tribunale di Roma ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti dell’imprenditore campano Alfredo Romeo ed ancora le autorità ne hanno disposto anche il sequestro patrimoniale di 100 mila euro; secondo gli inquirenti si tratta del provento della corruzione di un dirigente della centrale acquisti della Pubblica Amministrazione. L’indagine che ha portato al provvedimento di custodia cautelare in carcere ai danni di Romeo è la stessa, partita da Napoli e arrivata a Roma in cui sono stati iscritti nel registro degli indagati con ipotesi di reato diverse, il Ministro dello sport Luca Lotti, Tiziano Renzi, il generale Tullio Del Sette ed il generale Emanuele Saltalamacchia.

Nel mirino dei pm c’è l’appalto più grande d’Europa: Fm4, cioé facility management, la gara indetta nel 2014 da Consip per l’affidamento dei servizi gestionali degli uffici, delle università e dei centri di ricerca della Pubblica amministrazione. “La forza corruttiva di Romeo è ampliata dalla sua conclamata rete di conoscenze istituzionali ad altissimo livello, conoscenze che, all’evidenza, utilizza in modo spregiudicato per orientare a suo vantaggio l’agire della pubblica amministrazione”, è questo quanto si legge nella richiesta di custodia cautelare della Procura di Roma nei confronti di Romeo.

Nell’inchiesta è finito anche Marco Gasparri il funzionario della Consip il quale sarebbe stato corrotto da Romeo ed è stato disposto il sequestro patrimoniale di 100 mila euro; secondo gli investigatori di carabinieri e Guardia di Finanza e gli inquirenti della procura di Roma si tratta del provento della corruzione; al fine di cautelarsi dall’ipotesi di intercettazioni, l’imprenditore Alfredo Romeo ed il dirigente Consip Marco Gasparri cominciarono a comunicare tramite pizzini e proprio a pagina 49 dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminari Gaspare Sturzo nei confronti di Alfredo Romeo spunta il pizzino trovato nei sacchi dell’immondiziia proveniente dall’ufficio del gruppo Romeo in via Pallacorda a Roma.

Il ‘pizzino’ nel quale sono impresse dalla penna di Romeo le lettere che riporterebbero, secondo la lettura degli investigatori, le iniziali dei nomi di Tiziano Renzi e Carlo Russo e le somme loro offerte da Romeo stesso, è riportato nell’ordinanza dal Gip a titolo di esempio della tecnica usata dall’indagato per eludere le intercettazioni. Da quella scoperta poi si sono ramificate le indagini sugli appalti della Consip, indagini che sono così arrivare alla Procura di Roma che sta procedendo da allora in parallelo con quella napoletana. “Una lotta imprenditoriale” per aggiudicarsi gli appalti che, a detta degli stessi indagati, “sembra essere gestita a suon di tangenti” o attraverso la “ricerca di appoggi all’interno dell’alta politica”, è quanto scrive il gip di Roma Gaspare Sturzo nell’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Romeo.

«Chiedevano denaro per mediare» Tiziano Renzi si discolpa: non ho mai preso soldi. Nei guai con lui anche Russo

Promesse di denaro in cambio dell’attività di mediazione sui vertici di Consip: l’accusa per Tiziano Renzi è circostanziata nelle 4 pagine del decreto di perquisizione emesso dalla procura di Roma nei confronti dell’imprenditore toscano Carlo Russo. Russo e Renzi, sostengono i pm, «sfruttando le relazioni esistenti tra Tiziano Renzi e Luigi Marroni», ad di Consip, «si facevano promettere indebitamente» da Romeo, «che agiva previo concerto con Italo Bocchino, suo consulente, utilità a contenuto economico, consistenti nell’erogazione di somme di denaro mensili, come compenso per la loro mediazione verso Marroni», in relazione allo svolgimento di gare.

Oltre a Tiziano Renzi e Russo, con l’accusa di concorso in traffico di influenze, sono indagati anche lo stesso Romeo e Italo Bocchino. Secondo i pm, Romeo in concerto con l’ex parlamentare, si sarebbe «accordato con Carlo Russo (a fronte di ingenti somme di denaro promesse)… affinché questi» – si legge – utilizzando le sue personali relazioni e quelle di Tiziano Renzi, «interferisse indebitamente sui pubblici ufficiali presso la Consip al fine di agevolare la società di cui Romeo è dominus». Russo, in particolare avrebbe agito «utilizzando le proprie relazioni (di cui vi è prova diretta) e le relazioni di Tiziano Renzi con il quale lo stesso afferma di aver agito di concerto e al quale parimenti, da un appunto vergato dallo stesso Romeo, appare essere destinata parte della somma promessa».
In serata la replica di Renzi: «Nessuno mi ha mai promesso soldi, né io ho chiesto alcunché. Gli unici soldi che spero di ottenere sono quelli del risarcimento danni per gli attacchi vergognosi che ho dovuto subire in questi mesi». Venerdì prossimo è stato convocato dai pm romani. A chiamarlo in causa ci sarebbe un foglietto trovato tra i rifiuti delTufficio di Romeo. Una prassi, quella dei “pizzini”, che l’imprenditore arrestato utilizzava frequentemente. Li scriveva nel suo ufficio a due passi da Montecitorio dove riceveva «non solo – scrive la procura – il proprio consulente Bocchino, ma anche il dirigente Consip Gasparri ed altri pubblici ufficiali, faccendieri e persone che

si propongono in attività di “intermediazione” con la Pa, con cui intrattiene opachi rapporti». Ed è l’exparlamentare da spiegare in un’intercettazione il rapporto politica-Consip. «È chiaro che la politica ha il problema del territorio… perché un politico può venire da te a chiederti 60mila euro che ti ha chiesto (omissis) ma i mille pulitori sul territorio, sono mille persone che danno cinquemila euro ciascuno…sono mille persone che quando voti si chiamano i loro dipendenti…tui tuoi dipendenti manco sai chi sono…non te li puoi chiamare per dire votate a tizio, a caio o a sempronio nel tuo modello…no?Il pulitore che c’ha cento dipendenti, quello si chiama le cento famiglie e dice senti…a sindaco dobbiamo votare questo per questa ragione…».

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