Allarme morbillo in Italia: Secondi in Europa dopo la Romania

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«Una pessima figura, l’ennesima». Giovanni Rezza, alla guida del Dipartimento di Malattie infettive dell’Istituto superiore di Sanità, non usa giri di parole. Con 1.387 contagi da marzo 2016 a febbraio 2017, l’Italia è seconda in Europa per casi di morbillo. Peggio di noi c’è solo la Romania (dov’è in corso un’epidemia da 2.702 infezioni nel giro di un anno).
Lo dice l’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms).

E c’è di che preoccuparsi. La malattia è estremamente contagiosa, con una lunga lista di complicazioni come la polmonite, l’encefalite e le convulsioni. E, in bimbi piccoli, in un caso su 1.700 il pericolo è addirittura la morte a causa dell’immaturità del sistema immune (come dimostra lo studio scientifico pubblicato su Med Microbiol Immunol il 2 marzo 2016). Tutta colpa della decisione di non vaccinare i bambini. «Nel nostro Paese non c’è un’adeguata copertura vaccinai e — ribadisce Rezza —. Il tasso è all’85% contro il 95% necessario per avere la cosiddetta immunità di gregge, ossia la protezione di massa che impedisce agli agenti infettivi di circolare. Prima del 2008 avevamo superato il 90%, poi è iniziata una costante discesa».

E così sui 6.186 contagi registrati a livello europeo, quelli italiani rappresentano da soli oltre il 22%. Nel resto d’Europa la situazione è nettamente migliore: nello stesso periodo la Germania conta 365 casi, la Polonia 145, la Francia 126, la Svizzera 105, il Belgio 92 e l’Austria 89. «L’Oms punta all’eliminazione della malattia — sottolinea Rezza —. Ma l’obiettivo è ancora lontano».

L’allarme lanciato ieri è l’ultimo di una serie. Solo poche settimane fa il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha segnalato il preoccupante aumento di casi avvenuto all’inizio deU’anno (più 230% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso). E, proprio per il morbillo, l’Italia è appena entrata nell’elenco dei Paesi a rischio salute: il Center for dise- ase control and prevention di Atlanta invita i cittadini americani a venire in Italia solo dopo essersi vaccinati contro il morbillo. L’Oms è categorica: «Abbassare i livelli di copertura vaccinale — sottolinea Flavia Bustreo, vice direttore generale Salute della famiglia, delle donne e dei bambini dell’Oms — permetterà il ritorno di malattie mortali che avevamo debellato».

Il virologo di fama internazionale Roberto Burioni invita a correre ai ripari: «Sono appena stati pubblicati i dati delle vaccinazioni in California. Lì nel 2015 è stato stabilito l’obbligo di vaccino per l’ammissione all’asilo, grazie alla battaglia
del padre di Rhett Krawitt, un bambino guarito da una leucemia che rischiava la vita a causa della mancata vaccinazione dei suoi compagni di scuola. Due anni dopo i tassi di copertura sono schizzati alle stelle (passando dal 92,6% al 97,3%, ndr). Vista la situazione, non è il caso di adottare la stessa misura anche in Italia?».

Avviso per gli americani che nei prossimi mesi verranno da noi in vacanza: fate attenzione, l’Italia è a rischio morbillo. Una nota dei centri di controllo e la prevenzione delle malattie di Atlanta, infatti, ha deciso, per la prima volta, di inserirci tra le zone nelle quali bisogna avere precauzioni a causa dei diversi focolai. Nei soli primi tre mesi dell’anno, 1.473 casi contro i circa 850 del 2016. Nella settimana dal 3 al 9 aprile scorsi 17 nuovi casi.

LE BATTAGLIE L’allarme degli esperti di salute pubblica americani è scattato a pochi mesi dal boom di segnalazioni in Italia dal momento che negli Stati Uniti l’infezione è stata debellata nel 2000 e sconfitta in tutte le Americhe nel settembre 2016. Il morbillo è stato, in pratica, eliminato dal continente dopo 22 anni di sforzi e battaglie. Da noi, invece, il morbillo che sembrava sconfitto ricomincia a destare preoccupazione dopo il grave calo di vaccinazioni dal 2014 a oggi. La concentrazione massima in quattro regioni: Piemonte, Lazio, Lombardia e Toscana. Più della metà dei pazienti rientra nella fascia di età tra i 15 e i 39 anni. Parliamo ormai di due contagi ogni tre giorni. Proprio questa situazione già stigmatizzata dall’Oms ha fatto sì che l’Italia si trovi, con la Germania e il Belgio, in una sorta di “black list” rischio morbillo. I cui effetti collaterali più gravi sono la polmonite e un’infiammazione del cervello L’unica altra comunicazione delle autorità americane sul pericolo viaggi riguarda il Brasile, per la febbre gialla.

LA PROFILASSI Al ministero della Salute, dopo la reprimenda nei nostri confronti da parte dell’Organizzazione mondiale della sanità e i dati sul numero dei casi resi pubblici, potevano ipotizzare una decisione di questo tipo da parte degli Stati Uniti. Una scelta, sanitaria, obbligata visto la recrudescenza dell’infezione. Solo pochi giorni fa l’intervento del ministro Lorenzin: «Nonostante il piano di eliminazione del morbillo sia partito nel 2005 e la vaccinazione sia tra quelle fortemente raccomandate e gratuite la copertura nei bambini a 24 mesi è stata dell’85% con il valore più basso pari al 68% registrato a Bolzano e quello più alto in Lombardia con il 92,3%. Ancora lontana dal 95% che è il valore soglia necessario per arrestare la circolazione del virus».

L’IGIENE Dalle raccomandazioni Usa l’Italia sanitaria ne esce male. Al primo posto troviamo, così come indicano i protocolli internazionali, il consiglio di fare una particolare attenzione all’igiene (come in tutte le zone dove è in atto un’epidemia), di lavarsi spesso le mani, non toccarsi naso, occhi e volto se non ci si è appena sciacquati.Il virus del morbillo presenta una elevata contagiosità trasmettendosi per via aerea attraverso le secrezioni di naso, bocca e gola. I viaggiatori Usa, inoltre, sono invitati a girare per l’Italia muniti di disinfettanti se non si ha acqua a portata di mano e stare alla larga da chi potrebbe avere la malattia. Insomma le stesse che si devono seguire per viaggi in posti molto poveri, con poca assistenza medica e scarsi mezzi per intervenire in caso di epidemia. Allarme anche negli ospedali. Continuano, infatti, ad aumentare i casi di morbillo fra i medici e gli infermieri italiani. OSPEDALI Sono 131 quelli registrati tra gli operatori sanitari dal 1 gennaio al 2 aprile. Per questo, pochi giorni fa, il ministero della Salute ha diramato alle Regioni indicazioni per la gestione dell’epidemia: «Offrire la vaccinazione morbillo-parotite-rosolia agli operatori sanitari al momento dell’assunzione».

Dall’inizio del 2013 sono stati segnalati 5.312 casi di morbillo di cui 2.258 nel 2013, 1.696 nel 2014, 258 nel 2015, 862 nel 2016 e 238 nel 2017 La Figura 1 mostra un picco epidemico nel mese di giugno 2013 con 382 casi segnalati. Ulteriori picchi di incidenza sono evidenti nei mesi di gennaio e marzo 2014 (>300 casi). Dal secondo semestre del 2014 si osserva una diminuzione del numero di casi segnalati fino a ottobre 2015 con una ripresa dei casi a partire da novembre 2015. Si osserva un nuovo picco di casi nel mese di gennaio 2017, con 238 casi segnalati. Il 60,5% dei casi segnalati da gennaio 2013 è stato confermato in laboratorio, il 27,3% è stato classificato come caso probabile (criteri clinici ed epidemiologici soddisfatti, caso non testato in laboratorio) e il 14,8% come caso possibile (criteri clinici soddisfatti, nessun collegamento epidemiologico, non testato in laboratorio).

L’età mediana dei casi è stata pari a 26 anni (range: 6 giorni – 56 anni). Il 24,8% dei casi (n=59) aveva meno di cinque anni di età (incidenza 2,29 casi/100.000). Di questi, 16 erano bambini al di sotto dell’anno di età. Il 48,7 % dei casi si è verificato in soggetti di sesso maschile. L’88% dei casi per cui è noto lo stato vaccinale (n=191/217) era non-vaccinato e il 8,3% aveva effettuato una sola dose di vaccino. L’1,4% aveva ricevuto due dosi e l’2,3% non ricorda il numero di dosi. Il 46,7% dei casi è stato ricoverato e un ulteriore 12,6% si è rivolto ad un Pronto Soccorso.

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