Inter – Chievo Streaming Gratis su Rojadirecta

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STREAMING GRATIS INTER – CHIEVO COME VEDERE DIRETTA LIVE TV Lo spettro che alcuni avevano paventato a inizio stagione, adesso si sta materializzando. A settembre si diceva: ma con tutto quello che ha investito, l’Inter, anche in previsione futura (i vari riscatti da pagare fra l’estate 2016 e quella 2017), e quel bilancio in profondo rosso (consolidato a meno 140 milioni), come farà ad andare avanti se non otterrà la qualificazione in Champions? Il ritorno nell’Europa che conta dopo 4 annate di assenza è vitale per il futuro da grande squadra dell’Inter.

Il lavoro svolto negli ultimi due anni dalla dirigenza di Erick Thohir sta portando a un netto miglioramento dei conti societari e infatti non è da escludere che a fine giugno l’Inter chiuda con un passivo in regola con le richieste della Uefa sul versante Fair Play Finanziario (-30 milioni), ma questo sarebbe solo un paracadute per evitare guai peggiori. Senza Champions e con un bilancio comunque negativo, difficilmente l’Inter potrebbe preparare sul mercato la stagione ’16-17 con le stesse ambizioni avute l’estate scorsa. Dunque per tenere il passo delle rivali, già da stasera contro il Chievo bisognerà rialzare la testa come si augura anche l’ex presidente Massimo Moratti, intervistato dalla Rai: «Ci sono delle cose negative, ma anche delle cose positive che devono venir fuori come sono venute fuori fino a Natale. I tifosi sono delusi? E’ chiaro che il tifoso non sia contento, neanche io lo sono. Champions ancora raggiungibile? Non lo so, bisogna pensare di sì».

Ieri il ds Ausilio ha parlato di piano A e piano B in base alla presenza o meno della Champions. Se Mancini raggiungesse l’obiettivo, l’Inter potrebbe inseguire i big. In queste settimane il club ha già bloccato Banega, svincolato a giugno dal Siviglia, e Soriano della Sampdoria, ma sarebbero altri due i grossi calibri da portare a Milano per competere in Europa. Uno, come noto, è Lavezzi: Ausilio ha trovato l’intesa col suo agente per un biennale da 3.5 milioni, ma bisognerà capire se il “Pocho” preferirà una pensione d’oro – quella che gli offre lo Shanghai Shenhua (10 milioni l’anno più bonus) – alle fatiche della serie A. L’altro nome è uno assai caro a Mancini, ovvero Yaya Tourè. Sfumato la scorsa primavera, l’ivoriano fra qualche mese tornerà di stretta attualità visto che con l’arrivo di Guardiola al Manchester City, per lui si chiuderà l’esperienza in Inghilterra: «Penso che Yaya lascerà il club a fine anno, ma prima spero riesca a vincere altri trofei – il pensiero del procuratore Seluk al “Sun” -. Non è una questione se a Guardiola piaccia o meno Yaya: è la vita, va così».

Senza Champions, invece, gente come Lavezzi o Tourè andrà osservata col binocolo. Banega arriverà comunque e pure Soriano, ma per compensare i mancati introiti, saranno necessarie diverse cessioni. Quasi scontata la partenza di Brozovic (Arsenal?), da non scartare quelle di Murillo e ovviamente Icardi, a meno che non lasci il club Mancini e Thohir decida di tenere il capitano. Icardi o no, l’Inter dovrà però rinunciare ai riscatti di Ljajic e Telles e sedersi a un tavolo col City per discutere di Jovetic. E magari dovrà tener conto della ambizioni di Handanovic, rimasto per giocare in Champions.

Mancini dovrebbe accantonare almeno per stasera l’assetto super offensivo mostrato nel derby. Probabile infatti che si torni al 4-3-3 con l’inserimento di un centrocampista in più. Insieme a Medel, quindi, dovrebbe rientrare sia Felipe Melo che Kondogbia, favoriti su un Brozovic che ha finito la gara col Milan con la pile scariche. Davanti, oltre a rivedersi Icardi, conferma per Eder e spazio a uno fra Perisic e Ljajic. L’alternativa rimane il 4-4-2, ma Biabiany sabato e domenica è rimasto a letto con la febbre, dunque non può essere al top. In difesa potrebbe possibili novità sulle corsie esterne, con l’esclusione dei deludenti Santon e Juan Jesus e il rilancio di due fra D’Ambrosio, Telles o Nagatomo. New entry alla Pinetina: Marco Fumagalli si occuperà di scouting e prima squadra.

Rolando Maran non recupera nessuno degli infortunati ai quali, anzi, si aggiunge anche il portiere Albano Bizzarri, uscito malconcio dalla gara di domenica con la Juventus. Al suo posto, debuttante in serie A, il giovane Seculin. In difesa rientra invece Cesar dopo la squalifica. Maran ha dato il benvenuto all’ultimo arrivato, l’attaccante Antonio Floro Flores, definendolo «il profilo giusto per noi, brava la società a riuscire a portarlo al Chievo». Venendo alla partita di stasera, Maran chiede alla squadra un’immediata reazione dopo la battuta d’arresto con la Juventus. «Anche l’Inter – dice – sarà arrabbiata tanto quanto noi, ma i ragazzi si sono allenati bene e ci sono i presupposti per fare una buona gara». E “vendicare” il cappotto con la Juve.

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«L’Inter ha firmato un contratto con la Uefa, deve rispettare parametri inderogabili con il Fair play finanziario e le conseguenze, non rispettando i patti, farebbero male per primi ai tifosi. Ci sono tanti giocatori di qualità che possono fare la differenza, ma non sempre sono raggiungibili. Il futuro? Ci sono due scenari, uno con e l’altro senza Champions. Il lavoro viene impostato in un certo modo, a volte si può fare tutto, altre no. La Champions cambia il mercato, speriamo possa arrivare la qualificazione per poterci muovere di conseguenza, altrimenti mancherebbero risorse importanti». Parla con chiarezza didascalica Piero Ausilio. E lo fa con l’onestà intellettuale di chi sa di aver centrato gli obiettivi che gli erano stati chiesti dal club (chiudere il mercato in attivo e dare una sforbiciata al monte ingaggi). E pazienza se su qualche argomento, Banega in primis, ha alzato una cortina fumogena. Decisamente più esplicito, il ds sull’argomento Soriano. «Potevamo prendere un solo giocatore eravamo orientati su un centrocampista poi abbiamo cambiato valutazioni in corsa. Nel calcio si può giocare anche senza un regista ma con due centrocampisti centrali, quindi abbiamo scelto di prendere Eder, ovvero un altro attaccante che ha caratteristiche differenti rispetto a tutti quelli che abbiamo in rosa. Soriano? Abbiamo lavorato tanto per portarlo subito a Milano, quindi di sicuro qualche base solida è stata costruita per la prossima stagione e con la Sampdoria ci siamo lasciati in ottimi rapporti…».

Toccherà a Mancini (autore di un gran gol su pallonetto in allenamento, postato sulla pagina ufficiale di facebook del club) portare quest’Inter in Champions: «Noi tutti siamo stracontenti del suo lavoro e molto contenti della squadra, una squadra che fino a poche settimane fa era prima in classifica. Anche la Juve ha passato un periodo di difficoltà ed era inevitabile che arrivasse pure per noi. Però siamo vivi e sappiamo che il nostro destino si deciderà solo a fine di maggio: bisogna solo fare fronte comune verso tutto quello che arriva da fuori. Col Chievo vorrei partire da un bell’1-0, quel risultato che avete tanto criticato. Chi gioca? Io non vi do cinque nomi ma solo uno: Icardi». Postilla su Banega («E’ un giocatore che stiamo seguendo, sappiamo che è in scadenza di contratto. Stesso discorso vale per Lavezzi…») e Kondogbia: «Ha 22 anni e ha già cambiato tre campionati. Bisogna dargli tempo e c’è eccessiva attenzione da parte vostra nei suoi confronti: non bisogna sempre pensare al suo prezzo. Un parametro zero e un giocatore da 30 milioni per me valgono in egual modo». Basta non dirlo a Thohir…

Inter-Chievo sarà l’ennesima partita da ex per Stefano Pioli (il tecnico ha allenato in carriera i veronesi così come Lazio e Sassuolo, già sconfitte) e l’occasione per Icardi e compagni di infilare la quinta vittoria consecutiva (l’ultimo a riuscirci Mancini nell’illusorio super avvio del campionato scorso), ma soprattutto sarà il match di debutto per Roberto Gagliardini. “Mister 28” – come i milioni che l’Inter dovrà sborsare nei prossimi anni se scatteranno tutti i bonus concordati con l’Atalanta – questa sera verrà lanciato quasi sicuramente dal primo minuto e porterà sul tappeto verde le caratteristiche che ieri Pioli ha voluto esaltare: «Gagliardini è pronto per giocare sia fisicamente che psicologicamente – ha sottolineato il tecnico -. La sua qualità migliore è il senso della posizione, gioca un calcio semplice ed efficace, ha fisicità e può darci tanta energia. E’ a disposizione per il presente e per il futuro dell’Inter». Già, ma se Gagliardini sarà un perno dell’Inter che verrà, lo scopriremo nei prossimi mesi e anni. Ma l’arrivo dell’ex centrocampista dell’Atalanta scombina le carte nel reparto centrale: è uscito Felipe Melo, presto verrà trovata una soluzione per Gnoukouri, ma ci sono ancora ben cinque giocatori per due posti (dando per scontato Gagliardini titolare) che – calcolatrice alla mano – valgono qualcosa come 150 milioni.

Il giocatore a cui Gagliardini darà “meno fastidio” è Gary Medel. Il cileno, out dal 20 novembre per la lesione del menisco laterale del ginocchio destro, è tornato fra i convocati, ma, come accaduto contro il Milan, verrà utilizzato prevalentemente da difensore centrale. In questo caso l’acquisto di Gagliardini creerà più disagi a Murillo.

Questa sera faranno coppia, ma dalla prossima partirà diventeranno rivali. Gagliardini, per la sagacia tattica che ha dimostrato nel girone d’andata, sembra più adatto a sposarsi in campo con Brozovic e dunque il francese, altalenante da 18 mesi, rischia di tornare fra le riserve come nel periodo De Boer. L’Inter ha deciso di continuare a scommettere su Kondogbia, non vuole cederlo né a prezzo di saldo per non incorrere in una minus-valenza, né prestarlo. Avanti insieme, a meno che a fine gennaio non arrivi un assegno da 30 milioni.

Come detto, il croato – assente stasera per squalifica – sulla carta sembra il partner ideale di Gagliardini, visto che per certe caratteristiche ricorda l’ex compagno Kessie. Brozovic, rispetto alla coppia con Kondogbia, con Gagliardini dovrà probabilmente spostarsi sul centrosinistra, ma il croato fra le sue doti migliori ha quella della duttilità.

Un altro elemento bravo a disimpegnarsi in più ruoli è Joao Mario. Il portoghese al momento è visto da Pioli come trequartista atipico, un tramite fra i due mediani e i tre giocatori offensivi. Il ruolo dove forse potrebbe dare il meglio di sé è quello di mezzala, dove per altro preferirebbero giocare anche Gagliardini e Brozovic. Se Pioli a volte opterà per il 4-3-3, i tre si giocheranno due posti, a meno che Joao Mario non venga riproposto da regista.

Rimane l’argentino, arrivato da svincolato e finora mai sbocciato del tutto. Banega ha alternato prove buone ad altre negative, può dare il meglio di sé da trequartista nel 4-2-3-1, ma non ha ancora digerito i ritmi italiani. Come per Kondogbia, la società punta deciso su di lui e non vuole bruciarlo dopo sei mesi, ma se i club cinesi dovessero mettere sul piatto i famosi 30 milioni, allora tutto potrebbe essere rivisto.

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Terza partita in sei giorni per il Chievo. Una sorta di “primato” che di sicuro non fa felice il tecnico dei gialloblù, Rolando Maran.«Verrebbe da lamentarsi – dice – ma lamentarsi spesso non è conveniente. Ne prendiamo atto, limitandoci solo ad osservare che speravamo di essere trattati un po’ meglio. Preparare la gara di Milano contro l’Inter in così poco tempo non è stato facile, ma ho visto i miei giocatori dopo la partita di Firenze e posso dire che siamo a posto e quindipronti a scendere in campo e a vendere a caro prezzo la nostra pelle».

Il Chievo è consapevole del fatto che rispetto alla gara di andata al Bentegodi, vinta per 2-0 grazie a una doppietta di Birsa, troverà sicuramente un’altra Inter, rigenerata dalla cura di Stefano Pioli, uno dei predecessori di Maran sulla panchina clivense. «L’Inter – riprende il tecnico del Chievo – viene da quattro vittorie consecutive, segno che la squadra ha trovato una propria identità e un equilibrio tattico. Quella nerazzurra e’ inoltre una formazione molto forte sotto il profilo fisico e, proprio per questo, complicata da affrontare. Ma noi siamo a conoscenza di tutto questo e scenderemo in campo cercando di dare continuità alla prestazione di Firenze, magari con maggior fortuna sia dal punto di vista del risultato sia da quello degli episodi (il riferimento è al rigore assegnato alla Viola nel finale di gara, ndr)».

Ripartire dunque dalla prestazione di Firenze è la sollecitazione che Maran manda ai suoi giocatori. Solo un cenno alla brutta sconfitta interna di domenica scorsa con l’Atalanta. «Ci eravamo detti – spiega il tecnico – che quello contro la squadra di Gasperini era solo un incidente di percorso già domenica, subito dopo il termine della partita. Dovevamo però dimostrarlo sul campo e a Firenze, mercoledì, lo abbiamo fatto. Il Chievo raramente sbaglia due partite di fila». Per quel che riguarda i singoli, Maran spende buone parole per il giovane Bastien, che ben si è comportato a Firenze e che anche stasera potrebbe trovare spazio nell’undici di partenza. «È cresciuto parecchio – dice – e ormai il suo inserimento può dirsi completato. Ha avuto qualche problema fisico tra novembre e dicembre, ma adesso sta bene e lo sta dimostrando sul campo con prestazioni convincenti». Maran ovviamente non si lascia andare ad alcuna considerazione in merito alla probabile formazione anti Inter. Si limita solo a elogiare la rosa a disposizione, lasciando intendere che le soluzioni a sua disposizione, nonostante i tanti infortunati, sono ampie. «So che l’organico si equivale – dice – e per me non è mai facile fare le scelte su chi mandare in campo e chi in panchina. Ma ciò significa che si è lavorato bene e che la squadra, nella sua completezza, ha un equilibrio chiaro».

Dentro uno (Gagliardini), fuori due (Melo e Jovetic), ma Stefano Pioli – che dentro di sé, dopo il viaggio natalizio a Nanchino, confida di ricevere qualche altro regalo da Suning -, si aspetta che il club gli restringa ulteriormente la rosa: «Il gruppo è ancora numeroso, la società ne è consapevole e lavoreremo per sfoltire». Gli indiziati a lasciare Appiano sono noti da giorni, ma come spesso succede, non è semplice né trovare la soluzione che accontenti tutti, né convincere alcuni giocatori a dire addio a una piazza come quella di Milano. Pioli vorrebbe lavorare con 23-23 giocatori più il giovane centravanti Pinamonti, ormai promosso stabilmente in un reparto, quello d’attacco, dove dovrebbe trovare più spazio Gabigol: «Ha le stesse possibilità di tutti i suoi compagni, quindi resta». Dunque il foglio di via rimane in mano principalmente a Ranocchia, Yao (Bastia), Santon (aspetta sempre la Sampdoria), Miangue (prestito a Cagliari, Norimberga o Bordeaux), Gnoukouri (Udinese più di Leganes e Crotone) e Manaj (rientrato dal prestito al Pescara, andrà in B), anche se non vanno tralasciate alcune piste come quelle che portano a Nagatomo (il Burnley lo vorrebbe, ma lui non vuole muoversi), Kondogbia, Banega e Biabiany (Pioli lo terrebbe pure con sé, ma Suning continua a corteggiarlo con un ingaggio monstre per portarlo in Cina allo Jiangsu).

L’Inter ha scelto di cedere in difesa Ranocchia e tenere Andreolli. L’ex capitano sembra essersi convinto a dire addio, però ha un ingaggio importante (2.4 milioni netti) che spaventa i club italiani (dopo Palermo e Sassuolo ora ci pensa seriamente il Bologna), meno quelli inglesi. Ranocchia riflette, vorrebbe rimanere in Italia e in Premier preferirebbe una società non in lotta per salvarsi (Hull e Swansea), ma più tranquilla (West Ham). L’uscita di Ranocchia permetterebbe di risparmiare qualche milione d’ingaggio e, in caso di cessione, anche incassare. Ma solo l’eventuale arrivo di offerte “folli” per Kondogbia e Banega (dai 25-30 in su), permetterebbe al ds Ausilio di ragionare concretamente su un nuovo colpo in entrata. Ricardo Rodriguez (terzino sinistro) e Luiz Gustavo (mediano) restano i primi obiettivi, anche se ieri dalla Spagna è rimbalzato un rinnovato interesse per Sime Vrsaljko terzino destro dell’Atletico Madrid, osservato dall’Inter fin dai tempi della Dinamo Zagabria (e poi Genoa e Sassuolo). Il giocatore è seguito dall’agente di Gagliardini che ha però escluso che il croato possa tornare subito in Italia, soprattutto ora che Simeone lo sta impiegando con maggiore continuità.

Stefano Pioli ha fissato la quota Champions a 80 punti e ha alimentato i sogni di rimonta di un’ Inter che in passato è stata capace di vere e proprie imprese. Lui spera che la storia si ripeta e non lo ha nascosto: « La squadra è cresciuta – ha detto -, ma ha ancora margini di miglioramento. Con il lavoro che stiamo facendo possiamo progredire ulteriormente e secondo me ce n’é bisogno perché le nostre dirette concorrenti sono forti e corrono velocemente. Lo scorso anno al termine del girone d’andata fin ter aveva 39 punti ed era terza. A fine campionato la Roma è arrivata ai play off di Champions con 80 punti, una cifra che potrebbe essere necessaria anche in questa stagione visto il ritmo che tengono le prime. Noi però dobbiamo pensare a una partita alla volta e vediamo quante ne vinceremo».
NUMERI E MEDIE. Quando Pioli è arrivato ad Appiano Gentile, Ììnter aveva 17 punti dopo 12 giornate e una media di 1,41 punti a incontro. Nelle 7 gare in cui è stato in panchina ha ottenuto 5 affennazioni, un pari e un ko tenendo una media di 2,29 punti, secondo solo allo juventino Allegri (2,5). La media punti complessiva del girone d’andata nerazzurro è stata di 1,73 a match. Considerando che per raggiungere quota 80 punti ne serviranno altri 47, stasera e nelle successive 18 sfide di campionato leardi e compagni saranno obbligati a viaggiare a una media di 2,47 a giornata. Praticamente dovranno tenere il passo che nell’andata ha avuto la Juve. Possibile? Di certo l’allenatore emiliano spera che la sua squadra mantenga il ritmo avuto finora (striscia aperta di 4 affermazioni in campionato; i successi filari in Serie A a San Siro sono invece 5 che diventano 7 considerando anche l’Europa League), ma allo stesso tempo si augura pure che chi sta davanti inizi a rallentare.
GRANDI RIMONTE. Nell a stori a del club di corso Vittorio Emanuele le rimonte non sono mai mancate. Quella più bella è targata 1970-71 quando dopo il cambio di allenatore (Inver- nizzi al posto di Heriberto Herrerà), i nerazzurri ripresero a volare. Alla settimana giornata (torneo a 16 squadre, 2 punti per vittoria) erano a -7 dal Napoli capolista e a -6 dal Milan di Nereo Rocco, ma con una striscia di 14 risultati utili (11 successi e 3 pareggi), annullarono quasi del tutto il distacco. L’aggancio ai “cugini” a 8 giornate dalla fine, il sorpasso la domenica successiva con il titolo arrivato con 180’ di anticipo grazie al 5-0 in casa contro il Foggia. L’ultima grande rincorsa, in questo caso non culminata con lo scudetto, ma con la qualificazione dia Champions League, è datata 2010- 11, con Leonardo ai posto di Benitez dopo la sosta natalizia e la vittoria dei Mondiale per Club. Il brasiliano assunse la guida della squadra con 13 punti da recuperare (e 2 incontri in meno) rispetto al Milan e portò l’Inter a giocarsi di fatto il tricolore nel derby perso malamente 3-0. Il secondo posto, però, non sfuggì a Zanetti e compagni. Di rimonte mancate l’Inter ne ha fatte anche altre
due: nel 1986-87 (Serie A a 16 squadre, 2 punti a vittoria) quando mancavano 9 turni al termine i nerazzurri erano quinti a -7 dal Napoli capolista, ma gli azzurri nelle successive 5 sfide ne vinsero solo una, mentre l’Inter collezionò 4 successi (compreso lo scontro diretto) e 1 pari. Il distacco venne ridotto a 2 punti, ma poi arrivò il ko ad Ascoli e Maradona potè festeggiare. Nel 1992-93 (campionato a 18 squadre, 2 punti a vittoria) all giornate al termine i nerazzurri erano a -11 da Milan di Capello che non perdeva da 58 incontri consecutivi. Il distacco venne ridotto prima a 7 lunghezze (a 7 domeniche dalla fine), poi a 5 prima che 2 pareggi degli uomini di Bagnoli spegnessero i sogni.

INVIATO AD APPIANO – Mauro leardi punta a quota 30 gol in Serie A. Il rendimento che il centravanti dell’In ter ha avuto nelle scorse stagioni fa pensare che l’obiettivo sia alla sua portata o quanto meno avvicinabile. Stasera il capitano nerazzurro inizierà il girone di ritorno dopo aver segnato 14 reti in quello d’andata. Considerando che spesso nella seconda metà della stagione ha avuto numeri migliori rispetto alla prima, la sua speranza è quella di togliersi grandi soddisfazioni in termini di gol. Per trascinare la squadra al terzo posto, per vincere la classifica dei cannonieri e per convincere a convocarlo già a marzo il et Bauza.

CRESCITA COSTANTE. Da quando gioca in Serie A Maurito ha abituato i suoi tifosi a un rendimento in crescendo. Nel 2012-13 con la Sampdoria firmò in tutto 10 reti, 3 all’andata (con la doppietta allo Juventus Stadium) e 7 al ritorno grazie anche al poker rifilato al Pescara. Nel 2013-14 la prima esperienza in nerazzurro: girone d’andata sofferto complice la pubalgia e 2 centri (contro Juventus e Cagliari), mentre nella seconda parte, dopo aver detto no alla proposta di tornare in prestito alla Sampdoria, altri 7 gol.
Nel 2014-15 ancora un leardi che è venuto fuori alla distanza: nonostante una prima metà importante con 10 reti (tripletta al Sassuolo), nel ritorno ha fatto addirittura meglio e, “timbrando” il cartellino altre 12 volte, ha vinto il titolo di capocannoniere insieme a Toni. La “regola” è stato infranta solo lo scorso anno quando a gennaio dopo le prime 19 giornate aveva messo insieme 8 gol
, mentre a ritorno è riuscito “solo” a uguagliare il dato chiudendo a quota 16 complice un paio di infortuni che lo hanno tenuto fuori di fatto 3 incontri.
MESSAGGIO AL CT. Il capitano in questo momento ha segnato quasi il 50 per cento delle reti in campionato dell’In ter ( 14 su 30), ma con l’arrivo di Pioli l’Icardi- dipendenza è stata in parte sconfitta rispetto all’era De Boer (8 su 13).
Questo non gli impedisce di essere il principale punto di riferimento offensivo della squadra e di sognare la convocazione in nazionale. Le parole di Maradona le ha lette («Deve stare lontano dalla Seleccion» il sen so delle dichiarazioni), ma gli hanno riferito pure della “replica” di Bauza a Fox Sports: «Monitoriamo 60 giocatori – ha detto il commissario tecnico dell’Argentina – e ho totale libertà di scelta su chi chiamare. Sia leardi che Carlos Tevez sono convocabili Mauro ha le porte aperte per fare parte di questo gruppo, non c’è alcun problema con gli altri calciatori. Se succede qualcosa a Lliguain ePratto, tocca a lui e l’ho anche detto a Zanetti. Andare a vedere una partita dell’Inter o parlare con lui? Penso sia molto probabile che vada a vederlo al mio prossimo viaggio. Comunque lui sa benissimo quello che penso sul suo conto».

INVIATO AD APPIANO- In una Pinetina innevata, ma con i campi riscaldati e perfettamente agibili, l’Inter ha sostenuto ieri pomeriggio l’ultimo allenamento. Stamani è prevista una “sgambatura” ma a meno di clamorose novità Roberto Gagliardini farà il suo esordio da titolare con la maglia nerazzurra. Un po’ come successe a Sneijder nel derby d’andata della stagione 2009-10 in cui l’olandese fri protagonista II ragazzo di Dalmine, die in tribuna avrà i genitori, la sorella e la fidanzata a guardarlo, spera di essere protagonista e ieri su Twitter lo ha fritto capire. «Non vedo l’ora di poter indossare questa maglia così prestigiosa. Pronto a lottare e vincere» ha scritto aggiungendo gli hashtag #amala e #rg5.
PRECEDENTE E COMPLIMENTI.
Domenica scorsa Gagliardini era a Verona, ma nella vittoria
per 4-1 dell’Atalanta sul campo del (Tiievoè rimasto in pan- chinaperché ormai “promesso sposo” dell’Intel: Stavolta invece sarà in campo, in coppia con Kondogbia. Pioli nella conferenza stampa di ieri ha avuto parole di elogio perii nuovo acquisto: «II suo arrivo è importante – ha affennato – perché ha qualità e darà energia allano- stra squadra. Con questa operazione la proprietà ha confermato che vuol fare le cose per bene anche per il futuro. Roberto è pronto per giocare sia dal punto di vista fisico che psicologico. La sua dote migliore è il senso della posizione e per lui centrocampista stare bene in una me diana a 2o a 3 è fondamentale. Nel caldo sono importanti la corsa, il movimento e come si occupano gli spazi. Lui sa giocare in modo semplice ed efficace, è dotato di cliili e centimetri, è forte nei duelli aerei e ci darà fisicità. È un elemento chi ave perii presente e il futuro dell’Inter».
AMMAZZA EX. Complice l’assenza dello squalificato Bro- zovic, Pioli punterà dunque su Gagliardi ni e pare orientato a preferire Ioao Mario a Banega confennando così per nove

undicesimi la squadra die ha battuto l’Udinese. Il tecnico di Panna stasera spera di confermare la sua tendenza di… ammazza ex visto che, da quando è arrivato alllnter, ha battuto la Fiorentina, dove ha militato 6 stagioni da difensore, il Sassuolo, dove è rimasto un

anno da allenatore in Serie B, e la Lazio, due annate in panchina con un terzo posto. Stasera appunto avrà di fronte il club giallo blù dove ha lavorato sia con la Primavera (2002- 03) sia con la prima squadra (2010-11 ). Ma non è finita qui perché martedì in Ceppa Italia avrà di fronte il Bologna dove ha iniziato come tecnico del settore giovanile ( 1999-2002) e poi è stato dall’ottobre 2011 al gennaio 2014; domenica 22 sarà a Palemio dove è rimasto 3 mesi scarsi e non ha neppure iniziato il campionato 2011- 12 complice l’eliminazione dai preliminari di Europa League; domenica 5 febbraio il piatto forte allo Juventus Stadium contro i bianconeri con i quali ha vinto la Coppa dei Campioni. Adesso però Pioli pensa se lo al Chievo, «un’avversaria che sbaglia pochi incontri in lui anno, turo dei quali proprio domenica scorsa. Avremo

di fronte tuia squadra esperta, solida e difficile. Dovremo essere lucidi e giocare un calcio pulito e preciso. Di certo non sarà facile».
ROSA DA SFOLTIRE. Pioli si aspetta che l’organico sia alleggerito con qualche cessione. «La società ne è consapevole: nonostante le partenze di Melo e Jovetic siamo ancora troppi» ha aggiunto. Valige pronte per Gnoukouri, Miangue (domani in Primavera) o Santon, Yao e Ranocchia. Resterà Gabigol: «Sono soddisfatto di lui come degli altri. Avrà le sue cliances». E tra i convocati per stasera, mentre è assente il secondo portiere Carrizo (influenzato): stamani andrà alla Pinetina per fare un provino ed eventualmente siede- rà in panchina. Dopo 2 mesi si rivede Medel.

Sono passati meno di cinque mesi da quella afosa notte al Bentego- di, eppure il mondo Inter da quel 21 agosto è stato positivamente ribaltato come un guanto. Ecco come in sette punti una società/dirigenza/ squadra che dopo alcuni fisiologici inciampi di percorso dovuti anche ai cambi di proprietà si è messa finalmente a viaggiare nella giusta direzione. E che si ritrova a guardare quello 0-2 targato Birsa con la carica che, più della voglia di rivincita, sanno dare quattro vittorie consecutive e la sensazione di aver trovato una quadratura a tutti i livelli.

ALLENATORE Il 21 agosto scorso il De Boer interista era un neonato di appena 13 giorni. Faticava ad orientarsi dopo la tardiva separazione da Roberto Mancini e fece un errore marchiano. Volle stravolgere il copione, inventandosi un 3-5-2 indigesto, e anche quando tornò su tracce tattiche più familiari non diede mai la sensazione di avere in mano la squadra. Ora poco importa se avesse più colpa lui o la dirigenza che, con l’obbligo di fare subito risultato, si affidò a un visionario che non aveva mai allenato fuori da Amsterdam. Alla fine però è arrivato Stefano Pioli,

potenziatore più che normalizzatore. Come dimostra la media scudetto di 2,28 punti a gara.
MODULO Con il
3-5-2 che oppose al Chievo De Boer intendeva proteggere la difesa e mettere i due azzurri C a n d r e va e d Eder sulle stesse zolle che calpestano in Nazionale. Andò malissimo, con una linea a tre presa sempre d’infilata e una squadra incapace di creare calcio. Con il 4-2-3-1 attuale Pioli sta garantendo solidità difensiva ma anche partecipazione nella fase offensiva, cui ora partecipano Icardi, i due esterni, il tre- quartista anomalo di turno (Banega o Joao Mario), uno dei due centrocampisti e spesso anehe i terzini. Senza però lasciare i due centrali difensivi in perenne balia dell’uno contro uno.
GIOCATORI Il 21 agosto il mercato era ancora aperto e al fotofinish portò alla Pinetina Gabigol e soprattutto Joao Mario, «tuttocampista» dall’impatto immediato, come dimostrarono le vittorie in sequenza con lui in campo contro Pescara, Juve ed Empoli. Ora inoltre c’è Gagliardini, benzina verde per un centrocampo che non sentirà troppo la mancanza di Melo. Così come in attacco Jovetic aveva lasciato ben poche tracce.

UMORE L’Inter andò sì a Verona con l’entusiasmo e i buoni propositi tipici del primo giorno di scuola, ma in verità le incognite erano tante. Oltre a quella tecnica, c’erano le turbolenze di mercato legate a Icardi e ad una preparazione insufficiente tra tournée americana con una logistica infelice e lo scollamento con Mancini. Ora lo «smile» è evidente,

con 12 punti nelle ultime quattro uscite la sensazione è che l’Inter abbia un’anima e sappia reagire anche quando va sotto. Vedi Udine. Ai prossimi match (Chievo in primis) il verdetto sulla benedetta continuità che manca dai tempi di Mourinho.
AMMINISTRATORE Un altro cambio radicale rispetto a inizio stagione è legato all’avvicendamento del ceo Boling- broke con Liu Jun – a.d. ad interim, in attesa che di individuare il giusto profilo italiano o comunque navigato del nostro calcio – e soprattutto Steven Zhang, che ha poteri di firma. Da un’anomala gestione in cui il compratore lasciava le leve del comando in mano al venditore – di Bolingbroke Thohir la folle gestione estiva della vicenda Mancini – si è passati ad una fase in cui Suning, che era pur sempre entrata solo a fine giugno, ha preso in mano la situazione a livello operativo. Anche per quel che riguarda la scelta del nuovo allenatore.

SUNING Perché sorti di una squadra sono sempre legate a doppio filo al manico, cioè a come si strutturano proprietà e management. Suning ha preso tempo per studiare la situazione, poi è intervenuta piazzando a Milano, vicini a dirigenza e squadra, Jun Liu e soprattutto Steven, il figlio del proprietario, che relaziona quotidianamente il padre e si sta fidando dei dirigenti italiani (Ausilio, Gardini, Antonello sul fronte finanziario), salvo poi riservarsi di tirare comunque un bilancio a giugno. Chiaro che la forza del colosso di Nanchino sia anche e soprattutto economica. Il progetto è serio, ambizioso e soprattutto a lungo termine. Legato ad una strategia sportiva che deve servire come testa di ponte anche per gli altri variegati business del gruppo.
PINETINA E se Zhang Jindong ha saputo iniziare nel 1996 con un negozio che aggiustava condizionatori per creare un impero che fattura miliardi di euro, non c’è da stupirsi che abbia capito come adeguarsi alle regole del fairplay finanziario imposte dall’Uefa. Al netto della discontinuità di gestione che verrà invocata a Nyon per potersi muovere più liberamente sul prossimo mercato estivo (caccia a 3-4 top player) con un piano industriale triennale, la proprietà cinese si è preoccupata di aumentare i ricavi. A partire dal naming della Pinetina, ora «Suning training center, in me- mory di Angelo Moratti». Una mossa che è un po’ spiaciuta all’ex patron del Triplete, ma che abbinata alla sponsorizzazione del kit d’allenamento frutterà 15 milioni all’anno. E tante altre attività commerciali stanno trovando impulso grazie alle sinergie di Suning. Senza dimenticare che stasera contro il Chievo non esordirà soltanto Ga- gliardini, ma pure il nuovo spogliatoio al Meaz- za. Nerazzurro, con strutture e sedute ultra moderne, oltre alle maglie di 20 storici ex, più due senza nome a stimolare i giocatori attuali perché presto tocchi a loro. Dal Chievo al Chievo, quante differenze.

Questa sera Stefano Pioli si ritroverà davanti un passato piacevole, un passato impersonato da cinque giocatori che insieme sommano 177 anni di età. Sono i «reduci» del 2010-11, la stagione in cui l’attuale allenatore dell’Inter guidò il Chievo. Si tratta di Stefano Sorrentino, Nicolas Frey, Gennaro Sardo, Bostjan Cesar e Sergio Pellissier. A dire il vero uno non ci sarà fisicamente, Sardo, per colpa di un infortunio. Ma tre degli altri quattro dovrebbero partire titolari.

STAGIONE POSITIVA E allora il ricordo andrà a quell’estate del 2010 quando l’allenatore originario di Parma venne chiamato a guidare la prima squadra dopo aver fatto la stessa cosa con la Primavera nel 2002-03. Lui e tutto lo staff, benvoluti fin dal principio, ritroveranno questi cinque simboli del Chievo contemporaneo. Difficile che al presidente Luca Campedelli non spunti un sorriso quando gli si nominano Pioli e i suoi compagni dello staff. Quella stagione fu chiusa all’11° posto, ottenendo una salvezza tutto sommato tranquilla ( + 10 punti sulla terz’ultima) dopo un girone d’andata un po’ complicato chiuso soltanto 4 punti sopra la zona retrocessione. L’impatto fu straordinario con 3 vittorie nelle prime 4 gare, un secondo posto in classifica a un punto dall’Inter insieme con il Brescia dopo il primo mese. Poi il cammino rallentò ma portando con sé diverse soddisfazioni. Come la vittoria interna contro l’Inter, i successi contro il Napoli (andata e ritorno), il doppio pareggio contro la Juventus.

SIMBOLI Sorrentino parava, Frey, Cesar e Sardo difendevano, Pellissier segnava. Erano i punti fermi di Pioli, non solo sul campo dove si alternavano con i compagni, ma soprattutto nello spogliatoio. Coloro i quali tenevano alta la concentrazione e spingevano forte. In quel Chievo c’era Lorenzo Squizzi in rosa. Era, insieme con Marco Silvestri, la riserva di Sorrentino. Adesso è il preparatore atletico dello stesso portiere. Cambiano i ruoli, ma le persone restano. Questa sera ci sarà anche un Rigoni, Nicola, mentre Pioli allenava il fratello Luca. Gli porterà i saluti.
MARAN Soprattutto gli porterà la voglia di lasciare il Meazza con qualcosa in tasca perché il Bel Chievo dell’andata sembra esser evaporato anche se a Firenze in Coppa Italia si è visto in parte la versione buona. «Forse la affrontiamo nel loro momento migliore – ha commentato Rolando Maran -. Ne prendiamo atto, ma cercheremo di vendere cara la pelle. Pioli ha dato un’impronta».

Stefano Pioli si presenta in conferenza convinto della forza del suo gruppo, ma con un idrante metaforico per spegnere gli eccessi di entusiasmo dopo le 4 vittorie consecutive: «Quando sono arrivato speravo di essere un potenziato- re più che normalizzatore, ma non ho ancora potenziato nulla. C’è sempre tanto da fare, bisogna tenere fino al 28 maggio. Poi faremo i bilanci, anche su di me. Ho un gruppo forte e intelligente, ma con ampi margini di miglioramento. Soprattutto nella continuità sui 95’ minuti. In alcuni momenti delle partite siamo ancora poco squadra, sbagliamo le letture. Ci stiamo lavorando».

GAGLIA E GABI Sapendo che il mercato di gennaio, come ripete spesso lui, non cambia gli equilibri. Però…«l’arrivo di Ga- gliardini è importante, ci dà tecnica, energie e grandi prospettive future. Lui ha qualità anche fisiche, gran senso della posizione. E’ pronto per giocare, poi deciderò se dall’inizio. La rosa comunque rimane troppo ampia, la società lo sa, sfoltiremo. Ma non in attacco, dove Pinamonti si allenerà stabilmente con noi e mi tornerà utile anche Gabigol. Basta che lui come gli altri continuino a dare il 100% ogni giorno».

CHIEVO E CHAMPIONS Partendo dal Chievo, si passa poi al bersaglio grande, la caccia alla Champions. «Domani sera (stasera, ndr. ), avremo contro una squadra che sbaglia poche partite in un anno e purtroppo per noi una di questa è appena arrivata, contro l’Atalanta. Ma ho una rosa con la qualità e la duttilità per vincere tante delle gare che rimangono. Bisogna prenderne una alla volta, sapendo che l’anno scorso alla Roma servirono 80 punti per arrivare terza. Noi siamo a 33, i conti sono presto fatti… Il nostro futuro non dipende soltanto da noi, ma la gara contro il Chievo sì».

MEDEL E MEDIANA Chiusura tra tattica e il ritorno di Medel: «Gary sarà convocato, ora lo vedo più difensore ma so che può darci tanto anche in mezzo al campo. Vi fissate con i moduli, ma giochiamo sempre con tre centrocampisti. Uno tra Joao Mario e Banega più alto per non lasciare solo Icardi? Anche, ma voglio che ad attaccare siano in tanti, per questo pretendo movimento continuo». E gradirebbe lo stesso movimento anche nella classifica dell’Inter.

Senza fare i precisini, di cui si dice un gran bene, è giusto sottolineare che l’asse centrale dell’Inter di questa sera varrà oltre 100 milioni.

Conti spiccioli, conti che non si tramutano in gol e assist. Conti che però ricordano come tra Roberto Gagliardini, Geoffrey Kondogbia e Joao Mario il club gestito da Suning abbia speso circa 108 milioni, bonus compresi, per assicurarsi i loro cartellini. Stefano Pioli questa sera poggerà su di loro per il lavoro più importante, quello di appoggio alla manovra offensiva e di equilibrio nei periodi di non possesso palla.
DIFESA Anche ieri l’allenatore ha provato questa soluzione lasciando Banega a cavallo tra titolarità e panchina. Il portoghese è in vantaggio sull’argentino dopo la buona spinta offerta al Friuli domenica con il suo ingresso in campo. Sulle ali, dietro a Icardi, invece non ci sono dubbi che tengano. Candreva a destra e Perisic a sinistra saranno le scelte di Pioli per aggredire il Chievo sugli esterni. In difesa resiste qualche dubbio sull’impiego di Medel fin dal principio. Anche lo stesso Pioli ieri ha confermato che per lui il cileno sarà un difensore in vista del girone di ritorno. Detto questo Gary rientra da un infortunio delicato e il suo utilizzo andrà soppesato delicatamente. Ecco perché accanto a Miranda è probabile che ci sarà ancora Murillo e non lui. Semmai Medel dovrebbe rivedere il campo dal principio martedì sera in Coppa Italia contro il Bologna. Hanno convinto e lo stanno facendo da qualche tempo i terzini D’Ambrosio e Ansaldi.
PORTIERI Solo oggi invece si saprà se Carrizo rientrerà tra i convocati. Il portiere argentino è vittima di un attacco influenzale da qualche giorno. Debilitato, verrà valutato anche stamattina. Per precauzione ieri è

stato convocato Di Gregorio, nato nel 1997 e milanese di origine. Anche perché pure Handanovic è alle prese con un fastidioso raffreddore (senza febbre) che lo tormenta da un po’.
ARBITRO L’arbitro della partita sarà Piero Giacomelli della sezione di Trieste. Giovane – compirà 40 anni a novembre – ha arbitrato i nerazzurri quattro volte. Il bilancio non è eccezionale per l’Inter visto che con lui ha vinto solo una volta, contro il Genoa, nel dicembre del 2015.

Anche l’Inter ha il suo Pogba. Stefano Pioli si trova invece con un piccolo problema da risolvere… Ma partiamo dalle buone notizie: Roberto Gagliardini nelle sue esternazioni social (le domande, nel giorno del vernissage, le hanno fatte i tifosi) ha ammesso di essersi innamorato – calcisticamente, of course, di Zidane (anche se non ha certo le caratteristiche per provare a imitare il francese) e di avere invece come stella polare Paul Pogba: «Per me è un esempio e credo sia il massimo nel ruolo in questo momento». Steven Zhang, che gli ha consegnato la maglietta numero 5 che è stata di Felipe Melo ma soprattutto di Dejan Stankovic (altro idolo dell’ex atalantino), sarebbe felice se Gagliardini diventasse un uomo da 110 milioni come il “Polpo Paul”.

Il problemino da risolvere rischia invece da averlo Pioli, dato che Gagliardini così si è espresso sulla sua posizione in campo: «Mi piace giocare da mezzala e mi sento molto a mio agio nel centrocampo a tre». Toccherà all’allenatore resettarlo nel 4-2-3-1 che è il sistema di gioco adottato nelle ultime partite, sempre che il ritorno di Brozovic (che con il Chievo è squalificato) e magari l’arrivo di Luiz Gustavo (obiettivo di Ausilio, nonostante all’Inter tutti neghino, è di portarlo a Milano entro il gong), non consiglino all’allenatore di cambiare sistema di gioco tornando al 4-3-3. Dopo tutto un centrocampo con Brozovic, Joao Mario e Gagliardini potrebbe portare all’Inter corsa, qualità e pure qualche gol. Queste comunque restano sfumature perché, l’importante – dopo tutto – è avere giocatori bravi in squadra: «Sono molto simili le richieste che fanno in allenamento Gasperini e Pioli – spiega Gagliardini – chiedono di raddoppiare e di fare attenzione quando la squadra è in fase di possesso palla. Io sono sempre stato molto più bravo ad attaccare, ma da quest’anno ho giocato anche puntando sulla fase difensiva. Penso di avere la qualità di vedere prima la giocata e di anticiparla». Difficilmente in ogni caso rivedremo Gary Medel al centro del gioco. Ieri Pioli ha provato con grande attenzione il cileno al centro della difesa in tandem con Miranda e quella dovrebbe essere la sua collocazione nell’immediato futuro anche perché, oltre a Luiz Gustavo, Suning punta a portare all’Inter pure Marco Verratti. La cui parabola – caso vuole – è del tutto simile a quella di Gagliardini, considerato che il play è passato dalla nostra Serie B a una big che negli ultimi anni ha fatto della Champions il giardino di casa («Verratti sarebbe un grande giocatore con cui giocare»).

Solo il tempo dirà se Gagliardini ha fatto la scelta giusta: non è un segreto infatti che sia stato per molti mesi nei radar della Juventus che poi si è tirata indietro per evitare pericolose aste al rialzo con Suning: «Ho scelto l’Inter perché è una grande squadra e perché mi ha cercato più di tutte. Quello di Suning poi è un progetto ambizioso: loro vogliono riportare l’Inter in alto e per me è un onore che mi abbiano scelto. La Juve? Hanno battuto la “mia” Atalanta in campionato e in Coppa Italia ed è arrivato il momento che si vinca noi». La sfida, Zhang l’ha lanciata ma per la prossima stagione. Prima però l’Inter deve puntare a riprendersi quella Champions che manca ormai da troppi anni. Speranze di rimonta che diventerebbero concrete solo con 9 punti nelle prossime tre gare di campionato. Si comincia domani contro il Chievo di Maran che, alla prima giornata, regalò una bella doccia fredda a Frank De Boer: «Sarà un’emozione rivedere San Siro: la prima volta che ci ho giocato è stato un mese fa contro il Milan, è stato uno spettacolo, guardavamo le porte e ricordavamo i gol fatti da gente come Ronaldo. Il mio sogno? Segnare un gol, magari nel derby, anche al novantesimo e… come capita.». Col Milan Gagliardini, ha pareggiato 0-0 a San Siro: quel giorno al suo fianco c’era Mattia Caldara che invece ha scelto la Juventus ma la raggiungerà solo al termine della prossima stagione. Il difensore arriverà così in una grande squadra grazie a un approccio molto più soft, considerato che avrà un altro campionato e mezzo a disposizione per crescere senza ansie in provincia. Gagliardini invece, quando ha bussato l’Inter, ha deciso di fare all-in, per nulla intimorito dal salto triplo che l’attendeva. «Era un’offerta a cui era impossibile dire no. Di certo, il valore dato al mio cartellino più che un peso è una motivazione. L’Inter ha fatto un investimento importante e io devo fare il massimo per ripagarla». E sabato, nonostante Gagliardini un anno fa di questi tempi fosse in campo in un Vicenza-Modena, difficilmente all’interessato tremeranno le gambe: «E’ un grande salto, l’ho fatto molto in fretta e mi godo il momento». Sognando Pogba, le premesse paiono ottime.

Prima sfoltire, poi comprare. L’Inter continua sulla linea tenuta finora per cercare di far sì che altri colpi arrivino già entro fine gennaio. Piero Ausilio continua a negare, ma intanto sugli esterni sta cercando di fare spazio per Ricardo Rodriguez. Il sogno del ds nerazzurro, infatti, sarebbe quello di portare subito uno tra l’esterno o Luiz Gustavo (o tutti e 2) a Milano, anche per impostare già la squadra per il prossimo anno. Quindi, ci si concentra prima sulle cessioni. Per quanto riguarda gli esterni, 2 giocatori potrebbero lasciare. Si registra un’offerta di 8 milioni del Burnley per Yuto Nagatomo. Su Senna Miangue, invece, resta forte l’interesse del Cagliari, con l’Inter che potrebbe cederlo in prestito o con la solita formula della ricompra. Il ragazzo piace anche all’estero: Bordeaux e Norimberga hanno fatto dei sondaggi. Da non dimenticare, poi, la situazione di Davide Santon, sul quale aleggia sempre la Sampdoria.
Sempre in difesa, per quanto riguarda i centrali, l’Inter sembra più orientata a lasciare uscire Ranocchia rispetto ad Andreolli che, essendo in scadenza a giugno, se restasse rinnoverebbe il contratto fino al 2020 tra febbraio o marzo. Per l’ex capitano, invece, si sono mosse in Premier l’Hull City e il West Ham, oltre alle nostrane Bologna e Sassuolo (qualora dovesse andare via Acerbi). Ranocchia preferirebbe gli Hammers, più che altro perché l’Hull rischia la retrocessione. Yao, infine, sembra essere a ore dall’accordo con il Bastia, che ha superato l’Amburgo per assicurarsi le prestazioni del giocatore.
Capitolo centrocampo: Gino Pozzo, presidente dell’Udinese, avrebbe chiesto ufficialmente Assane Gnoukouri ad Ausilio dopo il match di domenica. I friulani offrono un prestito con diritto di riscatto, con gli spagnoli del Leganés sempre in corsa, mentre il Crotone non convince l’ivoriano. Intanto Rey Manaj, tornato alla base dopo l’esperienza al Pescara, è seguito da mezza Serie B: per ora, in pole per lui c’è il Perugia. Restano solo suggestioni, invece, quelle che vorrebbero uno tra Kondogbia e Banega in partenza per la Cina. L’Inter non ha intenzione di accettare offerte, a meno che non siano dai 30 milioni a salire.

Interrompere l’egemonia in Italia della Juventus e, in un secondo tempo, tornare tra le big d’Europa. Questa la missione consegnata da Steven Zhang e Jun Liu a chi governa l’area tecnica. Il piano di Suning è tanto semplice, quasi da risultare banale: i cinesi sanno che l’Inter deve tornare a rendere abitudine la vittoria e sono perfettamente consapevoli del fatto che sarebbe fondamentale per cementare il progetto che siano proprio Icardi e compagni a interrompere il filotto di scudetti bianconeri (sempre che, ovviamente, in questo campionato non dovesse maturare la sorpresissima di una Roma o di un Napoli campioni d’Italia). La mission prima illustrata, quindi consegnata a Zanetti, Ausilio e Gardini, ma pure a Stefano Pioli, è supportata da un piano d’azione studiato nei minimi dettagli e corroborato dalla certezza che, grazie a nuovi sponsor in arrivo dalla Cina, la società in estate sarà libera dai legacci imposti dal fair play Uefa ereditati dalle gestioni Moratti e Thohir.

La strategia

Suning cerca talenti di prospettiva (meglio se italiani) e non è un caso che Ausilio si sia spesso trovato in rotta di collisione con Marotta. Le avvisaglie si erano viste in estate quando l’Inter aveva offerto 25 milioni per Berardi (che resta un obiettivo anche per il futuro, anche se il preferito è Bernardeschi), e la “marcatura a uomo” si è fatta più insistente in questa sessione di mercato dove nei radar di entrambi i club sono entrati prima Gagliardini quindi Verratti e, infine, Luiz Gustavo.

Guardando Wolfsburg

E l’aria intorno al brasiliano rischia di diventare “tossica” nell’ultima settimana di mercato. Questo perché l’Inter vuole comunque arrivare al metronomo del Wolfsburg entro il gong: obiettivo di Pioli è rifondare il centrocampo in vista del campionato che verrà dove nel libro dei sogni in cabina di regia ci sono proprio quest’ultimo nonché Marco Verratti. Molto dipenderà anche dalle uscite ma, nonostante le smentite, qualora dovesse arrivare un’offerta per Kondogbia o Banega verrà valutata molto attentamente. Questo anche perché l’Inter ha pure già bloccato per giugno (ma, pure in questo caso potrebbe accorciare i tempi) Ricardo Rodríguez, terzino sinistro svizzero ritenuto un top player nel ruolo. Questo permetterà, in prospettiva, ad Ansaldi di piazzarsi in pianta stabile a destra.

Manolas e Bernardeschi

Suning in estate è intenzionato a fare tre grandi colpi, uno per reparto. Verratti è il primo della lista anche perché il valore dell’affare assumerebbe carattere iconico considerato che da sempre è obiettivo di Agnelli e Marotta riportarlo in Italia. Parallelamente Ausilio sta seminando il terreno per arrivare a Manolas e Bernardeschi: trattative difficilissime (sul centrale greco della Roma aleggiano pure Chelsea e Manchester United, mentre storicamente gli affari con la Fiorentina sono preclusi all’Inter) e molto costose. Però Suning non ha problemi a livello di cassa, come peraltro dimostrato in estate quando, nonostante il fair play finanziario erano stati strapagati Joao Mario e Gabigol. Due acquisti che sono serviti come biglietto da visita dei cinesi agli occhi del popolo tifoso. La svolta, paradossalmente, si è avuta nei giorni dell’esonero di Frank De Boer: lì Zhang ha compreso quanto fosse importante che la proprietà avesse una presenza fissa in Italia. Il patron ha dirottato il figlio Steven a Milano, gli ha affiancato un uomo di fiducia (Jun Liu) e ha avuto la buona idea di fidarsi dell’anima italiana presente nel club, l’unica a conoscere davvero in profondità tutte le pieghe del nostro calcio. Da lì è nata l’idea di affidare l’Inter a Pioli e, di conseguenza, da lì è germogliato un progetto che ha tutto per diventare vincente. Perché se c’è una cosa che non fa difetto a Suning è la programmazione. E un’Inter libera dal fair play finanziario, con – alle spalle – un gruppo imprenditoriale tanto importante e un progetto solido può davvero diventare la squadra in grado di interrompere l’egemonia della Juve in Italia, riportando il club del Triplete al centro dell’universo calcistico dopo anni fallimentari.

«Piuttosto che Icardi porterei in Nazionale Bazan Vera». Diego Armando Maradona torna a cimentarsi nel suo passatempo preferito: stroncare Mauro Icardi. Del resto, si sa, el Diez non è mai stato un fan del capitano dell’Inter. Le dichiarazioni in tal proposito ormai formano una bibliografia piuttosto ampia. Appena Bauza (o il ct di turno dell’Argentina) pronuncia il nome di Icardi dichiarando di tenerlo anche remotamente in considerazione, Diego fa lo stopper di ogni speranza, sfoderando tackle dialettici per distruggere l’attaccante nerazzurro. Nell’ultima uscita, è riuscito persino a paragonare Mauro a Eduardo Daniel “el Indio” Bazan Vera, che ha 43 anni, qualche chilo di troppo e soprattutto si è ritirato nel 2013, dopo una carriera da cannoniere nella B Nacional, mica in una delle cinque grandi, per dire. «In Nazionale c’è già Pratto che mi piace molto – ha continuato imperterrito Maradona nella sua intervista a Radio Rivadavia -. Icardi meglio che se ne stia lontano, che sia la settima scelta, non la quarta. Sarà stato il suo agente a chiamare Bauza».

Ma Kempes dice sì

Per un Maradona che ce l’ha a morte con Icardi e mai lo vorrebbe in Nazionale, c’è però un Mario Kempes che vota Maurito. Il Matador, nell’arco di un’ampia intervista concessa a La Nacion, quando gli è stato chiesto se secondo lui Icardi meritasse la convocazione con l’Argentina, ha risposto con un sì netto. «A me non interessa quello che fa fuori dal rettangolo di gioco. Basta che non faccia casino nello spogliatoio, in campo e in ritiro. Dopodiché, faccia quello che gli pare, a me cosa importa? Ci manca solo che pure io mi impicci della sua vita privata. Se le convocazioni non tengono conto dei giocatori che stanno facendo bene in quel momento, allora diventa tutto più complicato».

E l’aria intorno al brasiliano rischia di diventare “tossica” nell’ultima settimana di mercato. Questo perché l’Inter vuole comunque arrivare al metronomo del Wolfsburg entro il gong: obiettivo di Pioli è rifondare il centrocampo in vista del campionato che verrà dove nel libro dei sogni in cabina di regia ci sono proprio quest’ultimo nonché Marco Verratti. Molto dipenderà anche dalle uscite ma, nonostante le smentite, qualora dovesse arrivare un’offerta per Kondogbia o Banega verrà valutata molto attentamente. Questo anche perché l’Inter ha pure già bloccato per giugno (ma, pure in questo caso potrebbe accorciare i tempi) Ricardo Rodríguez, terzino sinistro svizzero ritenuto un top player nel ruolo. Questo permetterà, in prospettiva, ad Ansaldi di piazzarsi in pianta stabile a destra.

Suning in estate è intenzionato a fare tre grandi colpi, uno per reparto. Verratti è il primo della lista anche perché il valore dell’affare assumerebbe carattere iconico considerato che da sempre è obiettivo di Agnelli e Marotta riportarlo in Italia. Parallelamente Ausilio sta seminando il terreno per arrivare a Manolas e Bernardeschi: trattative difficilissime (sul centrale greco della Roma aleggiano pure Chelsea e Manchester United, mentre storicamente gli affari con la Fiorentina sono preclusi all’Inter) e molto costose. Però Suning non ha problemi a livello di cassa, come peraltro dimostrato in estate quando, nonostante il fair play finanziario erano stati strapagati Joao Mario e Gabigol. Due acquisti che sono serviti come biglietto da visita dei cinesi agli occhi del popolo tifoso. La svolta, paradossalmente, si è avuta nei giorni dell’esonero di Frank De Boer: lì Zhang ha compreso quanto fosse importante che la proprietà avesse una presenza fissa in Italia. Il patron ha dirottato il figlio Steven a Milano, gli ha affiancato un uomo di fiducia (Jun Liu) e ha avuto la buona idea di fidarsi dell’anima italiana presente nel club, l’unica a conoscere davvero in profondità tutte le pieghe del nostro calcio. Da lì è nata l’idea di affidare l’Inter a Pioli e, di conseguenza, da lì è germogliato un progetto che ha tutto per diventare vincente. Perché se c’è una cosa che non fa difetto a Suning è la programmazione. E un’Inter libera dal fair play finanziario, con – alle spalle – un gruppo imprenditoriale tanto importante e un progetto solido può davvero diventare la squadra in grado di interrompere l’egemonia della Juve in Italia, riportando il club del Triplete al centro dell’universo calcistico dopo anni fallimentari.

«Piuttosto che Icardi porterei in Nazionale Bazan Vera». Diego Armando Maradona torna a cimentarsi nel suo passatempo preferito: stroncare Mauro Icardi. Del resto, si sa, el Diez non è mai stato un fan del capitano dell’Inter. Le dichiarazioni in tal proposito ormai formano una bibliografia piuttosto ampia. Appena Bauza (o il ct di turno dell’Argentina) pronuncia il nome di Icardi dichiarando di tenerlo anche remotamente in considerazione, Diego fa lo stopper di ogni speranza, sfoderando tackle dialettici per distruggere l’attaccante nerazzurro. Nell’ultima uscita, è riuscito persino a paragonare Mauro a Eduardo Daniel “el Indio” Bazan Vera, che ha 43 anni, qualche chilo di troppo e soprattutto si è ritirato nel 2013, dopo una carriera da cannoniere nella B Nacional, mica in una delle cinque grandi, per dire. «In Nazionale c’è già Pratto che mi piace molto – ha continuato imperterrito Maradona nella sua intervista a Radio Rivadavia -. Icardi meglio che se ne stia lontano, che sia la settima scelta, non la quarta. Sarà stato il suo agente a chiamare Bauza».

Per un Maradona che ce l’ha a morte con Icardi e mai lo vorrebbe in Nazionale, c’è però un Mario Kempes che vota Maurito. Il Matador, nell’arco di un’ampia intervista concessa a La Nacion, quando gli è stato chiesto se secondo lui Icardi meritasse la convocazione con l’Argentina, ha risposto con un sì netto. «A me non interessa quello che fa fuori dal rettangolo di gioco. Basta che non faccia casino nello spogliatoio, in campo e in ritiro. Dopodiché, faccia quello che gli pare, a me cosa importa? Ci manca solo che pure io mi impicci della sua vita privata. Se le convocazioni non tengono conto dei giocatori che stanno facendo bene in quel momento, allora diventa tutto più complicato».

L’Inter targata Suning prende sempre più forma. Dopo gli oltre 100 milioni investiti in estate per acquistare Candreva, Joao Mario, Gabigol, Ansaldi e Caprari, ieri il club nerazzurro ha definito l’ingaggio di Gagliardini e la cessione di Jovetic (che si aggiunge così all’uscita di Felipe Melo), ma il mercato guidato dal ds Ausilio e il cfa Gardini non si ferma. La possibilità che venga messo a segno un altro colpo entro fine gennaio rimane alta, con i nomi di Ricardo Rodriguez e Luiz Gustavo in prima fila, ma i dirigenti lavorano anche in ottica futura e, oltre ai vari talenti italiani (Bernardeschi, Verratti e Berardi su tutti), hanno messo nel mirino il difensore centrale della Roma, Kostas Manolas.

Il reparto difensivo in questa sessione di mercato verrà ritoccato solamente se ci sarà l’opportunità di arrivare subito a Rodriguez (obiettivo primario per giugno) o a un altro terzino sinistro di alto livello (non Darmian o Criscito), per il resto, soprattutto al centro, Stefano Pioli andrà avanti con gli uomini a disposizione. Anche perché è ormai recuperato Medel che il tecnico emiliano utilizzerà prevalentemente in difesa dove sono già presenti Miranda, Murillo, Andreolli (presto il rinnovo) e Ranocchia (in uscita con l’offerta giusta). L’Inter ha però deciso di non perdere tempo e cercare fin da adesso il nuovo rinforzo per la difesa, soprattutto perché non va dimenticato che il leader di oggi, Miranda, è un 1984 e il suo contratto scadrà nel giugno 2018. Suning vuole fin dall’estate prossima inserire un difensore di spessore internazionale che possa fare coppia con Miranda per poi prenderne l’eredità. Manolas nelle ultime settimane ha superato nella classifica di gradimento il giovane svedese Lindelof del Benfica e Acerbi del Sassuolo. Come sottolineato da tempo, Suning vuole italianizzare l’Inter, ma in difesa, tolto Acerbi, non si vedono in circolazione centrali di livello e di prospettiva, se si escludono i già accasati Rugani, Romagnoli e Caldara. In società Manolas (classe ’91) viene considerato un vero top nel suo ruolo, un giocatore che farebbe fare il salto di qualità.

Ovviamente non sarà semplice arrivare al greco. Per la Roma, va detto, Manolas non è incedibile. A gennaio difficilmente i giallorossi lo lasceranno partire e ieri lo ha ribadito il dg Baldissoni («Manolas via a gennaio? Dove va? Non mi risulta»), ma a fine stagione tutto cambierà. Manolas è valutato intorno ai 40 milioni e su di lui ci sono molte big del calcio europeo, in particolare il Manchester United di Mourinho e il Chelsea di Conte. I due ex allenatori rispettivamente di Inter e Juventus vogliono rinforzare il loro pacchetto arretrato: Mourinho insegue Manolas, ma anche Lindelof (secondo il giornale portoghese Record il trasferimento avverrà in estate per 30 milioni) e De Vrij; il greco e l’olandese della Lazio sono sul taccuino anche di Conte che però sogna ancora Romagnoli. L’Inter su Manolas c’è, i contatti con l’entourage del giocatore e con la dirigenza della Roma sono iniziati, anche perché i giallorossi, a giugno, dovranno pagare 8 milioni ai nerazzurri per il riscatto di Juan Jesus.

Come detto, l’altro rinforzo per la difesa sarà il mancino Ricardo Rodriguez. Se si creeranno le giuste opportunità, l’Inter farà un tentativo già a gennaio (servono 20 milioni), altrimenti l’assalto al Wolfsburg arriverà a giugno. Il giocatore, comunque, ha già dato il suo ok al trasferimento e le parole del suo agente Gianluca Di Domenico non fanno altro che far sorridere l’Inter: «L’interesse dei club di serie A c’è sempre stato e sempre ci sarà, lui resta concentrato sulla Bundesliga, ma nel calcio tutto è possibile – ha spiegato a Radio CRC -. L’Italia resta in pole position come destinazione futura, l’Inter è una squadra che stima moltissimo».

Per tentare un altro acquisto a gennaio il club nerazzurro avrà bisogno di altre cessione. Una, attesa, è stata ufficializzata ieri: Stevan Jovetic è infatti diventato un giocatore del Siviglia, la formula come stabilito lunedì fra i due club è quella del prestito fino al 30 giugno con diritto di riscatto fissato a 14 milioni (gli andalusi pagheranno l’ingaggio di 3 milioni lordi). Il montenegrino è partito ieri mattina per Siviglia, ha svolto le visite mediche, firmato il contratto e scelto il numero 16. Nel pomeriggio la presentazione: «Sono in buone condizioni, penso proprio di riprendermi – ha commentato “Jo-Jo” -. All’Inter ho fatto bene i primi sei mesi e poi ho finito per giocare sempre meno».

Inanellare la quinta vittoria consecutiva, d’altronde, sarebbe segno di maturità, quella maturità di cui l’organico nerazzurro, infarcito di grandi nomi, è alla continua ricerca: “Dove si può migliorare?” Contro il Chievo sarà una partita complicata e difficile e per l’Inter sarà importante il mese di gennaio, ma anche quello di febbraio, marzo, aprile e maggio. La squadra sta migliorando, ma credo che ci siano ancora altri margini di miglioramento. Noi giochiamo sempre a tre a centrocampo e lui è un giocatore che gioca un calco semplice, efficace; poi ha centimetri, fisicità ed è forte nei duelli aerei e nei recuperi.

Stefano Pioli parla dal “Suning Training Centre in Memory of Angelo Moratti”, della sfida contro il Chievo Verona, rispondendo alle domande dei giornalisti su svariati temi. Davati a Sorrentino giocheranno Frey, Gamberini, Dainelli e Gobbi. Nella zona centrale di campo agiranno Castro, Radovanovic e De Guzman.

INTER (4-2-3-1): Handanovic, D’Ambrosio, Miranda, Murillo, Ansaldi, Kondogbia, Joao Mario, Candreva, Banega, Perisic, Icardi.

A disp.: Carrizo, Berni, Ranocchia, Andreolli, Santon, Banega, Nagatomo, Medel, Eder, Biabiany, Gabigol, Palacio. Ovvero quel Birsa che nella gara di andata fu il vero e proprio giustiziere dell’Inter al Bentegodi mettendo a segno la doppietta con la quale il Chievo iniziò la stagione nel migliore dei modi lasciando all’avversario di turno delusioni e frustrazioni. In panchina: Bressan, Confente, Izco, Spolli, Cesar, De Paoli, Kiyine, Bastien, Vignato, Inglese, Floro Flores.

Alcuni di questi siti web che potrebbero trasmettere Inter-Chievo sonoRtl, Orf, Czech TV, Sky Austria Arena Sport del Montenegro, Sky Deutschland, La2. Inter-Chievo sarà disponibile anche in streaming gratis su tablet, pc e smartphone grazie alle applicazione Sky Go e Premium Play.

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