Incontinenza: più colpite sono le donne, ma i farmaci sono rimborsabili solo per gli uomini

In caso di incontinenza il Servizio sanitario nazionale rimborsa i farmaci solo agli uomini. Eppure sono le donne che ne avrebbero più bisogno, visto che ne soffrono di più. Perché in tre casi su cinque l’incontinenza colpisce le donne, oltre che, in generale, le persone che hanno più di 75 anni. Il problema in realtà si potrebbe affrontare e risolvere semplicemente con dei farmaci, ma, sottolinea La Stampa, il Servizio Sanitario Nazionale rimborsa infatti i pannoloni assorbenti, che non risolvono però il problema all’origine, mentre per quanto riguarda i medicinali la rimborsabilità si ha solo per i pazienti, e non per le pazienti.

L’incontinenza urinaria è una condizione fisica di anormalità indipendentemente dall’età, dalla autosufficienza motoria, dalle condizioni mentali o da condizioni generali compromesse. Le persone incontinenti sono frequentemente imbarazzate, isolate, stigmatizzate, depresse e vanno incontro a regressione; le persone anziane incontinenti vengono spesso ricoverate in istituti poiché questa patologia è un peso significativo per coloro che se ne prendono cura. L’incontinenza rimane un problema largamente trascurato nonostante sia molto ben trattabile e spesso curabile. La continenza richiede l’integrità funzionale dell’ultimo tratto della via urinaria così come un’adeguata attività mentale, autosufficienza motoria, motivazione e destrezza manuale. Le contrazioni vescicali incontrollate diventano sempre più predominanti, diminuendo con l’età la capacità vescicale, la capacità di ritardare la minzione e il flusso urinario. Il residuo post-minzionale aumenta ma probabilmente è 50-100 ml. Nella donna, la pressione massima di chiusura e la lunghezza dell’uretra diminuiscono e in molti uomini aumentano le dimensioni della prostata.

I liquidi assunti quotidianamente vengono escreti tardi nel corso della giornata, durante la notte. Questi cambiamenti aumentano la sensazione d’incontinenza nella persona anziana ma da soli non la causano. Ciascuno di questi aspetti funzionali, da solo o in associazione, può essere bersaglio di condizioni patologiche ad alta prevalenza nella popolazione anziana. Pertanto, a differenza di quanto avviene nell’adulto, la scelta del trattamento richiede non solo l’identificazione dal tipo di disfunzione delle basse vie urinarie, ma anche la valutazione del livello funzionale e cognitivo, dello stato emozionale e delle caratteristiche dell’ambiente di vita. L’incontinenza può essere classificata secondo la durata dei sintomi, della presentazione clinica o delle alterazioni fisiologiche. Determinare se l’incontinenza sia di recente insorgenza (transitoria) o cronica (stabilizzata) è una guida per la diagnosi differenziale. È anche utile, poi, classificare il problema come incontinenza da urgenza minzionale, da stress o da rigurgito.

DIMENSIONE DEL PROBLEMA: La prevalenza della incontinenza urinaria è causa determinante di un grande problema sociale e igienico soprattutto nella popolazione femminile con percentuali pari al 20-30% nella fascia giovanile, al 30-40% nella fascia di mezza età e al 30-50% nella categoria degli anziani. Una recente indagine condotta dall’Istituto Mario Negri di Milano ha evidenziato che in Italia l’11,4% delle donne con età superiore ai 40 anni lamenta incontinenza urinaria. Altri studi internazionali parlano di una prevalenza del 23.6%. Purtroppo per molte donne ammettere di avere questo disturbo è ancora un tabù: solo il 20% delle donne con incontinenza urinaria chiede aiuto al proprio Medico, preferendo chiudersi in casa e limitarsi in ogni attività. Con questa ricerca si vuole poi sottolineare come, circa il 50% delle donne che partoriscono (di parto naturale) riportano un discreto danno nei supporti pelvici e, di queste il rispettivo 10~20% richiedono a loro volta cure mediche per i loro sintomi (98). Più recentemente l’acquisizione di migliori conoscenze in ambito anatomico, fisiologico e patologico relative al pavimento pelvico hanno permesso di affermare che danni sub-clinici collegati al parto possono avere conseguenze invalidanti a lungo termine quali l’incontinenza urinaria, anale e il prolasso degli organi pelvici. Significativi sono i dati statistici negli U.S.A. dove si stima appunto che, donne di età compresa tra i 15 e i 64 anni, presentano una prevalenza di incontinenza urinaria del 10-25%, con ulteriore e significativo aumento per donne oltre i 60 anni (99) 1 . La spiegazione probabilmente è racchiudibile proprio nel dato che segue: “Quattrocentomila le procedure chirurgiche eseguite negli USA per prolasso genitale e incontinenza urinaria ogni anno (100) con un successivo numero di reinterventi per recidiva del 29,2% (98)” ma, sarà altrettanto importante l’approccio differente al problema stesso, approccio dettato sicuramente dalla cultura di appartenenza e dal relativo status sociale. Discorso a parte merita l’incontinenza nell’età pediatrica che comprende l’enuresi notturna (svuotamento completo della vescica durante il sonno senza altri sintomi di riferimento all’apparato urinario), l’incontinenza detta funzionale (non neurogena) perché si verifica in assenza di cause anatomiche e neurologiche e l’incontinenza dovuta a difetti congeniti che limitano il normale sviluppo del basso apparto urinario o del suo controllo neurologico con impossibilità di controllo volontario della funzione vescicale. L’enuresi colpisce il 15-20% dei bambini di 5 anni, il 5% dei ragazzini di 10 anni e l’1% di quelli di 15 anni. Di grande importanza è l’incontinenza nell’anziano fragile che emerge sempre di più con l’allungarsi della vita media e che pone problemi organizzativi sempre più pressanti. Il graduale deterioramento delle vie di controllo e del basso apparato urinario, l’uso di più farmaci, le pregresse malattie ed interventi influenzano grandemente la funzione vescicale condizionando situazioni complesse caratterizzate da incontinenza e/o incontinenza e svuotamento vescicale incompleto. L’alta incidenza dell’incontinenza dell’anziano impone l’acquisizione di competenze e di personale preparato e l’organizzazione di centri idonei distribuiti su tutto il territorio nazionale.

Questa ricerca però, a parte alcuni accenni, non ha preso in considerazione la situazione particolare dell’anziano, perché altri studi precedenti ne hanno analizzato le sue fasi e poi perché è un argomento immenso, visto le alte percentuali coinvolte e merita perciò, il giusto spazio. Attualmente i pochi studi presenti in letteratura circa le dimensioni del problema per il sesso maschile fanno supporre una diversa prevalenza del sintomo all’incirca della metà rispetto a quella femminile. Tipologia, distribuzione per età e fattori di rischio sono differenti che nel sesso femminile, ma non ancora studiati accuratamente. L’incidenza stimata della IU nel sesso maschile sembra essere del 9% annuo con una netta prevalenza della incontinenza transitoria (27% dei casi) rispetto alla popolazione femminile (11% dei casi). Questi dati dipendono dalla più frequente incontinenza da urgenza rispetto a quella da sforzo. Si può perciò, affermare che l’incidenza di incontinenza urinaria dopo l’intervento di prostatectomia radicale vari tra il 10% ed il 15%. Sono questi dati da non sottovalutare soprattutto se si analizzano da un punto di vista personale, sociale ed economico. Dalle ricerche effettuate tutti gli autori concordano nell’affermare che l’incontinenza urinaria ha un impatto negativo significativo, e per certi versi persino disastroso, su tutti gli aspetti della vita di chi ne è afflitto, creando problemi psicologici, occupazionali, relazionali, fisici e sessuali. L’incontinenza urinaria condiziona così negativamente tutti i presidi della qualità della vita della popolazione generale da creare una richiesta di sanità pubblica superiore a quella di altre numerose riconosciute malattie croniche. Nella valutazione della rilevanza sociale della IU, al costo psicosociale del sintomo, prevalentemente individuale, va aggiunto il rilevante costo socio-economico e assistenziale (COI: Cost of Illness). L’analisi del costo della patologia (COI – Cost of Illness Analysis), attraverso la misurazione e la valorizzazione del consumo di risorse utilizzate per gestire la malattia, è un utile strumento per allargare la valutazione degli effetti delle patologie, al di là dell’impatto che esse hanno in termini clinici, agli effetti economici che queste hanno sull’intero sistema.

One comment

  1. Un piccolo suggerimento che può risolvere il 99% dei casi, costa poco e non è letale come certi preparati chimici inoltre si usa sia per donne che per uomini: bere tisana fatta con corteccia di Lapacho
    Provare per credere!

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