Allarme influenza aviaria alle porte di Roma: pronte le procedure di sicurezza

Galline da allevamento nelle gabbieA Tivoli, in provincia di Roma, un’azienda avicola ha individuato un focolaio di aviaria nel proprio pollame da allevamento.

Il focolaio di aviaria, dopo che un allevatore di Tivoli aveva notato l’improvvisa morìa dei suoi animali, è stato accertato dall’Istituto zooprofilattico sperimentale del Lazio e della Toscana e dal Centro di referenza nazionale dell’Istituto zooprofilattico delle Venezie.

Il virus dell’aviaria, scoperto nel 2013 in Cina, torna a far paura, essendo stati individuati da recenti studi anche ceppi resistenti ai farmaci. Le misure sono state disposte con una Ordinanza del Presidente Nicola Zingaretti del 9 novembre scorso rilevato che “i virus influenzali aviari ad alta e a bassa patogenicità hanno determinato nel corso degli anni epidemie di particolare gravità, dimostrando la capacità di diffondersi rapidamente fra gli allevamenti avicoli del territorio circostante“.

In particolare la zona di protezione coinvolge, a Roma, quelle a nord-est di Via Crucis (San Vittorino); a est di via di Ponte Terra e a nord dell’A24; la zona di sorveglianza, invece, coinvolge, sempre nella Capitale, le aree est di via di Lunghezzina; a est della frazione di Fosso San Giuliano; a est e sud est di quella di Valle Castriglione.

Nelle due zone i veterinari delle Asl Roma 2 e Roma 5 dovranno censire tutte le aziende avicole e gli animali presenti, effettuare sopralluoghi presso le diverse aziende commerciali, per l’esame clinico del pollame e di altri volatili in cattività, e attuare un’ulteriore sorveglianza sierologica e virologica, per individuare l’eventuale ulteriore diffusione dell’aviaria nelle aziende.

Si prosegue con i Comuni di Casape, Gallicano nel Lazio, Poli, alcune zone di Zagarolo e Palestrina, zone di Castel San Pietro, Capranica Prenestina, Ciciliano, zone di Sambuci, di Vicovaro, di San Polo, Marcellina e di Guidonia Montecelio.

Divieto che però non sarà applicato al transito su strada o rotaia purchè non siano previsti scarichi di merce. – si legge in un vademecum pubblicato sul sito della Asl – di solito non infettano gli uomini; tuttavia, sono possibili sporadici casi di infezione umana.

La malattia

L’Influenza aviaria (IA) è un’infezione virale estremamente contagiosa causata da virus appartenenti alla famiglia Orthomyxoviridae, genere Influenzavirus A. I virus dell’influenza A, possono essere classificati in sottotipi in base alle caratteristiche antigeniche, distinguendo 16 differenti sottotipi di Emoagglutinina (HA) (H1-H16) e nove di Neuraminidasi (NA) (N1-N9). Virtualmente dai volatili è possibile isolare tutte le combinazioni di HA e NA. In natura i volatili selvatici, soprattutto quelli acquatici ed in particolare i volatili acquatici appartenenti all’ordine degli Anseriformes e Charadriformes, rappresentano il principale serbatoio dei virus influenzali A.

I virus dell’influenza aviaria possono essere classificati in due distinti gruppi in base alla forma clinica che provocano negli uccelli domestici. Si distinguono virus influenzali aviari ad alta patogenicità (HPAI), che possono causare una forma acuta generalizzata ad elevata mortalità e virus che provocano una malattia molto meno grave, definita influenza aviaria a bassa patogenicità (LPAI). Quest’ultima consiste in una lieve patologia respiratoria, depressione e calo dell’ovodeposizione, ma in caso di infezioni concomitanti o per condizioni ambientali sfavorevoli, si possono evidenziare forme cliniche più gravi.

Tra le specie allevate il tacchino ha manifestato una maggiore sensibilità alla patologia. In natura i virus influenzali sono presenti nella forma a bassa patogenicità, ma si è osservato come virus dei sottotipi H5 e H7 possano, in determinate condizioni, passare da virus a “bassa patogenicità” a virus ad “alta patogenicità”. La trasmissione della malattia tra gli animali è di tipo orizzontale tramite ingestione e/o inalazione di materiale infetto. Le modalità di trasmissione comprendono sia il contatto diretto, tra gli uccelli infetti e quelli sensibili, sia il contatto indiretto: via aerosol o attraverso l’esposizione a materiali contaminati dal virus.

Dato che i soggetti infetti possono eliminare grosse quantità di virus con le feci, la diffusione è ottenuta facilmente per mezzo di qualsiasi materiale contaminato da materiale fecale, ad esempio mangime, acqua, attrezzature, personale, fornitori, mezzi di trasporto, insetti, ecc. Nelle aree indenni da influenza, l’introduzione primaria si verifica attraverso il contatto diretto o indiretto con specie selvatiche che eliminano il virus oppure con le movimentazioni dell’uomo e delle attrezzature provenienti da aree infette e dai mercati di animali vivi. Nelle aree in cui l’infezione è endemica la diffusione dell’infezione è da ricondurre principalmente a contatti indiretti tramite personale (veterinari, tecnici aziendali, squadre di carico e di vaccinazione, familiari), veicoli e attrezzature. Nelle aree con alte densità di allevamenti avicoli (DPPA), come quelle del nord Italia, la diffusione dell’infezione, se non opportunamente controllata, è molto rapida ed è favorita da contatti crociati tra aziende funzionalmente collegate principalmente da automezzi di servizio.

Anche se non lo si può affermare con assoluta certezza, esiste la possibilità che nei prossimi anni il mondo si troverà a dover affrontare una nuova pandemia influenzale, vale a dire una forma di influenza le cui caratteristiche ne permettono la diffusione al mondo intero.
Si tratta di un evento che, ove si verificasse, come è accaduto ad intervalli ricorrenti nel secolo scorso (si ricorderà ad esempio la “spagnola” del 1919 o l’”asiatica” del 1957), potrebbe mettere in pericolo la salute e la vita di milioni di persone. Gli effetti di una eventuale pandemia possono tuttavia essere contenuti dalle adeguate misure preventive che i progressi scientifici e tecnologici, l’accresciuta collaborazione internazionale e gli scambi di informazioni hanno reso possibili e che devono essere messi in atto ogni qual volta si rilevi un elevato rischio.
Questo breve opuscolo – elaborato dal Ministero della Salute e dal Centro Nazionale per la prevenzione e il Controllo delle Malattie – vuole fornire alcune informazioni pratiche per avere una visione corretta ed equilibrata del fenomeno, sia per evitare inutili allarmismi sia per non farsi trovare impreparati di fronte ad una eventuale emergenza.

Cos’è l’influenza aviaria

L’influenza aviaria è una malattia virale. Il nome deriva dall’animale ospite del virus influenzale, in questo caso i volatili. Colpisce perlopiù gli uccelli selvatici che fungono da serbatoio e possono eliminarlo attraverso le feci. Solitamente tali uccelli non si ammalano, ma possono essere molto contagiosi per gli uccelli domestici come polli, anatre e tacchini, animali da cortile con cui gli uomini entrano in contatto con maggiore facilità.
I virus che causano l’influenza aviaria sono di diverso tipo: al momento, quello che suscita maggiori preoccupazioni, avendo causato diversi casi di malattia, anche mortale, nell’uomo, è il virus A/H5N1.
Questo virus può sopravvivere nei tessuti e nelle feci degli animali infetti per lunghi periodi, soprattutto a basse temperature (oltre 4 giorni a 22°C e più di 30 giorni a 0°C). Al contrario, esso è sensibile all’azione del calore (almeno 70°C) e viene completamente distrutto durante le procedure di cottura degli alimenti.
Al momento, la sua trasmissione è stata dimostrata soltanto da animali infetti all’uomo a seguito di contatto stretto con volatili vivi infetti:
nei Paesi con focolai di virus di influenza aviaria H5N1 non è stata dimostrata alcuna evidenza di trasmissione dell’infezione da uomo a uomo, né di trasmissione attraverso il consumo di pollame o uova.
Sono stati rilevati casi di influenza aviaria da virus A/H5N1 in Russia,
Kazakhstan, Cambogia, Cina,
Indonesia, Giappone, Laos,
Corea del Sud, Thailandia,
Vietnam. Gli esperti temono però che soprattutto le migrazioni degli uccelli selvatici contribuiscano a diffondere il virus sulle rotte di volo e quindi anche in Europa.

L’uomo può, quindi, infettarsi con virus dell’influenza aviaria a seguito di contatti con animali infetti, con le loro deiezioni o con i resti di macellazione.
La trasmissione diretta dagli uccelli selvatici all’uomo non è stata osservata; è necessario che il virus si trasmetta dal selvatico al domestico per acquisire capacità di trasmettersi all’uomo.
Nel caso dell’influenza aviaria, alla data di pubblicazione del

presente opuscolo, la trasmissione del virus H5N1 risulta dimostrata da animale ad animale e da animale ad uomo (a seguito di contatto stretto con volatili vivi infetti).
Nei Paesi con focolai di virus dell’aviaria non è stata dimostrata evidenza di trasmissione dell’infezione da uomo a uomo, né di trasmissione attraverso il consumo di pollame o uova.
Le persone più esposte al rischio sono, quindi:
• persone che, per attività lavorativa, sono a contatto con animali infetti
• persone “conviventi” con animali infetti nel loro ambiente naturale, così come i lavoratori di allevamenti intensivi
• persone che per cultura e tradizioni alimentari consumano carni e/o sangue di animali infetti non cotti
• persone che vivono in condizioni igienico sanitarie precarie e che consumano acque contaminate da liquami

Quali sono i sintomi dell’influenza aviaria nell’uomo?
Il virus A/H5N1 inizialmente, in genere, provoca i sintomi caratteristici di una comune influenza, febbre al di sopra di 38° C, tosse, mal di gola, dolori muscolari, ma rapidamente il quadro clinico si complica con polmonite, e gravi difficoltà respiratorie acute. A volte il quadro clinico è atipico e compaiono rapidamente febbre, diarrea, o anche coma, senza sintomi respiratori.
Altri tipi di virus aviari provocano quadri diversi: i virus di tipo A/H2N2 hanno causato sintomi lievi e virus A/H7N7 hanno dato soprattutto manifestazioni oculari (congiuntiviti) o manifestazioni simili all’influenza stagionale.

Perché l’influenza aviaria deve essere tenuta
sotto controllo
Se il virus cambia abito…
I virus influenzali mutano continuamente e questi mutamenti possono essere “minori” o “maggiori”.
I cambiamenti minori si verificano continuamente: sono quelli che ogni anno provocano le epidemie di influenza. Nei confonti di un virus che ha subito una mutazione minore, la popolazione ha una parziale immunità e, quindi, una parziale protezione nei confronti del virus.
Se, invece, il virus va incontro a mutazioni “maggiori” tutta la popolazione mondiale risulta suscettibile nei confronti del virus che, in questo caso, non trova nell’uomo armi sufficienti per essere combattuto e si diffonde provocando malattia anche mortale. Queste ultime mutazioni si possono verificare, ad esempio, quando un virus umano e un virus aviario “scambiano” il loro patrimonio genetico, oppure quando il virus da una specie animale passa ad un’altra (particolarmente pericoloso è, al % riguardo, il passaggio dagli uccelli al maiale); tramite questo passaggio il virus può acquistare la capacità di trasmettersi all’uomo e provocare malattia.
Esiste, dunque, il rischio che il virus cambi “abito” riuscendo così a trasmettersi da uomo a uomo. In questa eventualità ci potremmo trovare di fronte a un’emergenza di proporzioni straordinarie, una pandemia appunto, con importanti ripercussioni sulla vita sociale, sanitaria ed economica.
La comparsa di un virus influenzale completamente diverso da quelli precedenti, non è di per sé sufficiente a determinare una pandemia. Occorre anche che il nuovo virus sia capace di trasmettersi da uomo a uomo in modo efficace.
Infatti, perché si generi una pandemia è necessario che:
• emerga un nuovo sottotipo virale nei confronti del quale la popolazione non abbia un adeguato patrimonio anticorpale
• il nuovo virus sia in grado di replicarsi nell’uomo

• il nuovo virus sia in grado di trasmettersi efficacemente da uomo a uomo ovvero di creare una catena di trasmissione in grado di causare un’epidemia.

Cose una pandemia influenzale e come si verifica

Contrariamente alle normali epidemie di influenza, una pandemia coinvolgerebbe larghi strati di popolazione. Saremmo tutti egualmente a rischio.
La pandemia, infatti, è un’epidemia che si estende in breve tempo a tutta la popolazione del globo tramite la rapida diffusione di un nuovo virus influenzale di tipo “A” (esistono anche virus di tipo “B” e “C” che non rientrano nel nostro caso).
L’evento pandemia comporta un forte impatto sulla popolazione, non solo su quella che viene definita “a rischio” di influenza o di influenza aviaria, ma potrebbe presentarsi con una aumentata incidenza anche negli individui giovani e sani.
Le passate pandemie di influenza hanno comportato numeri elevatissimi di malati, ricoveri e decessi, con gravi implicazioni sanitarie, sociali ed economiche.

Quali sono le misure preventive per ridurre il rischio di contagio e di diffusione dell’influenza aviaria

Il periodo di incubazione molto breve e la possibilità di confonderla clinicamente con altre infezioni delle alte vie aeree fanno dell’influenza aviaria una malattia subdola.
Il vaccino contro l’influenza aviaria è in fase di sperimentazione La vaccinazione antinfluenzale con il vaccino trivalente in uso nella corrente campagna vaccinale, pur non conferendo una protezione specifica verso il ceppo A (H5N1), è utile al fine di evitare la co-infezione, ovvero la contemporanea infezione da virus influenzali umani e virus aviario.

I cittadini cosa possono fare?
Se comparisse anche nel nostro Paese il virus dell’influenza aviaria tutti potremmo contribuire a limitarne la diffusione. In quella circostanza sarà importante:

• evitare il contatto con pollame o uova non ufficialmente certificati da autorevoli autorità competenti rispettare con spirito collaborativo le norme promulgate dagli enti sanitari per evitare il contagio rispettare in modo particolare le norme igieniche principali, sia personali sia rispetto al contatto con gli animali in caso di sospetta influenza avvisare immediatamente il medico di fiducia per gli opportuni consigli

Raccomandazioni per i viaggiatori che si recano in zone affette da influenza aviaria (Organizzazione mondiale della sanità)

Al momento, non c’è motivo perché si applichino restrizioni ai
viaggi verso zone dove si sono sviluppati focolai di influenza
aviaria.
È necessario, però, tener presente alcune raccomandazioni di
ordine precauzionale:
• rispettare, al massimo, le regole igieniche e alimentari;
• lavarsi spesso le mani con acqua calda e sapone;
• non consumare carni crude o poco cotte;
• evitare contatti con animali vivi e morti, in particolare pollame e suini;
• evitare zone rurali e non frequentare mercati e fiere dove vi sia commercio o esposizione di animali;
• evitare contatti con allevamenti dove si sono verificati casi di animali malati, eliminati o contagiati da influenza aviaria;
^ se si entra in contatto con
ambienti dove si sono verificati i casi sopra citati, è necessario lavare bene le mani e controllare la temperatura corporea per sette giorni;
• in caso di temperatura superiore
a 37,5°, consultare il medico per il trattamento necessario;
• lavare e disinfettare accuratamente qualsiasi superficie o stoviglia toccata da pazienti o da persone con sospetta influenza: il virus è sensibile ai comuni disinfettanti (etanolo al 70% e ipoclorito di sodio allo 0.01%) e se ne consiglia l’uso sia per le superfici non porose (plastica e acciaio) che porose (stoffe e carta);
• in caso di contatti con animali morti per influenza aviaria, consultare il proprio medico per decidere il trattamento;
• evitare contatti con i pazienti affetti da H5N1 specialmente quando sono contagiosi;

• se si visita un paziente affetto da H5N1 seguire le norme stabilite dallo staff ospedaliero indossando camici, mascherine, guanti, ecc.;
• indossare speciali protezioni quando si hanno contatti diretti con il paziente o con l’ambiente dove il paziente soggiorna (il kit di protezione comprende maschera, camice, guanti e occhiali);
• informarsi sul modo di utilizzare le protezioni (es. come indossare la maschera sul viso, ecc.);
• quando si lascia la stanza del paziente affetto da H5N1 è necessario togliersi le protezioni e lavarsi bene le mani almeno per 90 secondi con sapone e acqua.

Raccomandazioni per i consumatori (valide, comunque, per la prevenzione delle malattie veicolate dagli alimenti)

• comprare pollame garantito per origine e provenienza
• leggere con attenzione l’etichetta per controllare provenienza, data di scadenza e temperatura di conservazione consigliate dall’azienda produttrice
• assicurarsi che la cottura della carne sia completa
Indipendentemente dall’Influenza aviaria, è
importante seguire anche questi accorgimenti:
• tenere la carne a temperatura ambiente il meno possibile prima di collocarla nel frigorifero o nel freezer
• separare nel frigo gli alimenti crudi da quelli cotti per evitare contaminazioni incrociate con altri cibi
• lavarsi accuratamente le mani dopo aver toccato alimenti crudi
• lavare sempre con sapone gli utensili e le superfici della cucina

Quali sono le misure preventive che le autorità possono mettere in atto in caso di pandemia

Si ribadisce che una pandemia è un evento probabile ma non si ha alcun elemento di certezza per indicare quando si verificherà né da dove avrà origine.
Le informazioni seguenti sono,
pertanto, indicative in relazione a quanto i Paesi del mondo stanno facendo per contenere l’influenza pandemica ovunque si possa originare e ritardarne la diffusione al fine di guadagnare tempo per mettere a punto la vera arma, vale a dire il vaccino pandemico.
L’Italia, l’Unione Europea, altri Paesi, le Organizzazioni internazionali, in primis (OMS, FAO) hanno stabilito e/o stanno perfezionando piani di azione dettagliati per fronteggiare una eventuale pandemia.
Grazie anche ad una accurata campagna di sensibilizzazione a livello mondiale, la maggioranza dei Governi sta pianificando infatti gli eventuali interventi di emergenza ed adottando le necessarie misure preventive con iniziative che variano a seconda del grado di diffusione dell’influenza aviaria.
L’Italia ha attuato un piano pandemico che può essere reperito sul sito del Ministero della Salute (www.ministerosalute.it) e, in accordo con i partners dell’Unione Europea e con le organizzazioni internazionali competenti, contribuisce al piano pandemico globale. Si consiglia per ulteriori informazioni anche di consultare il sito dell’OMS (www.who.int/csr/).
La pandemia sarà dichiarata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità immediatamente quando si isolerà un virus con le caratteristiche illustrate prima.
In assenza di tale dichiarazione la pandemia non c’è, nonostante le frequenti notizie allarmistiche spesso prive di solido fondamento scientifico.

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