Jessica Ricci commuove il web, la mamma incinta che ha fatto guerra al tumore al collo dell’utero

Il tumore all’utero si tratta di una neoformazione maligna, a livello del collo dell’utero, la parte inferiore dell’organo. Il cancro si verifica quando le cellule non sono più come quelle originarie, si chiama differenziazione, vuol dire che hanno DNA modificato e questo permette di non rispondere agli stimoli del corpo che manda dei segnali alla cellula per dirgli di modificarsi o di bloccare la riproduzione. Quindi queste cellule continueranno ad duplicarsi in continuazione, in futuro si formeranno anche, dei vasi sanguigni ed i capillari all’interno di queste masse che continueranno la moltiplicazione portando ossigeno e nutrienti. All’inizio questa modifica si chiama displasia non è ancora il cancro. Vuol dire che è iniziata la differenziazione, però la situazione ancora non è pericolosa, invece, quando la differenziazione aumenta e le cellule diventano molto diverse da quelle originali si possono infiltrava attraverso la membrana basale.

Torna dal viaggio di nozze Jessica Ricci una ragazza ventinovenne di Molinella. Una notizia bellissima, purtroppo correlata da un’altra, molto brutta. Da poco scoperto di essere malata di un cancro al collo dell’utero. Dopo le prime paure iniziali, non vuole darla vinta tumore inizia la battaglia contro il cancro, il suo desiderio di diventare mamma nonostante tutti i rischi del caso è molto forte. Con l’aiuto dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna è stato così. Ecco la sua storia.

Entrando al padiglione 4 del Sant’Orsola ti trovi davanti ad un bivio: il corridoio di sinistra porta alla maternità, dove la vita nasce, dove si respira aria di felicità, dove vedi la gente camminare con il sorriso; a destra invece ci sono tanti ambulatori, tra cui quelli oncologici. Mi piaceva chiamarli ‘il corridoio delle cose belle’ quello di sinistra e ‘il corridoio delle cose brutte’ quello di destra. Io ho percorso entrambi i corridoi”. Inizia così il post di Jessica Ricci, una donna di ventinove anni di Molinella (Bologna) che ha affidato a Facebook un racconto del suo ultimo anno di vita. Un anno difficile, trascorso in gran parte presso il policlinico Sant’Orsola di Bologna, che però lei ha superato e che ora che “ha sconfitto il bastardo” ha deciso di condividere per dare coraggio ad altre donne che si trovano a vivere un dramma simile.

Jessica ha scoperto di essere incinta non appena è tornata dal viaggio di nozze. Si sentiva fortunata: “Mi sentivo felice da far schifo. avevamo la nostra casa, il nostro cane, un lavoro che adoro, ci eravamo appena sposati, eravamo appena tornati dal nostro viaggio di nozze da sogno, avevamo appena scoperto che saremmo diventati genitori…cosa potevamo volere di più? Era la vita perfetta”. Ma poi improvvisamente tutto è cambiato “e così siamo passati da quell’immensa gioia alla devastazione totale”. Questo perché Jessica poco dopo aver scoperto di aspettare un bambino ha anche saputo di avere un tumore.

“In quel momento mi è quasi mancato il respiro, fino a un minuto prima la mia vita era perfetta e un minuto dopo ho pensato ‘quanto mi rimane? tra quanto morirò?’”, prosegue il racconto di Jessica che però poi ha iniziato a lottare. Il tumore era troppo grande e quindi inoperabile per cui l’unica strada possibile da percorrere era iniziare la chemioterapia e provare a ridurlo. “Da febbraio a luglio le mie settimane sono state: lunedì prelievi, martedì chemio, mercoledì trasfusioni, giovedì visite. Ho iniziato la chemio, sei ore al giorno, a letto attaccata a quella flebo. Guardavo quelle gocce scendere ed entrare nelle mie vene, vedevo il mio corpo che cambiava, i capelli che cadevano, stavo perdendo tutto di me. Mi guardavo allo specchio e non mi riconoscevo più”. Jessica ha raccontato anche di come sia stato difficile continuare le giornate facendo finta di star bene, cercando di non cedere. “Spesso mi è capitato di incontrare persone che mi chiedevano come stavo, avrei voluto rispondere ‘sono incinta, ho un tumore e mi stanno bombardando di chemio, come vuoi che stia?’ invece facevo un bel sorriso. Anche ciò che fa più male serve e insegna, ho imparato tantissimo in questo ultimo anno di vita: ad apprezzare di più ogni cosa e non dar nulla per scontato”.

E alla fine Jessica ha vinto la sua battaglia: è diventata mamma il 3 agosto del piccolo Tommaso e un mese dopo è entrata in sala operatoria per l’asportazione del tumore. A fine settembre il verdetto è positivo: “Ho vinto io, l’ho sconfitto quel bastardo”. Così – racconta ancora la neo mamma – “siamo usciti da quella porta con un sorriso e un pianto liberatorio, un vortice di emozioni inspiegabili, ci siamo liberati di quasi un anno di dolore. Oggi finalmente solo lacrime di gioia. Da oggi ricomincio a vivere, sempre con il sorriso, godendomi davvero la vita e godendomi mio figlio che è stato davvero un miracolo perché poteva non esserci, e invece ha lottato insieme a me per vivere, ha combattuto per 9 mesi, dentro di me, proprio vicino a quel tumore, e oggi è qui, mi guarda e sorride come se sapesse quello che abbiamo vissuto insieme, e con quel sorriso mi volesse dire ‘mamma ce l’abbiamo fatta’”.

IL TUMORE DEL COLLO DELL’UTERO

Il tumore del collo dell’utero (anche detto cervice), cioè la parte finale dell’utero, è il secondo tumore più frequente nelle donne, dopo quello del seno, ed è il quarto tumore più letale tra i più comuni tumori maligni ginecologici.
Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità ogni anno si registrano più di 500mila nuovi casi nel mondo e 250mila morti, l’80% delle quali avviene nei Paesi in via di sviluppo, dove questo tumore è ancora la seconda causa di morte per cancro.
In Italia ogni anno circa 3.500 donne sono colpite dal tumore della cervice, che è la causa di morte di circa 1.500 donne.

Tipologia
I tumori della cervice uterina sono classificati in base alle cellule da cui prendono origine e sono prevalentemente di due tipi:
– carcinoma a cellule squamose (l’80% dei tumori della cervice): colpisce prevalentemente la donna tra i 20 e i 40 anni, è di origine virale (HPV); si sviluppa dalle cellule squamose che rivestono la cervice.
– adenocarcinoma ghiandolare (circa il 15%), più frequente nella donna tra i 50 e i 70 anni,
deriva dalle cellule ghiandolari cui spetta la secrezione del muco; anche questo tipo di tumore è per la maggior parte di origine virale (HPV).

Origine virale
II tumore del collo dell’utero nella maggior parte dei casi è causato da 13-15 tipi tra i 40 tipi di Papilloma Virus che infettano le mucose. Questi virus, che infettano anche l’area genitale, producono le modificazioni epiteliali pre-cancerose. Circa il 70% dei casi di tumore è collegato all’HPV 16 e 18.
L’HPV si trasmette attraverso i rapporti sessuali, è molto frequente nella popolazione giovanile, non dà disturbi ed è innocuo. L’età a rischio di contrarre il virus comincia quindi all’inizio dell’attività sessuale e, sulla base delle stime, raggiunge il suo picco tra i 20 ed i 25 anni. La maggior parte delle persone viene a contatto e diventa portatrice del virus senza nemmeno accorgersene; solitamente l’organismo se ne libera spontaneamente, attraverso il sistema immunitario, nell’arco di alcuni mesi, come accade con altri virus che provocano ad esempio l’influenza o il raffreddore. Tuttavia una parte della popolazione non lo elimina, e la sua persistenza favorisce allora lo sviluppo di anomalie cellulari nell’area genitale. Queste anomalie in alcuni casi sono invisibili e asintomatiche. Se presenti nel collo dell’utero, possono dare origine ad una alterazione pre-cancerosa che talvolta può dare origine ad un tumore.

Prevenzione e anticipazione diagnostica
Il tumore al collo dell’utero è una malattia dalla lenta evoluzione, ma curabile al 100% se diagnosticata per tempo. Infatti l’analisi citologica del tessuto cervicale (Pap test) è in grado di ridurre la mortalità per questo tumore fino all’80%, mentre il test HPV, che identifica l’eventuale presenza del virus, rivelando una situazione di aumentato rischio di sviluppare una precancerosi, permette di intensificare i controlli e di individuare la malattia in stadi molto iniziali.
La prognosi del tumore del collo dell’utero è fortemente condizionata dallo stadio in cui la malattia viene diagnosticata. Fortunatamente oggi nella maggior parte dei casi il tumore viene diagnosticato in fase iniziale, grazie alla diffusione del Pap test e del test HPV; tuttavia la mortalità per questo tumore è ancora troppo alta rispetto a quanto dovrebbe essere, perché ancora il 33% delle donne non si sottopone ad alcun controllo di diagnosi precoce.

Metodi di trattamento
I trattamenti per il tumore della cervice comprendono la chirurgia e la radioterapia, talvolta in associazione con la chemioterapia. Quindi le pazienti vengono trattate da un gruppo di multidisciplinare di specialisti che può includere ginecologi oncologi, radioterapisti ed oncologi medici.
La chirurgia è una terapia locale finalizzata alla rimozione del tessuto anormale dalla cervice o vicino ad essa. Se il tumore è localizzato solo sulla superficie della cervice, il medico può distruggere le cellule cancerose in un modo simile a quello usato per trattare le lesioni precancerose. Se la malattia ha invaso gli strati profondi della cervice, ma non si è estesa intorno ad essa, il medico può effettuare un’operazione per rimuovere il tumore ma lasciare utero e ovaie. In altri casi invece può essere indispensabile asportare l’utero (isterectomia).
La radioterapia usa raggi ad alta energia per danneggiare le cellule tumorali e bloccare la loro crescita. Come la chirurgia, la radioterapia è una terapia locale; le radiazioni possono colpire le cellule tumorali solo nell’area trattata. La radiazione può provenire da una apparecchiatura esterna (radiazioni esterne) o da materiale radioattivo posizionato direttamente dentro la cervice (brachiterapia). Per alcune pazienti è indicato un piano terapeutico che prevede l’impiego di entrambi i tipi di radioterapia. Solitamente i trattamenti vengono effettuati 5 giorni alla settimana e durano 5-6 settimane.
La chemioterapia antiblastica utilizza farmaci per distruggere le cellule tumorali; è quindi un trattamento sistemico, che si diffonde a tutto l’organismo tramite il sistema circolatorio ed è indicata quando le cellule tumorali si sono diffuse ad altri organi.

Che cos’è il cancro?

Cancro è il termine di uso comune con cui si indica una malattia tumorale maligna. I tumori sono degenerazioni dei tessuti che possono avere carattere benigno o maligno.
Accanto a numerosi tumori benigni vi sono oltre cento diverse forme di cancro. I tumori maligni che originano da tessuti epiteliali quali la pelle, la mucosa o il tessuto ghiandolare sono detti anche carcinomi.
Il carcinoma endometriale, per esempio, si sviluppa nella mucosa uterina, l’endometrio. Altri tumori maligni originano da tessuti di sostegno come i muscoli o il tessuto connettivo: nell’utero, per esempio, i tumori si sviluppano nel tessuto muscolare uterino (miometrio). Questi tumori sono detti sarcomi.
Benigno o maligno?
I tumori benigni possono solo comprimere ma non invadere i tessuti sani. I tumori maligni invece penetrano nel tessuto circostante e lo distruggono. Inoltre attraverso i vasi linfatici e sanguigni le cellule cancerose possono «migrare» nei linfonodi prossimali e in altri organi e formarvi delle metastasi (tumori secondari).

In genere è possibile determinare, in base al tipo di cellula, da quale organo hanno avuto origine le metastasi. Le metastasi di un tumore del corpo dell’utero – presenti per esempio nell’ovaio – si distinguono chiaramente da un tumore ovarico. L’esame istologico (esame al microscopio del tessuto, dal greco histos = tessuto) permette di riconoscere i diversi tipi di cancro. Ciò è di grande importanza per la scelta della terapia ottimale.
Tutto ha inizio nella cellula
I tessuti e gli organi del nostro corpo sono formati da bilioni di cellule. Le cellule sono gli elementi di base del nostro corpo. Nel nucleo di ogni cellula si trova il «progetto di costruzione» esatto di ogni individuo: è il suo patrimonio ereditario, costituito dall’acido desossiribonucleico (DNA) e contenente i cromosomi e i geni.
Attraverso la divisione cellulare nascono in continuazione nuove cellule mentre quelle vecchie muoiono. Ciò è stabilito nel patrimonio genetico. Normalmente una cellula sana si divide soltanto per un determinato numero di volte. Il patrimonio ereditario può però subire un danno che altera il meccanismo di divisione cellulare.

Di regola l’organismo è in grado di riparare questi danni. Ma se ciò non è possibile, la cellula fuori controllo (che ha subito cioè una mutazione) può riprodursi un’infinità di volte e divenire per così dire «immortale».
Le cellule fuori controllo si aggregano e con il tempo formano un nodulo, il tumore.
Dimensioni inimmaginabili
Un tumore di un centimetro di diametro contiene già milioni di cellule e con grande probabilità ha raggiunto queste dimensioni nel corso di vari anni. Ciò significa che un tumore non si sviluppa da ieri a oggi. La rapidità di crescita varia però notevolmente da tumore a tumore e da individuo a individuo.
Cause molteplici
In genere la causa di un tumore rimane ignota. La struttura genetica di una cellula può subire delle modifiche, apparentemente «per caso» ma anche per il naturale processo d’invecchiamento, per cause esterne (stile di vita, alimentazione, radiazioni, sostanze nocive, virus ecc.) e anche – sebbene più raramente – a causa di fattori ereditari.

Il rischio di cancro
Si può ridurre il rischio di alcuni tumori adottando uno stile di vita sano, rinunciando per esempio al fumo, alimentandosi in modo equilibrato e praticando regolarmente attività fisica. Per altri tipi di cancro invece non si conoscono strategie per ridurre il rischio.
Non si può prevedere se una persona si ammalerà di cancro. Possono esserne colpiti gli ottimisti e i pessimisti, chi conduce una vita sana e chi trascura la propria salute. Una garanzia contro il cancro non esiste.
In alcune famiglie si osserva una maggiore incidenza rispetto alla media di certe forme di cancro, tra cui anche il cancro del corpo dell’utero ). Troverà altre informazioni su questo argomento nell’opuscolo «Rischio di cancro ereditario».

Il cancro del corpo dell’utero

Si opera una distinzione basilare tra cancro del corpo dell’utero (corpus uteri) e cancro del collo dell’utero (cervix uteri). Il secondo tipo di tumore non sarà affrontato in questo opuscolo poiché il suo quadro clinico è diverso.
Spesso si parla in modo generico di «cancro dell’utero», non specificando precisamente di quale malattia si tratta (vedi anche p. 10). Il cancro del corpo dell’utero è designato in genere con il termine di carcinoma endometriale (o dell’endometrio), più raramente con i termini di tumore maligno del corpo o sarcoma uterino.

L’utero e gli organi vicini
L’utero (lat. uterus, greco hystera) è uno degli organi genitali interni femminili. E costituito dal corpo e dal collo dell’utero (cervice) ed è situato nella piccola pelvi tra la vescica e il retto. Ha le dimensioni e la forma di una piccola pera.
La parte inferiore del collo dell’utero sconfina nella vagina ed è detta anche portio.
Il corpo dell’utero è un organo cavo ed è costituito perlopiù di uno spesso strato muscolare (miome- trio) avvolto all’esterno da tessuto connettivo (perimetrio). L’interno del corpo dell’utero – la cavità uterina – è rivestito di una membrana mucosa (endometrio). I due ovidotti si collegano al corpo dell’utero ai due lati in alto.
Il peritoneo, l’omento e i linfonodi non sono rappresentati nelle illustrazioni. Giocano però un ruolo in relazione al carcinoma endo- metriale poiché possono essere invasi da questo tumore.

La funzione dell’utero
La funzione principale dell’utero è di accogliere degli ovociti fecondati, nutrirli con sostanze nutritive e proteggere il feto e poi il bambino fino alla nascita.
Una volta al mese nell’ovaio delle donne in età feconda si libera un’ovocellula: si parla di rottura del follicolo o ovulazione. L’ovocellula (o ovocita) può essere fecondata durante il passaggio attraverso la tuba uterina e annidarsi alcuni giorni dopo nella mucosa dell’utero, l’endometrio: qui inizierà lo sviluppo dell’embrione.
Sotto l’influsso di ormoni, mese per mese nell’utero si forma uno strato di mucosa (endometrio) per permettere il possibile annidamen- to di un ovocita fecondato. In caso di mancata fecondazione l’endometrio si stacca e viene espulso, dando luogo al flusso mestruale (mestruazioni, ciclo mestruale).

I tipi di cancro del corpo dell’utero
L’utero è costituito da diversi tessuti e diversi possono essere di conseguenza i tipi di tumore. Le forme di cancro più frequenti sono:
> i carcinomi endometriali
> i sarcomi uterini
Carcinomi endometriali
Si sviluppano nella mucosa dell’utero, l’endometrio, e costituiscono il 90% di tutte le forme di cancro del corpo dell’utero. Sono perciò detti anche carcinomi endometriali o del corpo. Questi tumori si suddividono in due gruppi:
> tumori ormonodipendenti (tipo 1)
> tumori non ormonodipendenti (tipo 2), meno frequenti: sono detti talvolta anche carcinomi sierosi e a cellule chiare e sono più aggressivi dei tumori del tipo 1
Sarcomi uterini
Più rari sono i tumori che originano nella parete muscolare del corpo. Gli specialisti parlano in questo caso di sarcomi del corpo o uterini. Costituiscono il 10% circa dei tumori del corpo. Fanno parte di questo gruppo:
> i sarcomi dello stroma endo- metriale
> i leiomiosarcomi
> i carcinosarcomi
> gli adenosarcomi

In rari casi i sarcomi possono svilupparsi dai miomi. I miomi sono tumori benigni che si sviluppano nello strato muscolare dell’utero: sono molto frequenti, ma non invadono altri organi, al contrario dei tumori maligni. La crescita dei miomi è dovuta alla stimolazione ormonale. Non appena cessa la produzione di estrogeni nelle ovaie a seguito della menopausa, cessa anche la formazione di miomi.
Purtroppo non è sempre possibile, senza un intervento chirurgico, distinguere un mioma di natura benigna da un sarcoma maligno.
In uno stadio avanzato i tumori maligni del corpo possono diffondersi – direttamente o attraverso i vasi linfatici e sanguigni – nella cavità addominale o fuori di essa.
Il tumore può invadere i linfonodi prossimali, gli ovidotti, le ovaie, l’omento, il peritoneo, la vagina, la vescica e il retto. In uno stadio molto avanzato della malattia possono formarsi metastasi anche nei polmoni, più raramente nel fegato e nelle ossa.

Le cause e i rischi
Non si conosce una causa precisa del cancro del corpo dell’utero. Alcuni fattori possono – ma non necessariamente – accrescere il rischio di cancro.
La maggior parte di questi fattori non è direttamente influenzabile da parte della donna. Non c’è quindi motivo di sentirsi colpevoli di essersi ammalati.
Possibili fattori di rischio:
> età avanzata
> soprattutto in caso di carcinoma endometriale di tipo 1 (vedi
p. 10): circostanze o fenomeni che «prolungano» l’effetto degli estrogeni sul metabolismo, come un menarca precoce, la nulliparità, la menopausa tardiva
> obesità (le cellule adipose del corpo producono estrogeni)
> terapia ormonale sostitutiva prolungata a base di estrogeni durante la menopausa, senza ricorso ai progestinici
> cancro del seno e alcuni trattamenti antiormonali prescritti in caso di cancro del seno (tamo- xifen) che possono stimolare la crescita dell’endometrio
> fattori familiari
> iperplasia endometriale atipica (vedi riquadro)
> irradiazioni della regione del bacino possono accrescere il rischio di sarcomi uterini
> il carcinoma endometriale di tipo 2, non dipendente da stimolazione ormonale, può colpire anche donne in giovane età e snelle, non esposte dunque ai fattori di rischio menzionati: se ne ignora la ragione

Rischio di cancro familiare
Nel 5-10% dei casi di tumori del corpo dell’utero vi è probabilmente una predisposizione genetica. Si parla in questo caso anche di rischio di cancro ereditario.
> La predisposizione ereditaria più diffusa, che accresce il rischio di tumore del corpo dell’utero anche in donne giovani, è l’HNPCC (hereditary non poliposis colorectal cancer = cancro colico ereditario non polipomatoso) o sindrome di Linch.
> Questa predisposizione ereditaria comporta anche un rischio di cancro colorettale e ovarico e di altri tipi di cancro, per esempio il cancro dello stomaco e della vescica.

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