È incinta ma malata di tumore alla cervice: Jamie Snidr fa un parto prematuro dopo 3 giorni muore

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Una storia purtroppo non dal lieto fine quella che stiamo per raccontarvi che vede protagonista una giovane donna di nome Jamie Snidr, la quale ha sconfitto il cancro alla cervice per ben due volte, l‘ultima quando ancora portava in grembo i due gemelli. La donna ha scoperto di avere il cancro quando era incinta, dei due gemelli, con l’intercetta se li avrebbe visti nascere e soprattutto crescere o se addirittura entrambi avrebbero sopravvissuto a questa dura battaglia. Jamie ha affrontato, dunque, la gravidanza con grande coraggio e la chemio sembra sia riuscita a prevalere sul tumore ed anche se i bambini, per necessità, sono venuti alla luce prima dei nove mesi, adesso sembrano stare bene, ma hanno potuto conoscere la loro mamma soltanto per un giorno, perché la mattina seguente, Jamie è morta nel suo letto d’ospedale a causa di un’insufficienza cardiaca.

Questa vicenda drammatica è avvenuta la scorsa settimana, e nello specifico nella giornata di venerdì a Fresno, in California, dove la giovane donna viveva insieme al marito e ad altri due figli; Jamie, come abbiamo anticipato aveva già lottato contro un tumore e per questo motivo aveva perso un ovaio, poi a distanza di tempo, scoprì che la malattia, purtroppo, era tornata proprio mentre era incinta dei due gemelli ed ha fatto di tutto per combatterlo, mettendo però al primo posto la salute dei due piccoli che portava in grembo, motivo per il quale ha deciso di non esagerare con la chemio, cosa che indubbiamente l’ha indebolita ancora di più tanto da non reggere a lungo dopo aver messo alla luce i due piccoli, Camila e Nico, nati lo scorso 16 marzo prematuri ma in salute. Jamie, che si era anche sottoposta ad un’isterectomia radicale per poter eliminare ogni traccia del cancro cervicale, si è spenta il giorno dopo.

“Ciò che mi solleva è che abbia potuto vedere quei bambini, tenerli in braccio e stare un po’ con loro”, ha raccontato l’amica Larina. Adesso i quattro figli verranno cresciuti dal padre, Heath supportato dalla famiglia di Jamie e da raccolta fondi,avviata da qualche giorno con il solo scopo di raggiungere quota 80 mila dollari.

Una vicenda simile è avvenuta lo scorso 8 febbraio nel New Jersey in Usa, dove una trentenne madre di due figli ha scoperto di essere malata di cancro mentre era ancora al sesto mese di gravidanza, e per questo motivo è stato messo in atto un piano di emergenza per salvare il piccolo che portava in grembo. Purtroppo, dopo aver partorito il suo piccolo, la donna è morta dopo solo tre giorni, a causa di un tumore che due anni fa sembrava fosse stato debellato e che invece era ritornato diffondendosi anche nei polmoni, reni, fegato e nel cervello.

Cos’è la cervice uterina?

La cervice uterina (o collo uterino) è la parte inferiore dell’utero. L’utero è un organo cavo, a forma di pera, localizzato nella pelvi femminile, tra la vescica anteriormente ed il retto posteriormente. La cervice uterina è visibile sul fondo della vagina, come una formazione cilindrica che presenta al centro un orifizio, chiamato orifizio uterino esterno (OUE). Tale orifizio è l’estremità di un canale (detto cervicale) che collega la cavità uterina alla cavità vaginale. Da un punto di vista microscopico, la cervice e la vagina sono rivestite da un epitelio squamoso mentre il canale cervicale e la cavità uterina è rivestita da un epitelio colonnare di tipo ghiandolare. Si definisce giunzione squamo-colonnare (GSC) la linea di confine tra questi due diversi epiteli, collocata idealmente in corrispondenza dell’OUE. A seguito di infiammazioni, microtraumatismi o squilibri ormonali, la GSC subisce dei danni con la perdita del rivestimento epiteliale originario (soprattutto quello ghiandolare che è più delicato), che sarà rimpiazzato da un terzo tipo di epitelio detto di “riparazione” o “metaplastico”, creando un’area chiamata zona di trasformazione. E’ sulla zona di trasformazione che insorgono le più importanti alterazioni citologiche, displastiche e neoplastiche ed è per questo motivo che il prelievo citologico o PAP Test viene effettuato in corrispondenza della GSC. Cos’è la cervice uterina? La cervice uterina (o collo uterino) è la parte inferiore dell’utero. L’utero è un organo cavo, a forma di cono, localizzato nella pelvi femminile, tra la vescica anteriormente ed il retto posteriormente. La cervice uterina è visibile sul fondo della vagina, come una formazione rotondeggiante che presenta al centro un orifizio, chiamato orifizio uterino esterno (OUE). Tale orifizio collega la cavità uterina alla cavità vaginale. Da un punto di vista microscopico, la cervice e la vagina sono rivestite da un epitelio squamoso mentre la cavità uterina è rivestita da un epitelio colonnare di tipo ghiandolare. Si definisce giunzione squamo-colonnare (GSC) la linea di confine tra questi due diversi epiteli, collocata idealmente in corrispondenza dell’OUE. A seguito di infiammazioni, microtraumatismi o squilibri ormonali, la GSC subisce dei danni con la perdita del rivestimento epiteliale originario (soprattutto quello ghiandolare che è più delicato), che sarà rimpiazzato da un terzo tipo di epitelio detto di “riparazione” o “metaplastico”, creando un’area chiamata zona di trasformazione. E’ sulla zona di trasformazione che insorgono le più importanti alterazioni citologiche, displastiche e neoplastiche ed è per questo motivo che il prelievo citologico o PAP Test viene effettuato in corrispondenza della GSC.

Cos’è il tumore della cervice?

Il cancro della cervice, come la maggior parte dei tumori, prende il nome dalla parte del corpo dalla quale origina. In questo caso si sviluppa prevalentemente in corrispondenza della zona di trasformazione e deriva, nell’85% dei casi, dall’epitelio squamoso di rivestimento (carcinoma spinocellulare), mentre nel restante 15% dei casi deriva dall’epitelio colonnare di tipo ghiandolare (adenocarcinoma della cervice). Ogni anno a circa 3700 donne in Italia, viene diagnosticato un tumore alla cervice. La sopravvivenza a 5 anni è di circa il 70%. La fascia di età maggiormente coinvolta è quella tra i 55 e 65 anni, anche se non sono rari i casi in cui sono coinvolte donne più giovani o donne in gravidanza.

Quali sono i fattori di rischio del carcinoma della cervice?

Il tumore della cervice uterina è una malattia frequente, che colpisce le donne in tutte le fasce di età. Il principale fattore di rischio è rappresentato dall’infezione da HPV (papilloma virus umano). Questo virus si trasmette da persona a persona per via sessuale o per contatto intimo pelle contro pelle. Il numero di contagiati è altissimo: si stima, infatti, che 8 donne su 10 attive sessualmente, abbiano contratto il virus nel corso della loro vita e che, di conseguenza, anche gli uomini siano portatori del virus in modo inconsapevole. Per questo motivo, avere più partner (o un partner sessualmente promiscuo) o rapporti sessuali in età precoce, rende più probabili le infezioni da HPV. La grande maggioranza delle infezioni si risolve senza lasciare alcun segno, solo poche infezioni persistono nel tempo e possono dare origine a lesioni precancerose. Oltre alla infezione da HPV (che rappresenta una causa necessaria ma non sufficiente per lo sviluppo del tumore) esistono altri fattori predisponenti che possono intervenire nello sviluppo del tumore della cervice uterina, anche se in misura molto inferiore, come il fumo di sigaretta o malattie sessualmente trasmesse (infezioni da Chlamydia, Herpes Virus, etc.)

Quali sono i sintomi?

Le precancerosi cervicali solitamente non causano sintomi e generalmente sono identificate con i test di screening, rivolti alle donne sane in assenza di sintomatologia. I sintomi solitamente non compaiono fino a quando non si forma un tumore; le cellule anormali della cervice in questo caso diventano cancerose ed invasive, crescono volumetricamente all’interno della cervice o invadono i tessuti circostanti. Quando ciò avviene, il sintomo più diffuso è il sanguinamento. I sanguinamenti possono presentarsi tra i cicli mestruali o dopo rapporti sessuali, lavande vaginali o visite ginecologiche. L’aumento delle secrezioni vaginali anomale può essere un altro segno del tumore alla cervice. Altri sintomi comprendono: dolore nella zona pelvica o a livello lombare, sangue nelle urine ed edema degli arti inferiori. In presenza di uno o più sintomi, la paziente deve contattare immediatamente il medico.

C’è modo di prevenire il tumore della cervice?

La carta vincente per la battaglia contro il cancro della cervice uterina è la prevenzione; il tumore origina dalle pre-cancerosi offrendo così un lungo periodo di tempo in cui poter intervenire su queste anomalie benigne prima che ci sia la trasformazione tumorale. Ci sono due strategie preventive: -Vaccinazione HPV (prevenzione primaria); prevenzione delle pre-cancerosi -Screening (prevenzione secondaria); identificazione ed eliminazione chirurgica delle pre-cancerosi L’integrazione delle due strategie preventive permette oggi di azzerare il tumore della cervice uterina, la seconda causa di morte per tumore nelle donne nel mondo. Nei paesi sviluppati lo screening con pap test ha già permesso un notevole riduzione nella mortalità, con un incidenza che passa dai 40 casi per 100.000 donne , nei paesi in cui non c’è screening, agli 8 casi per 100.000 donne dell’Italia.

Incidenza, mortalità e prevalenza per tumore della cervice uterina in Italia

Sintesi L’incidenza e la mortalità del tumore della cervice stimate in Italia dal 1980 al 2015 sono in continua riduzione. Nel 2013 si stimano in Italia 1.580 nuovi casi di tumore del collo dell’utero e circa 720 decessi, ovvero 5 nuovi casi annui ogni 100.000 donne e 2 decessi l’anno ogni 100.000 donne. La prevalenza a 15 anni dalla diagnosi, ovvero il numero totale di donne a cui è stato diagnosticato un cervico-carcinoma nell’arco dei precedenti 15 anni, si riduce progressivamente e nel 2013 si stimano 17.620 casi prevalenti in Italia. La riduzione del rischio di ammalarsi e di morire per tumore della cervice è più accentuata nelle donne oltre i 65 anni di età e via via meno importante nelle più giovani, tanto che dalla metà degli anni 2000 il differenziale di rischio per età si è azzerato o addirittura invertito. Livelli e tendenze di incidenza e mortalità stimate a livello nazionale sono sostanzialmente omogenei sul territorio. Andamenti in Italia In Italia il tumore della cervice uterina da molto tempo è oggetto di screening spontaneo e organizzato. Il divario di copertura della popolazione bersaglio del pap-test (25-64 anni) tra Sud e Centro-Nord si è andato riducendo tuttavia la percentuale di adesione all’invito risulta ancora variabile tra le diverse aree (49% al Nord, 38% al centro, 28% al Sud: dati Osservatorio Nazionale Screening 2010). Monitorare costantemente incidenza e mortalità è quindi particolarmente importante per valutare il reale impatto delle campagne di prevenzione diffuse sul territorio. I dati di mortalità per tumore della cervice uterina sono disponibili a partire dal 1980 con l’introduzione della IX revisione della Classificazione Internazionale delle malattie (ICD IX) che consente di distinguere i tumori dell’utero per sottosede. Purtroppo però in Italia le statistiche ufficiali di mortalità per tumore del collo dell’utero sono largamente incomplete perché una quota consistente di decessi viene classificata come deceduta per tumore dell’utero di sottosede non meglio specificata (50-60%). La mortalità per cervico-carcinoma deve quindi essere stimata utilizzando delle metodologie di correzione della frazione disponibile nelle statistiche ufficiali1 . Le tendenze temporali di incidenza e mortalità per cervico-carcinoma stimate in Italia dal 1980 al 2015 risultano in forte riduzione in tutto il Paese (figura 1). La riduzione è più accentuata nel primo ventennio e continua, seppur in misura minore, fino al 2015. Tra il 1980 e il 2015 il tasso standardizzato di incidenza passa da 13,9 a 3,5 per 100.000 persone/anno; mentre il tasso standardizzato di mortalità scende da 7 a 1,3 per 100.000 persone/anno. Questi andamenti decrescenti di incidenza e mortalità sono sicuramente imputabili all’aumentata diffusione del pap-test che consente di individuare e curare lesioni precancerose.

Andamenti in Italia per età L’analisi per età delle stime di incidenza e mortalità conferma andamenti in riduzione in tutte le classi di età. La riduzione di incidenza è più marcata per le coorti più anziane (età oltre 55 anni), con tassi che si riducono a circa un quinto del valore iniziale. Nelle più giovani (età fino a 54 anni) i valori scendono al 28%-33% del livello stimato nel 1980. La diversa velocità di riduzione del rischio produce gradualmente una modificazione del profilo per età, tanto che dal 2006 in poi le 45- 54enni presentano i valori più elevati. Tuttavia l’enorme divario iniziale tra le diverse fasce d’età (circa 30 punti per 100.000 persone/anno nel 1980), si è ridotto fortemente e negli anni correnti si stima un rischio di incidenza tra 1,5 e 9 per 100.000 persone/anno. Per la mortalità la riduzione interessa in misura maggiore le donne nella fascia di età più anziana (oltre i 65 anni), il cui valore si riduce di circa sei volte rispetto al valore iniziale. La grande differenza tra i livelli del 1980, che oscillavano tra 10 e 35 per 100.000 persone/anno, si è drasticamente ridotta. Negli anni più recenti le donne tra i 45 e i 74 anni presentano sostanzialmente lo stesso rischio di morte, inferiore a 5 per 100.000 persone/anno. Questa forte riduzione è sicuramente legata ad una crescente estensione dei programmi di screening su tutto il territorio italiano e rappresenta quindi un grande risultato delle politiche di prevenzione.

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