Infarto, lo stress cronico danneggia il cuore come il fumo e la pressione alta

Oggi vogliamo parlarvi dell‘infarto, considerata ad oggi una tra le maggiori cause di decesso in Italia, insieme all’ictus ed al tumore. Come ben sappiamo, esistono dei fattori di rischi per l’infarto, tra i più comuni citiamo il fumo, l’ipertensione ed il diabete ma adesso bisognerà aggiungerne anche un altro, ovvero lo stress cronico. Ebbene si, essere stressati sostanzialmente non fa altro che mettere a rischio il nostro cuore e questo può farci tanto male come fumare, o avere la pressione arteriosa alta. E’ questo quanto emerso da uno studio pubblicato su The Lancet ed effettuato da un gruppo di ricercatori del Massachusetts General Hospital e dell’Icahn School of Medicine at Mount Sinai di New York. I ricercatori in questione pare abbiano individuato l‘amigdala, ovvero quella parte del cervello che gestisce le emozioni e che nel caso in cui diventa iperattiva e aziona le difese immunitarie scatena processi infiammatori deleteri per l‘apparato cardiovascolare; nello specifico i ricercatori hanno evidenziato che l’accresciuta attività dell’amigdala ovvero dell’area che come abbiamo anticipato elabora le emozioni, non fa altro che segnalare al midollo osseo di produrre più cellule di globuli bianchi che a loro volta agiscono sulle arterie infiammandole.

In poche parole, il cervello manderebbe al sistema immunitario un segnale sbagliato e quest’ultimo in presenza di determinate condizioni causerebbe l’infarto, l’angina o l’ictus. I ricercatori, per poter affermare ciò, hanno effettuato uno studio sul campo e nello specifico hanno analizzato i dati di imaging e cartelle cliniche di quasi 300 persone le quali sono state sottoposte a Pet/Ct principalmente per screening oncologici, con un radiofarmaco che misura l‘attività delle aree del cervello da un lato e dall’altro mette in luce l’infiammazione nelle arterie; va sottolineato che al momento in cui i pazienti sono stati sottoposti all’esame, nessuno di loro era affetto da tumore o da malattie cardiovascolari. I risultanti sono stati sorprendenti, visto che i dopo 4 anni nel corso dei quali i pazienti sono stati monitorati, è emerso che i soggetti più stressati e con amigdala più attiva hanno sviluppato malattie cardiovascolari con maggiore frequenza.

A tal riguardo è intervenuto Ahmed Tawakol, della divisione di cardiologia del Massachusetts General Hospital, nonché principale autore dello studio, il quale ha dichiarato: “Mentre un collegamento tra stress e malattie cardiache è stato da tempo stabilito, il meccanismo che media questo rischio non era stato chiaramente individuato.Gli studi sugli animali hanno dimostrato che lo stress sollecita il midollo osseo a produrre globuli bianchi, portando a un’infiammazione arteriosa. La nostra ricerca suggerisce che un percorso analogo esiste anche negli esseri umani”. Gli esperti hanno ripetuto lo studio su 13 soggetti con disturbo da stress post-traumatico ed i risultati sono stati i seguenti, ovvero la maggior parte di loro hanno riferito di aver avuto infarto, angina, insufficienza cardiaca, ictus e malattia arteriosa periferica.

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