Incontinenza urinaria femminile: passata la vergogna si trovano rimedi e cure

Incontinenza urinaria femminile è un problema, che affligge molte donne, ha un impatto piuttosto importante sulla qualità della vita di chi ne soffre, che oltretutto non viene considerato un vero e proprio disturbo di cui parlarne con un medico. Di fronte a un problema di questo tipo solo una donna su quattro si rivolge ad un medico professionista per trovarne un aiuto, c’è da aggiungere inoltre che meno della metà di questi, riceve un trattamento adeguato al problema. Una ricerca riportata sul journal of the American Medical Association ha evidenziato un ritratto oggettivo di questo “tabù” che coinvolge oltre il 25% delle donne, anche in età piuttosto giovani.

Le cause dell’incidenza femminile dell’incontinenza urinaria sono molteplici, causate da situazioni di rischio che le donne si sono trovate ad affrontare nell’arco della loro giovane età. Fattori molteplici, nella vita di una donna possono influenzare il loro problema dovuto all’incontinenza, una delle cause più importanti affligge gran parte delle donne, anche in età piuttosto giovani, è il parto in altre invece è la menopausa. Antonella Biroli  fisiatra dell’ospedale San Giovanni bosco di Torino e presidente del comitato scientifico della fondazione italiana Continenza, sottolinea che a rendere più grave questo disturbo è innanzitutto la scarsa conoscenza delle svariate opzioni di cura per ridurre il disturbo dell’incontinenza. Si può optare a diverse soluzioni, dai semplici cambiamenti di vita fino a concludersi con quello della chirurgia. L’incontinenza urinaria si suddivide in due tipi: quella da sforzo che si manifesta in conseguenza di improvvisi aumenti sulla fascia addominale dovuti a causa di sforzi fisici, come ad esempio tosse o starnuti. Il secondo tipo è quello da un’urgenza si intende quindi il bisogno di urinare di continuo in modo forte e impellente. In ciascuno dei casi sopra citati lo stile di vita può modificare in maniera determinante l’incidenza del disturbo. L’obesità è uno dei principali fattori che si dimostrano, in assoluto per l’incontinenza urinaria, quindi la riduzione del peso corporeo contribuisce a diminuire in maniera piuttosto significativa l’incidenza del problema.

Altro punto importante, è quello che riguarda l’incontinenza da urgenza, in questo caso alcuni accorgimenti alimentari possono risultare utili per avere un miglioramento del problema, in questo caso sarebbe utile ridurre i numeri di caffè che si assumono giornalmente, inoltre sarà opportuno ridurre l’apporto idrico generico, in casi molto più marcati è necessario diminuire l’assunzione di liquidi durante il giorno, specialmente per chi lavora fuori casa. È importante dire che un sostegno arriva dalle terapie riabilitative e comportamentali in questi casi viene insegnata ai pazienti una ginnastica utile al sistema urinario, quindi verranno insegnati ai pazienti comportamenti da seguire per mantenere ben allenato l’apparato urinario. Chi soffre di incontinenza da urgenza, in commercio ci sono alcuni farmaci capaci di contrastare il bisogno continuo di urinare. Nei casi invece, incontinenza da sforzo, è possibile ricorrere ad alcuni trattamenti chirurgici come ad esempio, i dispositivi impensabili introdotti a livello sub-uretrale,, molto efficienti al limitare perdite di urina anche se si effettuano sforzi piuttosto evidenti. Un’altra alternativa meno invasiva ma molto utile è quella che riguarda la tossina botulinica, in questo caso si tratta dello stesso bordo utilizzato per la chirurgia estetica.

Tale trattamento all’effetto di ridurre l’iperattività della vescica che affligge i pazienti dell’incontinenza da urgenza, tuttavia c’è da aggiungere, che tale trattamento riservato solo a casi ben selezionati che non rispondono in maniera appropriata alle terapie prescritte comunemente dal medico. Questo trattamento può avere alcuni effetti collaterali e non è considerabile un vero e proprio trattamento risolutivo in quanto necessita di essere ripetuto nel tempo, proprio come avviene nella chirurgia estetica.

L’incontinenza urinaria è una condizione fisica di anormalità indipendentemente dall’età, dalla autosufficienza motoria, dalle condizioni mentali o da condizioni generali compromesse. Le persone incontinenti sono frequentemente imbarazzate, isolate, stigmatizzate, depresse e vanno incontro a regressione; le persone anziane incontinenti vengono spesso ricoverate in istituti poiché questa patologia è un peso significativo per coloro che se ne prendono cura.

L’incontinenza rimane un problema largamente trascurato nonostante sia molto ben trattabile e spesso curabile.
La continenza richiede l’integrità funzionale dell’ultimo tratto della via urinaria così come un’adeguata attività mentale, autosufficienza motoria, motivazione e destrezza manuale. Le contrazioni vescicali incontrollate diventano sempre più predominanti, diminuendo con l’età la capacità vescicale, la capacità di ritardare la minzione e il flusso urinario. Il residuo post-minzionale aumenta ma probabilmente è 50-100 ml. Nella donna, la pressione massima di chiusura e la lunghezza dell’uretra diminuiscono e in molti uomini aumentano le dimensioni della prostata. I liquidi assunti quotidianamente vengono escreti tardi nel corso della giornata, durante la notte. Questi cambiamenti aumentano la sensazione d’incontinenza nella persona anziana ma da soli non la causano.
Ciascuno di questi aspetti funzionali, da solo o in associazione, può essere bersaglio di condizioni patologiche ad alta prevalenza nella popolazione anziana. Pertanto, a differenza di quanto avviene nell’adulto, la scelta del trattamento richiede non solo l’identificazione dal tipo di disfunzione delle basse vie urinarie, ma anche la valutazione del livello funzionale e cognitivo, dello stato emozionale e delle caratteristiche dell’ambiente di vita.

L’incontinenza può essere classificata secondo la durata dei sintomi, della presentazione clinica o delle alterazioni fisiologiche. Determinare se l’incontinenza sia di recente insorgenza (transitoria) o cronica (stabilizzata) è una guida per la diagnosi differenziale. È anche utile, poi, classificare il problema come incontinenza da urgenza minzionale, da stress o da rigurgito.

La prevalenza della incontinenza urinaria è causa determinante di un grande problema sociale e igienico soprattutto nella popolazione femminile con percentuali pari al 20-30% nella fascia giovanile, al 30-40% nella fascia di mezza età e al 30-50% nella categoria degli anziani.
Una recente indagine condotta dall’Istituto Mario Negri di Milano ha evidenziato che in Italia l’11,4% delle donne con età superiore ai 40 anni lamenta incontinenza urinaria. Altri studi internazionali parlano di una prevalenza del 23.6%. Purtroppo per molte donne ammettere di avere questo disturbo è ancora un tabù: solo il 20% delle donne con incontinenza urinaria chiede aiuto al proprio Medico, preferendo chiudersi in casa e limitarsi in ogni attività.
Con questa ricerca si vuole poi sottolineare come, circa il. 50% delle donne che partoriscono (di parto naturale) riportano un discreto danno nei supporti pelvici e, di queste il rispettivo 10~20% richiedono a loro volta cure mediche per i loro sintomi .

Più recentemente l’acquisizione di migliori conoscenze in ambito anatomico, fisiologico e patologico relative al pavimento pelvico hanno permesso di affermare che danni sub-clinici collegati al parto possono avere conseguenze invalidanti a lungo termine quali l’incontinenza urinaria, anale e il prolasso degli organi pelvici.
Significativi sono i dati statistici negli U.S.A. dove si stima appunto che, donne di età compresa tra i 15 e i 64 anni, presentano una prevalenza di incontinenza urinaria del 10-25%, con ulteriore e significativo aumento per donne oltre i 60 anni.

La spiegazione probabilmente è racchiudibile proprio nel dato che segue: “Quattrocentomila le procedure chirurgiche eseguite negli USA per prolasso genitale e incontinenza urinaria ogni anno (100) con un successivo numero di reinterventi per recidiva del 29,2%” ma, sarà altrettanto importante l’approccio differente al problema stesso, approccio dettato sicuramente dalla cultura di appartenenza e dal relativo status sociale.
Discorso a parte merita l’incontinenza nell’età pediatrica che comprende l’enuresi notturna (svuotamento completo della vescica durante il sonno senza altri sintomi di riferimento all’apparato urinario), l’incontinenza detta funzionale (non neurogena) perché si verifica in assenza di cause anatomiche e neurologiche e l’incontinenza dovuta a difetti congeniti che limitano il normale sviluppo del basso apparto urinario o del suo controllo neurologico con impossibilità di controllo volontario della funzione vescicale. L’enuresi colpisce il 15-20% dei bambini di 5 anni, il 5% dei ragazzini di 10 anni e l’1% di quelli di 15 anni.

Di grande importanza è l’incontinenza nell’anziano fragile che emerge sempre di più con l’allungarsi della vita media e che pone problemi organizzativi sempre più pressanti. Il graduale deterioramento delle vie di controllo e del basso apparato urinario, l’uso di più farmaci, le pregresse malattie ed interventi influenzano grandemente la funzione vescicale condizionando situazioni complesse caratterizzate da incontinenza e/o incontinenza e svuotamento vescicale incompleto. L’alta incidenza dell’incontinenza dell’anziano impone l’acquisizione di competenze e di personale preparato e l’organizzazione di centri idonei distribuiti su tutto il territorio nazionale. Questa ricerca però, a parte alcuni accenni, non ha preso in considerazione la situazione particolare deiranziano, perché altri studi precedenti ne hanno analizzato le sue fasi e poi perché è un argomento immenso, visto le alte percentuali coinvolte e merita perciò, il giusto spazio.
Attualmente i pochi studi presenti in letteratura circa le dimensioni del problema per il sesso maschile fanno supporre una diversa prevalenza del sintomo all’incirca della metà rispetto a quella femminile. Tipologia, distribuzione per età e fattori di rischio sono differenti che nel sesso femminile, ma non ancora studiati accuratamente.

L’incidenza stimata della IU nel sesso maschile sembra essere del 9% annuo con una netta prevalenza della incontinenza transitoria (27% dei casi) rispetto alla popolazione femminile (11% dei casi). Questi dati dipendono dalla più frequente incontinenza da urgenza rispetto a quella da sforzo. Si può perciò, affermare che l’incidenza di incontinenza urinaria dopo l’intervento di prostatectomia radicale vari tra il 10% ed il 15%.
Sono questi dati da non sottovalutare soprattutto se si analizzano da un punto di vista personale, sociale ed economico.
Dalle ricerche effettuate tutti gli autori concordano nell’affermare che l’incontinenza urinaria ha un impatto negativo significativo, e per certi versi persino disastroso, su tutti gli aspetti della vita di chi ne è afflitto, creando problemi psicologici, occupazionali, relazionali, fisici e sessuali. L’incontinenza urinaria condiziona così negativamente tutti i presidi della qualità della vita della popolazione generale da creare una richiesta di sanità pubblica superiore a quella di altre numerose riconosciute malattie croniche. Nella valutazione della rilevanza sociale della IU, al costo psicosociale del sintomo, prevalentemente individuale, va aggiunto il rilevante costo socio-economico e assistenziale (COI: Cost of Illness).
L’analisi del costo della patologia (COI – Cost of Illness Analysis), attraverso la misurazione e la valorizzazione del consumo di risorse utilizzate per gestire la malattia, è un utile strumento per allargare la valutazione degli effetti delle patologie, al di là dell’impatto che esse hanno in termini clinici, agli effetti economici che queste hanno sull’intero sistema.

CENNI DI ANATOMIA: LA VESCICA
L’organo critico della continenza urinaria è la vescica: possiamo considerarla come un serbatoio muscolare in cui, attraverso due sottili condotti chiamati ureteri, è raccolta l’urina prodotta dai reni. Con l’arrivo di questa la vescica si dilata progressivamente, dando periodicamente dei segnali (lo “stimolo”) che usualmente possiamo posporre finché il riempimento non diventi eccessivo o non sia troppo rapido (per esempio, quando al mattino si beve un litro d’acqua tutto insieme). Affinché il serbatoio vescicale si possa riempire e svuotare a piacimento è necessaria la presenza di una struttura che si comporti come un rubinetto: tale struttura è rappresentata dal collo vescicale in cui un complesso apparato muscolare permette od ostacola il passaggio dell’urina nell’uretra. Quest’ultima è un tubicino che mette in comunicazione la vescica con l’esterno.
Nelle donne l’uretra è lunga dai 3 ai 5 cm circa, ed è posta davanti alla vagina. Lo svuotamento della vescica in condizioni normali è un atto volontario: per effetto dei collegamenti nervosi tra cervello e vescica la donna avverte che questa è piena e con un comando cosciente provoca la contrazione della parete muscolare vescicale (muscolo detrusore della vescica) e il contemporaneo rilasciamento dei muscoli del collo vescicale: questa danza di contrazione della parete vescicale e di rilassamento dello sfintere uretrale (con apertura del “rubinetto”) consente appunto, l’espulsione dell’urina.
Come cambia lo svuotamento della vescica in condizioni di incontinenza da urgenza?
La condizione che favorisce l’incontinenza da urgenza è la cosiddetta Vescica Iperattiva, quando, per effetto di una automatica e involontaria contrazione della parete vescicale, la pressione dell’urina all’interno di quest’organo supera la forza dei meccanismi di chiusura dello sfintere.
La “vescica iperattiva” è caratterizzata da alcuni sintomi, che possono comparire singolarmente o essere associati tra loro: improvvisa ed incontrollabile impellenza di urinare (“urgenza”); necessità di urinare più di 8 volte durante il giorno o più di 1-2 volte durante la notte (“frequenza minzionale o pollachiuria”); eventuale improvvisa e involontaria perdita di urina (incontinenza da urgenza).

EPIDEMIOLOGIA

L’epidemiologia e’ lo studio scientifico della distribuzione nella popolazione delle cause che possono determinare la malattia.
L’epidemiologia descrittiva e’ la descrizione dell’incidenza, prevalenza e della mortalità nelle persone nei vari luoghi del pianeta in rapporto alle decadi di età delle persone.
L’epidemiologia analitica descrive gli sforzi che la ricerca dedica per individuare le determinanti che contribuiscono ad aumentare il rischio della malattia. La scoperta dei fattori di rischio e di quelli protettivi possono portare alla prevenzione primaria o secondaria.
DEFINIZIONI
Ogni studio sull’incontinenza deve fondarsi sulla medesima definizione della malattia. Una diversa definizione della malattia porterebbe a carenza di sensibilità e specificità delle conclusioni relative ad ogni studio eventualmente intrapreso. La International Continence Society definisce l’incontinenza come quella condizione in cui è presente una involontaria perdita di urina (attraverso le vie naturali integre) che sia allo stesso tempo bene evidenziabile e che crei un problema igienico o sociale.
La prevalenza e’ definita come la probabilità percentuale di essere ammalati appartenendo ad una fascia temporale di età definita. Questa definizione e’ importante quando si vuole programmare la spesa sanitaria per ammortizzarne le relative spese sociali che la malattia determina nella popolazione di una certa età.
L’ incidenza è definita come la probabilità di ammalarsi durante un periodo temporale di riferimento che,usualmente, e’ di uno, due o cinque anni.
Il tipo della malattia esprime la necessità di eliminare ogni inferenza statistica nella valutazione finale delle osservazioni scientifiche relative a quel tipo di malattia e non alla malattia generica in se, argomento così complesso da essere in grado di sviare le doverose osservazioni quando preso erroneamente nell’insieme della sua interezza anziché nel particolare suddiviso.
La severità del sintomo e’ un parametro altrettanto fondamentale per la stima della prevalenza. Può essere definito come l’insieme dei seguenti fattori: frequenza degli episodi, quantità fisica della perdita espressa in grammi e rilevanza personale dato al disturbo.
PREVALENZA DELL’INCONTINENZA URINARIA NELLA DONNA
La prevalenza dell’incontinenza urinaria (IU) varia in letteratura tra il 10% ed il 40% in media. Tale oscillazione e’ dovuta alla mancata considerazione nella maggior parte degli Autori dell’importanza della severità del disturbo. Cosicché, ad esempio, se si considera la prevalenza nelle donne sotto i 25 anni e nullipare si può trovare una percentuale del 50%. Ma se si considera anche la severità del disturbo prendendo per esempio come riferimento la rilevanza personale attribuibile in termini di problema effettivamente clinico, tale percentuale dal 50% crolla al 5%.
Considerando le opportune definizioni suddette si può affermare che la prevalenza dell’incontinenza urinaria determinante un problema socio-igienico nella popolazione femminile e’ del 20-30% nella fascia giovanile, del 30-40% nella fascia di mezza età e del 30-50% nella categoria degli anziani.

TIPOLOGIA

La continenza urinaria e’ uno stato fisiologico garantito dall’interazione di 3 distretti corporei: il cervello che riconosce gli stimoli di riempimento vescicale, il midollo spinale che governa i riflessi necessari alla funzione di serbatoio della vescica, l’unità funzionale vescica-sfinterica che con la sua struttura muscolare rappresenta l’elemento “dinamico” del segreto della continenza. Insieme ai 3 distretti corporei propriamente funzionali ce n’è un quarto legato invece al sostegno meccanico della vescica: il pavimento pelvico.
I rapporti della statica pelvica con la vescica, particolarmente durante i cambi di posizione ed il movimento che determinano prolassi uretrali e vescicali possono determinare il tipo di incontinenza definito come genuino da sforzo secondaria ad ipermobilità uretrale. I distretti funzionali coordinano, invece, le funzioni di riempimento e svuotamento vescicale. Le patologie del riempimento vescicale causano una incontinenza che può essere dovuta alla eccessiva eccitabilità vescicale (incontinenza da urgenza menzionale ) o da incapacità sfinterica a trattenere le urine (incontinenza da sforzo da incompetenza sfinterica).
II tipo di incontinenza urinaria può venire suddiviso scolasticamente in: da sforzo, da urgenza e misto (da sforzo e da urgenza). Con una percentuale equa tra le tre categorie. Approssimativamente il 50% di tutte le donne incontinenti sono classificate come da sforzo con una prevalenza della incontinenza da urgenza maggiore nelle donne più anziane.
SEVERITA’
La prevalenza della incontinenza urinaria femminile diminuisce mano a mano che si elevano quantitativamente i termini della definizione della severità del danno da lei provocato. Per tali considerazioni varia grossolanamente tra il 3% ed il 17%, con una media tra i vari Autori del 4-8%. In conclusione e’ chiaro come la prevalenza stimata dipenda significativamente dal tipo di definizione usato circa la severità del sintomo.
Poiché la severità del sintomo non può nemmeno escludere il vissuto della paziente verso le sue perdite urinarie, nella valutazione di un’eventuale indicazione terapeutica bisogna tenere in considerazione soprattutto l’interesse che la paziente dimostra nel voler risolvere il suo disturbo, ed il prezzo che lei e’ eventualmente disposta a pagare in termini di impegno personale in protocolli fisioterapici o disponibilità a sottoporsi ad un intervento chirurgico risolutivo: la motivazione a volere risolvere il disturbo da parte della paziente e’ conseguenza diretta della severità del disturbo a sua volta definito con metodi economici e socio-relazionali.
FATTORI DI RISCHIO NELLA DONNA
Esistono con l’età dei cambiamenti strutturali e funzionali delle strutture vescicali, pelviche e del sistema nervoso centrale come alcune patologie malformative o degenerative del midollo spinale, il morbo di Parkinson, la sclerosi multipla che con l’età è in grado di contribuire a determinare l’incontinenza urinaria.
Poiché spesso le donne anziane datano temporalmente l’origine dell’incontinenza durante una gravidanza, si può speculare che tale condizione predisponga a future variazioni della statica pelvica su base ischemica o traumatica, particolarmente in quelle donne che durante il periodo temporale intorno alla gravidanza hanno manifestato perdite di urina anche transitorie. A tale proposito la letteratura richiama l’attenzione alla popolazione delle donne in gravidanza nelle quali la prevalenza della incontinenza è superiore a quella di altre categorie di donne, variando dal 30% al 60%.

I parti per via vaginale sono correlati in modo significativo con la prevalenza della incontinenza urinaria. Ci sono diverse argomentazioni che giustificano quest’affermazione. Innanzitutto il parto per via vaginale può stirare la muscolatura e il tessuto connettivale indebolendo meccanicamente il potere di sostegno di queste strutture. Questo danno può essere aumentato dalla episiotomia o dalle lacerazioni spontanee che possono accadere durante il parto. Infine lo stiramento del nervo pudendo durante il periodo del travaglio può danneggiare il trofismo muscolare del pavimento pelvico e dello sfintere uretrale striato in modo stabile. Il conseguente prolasso con extra-addominalizzazione uretrale predispone al difetto di trasmissione dell’impulso addominale sull’uretra, mentre il diminuito tono sfinterico striato distale diminuisce il riflesso muscolare uretro-pelvico ai colpi di tosse, favorendo l’incontinenza urinaria da sforzo.
Esiste una evidenza acquisita secondo cui anche l’obesità determina incontinenza urinaria (19,20). Così come riacquistare il peso forma porta, in letteratura, alla risoluzione clinica della incontinenza urinaria.
Le infezioni delle vie urinarie scatenano una ipercontrattilità del muscolo vescicale attraverso la stimolazione nervosa dovuta alla eccessiva acidità del liquido intercellulare, conseguente a qualunque processo infiammatorio. Questo tipo di incontinenza e’ da urgenza, sensoriale o motoria e, sempre, si risolve con la completa cura dell’infezione urinaria scatenante. Per tale comportamento questo tipo di incontinenza è da ascriversi alla categoria della incontinenza funzionale transitoria curabile con rimedi medici.
Sempre nella categoria dell’ incontinenza funzionale, ma definitiva e’ quella secondaria a limitazioni motorie importanti. Se per diversi motivi non si è più in grado di raggiungere il bagno in tempo utile non si è più nemmeno in grado di governare il normale stimolo ad urinare.
La perdita delle funzioni cognitive superiori, come accade nella demenza, è strettamente correlata ad un incremento della prevalenza della incontinenza urinaria che, però, assume la caratteristica di veri e propri eventi minzionali completi quanto intempestivi secondari al difetto o assente controllo sfinterico dei centri menzionali corticali.
II fumo aumenta la prevalenza dei sintomi a carico dell’apparato urinario (28,29,30,31) con un range di 1.5 volte se confrontata ai non fumatori, la diminuzione dell’uso di sigarette fa, perciò diminuire la probabilità di cui sopra (B).
Le riduzioni del peso corporeo (23,24), soprattutto per il sesso femminile, l’utilizzo di caffeina (29,30,31) e il consumo di alcool (32,33,34,35) non conoscono una significativa prova di causa o meglio con-causa di incontinenza urinaria (C).
Non ci sono ad oggi evidenze significative (25,26,27,28) che raccomandino un controllo di liquidi soprattutto nel paziente geriatrico allo scopo di combattere l’incontinenza urinaria (C).
EPIDEMIOLOGIA DELLA INCONTINENZA URINARIA MASCHILE
L’ epidemiologia dell’incontinenza urinaria nel sesso maschile non ha fino ad ora ricevuto il medesimo interesse scientifico che, invece, ha avuto quella femminile.
I pochi studi presenti in letteratura fanno supporre una diversa prevalenza del sintomo all’incirca della metà rispetto a quella femminile, con l’ovvio aumento nell’età avanzata. Tipologia, distribuzione per età e fattori di rischio sono differenti che nel sesso femminile, come ad esempio i sintomi del basso apparato urinario ma, molti di questi fattori di rischio devono ancora essere studiati accuratamente. L’incidenza stimata della IU nel sesso maschile sembra di essere del 9% annuo con una netta prevalenza della incontinenza transitoria (27% dei casi) rispetto alla popolazione femminile (11% dei casi). Questi dati dipendono dalla più frequente incontinenza da urgenza legata a iperattività vescicale (15-30%) rispetto all’incontinenza da sforzo legata a incapacità di tenuta del sistema sfinterico.
Nell’uomo infatti la presenza di una prostata in fase infiammatoria, unitamente a disturbi colitici possono determinare una maggiore incidenza di spine irritative da noxa flogistica locale di tipo cronico che favorirebbero l’insorgenza di una incontinenza da urgenza. Tale tipo avrebbe piu’ che altro caratteristiche di transitorietà riguardo sia alla possibilità di cure mediche risolutorie che in relazione a remissioni sintomatologiche cliniche spontanee senza cioè alcun trattamento medico, come accade di osservare nei due citati gruppi di patologie maschili.
PREVALENZA
Non ci sono studi che riportano una prevalenza della IU nel sesso maschile secondo la terminologia di incontinenza propria della International Continence Society. Nonostante il fatto che questo dato scaturisca delle percentuali difformi tra i vari Autori della letteratura appare sufficientemente evidente che anche nel sesso maschile la prevalenza aumenti all’aumentare dell’età.
TIPOLOGIA
Poiché esistono differenze anatomo-patologiche e fisio-patologiche nei due sessi la prevalenza della IU nel sesso maschile è diversa rispetto a quella femminile quando si prendano in considerazione i diversi tipi. La maggior parte degli studi scientifici considerano predominante la incontinenza urinaria da urgenza (40-80%) seguita a lunga distanza dal tipo misto di incontinenza urinaria (10- 30%). L’incontinenza urinaria da sforzo pura rappresenta percentualmente una minima parte (10%).
SEVERITÀ’
Per la severità non sono attribuibili differenze significative tra i due sessi in termini di prevalenza relativa anche se quella forma di incontinenza più grave sembra affliggere il sesso maschile per una percentuale pari alla metà che nel rispettivo sesso femminile.
FATTORI DI RISCHIO NELL’UOMO
L’ età sembra essere un fattore rischio piu’ incisivo che nel sesso femminile. Anche la presenza contestuale dei sintomi irritativi delle basse vie urinarie (LUTS) sono importanti. Sono state osservate correlazioni tra la prevalenza della IU maschile (15%) e la contestuale sintomaticità di disturbi funzionali irritativi delle basse vie urinarie . L’incontinenza urinaria maschile può essere associata nel 34% dei pazienti a questi disturbi irritativi delle basse vie urinarie o LUTS.
L ’ostruzione cervico uretrale e le infezioni delle vie urinarie strettamente a loro collegate, vengono ritenute comunemente cause favorenti i sintomi di urgenza menzionale che possono sfociare anche nella involontaria perdita di urina.
Per quanto riguarda la incontinenza funzionale e quella secondaria a deficit delle funzioni cognitive superiori non esistono differenze epidemiologiche nei due sessi.
La causa iatrogena per eccellenza della incontinenza urinaria da sforzo maschile e’ la prostatectomia.

L’incidenza della incontinenza da sforzo dopo una TURP è circa dell’ 1%. Nel caso della prostatectomia radicale l’incidenza della incontinenza definitiva varia dal 5% al 34% tra i vari Autori della letteratura. La variabilità di questo dato racchiude inferenze statistiche correlabili alla variabilità della tecnica operatoria, dal momento che questi studi fanno riferimento temporale ad una epoca in cui ancora non venivano eseguite in modo standardizzato le prostatectomie radicali anatomiche, ovvero con la massima cautela intra-operaotria delle strutture oramai note che governano la funzione erettile e la funzione menzionale. Infatti si può affermare che l’incidenza di incontinenza urinaria dopo prostatectomia radicale vari tra il 5% ed il 10% nei centri clinici definibili di eccellenza ove vengono eseguite più di 20 prostatectomie radicali in un anno.
Se si considera che i principali fattori di rischio in questi pazienti è una IU preoperatoria preesistente, l’età avanzata e la difettosa tecnica intraoperatoria si intuisce come la selezione del paziente unitamente a quella del centro di eccellenza dove sottoporre il proprio paziente all’intervento possono ridurre l’incidenza della IU dopo prostatectomia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.