Streaming Gratis Serie A Juventus – Chievo Link come vedere Diretta Live Tv Rojadorecta

Diretta Juventus-Chievo Verona, match valido per la 31a giornata del campionato di Serie A, con le informazioni su orario diretta tv e dettagli per seguire la partita sul web gratis

L’assicurazione sullo scudetto è non sbagliare contro le cosiddette piccole, senza offesa per nessuno. A maggior ragione quando il pensiero generale può galoppare in fretta verso il Barcellona: è la classica “trappola” mentale che Massimiliano Allegri vuole evitare a ogni costo. Anche perché il tesoretto si è assottigliato dopo la trasferta di Napoli: un solo punto al San Paolo e Roma a -6. Un margine consistente, ma il Conte Max vuole chiudere i conti in fretta. Sottovalutare il Chievo ragionando già in chiave Champions sarebbe un errore tanto banale quanto grave: «Mancano otto partite alla fine del campionato, più si va avanti e più i punti pesano. Non abbiamo la possibilità di sbagliare, un bonus ce lo siamo già giocati a Napoli ottenendo un pareggio, quindi bisogna vincere contro il Chievo. Al Barcellona penseremo dopo: per sfide del genere non serve tanto tempo nella preparazione. Quello che conta adesso è solo il Chievo. Veniamo da due partite difficili, impegnative sotto l’aspetto fisico e mentale, quindi non ci deve essere assolutamente un calo di tensione».

L’obiettivo è uno solo: 93 punti, uno in più di quanti può conquistarne la Roma. E’ una questione aritmetica: «Dobbiamo farne 93, quindi mancano ancora tante vittorie. Pensiamo ai tre punti con il Chievo. Servirà molto l’aiuto dei tifosi: ci giochiamo un pezzo di scudetto». Via Messi e soci dalla mente dei bianconeri, almeno per qualche ora: «Non bisogna pensare al Barcellona, non ha senso».

«Questa è una grande squadra», aveva detto John Elkann giovedì. Incassati i complimenti, Allegri ringrazia e rilancia: «Queste parole sono motivo di orgoglio e soddisfazione. Per sapere se sarà una stagione straordinaria o meno dovremo compiere un passo alla volta. Intanto abbiamo raggiunto la finale di Coppa Italia per la terza volta consecutiva. E’ merito dei ragazzi: stanno compiendo un percorso straordinario, hanno grandi qualità tecniche e morali, fondamentali per venire fuori nei momenti di difficoltà. Vincere è sempre difficile. E abbiamo la Champions che è una competizione straordinaria: ecco perché questo momento va vissuto con grande energia e grande entusiasmo. Ma soprattutto con la consapevolezza di poter arrivare fino in fondo: questa squadra può farcela». La difficoltà di vincere si incastra con un discorso già toccato da Allegri nei giorni passati quando il concetto di eccessiva negatività, al primo risultato che non fosse una vittoria, aveva infastidito il tecnico livornese: «Ma quando io parlo di negatività… Forse è un termine eccessivo, non abbiamo giocato una bella partita a livello tecnico in attacco contro il Napoli in campionato, mentre in Coppa Italia è andata diversamente. Però il calcio non è solo fase offensiva. La strada può essere dritta, con curve, ci sono partite che vanno giocate in un modo e partite che vanno giocate in un altro: l’importante alla fine è raggiungere gli obiettivi, quello per cui io sono qui alla Juventus».

Uno degli argomenti più caldi, tra quelli trattati a poche ore da Juventus-Chievo, è la permanenza dello stesso Allegri sulla panchina bianconera. Ciò che lascia trasparire l’allenatore livornese (dopo le certezze del post Napoli in Coppa Italia: «Io voglio restare»)è che la partita resta aperta, nonostante il contratto in essere per un’altra stagione. In un senso come nell’altro il club è soddisfatto del lavoro di Allegri e il diretto interessato è felice a Torino: «Ora come ora resto al cento per cento perché ho un contratto fino al 2018. Ma in questo momento il problema dell’allenatore non esiste. Non ci dobbiamo pensare adesso: siamo nel momento cruciale della stagione, questo credo sia l’ultimo dei problemi, sia per me sia per la società. Bisogna rimanere concentrati perché al momento non abbiamo vinto ancora niente. E contro il Chievo, lo ribadisco, passa gran parte dello scudetto».

Non si sente uno scienziato del calcio – tutt’altro – però Massimiliano Allegri ha dimostrato più volte di avere un certo feeling con la matematica. Due conti se li sarà fatti anche stavolta. Il calcolo è semplice: per non pensare al Barcellona (atteso allo Stadium martedì) e concentrarsi unicamente sulla partita di stasera contro il Chievo, non c’è modo più sicuro che affidarsi alla HD, una coppia da 39 gol stagionali. Gonzalo Higuain (25 reti tra A e Coppe) e Paulo Dybala (14) rappresentano il miglior anti relax in commercio per un incontro allo Stadium con una cosiddetta provinciale. Il Conte Max ha anticipato in conferenza stampa la presenza della Joya dal primo minuto («E’ un giocatore aerobico, più gioca e più sta bene. Contro il Chievo potrebbe fare anche la prima punta…») e, a meno di ripensamenti dell’ultima ora, insisterà con il Pipita come terminale offensivo. Higuain al San Paolo ha ritrovato il gol che mancava da 5 partite. Un buon motivo per confermarlo al centro dell’attacco: i bomber come lui quando si sbloccano non si fermano più e continuare a timbare il cartellino con il Chievo rappresenterebbe il migliore degli avvicinamenti possibili al Barcellona.

I due argentini guideranno la Juventus alla conquista di un altro mattoncino scudetto. A cambiare, come è successo negli ultimi due match con il Napoli, saranno i compagni al loro fianco. Allegri magari non si affiderà a 7-8 giocatori nuovi come mercoledì in Coppa Italia, ma potrebbe ruotarne altri 5-6. La corposità del turnover dipenderà anche dal sistema di gioco. L’ultima rifinitura non ha sciolto del tutto i dubbi: accanto al collaudato 4-2-3-1 (ancora una volta senza Mandzukic: il croato spera di recuperare per la Champions) c’è la tentazione di un ritorno al 3-5-2. Non va escluso un compromesso: avvio di gara con la difesa a 4 e finale con quella a 3, come è accaduto più volte negli ultimi tempi.

Allegri, rispetto alla semifinale di ritorno in Coppa Italia, pare orientato a modificare mezza squadra: Buffon al posto di Neto e il quartetto Lichtsteiner-Barzagli-Rugani-Asamoah davanti al numero uno bianconero. Cambiamenti previsti anche nei due mediani, che potrebbero essere Marchisio e Pjanic. In questo modo rifiaterebbero in ottica Champions la coppia centrale in retroguardia (Bonucci-Chiellini) e l’uomo d’ordine in mezzo (Khedira). Stessi uomini del San Paolo, invece, dal centrocampo in su: Sturaro ancora a sinistra nella zona normalmente occupata dall’infortunato Mandzukic, Dybala trequartista centrale, Cuadrado ala destra e Higuain centravanti.

L’eventuale variazione dell’assetto comporterebbe alcuni cambi a livello di uomini. In caso di 3-5-2, in mezzo ai due azzurri Barzagli e Rugani si aggiungerebbe Bonucci. Khedira sarebbe titolare (in panchina andrebbe Pjanic) con Marchisio regista e Mario Lemina mezzala destra.

Rolando Maran non è un allenatore che ama improvvisa. Se adotta un sistema di gioco crea su di esso precisi meccanismi, offensivi e difensivi, e raramente se ne distacca. L’identità del proprio gioco è prioritaria rispetto alle specificità della singola gara. Per questo fu abbastanza sorprendente la scelta che fece nella gara d’andata quando abbandonò il 4-rombo-2 per arroccarsi in difesa con un 5-3-2 fin troppo rinunciatario.
Birsa e Floro Flores si alternarono a marcare Hernanes e uno dei due centrali bianconeri, lasciando l’altro libero di impostare. Ne venne fuori una gara decisamente non usuale per il Chievo, abituato invece a fare sempre la sua partita.

Penso che in questa partita di ritorno allo Juventus Stadium, Maran farà tesoro di quell’esperienza e, grazie anche ad una classifica rasserenante, imposterà una strategia di gara più propositiva anche se le ultime due sconfitte contro Bologna e Chievo sono un chiaro campanello d’allarme. L’aver raggiunto con largo anticipo l’obiettivo salvezza ha probabilmente tolto qualche stimolo alla squadra, ma oggi si tratta di giocare contro la prima della classe per cui siamo certi che la voglia di mettersi in mostra e provare a fare una piccola grande impresa sarà alta in tutti i clivensi.

Anche Allegri dovrà dare grande peso agli aspetti psicologici e motivazionali in questo particolare frangente. La gara col Chievo cade a cavallo tra la doppia sfida con Napoli e l’andata dei quarti di finale di Champions League con il Barcellona, tutte gare ad alto impatto emotivo. Quella di stasera rischia di essere la gara di “scarico” dal punto di vista nervoso.
Allegri si è dimostrato un maestro, però, nel dare sempre le giuste motivazioni alla squadra sia pianificando una rotazione scientifica (in modo da “approfittare” anche della voglia di mettersi in mostra di chi gioca meno), sia dando sempre la “giusta” importanza a tutte le partite. Non caricando, cioè, di eccessivi significati le sfide di cartello e puntando, invece, sull’importanza di ottenere in qualsiasi modo i 3 punti contro le squadre di seconda fascia.
Il pragmatismo con cui il tecnico toscano ha affrontato le due partite di Napoli è emblematico. Il mister ha puntato su alcune leve che gli hanno permesso di tornare a casa con i risultati attesi, in particolare:
1) Il vantaggio psicologico della classifica, nella gara di campionato, e del risultato dell’andata, in quella di Tim Cup;
2) Le variazioni di atteggiamento, attendista in gara uno, aggressivo in gara due, a confondere le idee all’avversario;
3) La rotazione di tanti giocatori, in modo da far capire che tutti possono essere utili e che il Napoli è un avversario come un altro.

Questo ha consentito ad Allegri di consolidare nel gruppo la mentalità vincente quasi a prescindere dalla bontà del gioco e della qualità dei suoi interpreti. Non a caso ieri in conferenza stampa il tecnico bianconero ha parlato di «consapevolezza di poter raggiungere tutti gli obiettivi».

In linea di continuità con questo modello gestionale saranno preservate anche oggi alcune pedine chiave come Mandzukic, Khedira, forse Bonucci. Addirittura Allegri rifletterà sino all’ultimo sull’opportunità di far riposare persino Higuain: nel qual caso si potrebbe vedere Dybala nel ruolo di falso nueve in un ipotetico tridente completato da Cuadrado, a destra, e Asamoah o Alex Sandro, a sinistra.

Se, invece, il Pipita dovesse essere del match si vedrebbe ancora in campo il canonico 4-2-3-1 con Dybala nel ruolo abituale di trequartista.

Solo due giornate fa la Juve ha affrontato e battuto la Sampdoria, una squadra disposta con lo stesso sistema di gioco del Chievo. Il rombo di Giampaolo pressa più alto rispetto a quello di Maran ma alcune caratteristiche sono simili. I bianconeri furono subito aggressivi alzando Dybala e Higuain sui centrali blucerchiati e andando alla caccia della palla con i mediani. Un atteggiamento che impedì alla Samp di ragionare costringendola a buttare via la palla. Per cui mi aspetto che quanto visto nella prima parte della gara di Marassi si ripeta stasera allo Juventus Stadium. Il Chievo, come la Samp, ha a centrocampo giocatori tecnici e dinamici, a cui dovranno essere tolti spazi e tempi di gioco. Mi riferisco in particolar modo a Castro e Birsa. L’argentino è reduce da un campionato di grande livello. Interpreta il ruolo di mezzala in maniera moderna. Ha lettura degli spazi e timing che sfrutta essenzialmente in due modi: andando a recuperare le seconde palle (così è nata l’azione del gol del momentaneo pareggio di Pellissier contro il Crotone) sui tanti lanci lunghi che fa la sua squadra, e inserendosi in area di rigore (vedi gol dell’1-0 a Bologna).

Lo sloveno è invece giocatore più compassato tuttavia dotato di buona intelligenza di gioco e di un piede sinistro preciso e potente. Temibile anche sui calci piazzati. Si muove bene tra le linee ma spesso va a creare la superiorità numerica sugli esterni ottenenedo buoni risultati.

Baricentro alto e aggressività saranno le armi che la Juve dovrà mettere in campo per spegnare sul nascere queste insidie. Dopo due gare “tattiche” la Juve ha bisogno di fare una partita offensiva, meno bloccata mentalmente, dove possa emergere il potenziale offensivo dei suoi campioni. Una partita coraggiosa, spettacolare e ricca di gol permetterebbe anche di lanciare un messaggio al Barcellona: noi siamo pronti e non sappiamo solo difenderci!

Rojadirecta, come fare se viene bloccata per vedere in streaming gratis le partite? La nostro guida con tutte le alternative

Alzi la mano chi mai nella sua vita non è entrato anche solo una volta sul sito di Rojadirecta per cercare le partite di tutto il mondo. Se si è calciofili (ma non solo, visto che il famoso portale spagnolo trasmetteva eventi sportivi live di ogni genere) non si può non conoscere questa piattaforma che nel corso di questi anni ha messo nei suoi palinsesti qualsiasi sport ci fosse disponibile online. Si poteva vedere l’evento di Rojadirecta utilizzando pc, tablet e smartphone, senza dover sottoscrivere alcun abbonamento: si tratta(va) di una piattaforma ben riconoscibile, con un logo simpatico (rosso con annessa una caricatura di Collina) e la sua caratteristica home page con tutti gli eventi di giornata inseriti in ordine cronologico.

Bastava cliccare su un evento particolare perchè si aprissero una serie di link che rimandavano ad altrettante pagine, spesso in lingua straniera, che commentavano una determinata competizione (non sempre la qualità dell’immagine era perfetta). Tuttavia il 22 novembre scorso il Tribunale Mercantile numero 2 di La Coruna ha stabilito che Rojadirecta fosse un servizio da considerarsi illegale, accogliendo le richieste di Mediapro contro l’ente Puerto 80 Projects, che amministra il sito.

Ecco le parole del tribunale: “Rojadirecta deve cessare immediatamente la facilitazione di collegamenti o link di Internet, di qualsiasi tipo, che diano acceso alla visione in diretta o in leggera differita di partite di calcio prodotte o trasmesse dai querelanti sia durante questa stagione, che per quelle che verranno”. Ma attenzione anche al seguito perchè questo divieto si intende da estendere “a qualsiasi altra pagina che la web dei querelati potessero utilizzare allo stesso scopo, o che reindirizzi alla stessa”. In ultima istanza il giudice ha stabilito che per tutti questi motivi il sito deve “cessare qualsiasi uso illecito i cui diritti esclusivi appartengano a Gol Tv e Mediapro, proprietaria della prima”.

In sostanza la sentenza andava a definire i contorni illegali dello streaming gratis delle partite offerto da Rojadirecta: infatti il portale ha chiuso come molti altri in Italia, visto che l’8 novembre scorso la Guardia di Finanza ha sequestrato e poi oscurato 152 siti pirata compreso quello iberico. Gli unici streaming legali in Italia sono rappresentati dai servizi offerti da Sky e Premium per tablet e smartphone: senza, gli streaming di Serie A, Serie B, Champions e Europa League non si possono vedere. Tuttavia c’è da dire che Rojadirecta ogni tanto riappare magicamente, però se resta chiuso molte settimane inizia a diventare un problema. In realtà nel mondo del web esistono diverse alternative a Rojadirecta, che rimane pur sempre nell’immaginario di tutti come il portale numero uno per quanto concerne lo streaming. Ci sono anche altre piattaforme: in questo articolo scopriremo quali sono.

Rojadirecta, un po’ di storia del re dello streaming gratis

Ma chi c’era dietro Rojadirecta? Solamente nell’estate del 2015 si è scoperto il padre fondatore del servizio in streaming gratis più famoso del mondo. Lui si chiama Igor Seoane Minan da  Oleiros: non ancora adolescente, era già un genio dell’informatica. Era tanto bravo che era a conoscenza di cose che i suoi professori non avevano mai appreso. A soli 10 anni smontava pc insieme al fratello: in questo modo capiva l’hardware e i suoi segreti. Era però la parte sofware quella che più gli interessava.

Capite le potenzialità del figlio, i genitori di Igor lo iscrissero alla scuola privata Colegio Obradoiro de Coruna: l’istituto era da tutti ritenuto uno dei migliori della Galizia. Anche qui sorprendeva la straordinaria conoscenza di questo giovane informatico in erba, così papà e mamma decisero che era giunto il momento di mandarlo a studiare in una scuola di marketing più importante. Rojadirecta la creò proprio lì: il padre di un suo compagno di corso si lamentava spesso delle partite del Barcellona, che non riusciva mai a vedere a causa dei viaggi e del fatto che non sempre poteva andare al bar. La creazione del sito web portava via molto tempo, anche se continuava ad essere uno studente provetto.Già nel 2005, anno in cui creò Rojadirecta, iniziarono le prime controversie legali con Google, per via di un dominio registrato da Igor Seoane intitolato Gogle.es. La sentenza arrivò solo nel 2010, e decretava Igor vincitore: riuscì così a mantenere quel sito online insieme ad altri come Gmil.es o Guugle.es, creati apposta per gli utenti che sbagliavano a scrivere il nome del colosso di Cupertino sulla tastiera.

Già nei primi mesi del 2005 Rojadirecta divento la piattaforma di riferimento per chi voleva seguire eventi sportivi live in streaming gratis. Certo, la qualità di video e audio non era eccelsa, ma pur sempre gratis. Ma quando arrivò la prima denuncia? Due anni più tardi, nel 2007, Audiovisual Sport denuciò il dominio per violazione di proprietà intellettuale. I giudici diedero ragione a Igor, che si professava innocente nel senso che non andava a violare proprio nulla e soprattutto non ricavava nessuna entrata da quell’attività. Intato Rojadirecta continuava a crescere a dismisura: in un paio di anni divenne il quarto sito più cliccato di Spagna con 2 milioni e passa di visite ogni mese.

Rojadirecta, in Italia il sito di streaming gratis è ora chiuso

Nel 2011 gli Stati Uniti e i suoi Tribunali ordinarono la chiusura di vari siti pirata, tra cui Rojadirecta.com e Rojadirecta.org. Seoane rispose con la creazione di Rojadirecta.me. Un anno più tardi gli USA lasciarono perdere, ma in Europa le perdite inflitte ai detentori dei diritti tv furono davvero tante: la Liga spagnola dichiarò in una statistica che Rojadirecta con il suo streaming gratis aveva tolto la possibilità alle emittenti legali di mettersi in saccoccia qualcosa come 500 milioni di euro nell’anno 2016, per non parlare dei 2 miliardi e mezzo da quando Seoane iniziò la sua attività (cioè 11 anni fa). Ma andiamo a vedere cos’è successo in questi anni in Italia: come accaduto in Inghilterra, anche nel nostro paese c’è stata una grossa battaglia nei confronti di Rojadirecta. Il sito venne inizialmente sequestrato nel 2013, ma la pagina continuò a funzionare. Due anni dopo, nel novembre del 2015, il Tribunale di Milano diede ragione a Mediaset: Rojadirecta doveva essere oscurato. Conosciamo l’epilogo della vicenda: il 27 ottobre 2017 Igor Seoane è stato arrestato, per la gioia del gruppo di Berlusconi e di tutte le altre emittenti tv. La decisione del tribunale meneghino ha avuto un valore giurisprudenziale importante per quanto riguarda la battaglia contro la pirateria nel web. Attualmente però sono diverse le alternative a Rojadirecta ancora funzionanti: la lotta delle pay tv nei loro confronti sembra essere molto dura, visto che sembrano crescere come funghi.

Rojadirecta, la fine del servizio di streaming gratis più famoso del mondo?

Riprendiamo per un momento la decisione di due anni fa del Tribunale Commerciale numero 11 di Madrid, che chiedeva a Rojadirecta.me “la cessazione immediata e provvisoria della facilitazione di qualsiasi link o connessione per la trasmissione in diretta o differita i cui diritti sono di proprietà degli enti querelanti”. Insomma, a Rojadirecta venne ordinato di chiudere, cosa che venne effettivamente riportata da tutti i media. In realtà, grazie a vari espedienti il sito continuava a funzionare ancora. Cosa che a Canal + non piaceva nemmeno un po’, tanto che chiese con grande veemenza la chiusura cautelare della piattaforma alla vigilia di Real Madrid-Barcellona. Una settimana dopo, per cercare di scivolare via dalle querelle, Seoane fondò Tarjetarojaonline.me, nella cui home page appariva questo messaggio: “Tutto il contenuto di questo sito si trova in server di terzi, forniti o trasmessi da terzi. Tutto il contenuto di questo sito è prelevato da pagine pubbliche di internet, per cui si considera materiale di libera distribuzione e non ci consideriamo responsabili dell’utilizzo indebito che tu possa fare del contenuto della nostra pagina”.Manco a dirlo, 24 ore dopo venne aperta un’indagine nei confronti del dominio. Il tutto è conseguentemente confluito dell’arresto di Igor Seoane Minan, il 27 ottobre 2016. Il proprietario di Rojadirecta è stato arrestato per via di un movimento di 11 milioni sui suoi conti correnti. Venne comunque rilasciato il giorno dopo. Un mese dopo la pagina venne definitivamente (per il momento) chiusa: che sia davvero l’ultimo capitolo di Rojadirecta? Questo sito spagnolo di streaming gratis è davvero tentacolare, e potrebbe rinascere dalle sue ceneri da un momento all’altro. Stiamo parlando di streaming illegali, vediamo quali sono i link che hanno caratterizzato la vita e la storia di Rojadirecta.

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Rojadirecta Forum (Video completi e Highlights)

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Rojadirecta, tutte le alternative al servizio di streaming gratis

Esistono diverse pagine simili a Rojadirecta che spesso funzionano e dove si possono vedere in streaming gratis diversi eventi sportivi. Andiamo nel dettaglio e scopriamo queste pagine.

  • Live tv: dominio registrato nella isola caraibica di San Martìn, ci possiamo trovare dentro eventi di ogni tipo (calcio, tennis, sci, NBA). C’è in lingue diverse e all’interno viene spiegato il suo funzionamento.
  • Intergoles.com:sito più tematico, nel senso che è rivolto prettamente ai calciofili. Ci sono anche altri eventi sportivi nel palinsesto, ma è il pallone a dominarlo.Ci sono sia link gratuiti che a pagamento. Ha l’unico grosso problema che spesso i link sono di pagine per cui serve una registrazione, allungando così i tempi per vedere quel determinato evento.
  • Rinconrojadirecta.com:lo si capisce già dal nome, è un clone di Rojadirecta, e ne mantiene fedelmente lo stesso funzionamento.
  • Livefootballol:qui c’è solo streaming gratis di calcio, con link e news a tema calcio. Ha però davvero una brutta grafica.
  • Stream2watch.co:ampia scelta di eventi sportivi dei più svariati, ma anche qui c’è spesso bisogno di una registrazione.
  • Lfootball: molto calcio e NBA, è di facile utilizzo.

Ricordiamo che si tratta di streaming gratis illegali, e che fareste molto meglio a sottoscrivere un abbonamento con Mediaset Premium o Sky. Detto questo, molti poi impongono l’installazione di programmi malware, perciò evitateli.

Passato e presente raccolti nel ricordo di un quinquennio speciale, come si legge nella fresca lettera agli azionisti di Exor. Ma il racconto della gloria bianconera si arricchirà presto di ulteriori capitoli, perché altri traguardi si avvicinano, sono lì, alla portata. E a differenza della Juventus del Quinquennio d’Oro (citata più volte) che, a parte due edizioni della Coppa Italia, dopo il ’35 sarebbe tornata a trionfare soltanto dopo 15 anni, questa Juventus promette benissimo in prospettiva. John Elkann, che da imprenditore non può non puntare sul futuro, lo sa e ostenta ottimismo in occasione di un evento organizzato da Panorama a Torino.
Il giorno dopo l’accesso certificato alla terza finale di fila in Coppa Italia è un giorno carico di dolcezza. E la voce del padrone è soave: «Domenica abbiamo iniziato bene – dice Elkann – segnando un bel gol, poi è stato tutto molto difficile. Il pareggio, con il secondo tempo sotto assedio del Napoli, non è stato bello. In Coppa Italia invece ho visto una grande Juve, coraggiosa ed è stato bello ammirare i due gol di Higuain».

Il Pipita è il piedistallo sul quale edificare una squadra in grado di non accontentarsi delle vittorie dell’ultimo lustro, ma di coltivare una fame perenne di nuovi trofei: «Sono molto contento che Higuain abbia realizzato una doppietta – prosegue Elkann -. Le partite da ex sono sempre molto difficili, è bello vedere che ha segnato due gol, dimostra tutte le sue qualità. Ma ciò che è passato è passato, si deve guardare avanti e mi auguro che Higuain faccia tanti gol con la Juventus e pensi solo al futuro. Il triplete? Questa è una grande Juve, che nella passata stagione ha centrato il 5° scudetto consecutivo ed è un incredibile risultato ottenuto da mio cugino Andrea Agnelli e dal suo gruppo di lavoro, da Nedved a Marotta, fino a Paratici e al mister che hanno creato un clima e una squadra fantastici, e questo si vede anche sul campo. E’ bene parlare di risultati quando sono ottenuti». Intanto, in Europa,la prossima mission è eliminare gli extraterrestri: «Juve-Barcellona, come Real-Bayern, vale la finale di Champions. Sono gare molto impegnative e belle. C’è un incredibile numero di persone che intende venire a Torino per la partita e noi vogliamo prenderci una rivincita dopo Berlino».

Parole che infiammano i tifosi, il cui orgoglio è già titillato dalla questione relativa alla cessione dei biglietti ai gruppi organizzati. Elkann ribadisce di non aver mai dubitato della buona fede della società: «Con l’ultima audizione in Antimafia possiamo vedere come le cose vengono portate avanti. Io sono fiducioso nelle istituzioni, convinto della validità di quanto fatto dalla Juventus e dalla sua dirigenza. Sono assolutamente allineato con Andrea nel portare avanti una linea difensiva legittima e fiducioso che la verità venga fuori. Dispiacciono certe associazioni, dispiace vedere la Juve, che ha vinto molto ed è quindi visibile, al centro di attacchi. Chi è molto visibile è più vulnerabile agli attacchi. In genere si tenta di prendere l’immagine positiva di altri per farsene una propria». Si chiude con una battuta sulla Nazionale: «Faccio un grande in bocca al lupo a Gian Piero Ventura, ma faccia attenzione ai numerosi giocatori della Juve che ha a disposizione. Li preservi per bene…».

Però è l’attesa del Barcellona a infiammare l’animo dei tifosi bianconeri, unitamente al tema della conferma di Allegri. Sulla guida tecnica non sembrano esserci dubbi, visto che Max dice di voler restare e la società è pronta ad assecondarlo. Elkann non pare aver fretta di pianificare il domani: «Si parla sempre di futuro, a noi interessa il presente, il mister è ingaggiato e ha bellissime sfide davanti». Quasi a dire che l’allenatore è già sotto contratto (fino al 2018) e dunque non ci sarebbe urgenza di rinnovare. Poi è chiaro che la terza finale di fila in Coppa Italia possa rappresentare un segnale aggiuntivo in direzione del tutto contraria a chi paventa un divorzio inevitabile. Perché ora come ora nessuno propende per l’ addio e la società è altamente soddisfatta del pragmatismo allegriano. Dati alla mano: i bianconeri si giocheranno almeno un’altra finale, con l’auspicio che il conto s’aggiorni se il Barcellona a breve acconsentirà.

In corso Galileo Ferraris sarebbero contentissimi di proseguire con Allegri e viceversa: è dura, in fondo, per l’allenatore trovare un club migliore in giro per l’Europa e, all’opposto, è altrettanto difficile scovare un tecnico all’altezza di guidare uno spogliatoio sul quale l’impronta di Max è stata impressa a più riprese negli ultimi due anni e mezzo. Contano, naturalmente, anche le parole: «Io voglio continuare con la Juventus, qui sto bene – sostiene il tecnico -. Adesso penso solo a vincere più partite possibili, prima di incontrarmi con la società ci sono altre priorità. La Juve è una squadra con grandi potenzialità e club del genere in giro ce ne sono pochi. So di non risultare molto simpatico, però i tifosi sono molto vicini a me e io sono molto legato alla società. Le nostalgie per Antonio Conte? Che ci posso fare, ci sono pure quelli che rimangono nostalgici dopo essere stati lasciati dalle fidanzate…». Battuta riuscita, nel solco del carattere scanzonato di un allenatore che nell’estate 2014 ha dato una lucidata a un ambiente bisognoso di nuovi stimoli. Se la Juve, dunque, è soddisfatta di Allegri e viceversa, nessun ostacolo si frapporrà alla prosecuzione del rapporto. E dopo il ritorno dei quarti di Champions contro il Barcellona, ogni momento sarà buono per pianificare il futuro, degno seguito di un passato epico e di un presente specialissimo.

Alle 11 a Vinovo era Giorgione, si è allenato, pensando alla partita contro il Chievo. Poco dopo le 17 si è trasformato nel dottor Chiellini, ha discusso la tesi dal titolo «Il modello di business della Juventus in un benchmark internazionale» e si è laureato in Economia e Commercio con il voto di 110 e lode e menzione di merito. Ha marcato i libri con la ferocia e la determinazione con cui ha spaventato i centravanti di mezzo mondo e ha raggiunto l’obiettivo che si era posto qualche anno fa, quando ha deciso che il ruolo di calciatore e basta gli stava stretto. «Fino alla fine. Questo motto mi accompagna in campo. E mi ha sostenuto in questi anni sui libri. Felice di essermi laureato!», ha comunicato al mondo via social, poi la festa con amici e familiari. Una piccola parentesi, perché oggi tornerà a testa basa sul campo, concentrato sul ciclo di ferro che domani vedrà la Juventus giocarsi punti scudetto con il Chievo e martedì iniziare l’emozionante duello con il Barcellona. Il futuro, per Chiellini, è quello e non è tipo che si distrae facilmente. Tuttavia è impossibile pensare che ieri pomeriggio il difensore non abbia messo un mattone fondamentale per un domani da dirigente, come per altro ha sempre sognato.

«Tra i miei sogni per il futuro al di là del campo c’è una bella famiglia e il mantenere un ruolo importante nella Juventus, anche a livello societario», ha spiegato qualche tempo fa. E la laurea non finirà a ingiallire incorniciata in salotto, ma sarà uno strumento concreto per costruirsi un futuro in sede. Chiellini futuro amministratore delegato della Juventus? Perché no? Ne ha le capacità e la pacatezza (quella si nota di più fuori dal campo): ama il calcio alla follia, ne conosce ogni minimo dettaglio e ha completato la sua competenza tecnica con studi che gli permettono di comprenderne anche gli aspetti economici, sempre più centrali in un club.

Intanto si prende i complimenti dei professori: «Il lavoro di tesi – ha spiegato Pietro Paolo Biancone, ordinario di Economia Aziendale e presidente del corso di studi in Professioni contabili – ha avuto l’obiettivo di esaminare il modello di business della Juventus, con riferimento alla valorizzazione del proprio marchio e alla gestione del capitale umano ed all’impatto delle stesse sulle performance calcistiche ed economiche. Tale modello di business è altresì stato messo a confronto con una importante realtà calcistica europea, il Real Madrid, il cui modello di business è storicamente orientato su grandi calciatori di nazionalità straniera, e con quello dell’Athletic Bilbao e del Porto, club caratterizzati da particolari specificità». In pratica, il lavoro di Chiellini ha analizzato due sistemi all’opposto: da una parte il Real che acquista (a caro prezzo) i giocatori più famosi del mondo per alimentare un modello di business basato sul massimizzare facendo leva sull’enorme fama del marchio e dell’immagine dei protagonisti, dall’altra club che, in modo diametralmente opposto, cercano giocatori autoctoni il primo secondo un modello sociopolitico unico (il Bilbao) o talenti da valorizzare per essere rivenduti (il Porto), magari al Real stesso. La Juventus si colloca in mezzo, leggermente più vicina al Real Madrid, sviluppando una sua via, sempre più personale per il successo sportivo ed economico. Una via nella quale un giocatore come Chiellini diventa un perno di uno spogliatoio dal notevole spessore umano e, in futuro, può dare continuità a questi valori da una scrivania. Bella storia…

Allegri vuole tutto. Il (triplo) traguardo è chiaro, come ii metodo per raggiungerlo: passo dopo passo, con misura e concentrazione, senza concessioni a facili entusiasmi e proclami eclatanti. E’ la stessa filosofia seguita finora che ha dato successi a ripetizione negli anni della gestione di Max. La parola “triplete” non la pronuncia mai il tecnico bianconero ma l’intenzione è chiara: «Noi lavoriamo per cercare di vincere tutte le competizioni ma facciamo un passo alla volta. La conquista della terza finale di Coppa Italia è una bella spinta di entusiasmo, la Champions è una competizione straordinaria e affascinante, ma il primo obiettivo resta lo scudetto. Il momento va vissuto con grande energia e con la consapevolezza di poter arrivare lino in fondo. Questa squadra è in grado di riuscirci e pensare di poterlo fare fa la differenza». Il fattore psicologico diventa quindi decisivo nel rush finale cui la Juve si affaccia con il vento in poppa, dopo il doppio confronto ravvicinato con il Napoli.

ZERO BONUS. La doppia “Cima Coppi” è stata superata e ora inizia la discesa verso il traguardo, secondo precise priorità: prima il Chievo e poi il Barcellona. Ed è davvero così. C’è il sesto scudetto consecutivo da conquistare «per entrare nella leggenda» e dalla partita di stasera «passa un altro pezzo di campionato». Quindi niente distrazioni. «Mancano otto partite alla fine e più si va avanti, più i punti diventano più pesanti – rileva Max – Non abbiamo la possibilità di sbagliare. Un bonus ce lo siamo già giocato pareggiando a Napoli. Il Bara si prepara da sé; con il Chievo è invece una partita a rischio, veniamo da due gare impegnative sotto l’aspetto fisico e mentale, non ci deve essere assolutamente un calo di tensione».

Lo dicono anche i numeri: «La matematica non concede alternative: la Roma può arrivare a 92 punti, noi dobbiamo farne 93. Quindi mancano ancora tante vittorie». E un altro passo va fatto questa sera nel fortino dello Stadium dove la Juve vince da 31 partite consecutive. «Ringrazio l’ingegner Elkann per le parole che ha avuto per il lavoro fatto dalla squadra e dalla società, questo credo che sia motivo di orgoglio e soddisfazione» aggiunge Allegri, cui l’azionista di maggioranza ha anche allungato la vita sulla panchina bianconera, stoppando, di fatto, le voci di un divorzio.

FUTURO. Sul proprio futuro, Max ha le idee chiare: «Se le cose vanno bene non capisco perché ci si dovrebbe separare». E il cammino compiuto fin qui gli dà ampiamente ra- il punto di partenza è positi- gione. «Al momento resto al vo: «Tra me e la società non 100% perché ho un contratto ci sono problemi. Un mese e fino al 2018. Il problema alle- mezzo fa abbiamo già accen- natore non sussiste e non deve nato a delle cose, io sono consussistere perché siamo nel tento di stare qui. La società momento cruciale della stami deve chiamare, ci mettegione e bisogna restare con- remo a tavolino e parleremo. centrati perché non abbiamo Io sono un dipendente che ge- ancora vinto niente». stisce giocatori; dipendesse da Prima si vince, poi si penme, in ogni caso, tutto norma- sa a ciò che sarà. In ogni caso, le. In questo momento, però, non è neanche giusto parlarne, non ho la testa per pensare a quello che potrà succedere». E la prospettiva di un addio da trionfatore assoluto, come Mourinho, al contrario di Spalletti che dice: «Vado via se non vinco qualcosa»? «Tolgo fise, perché a me i “se” non piacciono – risponde Max – Non mettiamo fi carro davanti ai buoi ma pensiamo innanzitutto a vincere il campionato. Poi è normale che la società avrà un programma da propormi, come ha sempre fatto. Ma credo che la Juventus in questo momento sia una delle società più forti e più importanti d’Europa ed è quello che conta».

Messi & co. stanno arrivando, la Juve si attrezza. Tra la doppia sfida incandescente in casa del Napoli e l’andata dei quarti di Champions League con il Barcellona c’è però di mezzo il Chievo. Massimiliano Allegri non si fida e per questo, pur dando un occhio naturalmente al match con i blaugrana, metterà in campo la squadra migliore per non lasciarsi sfuggire tre punti fondamentali nella corsa al sesto scudetto consecutivo. Turnover sì ma qualità inalterata. Proprio le rotazioni sono la chiave dell’avvicinamento al Baca. Tra il Napoli di campionato e il Napoli di Coppa Italia, Max ha fatto 8 cambi di formazione: soltanto Bonucci, Khedira e Higuain hanno giocato entrambe le gare, tutti e tre per novanta minuti. Per il resto, Allegri ha sfruttato appieno la profondità della rosa, ruotando gli uomini e dosando le energie. Anche stasera ci saranno diversi cambi, specie in difesa e a centrocampo dove ci sono più alternative a disposizione.

PIPITA SI’. Higuain sì o Higuain no? Questo è stato il dilemma principale del tecnico durante la giornata di vigilia. Sfruttare la grande carica del Pipita dopo la doppietta di mercoledì o preservarlo per il Bar^a? Proprio una frase dell’allenatore in conferenza stampa – «Una buona idea potrebbe essere Dybala centravanti» – aveva fatto presagire un turno di riposo per il Pipita. Allegri però, a meno di sorprese, non rinuncerà al bomber, rimandando gli esperimenti e le novità tattiche eventualmente a gara in corso. Una scelta dettata anche dall’assenza di Mandzukic, ancora sofferente per la botta al ginocchio sinistro già infiammato rimediata domenica scorsa al San Paolo. SuperMario punta a rientrare con il Barcellona e quindi continua nel programma di recupero. Insieme a Higuain, l’altra certezza dell’attacco bianconero sarà Dybala.

Paulo ha giocato una manciata di minuti nel primo incrocio con il Napoli, al ritorno dal Sudamerica; mercoledì è stato in campo per 76 minuti. «E’ in una condizione accettabile, non ottimale, quindi ha bisogno di giocare» sintetizza Allegri. Proprio la Joya è uno dei più prolifici nei match di campionato che precedono gli impegni europei. In otto precedenti stagionali, tutti vinti dai bianconeri, Dybala è andato in gol 5 volte, una in più di Higuain.
L’incertezza è tutta sugli esterni: senza Pja- ca e Mandzukic, le alternative scarseggiano. Di ruolo è disponibile soltanto Cuadrado, ma il colombiano potrebbe essere inizialmente risparmiato per avere un cambio offensivo da giocarsi in caso di necessità. A destra potrebbe esserci quindi Dani Alves, come già contro il Milan quando Cuadrado era squalificato. A sinistra è ballottaggio tra Alex Sandro e Sturaro, con quest’ultimo che potrebbe tornare in gioco per la sfida con il Barcellona nel caso di forfait di Mandzukic.

DIFESA NUOVA. A metà campo, cambierà la coppia centrale: Khedira, comunque convocato, lascerà spazio a Marchisio, in attesa di tornare titolare contro il Barcellona. Al suo fianco ci sarà Pjanic, con Rincon e Lemina pronti in caso di necessità. Rispetto alla semifinale di Coppa Italia di mercoledì sarà invece completamente rinnovata la difesa. La coppia cen

trale dovrebbe essere composta da Barzagli e Rugani, mentre sui lati dovrebbero agire, gioco forza visto le scelte in attacco, Lichtsteiner a destra e Asamoah a sinistra. Buffon tornerà invece tra i pali al posto di Neto, portiere di Coppa Italia. In Champions, poi, pronta un’altra rivoluzione con il ritorno di Bonucci-Chiellini al centro e di Dani Alves e Alex Sandro sui lati, anche se non sono da sottovalutare comunque le soluzioni più conservative con Lichtsteiner e Asamoah. Tante soluzioni, un solo obiettivo: vincere.

Una sola rete, ma pesante. Paulo Dybala ha segnato al Chievo un anno e sette mesi fa: 12 settembre 2015, terza di campionato, l’argentino appena arrivato dal Palermo trasformò un rigore procurato da Cuadrado e regalò alla Juventus un punto preziosissimo dopo una sconfitta e una vittoria nelle prime due giornate. Era una squadra differente per condizione fisica e mentale, costretta per la prima volta a navigare in mezzo a mille difficoltà dopo il profondo rinnovamento estivo. Pau era uno dei nuovi arrivi ma lasciò intuire fin da subito di che pasta fosse fatto, caricandosi la Signora sulle spalle con la personalità di un veterano. Uno scudetto e una Coppa Italia dopo (i primi trofei della sua carriera, insieme alla Supercoppa italiana conquistata nell’agosto 2015), Dybala stasera si candida per la statuetta di miglior attore protagonista per far sprintare la Juventus verso il sesto tricolore, quello della leggenda. Il condottiero Max ha indicato la via: «Con il Chievo non possiamo sbagliare», ha sentenziato Allegri in apertura di conferenza stampa. E lui è pronto per guidare la truppa bianconera.

SERVE BENZINA «Paulo è un giocatore aerobico — ha detto di lui il tecnico — fa 12 chilometri a partita e ha bisogno di giocare. Deve ritrovare continuità ma fisicamente sta bene. Ha bisogno di ritmo. In questo momento non possiamo permetterci di gestire, anche perché abbiamo fuori sia Man- dzukic sia Pjaca e anche Kean è indisponibile». Quindi Dybala con il Chievo sarà titolare, anche perché è tra quelli meno utilizzati in quest’ultimo periodo per colpa dell’infortunio nella gara con la Samp, l’ultima prima della sosta per le nazionali: è volato ugualmente in Sudamerica ma non ha mai giocato nelle due sfide dell’Argentina per le qualificazioni al Mondiale 2018, ha fatto solo i 10 minuti finali in campionato con il Napoli e nel bis di Coppa Italia è stato sostituito alla mezzora del secondo tempo.

IDEA CENTRAVANTI La novità potrebbe riguardare la sua posizione in campo: «Potrebbe giocare centravanti», l’ha buttata lì Allegri, ipotizzando un turno di riposo per Higuain comunque tutto da verificare. Il suo impiego è più che no: il tecnico deciderà solo oggi, dovrà capire quanto ha speso il Pipita a Napoli e tenere conto anche dell’importantissima gara di martedì con il Barcellona. Per quel giorno i suoi uomini migliori devono essere al top. In ogni caso un eventuale cambio di ruolo non farebbe perdere il sonno a Pau. Anzi, per lui sarebbe un ritorno all’antico, visto che a Palermo faceva la prima punta.

L’argentino sa muoversi da centravanti e ha un tale senso del gol da poter occupare qualsiasi posizione lì davanti. Con Allegri ha imparato ad agire più da trequartista, posizione che occuperà regolarmente
se il tecnico non rinuncerà a Higuain. A pprescindere dal ruolo, la certezza è che a Pau piace anche molto fare gol ed esultare con la Dybala mask, ormai il suo marchio di fabbrica.

STADIUM AMICO Paulo non timbra il cartellino dei marcatori da troppo tempo per i suoi standard: l’ultimo gol è del 14 marzo, Juventus-Porto 1-0, gara di ritorno degli ottavi di finale di Champions League, quando Paulo portò i bianconeri in vantaggio dal dischetto. Quattro giorni prima aveva segnato l’ultima rete in campionato, sempre su rigore, al Milan. L’ultimo centro su azione invece risale a quasi due mesi fa: doppietta al suo Palermo. Con 14 gol Dybala è il secondo marcatore della Juventus, 12 li ha fatti in casa. Pau allo Stadium si esalta: il Chievo è avvisato.

Vincere è l’unica cosa che conta. In perfetto stile bonipertiano Massimiliano Allegri presenta la sfida contro il Chievo, relegando il pensiero Barcellona in un cassetto e soprattutto fornendo indicazioni interessanti sul suo futuro.

RESTO AL 100% «Ringrazio Elkann per le parole sul lavoro di squadra e società», dice l’allenatore, che all’immancabile domanda sulla percentuale della sua permanenza in bianconero, risponde: «Ora ho il 100%, perché ho un contratto fino al 2018. Però siamo dentro al momento cruciale della stagione, è l’ultimo dei problemi. Con la società viaggiamo di comune accordo, ma non abbiamo ancora vinto nulla.

Aspetto che la Juve mi chiami, io sono felice di stare qui e parleremo di tutto quando ci incontreremo». E poi ancora: «Dipende dal club, un mese e mezzo fa abbiamo accennato il discorso, ma ora non ho la testa per pensare a quel che può succedere: siamo tutti concentrati su tre obiettivi, se poi le cose vanno bene non vedo perché separarsi». Eppure Allegri e la Juventus fino a qualche mese fa sembravano destinati a separarsi, invece adesso le cose sono cambiate: il tecnico non ha avuto offerte convincenti (vedi Arsenal) e il club non ha trovato un’alternativa all’altezza.

A questo punto è più di una possibilità che si possa andare avanti insieme e le parti si parleranno probabilmente dopo il Barcellona per trovare una quadra: Max vorrebbe un contratto di tre anni e un ritocco dello stipendio, la società è partita con l’idea del solito prolungamento di un anno, però potrebbe accontentarlo.

PARTITA A RISCHIO Intanto però stasera c’è la sfida con l’amico Maran: «Non abbiamo la possibilità di sbagliare, ci siamo già giocati un bonus a Napoli. Abbiamo una sola opzione, vincere, poi da domenica penseremo al Barcellona: è una sfida talmente affascinante che si prepara da sola. Però non voglio cali di tensione: con il Chievo è una partita a rischio, veniamo da due sfide impegnative e dobbiamo vincere. L’obiettivo principale della stagione è lo scudetto per entrare nella leggenda e non ci deve sfuggire. Poi la Champions ha un suo fascino, ma è un discorso a sé».

Il suo obiettivo adesso è la finale di Coppa Italia. Claudio Marchisio sa già che la giocherà: il giallo preso da Miralem Pjanic nella semifinale di ritorno contro il Napoli, che gli costerà la squalifica, spalanca le porte al Principino, che in questa stagione si è dovuto adattare all’insolita condizione di precario. Non essere titolare era una cosa che non

gli capitava da anni, perché dal primo scudetto di Conte in poi Marchisio è sempre stato un punto fermo per la Juventus, anche se ha interpretato diversi ruoli: prima mezzala, poi regista dopo l’addio di Pirlo, ma comunque sempre imprescindibile per Antonio e per Allegri. Il brutto infortunio di un anno fa gli ha fatto fare un viaggio indietro nel tempo e gli ha fatto riscoprire sensazioni ormai dimenticate. La marcia di avvicinamento alla finale dell’Olimpico (che si giocherà il 2 giugno contro la Lazio) inizia oggi contro il Chievo, perché un obiettivo prefissato è il modo migliore per trovare nuove motivazioni e spingere se stesso a dare ogni giorno di più. «Le scelte a centrocampo sono condizionate dagli attaccanti, Marchisio potrebbe rientrare dal primo minuto e devo vedere se far riposare Khedi- ra», ha spiegato Massimiliano Allegri, che stasera potrebbe cambiare diversi giocatori rispetto al Napoli. Probabile turnover sugli esterni, dove i favoriti sono Lichtsteiner e Asamo- ah, mentre Sturaro potrebbe sostituire ancora Mandzukic, infortunato, con Dani Alves o Cuadrado sull’altra fascia; in difesa Barzagli e Rugani si candidano per un posto da titolare.

DUE MESI E AL TOP Claudio invece stasera dovrebbe fare coppia con Pjanic, perché tutti e due sono rimasti fuori contro il Napoli in Coppa Italia. Lo scorso aprile Marchisio si ruppe il crociato: un infortunio che ti tiene fuori sei mesi, ma dal momento del rientro in campo ci vuole un altro anno per tornare al top. Il Principino ancora non lo è, lo sa bene anche lui: dà il massimo sempre ma la gamba non può essere quella pre operazione. Allegri lo sta gestendo, concedendogli sempre un adeguato periodo di scarico tra una partita e l’altra, perché Claudio non può giocare ogni tre giorni. Nel frattempo il tecnico ha ridisegnato la Juve con il 4-2-3-1 e ha trovato la mediana perfetta con Khedira e Pja- nic. Così Marchisio è diventato una seconda scelta. L’obiettivo della finale lo aiuterà a ritrovare, oltre alla forma, anche la serenità e la fiducia, condizioni indispensabili per esprimersi al meglio. Claudio potrà dare una grossa mano alla sua Juventus, la squadra in cui è cresciuto e per la quale fa il tifo da sempre, in questo finale di stagione dispendioso e pieno di impegni.

Ci sono le sensazioni e ci sono i numeri. Andrea Barzagli mette tutti d’accordo. Se lui in campo si sente ancora un ragazzino, in molti – soprattutto all’estero – fanno fatica a pensare che il centrale toscano sia nato veramente l’8 maggio 1981. A 35 anni tanti atleti imboccano il viale del tramonto, mentre Andrea continua a progredire. Una macchina di lusso sempre affidabile, concentrata, sul pezzo. Un po’ come i suoi modelli Paolo Maldini e Billy Costacurta, tutta gente che ha festeggiato i 40 anni sul ring. Il difensore di Fiesole vuole imitare gli ex milanisti e la strada è quella giusta. Barzagli, della Juventus, non è soltanto un protagonista assoluto, nonostante due anni e mezzo fa qualcuno gli avesse già organizzato il “funerale” dopo il grave infortunio al tendine d’achille. L’azzurro, che oggi guiderà la difesa bianconera nell’insidiosa trasferta nella tana del Chievo, è uno di quelli che più gioca e più continua a sorprendere a livello atletico. L’ultimo “tempone” è recente, risale alla partita di mercoledì scorso contro il Lione.

Barzagli negli ultimi minuti di gara sì è lanciato alla rincorsa di Lacazette, diretto minacciosamente verso Buffon. Un allungo tanto efficace (il francese è stato bloccato) quanto stupefacente, quello dello juventino. Dal cerchio di centrocampo all’area piccola, uno scatto di poco meno di 40 metri durante il quale Barzagli ha toccato un picco di velocità pari a 33 km/h. Un recupero da manuale del difensore, ma anche un gesto da atleta vero. Se Usain Bolt, re mondiale dei velocisti, è ovviamente fuori concorso (ha raggiunto una velocità massima di 44,7 km/h il record mondiale dei 100 metri), con i suoi 33 km/h Barzagli ha invece “bruciato” un bel po’ di colleghi sulla carta più giovani e rapidi. Un’impressione confermata dalle statistiche: nella Juve pentascudettata dell’ultimo periodo soltanto Alvaro Morata, che rispetto a Barzagli ha 11 anni in meno, si era spinto oltre, toccando i 34 km/h in una delle sue tante accelerazioni spacca difese.

La rincorsa su Lacazette è solo l’ultimo caso della “seconda giovinezza” di Barzagli, abituato a lasciare a bocca aperta gli uomini dello staff durante i test di Vinovo. «Ho avuto una carriera medio-alta fino a 30 anni – ha raccontato l’ex Wolfsburg durante Euro 2016 -. Oggi, a 35 anni, mi metto alla pari dei 20enni se faccio dei test». Più che un segreto, Barzagli ha un modo estremamente professionale di vivere il calcio. Maniaco dell’alimentazione e del riposo, in campo il suo punto di forza è la concentrazione. Non stacca mai: dove non arriva con il fisico, compensa con la testa. Come dice Buffon, altro fenomeno senza età, «in certi casi la carta d’identità non conta». Lo scorso anno, dopo il rinnovo biennale, Barzagli non voleva sentir parlare di ipotesi da futuro dirigente. Non perché l’idea non gli piacesse, ma perché oggi come allora Andrea si sente solo un giocatore. La telemetria dell’inizio di stagione gli dà ragione: 13 presenze (dietro solamente a Higuain, Buffon e Alex Sandro) e nessun passaggio in infermeria, dove invece sono transitati a turno tutti i suoi compagni di reparto. Di questo passo, e con questi ritmi, per Barzagli non va escluso un nuovo prolungamento per imitare in tutto e per tutto gli idoli Maldini e Costacurta.

Ancora uno sforzo, contro il Chievo. Ancora una prova, magari, di fatica e di sofferenza. Tale da tener botta ai veronesi, così come alla situazione d’emergenza in cui in un certo senso versa la Juventus dal punto di vista fìsico (diversi infortuni e acciacchi, fatica accumulata nelle ultime partite) e mentale (energie cerebrali e motivazionali profuse in abbondanza a suon di big match contro il Napoli, sfide fondamentali contro il Lione in casa e fuori, sconfìtte a Milano…).

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Ancora uno sforzo, dunque, chiede il tecnico Massimiliano Allegri prima che – grazie alla sosta e al successivo, momentaneo, diluirsi degli appuntamenti – la Juventus possa reset- tare, tirare il fiato, concentrarsi sul gioco e completare un ulteriore step di crescita teso verso la qualità, la fluidità della manovra, il feeling tra i nuovi interpreti. Chissà: lo spettacolo, anche… E in effetti la recente storia bianconera dell’allenatore livornese, dimostra che realmente le sue squadre necessitano di un periodo di rodaggio iniziale prima di spiccare il volo e iniziare a rendere al massimo delle effettive potenzialità.

La differenza Il tecnico non ci gira troppo attorno, del resto: «Per noi quella contro il Chievo è una sfida importante perché chiude un mese in cui abbiamo giocato sei partite, questa è la settima, di cui quattro veramente toste: Milan, Napoli e le due partite col Lione. E io in realtà ci metterei pure l’Udinese, che aveva appena cambiato allenatore e poi ha fatto molto bene. A Verona bisogna compiere l’ultimo sforzo per cercare di chiudere al meglio questo ciclo durissimo». E ancora: «La Juventus si contraddistingue dalle altre squadre perché, quando c’è da rimboccarsi
le maniche e fare le partite sporche, è in grado di farlo. E’ questo che fa la differenza se vuoi arrivare in fondo evincere il campionato».

Cambio di rotta Dopo la sosta, però… «Dopo la sosta Dybala sarà a disposizione, sta procedendo bene. Per Pjaca servirà un po’ più di tempo. Quando saremo tutti a disposizione, dopo questa tranche di partite che verranno, avremo un paio di settimane dove finalmente potremo anche lavorare un po’ di più. Vanno fatte tutte le cose con la dovuta serenità, essendo lucidi su quello che dobbiamo fare, per prepararsi al meglio a marzo. E a marzo arriveremo nelle migliori condizioni, ci giocheremo le chance». Corsi e ricorsi… «Di questi tempi, l’anno scorso, nessuno immaginava che la Juventus potesse giocare un ottavo di finale come quello che ha giocato contro il Bayern Monaco. Quindi in tutte le cose ci vuole sempre un po’ di calma, un po’ di pazienza e soprattutto, lucidità ed equilibrio. Alla fine ciò che conta, nel calcio, è la conoscenza dei giocatori. Più giocano insieme e più è facile che giochino meglio. Ci vuole un altro po’ di tempo. Tra l’altro, lo ribadisco, noi disputando una partita ogni tre giorni, abbiamo neanche mezzo allenamento da fare tutti insieme come si deve, perché più di tanto non puoi fare. Poi vanno via tutti con le Nazionali. Invece in questo mese avremo un paio di settimane più libere, per poter lavorare».

Il clou Tutto secondo i piani, insomma, a quanto pare. «La Juventus sta facendo un percorso al momento buono perchè siamo primi in campionato, siamo in lotta per la Champions (nella quale abbiamo molte probabilità di arrivare primi nel girone). E poi al terzo mese di una stagione è normale che abbiamo ancora da migliorare. Non mi stancherò mai di ripeterlo: bisogna arrivare nelle migliori condizioni a marzo per cercare di essere in lotta su tutti i fronti».

Sarà una partita che si giocherà ad alta quota. Infatti se la Juventus ha tra le sue opzioni di gioco il passaggio a scavalcare da dietro, il Chievo ne fa addirittura un assioma essendo quella che tiene la palla in aria più di tutti in serie A.

Questo non significa che si tratti di due squadre che non sanno giocare palla a terra, ma che hanno attaccanti bravi nel gioco aereo per cui possono sfruttare spesso anche questa opzione. Sommando passaggi lunghi, pallonetti e cross i veneti sono gli unici ad aver già superato il muro delle 500 giocate “alte” andate a buon fine (quasi 50 a partita). Non è un caso che il primo in campionato nello score dei lanci lunghi sia Dainelli e il secondo Bonucci (per entrambi circa la metà arrivano a destinazione). Il regista arretrato bianconero (oggi Barzagli dovrà sostituirlo anche in questa competenza) ha come terminale di riferimento Mandzukic (32 lanci ricevuti da inizio stagione), anche se sappiamo che spesso il lancio scavalca anche gli attaccanti per arrivare dietro la linea difensiva dove si buttano Pjanic e Khedira.

Di contro Inglese, Floro Flores e Meggiorini sono tutti abili nel gioco aereo. Il 54% del totale di giocate utili del Chievo arriva da parabole volanti. Vedremo quindi anche grandi battaglie per la riconquista delle “seconde palle”. In questa ottica sarà importante capire le scelte dei due allenatori. Da una parte Maran ha in Birsa un giocatore di riferimento tra le linee e negli interni Hetemaj e Castro due elementi predisposti all’aggressione immediata. Allegri non ha il trequarista fisso (non penso che vorrà riproporre Pjanic in quella zona dopo il test negativo con il Lione) e i suoi centrocampisti non sono dotati di pari intensità nel pressing immediato.

Può darsi, quindi, che il tecnico bianconero punti su un’azione più manovrata e avvolgente tornando al 3-5-2 di base con Cuadrado o Lichtsteiner a destra e Alex Sandro a sinistra. I centimetri in questo caso sarebbero sfruttati in area di rigore per andare a intercettare i loro cross.

Dopo Cagliari e Samp, anche il Chievo si contrapporrà alla Juve con il 4-3-1-2. La Juve ha vinto segnando 4 gol in entrambi i precedenti lavorando molto sui cambi di gioco, proprio per aggirare il rombo avversario. Per facilitare le uscite lungo linea non sarebbe una brutta idee riproporre Evra o Alex Sandro nel pacchetto arretrato.
Anche il Bologna, pur senza brillare di luce propria, ha messo in crisi il Chievo proprio girando palla velocemente sul “lato debole”.
Chi si aggiudicherà il ballottaggio a destra? Lichtsteiner arriva più al cross rispetto a Cuadrado grazie alla sua scelta di tempo negli inserimenti. Il colombiano ha dalla sua la facilità di dribbling, motivo per cui spesso viene impiegato a partita in corsa. I suoi cambi di passo palla al piede permettono spesso di cambiare il corso di partite bloccate e di scardinare anche le difese più arroccate.

In casa Juve c’è poi l’annosa questione del maggior coinvolgimento di Higuain nella costruzione del gioco e della sua compatibilità con Mandzukic. Il Pipita cercherà di farsi vedere nei corridoi tra il metodista e gli interni avversari. Tutti i centrocampisti dovrebbero avere come primo pensiero (ben prima di ricevere palla) quello di vedere/capire se possono passargli la palla. Si tratta di uno sforzo percettivo-cognitivo prima che tecnico. Un fattore chiave sarà proprio questo, ne riparleremo domani in sede analisi: quanti passaggi avrà ricevuto Higuain? Se arriverà almeno a 30 (di cui un terzo tra le linee come nell’azione del gol al Napoli) vorrà dire che i flussi di gioco hanno funzionato. Quota 40 corrisponderebbe a una partita super. Un termometro preciso della prestazione dei bianconeri. Staremo a vedere.

E Mandzukic? Facile, dovrà semplicemente fare il contrario dell’argentino: muoversi sulla linea dell’offside o allargarsi per bloccare il terzino opposto, anche a rischio di sembrare fuori dal gioco, oltre naturalmente a vincere i duelli aerei.

Attenzione, però, che il Chievo ha anche altri armi nel suo arsenale. Gli automatismi offensivi e difensivi sono collaudati, così come le intese tra i singoli. Il lavoro pluriennale di Maran si vede in ogni aspetto della gara, dalle transizioni ai calci piazzati.

Mi soffermo in particolare sui movimenti del trequartista e degli attaccanti. Birsa si muove molto su tutto il fronte di attacco. Contro la Juve accentuerà questa sua predisposizione per togliersi dalla zona di competenza del mediano bianconero. L’ex milanista diventa particolarmente insidioso soprattutto quando si accentra palla al piede partendo da destra. Lì dovrà stringere Alex Sandro, soprattutto se il ruolo di interno sinistro dovesse essere preso da Pjanic. Birsa ha una grande facilità di calcio, potente nel tiro, preciso nell’assist. Un brutto cliente. Necessario ridurgli la libertà d’azione.

Il Chievo fa dell’equilibrio la sua forza, ma non è una squadra attendista o remissiva, appena può cerca di colpire l’avversario. La difesa della Juve, in piena emergenza per le assenze contemporanee di Bonucci (comunque convocato) e Chiellini, deve guardarsi anche dalla giocata sul “terzo uomo”. Dall’esterno la palla arriva all’attaccante che viene incontro che di prima la spizza in area per l’inserimento di un interno (in particolare di Castro). Trattasi di un automatismo che i gialloblu mettono in pratica a memoria senza neanche guardarsi. In questo caso il centrale di parte bianconero dovrà staccarsi per tempo e assorbire l’arrivo del centrocampista avversario senza lasciargli la profondità.

Era la stagione 1998/99. A Brescia arriva Silvio Baldini, allenatore considerato rivoluzionario. Da Chievo, dove lo aveva avuto da calciatore, porta con sé Maran come vice. Vedendolo in campo e nello spogliatoio ne aveva apprezzato le caratteristiche umane e la capacità di trasferire ai compagni i suoi concetti. L’attuale tecnico dei veneti era un difensore lento ma intelligente, oltre a marcare voleva anche giocare palla. Nella parte finale della carriera prima Malesani, poi Maldini gli aprono la mente e gli danno nuovo entusiasmo introducendo nei meccanismi difensivi i principi del gioco “a zona”.

Come difensore non doveva più rincorrere solo l’avversario ma anche pensare di reparto organizzando collettivamente la copertura degli spazi e leggere la situazione in funzione della posizione della palla. Maran porta con sé questo entusiasmo quando appende le scarpe al chiodo. Scopre, da allenatore in fieri, che la costruzione della prestazione parte da lontano, richiede applicazione e costanza. Quella cultura del lavoro gli ha permesso di diventare negli anni uno degli allenatori più apprezzati nel panorama calcistico italiano. Non impone urlando la sua leadership al gruppo. La credibilità la conquista con le idee di gioco che trasmette ai giocatori giorno dopo giorno. A Chievo gestisce un gruppo “anziano”, collaudato, che già aveva ottenuto grandi risultati sotto la sua guida la scorsa stagione. L’assuefazione e la mancanza di stimoli nuovi avrebbero potuto giocare brutti scherzi. Ma se vedete giocare il Chievo troverete che se c’è una cosa che non manca mai a questa squadra sono le motivazioni e l’organizzazione. Non è un caso. La consapevolezza di cosa fare nelle diverse fasi di gioco è al primo posto nell’agenda di lavoro di Maran. Ogni giocatore deve sapere sempre come comportarsi in campo. Il giocatore deve essere coraggioso. Deve essere in grado di mettere se stesso nella prestazione. Gli altri devono compensarne le eventuali esuberanze dandogli coperture adeguate. Coraggio ed equilibrio sono le due facce della stessa medaglia e possono convivere attraverso l’organizzazione.
Per questo il modulo di gioco è scelto sulle caratteristiche dei giocatori. Oggi il Chievo gioca con il rombo perché ci sono degli interni che hanno corsa, dei mediani di copertura e regia. Maran una volta scelto il modulo lo cambia raramente (solo per alcune specifiche necessità di gara) per non togliere sicurezze ai giocatori.

Riccardo Meggiorini, come era prevedibile, non recupera e contro la Juventus non ci sarà. Attacco affidato alla coppia Inglese-Floro Flores, con Pellissier pronto a entrare a gara in corsa. Per il resto, in campo andranno i “titolarissimi” di Rolando Maran, con la coppia centrale difensiva composta dai collaudati Dainelli e Gamberini. Il Chievo, reduce dalla brutta sconfitta di Crotone, cerca il riscatto proprio contro la capolista, in uno stadio che va verso il tutto esaurito (attesi 27 mila spettatori). «Siamo arrabbiati – ammette Maran – e il bruciore che ci ha provocato la battuta d’arresto in terra calabrese va buttato in campo contro la Juventus. Mi conforta il fatto che la mia squadra, finora, dopo le poche prove negative che ha fornito durante la mia gestione, ha sempre reagito positivamente. Contro i bianconeri ci vuole coraggio, perché se li affronti in modo remissivo perdi di sicuro. Noi invece inseguiamo un buon risultato e se arriverà ce lo terremo ben stretto».

Non accetta, l’allenatore clivense, l’etichetta di vittima sacrificale. E sbotta: «Sembra che il Chievo debba perdere questa partita perché è già segnata. Io non ci sto. E penso all’1-1 allo Stadium del campionato scorso e capisco che qualcosa possiamo e dobbiamo fare. Certo, la gara va letta bene. Ci saranno momenti in cui dovremo soffrire la Juventus, altri in cui dovremo cercare di mettere in difficoltà gli uomini di Allegri. Servirà intelligenza». Non pensa, Maran, di avere vantaggi dal fatto che nella Juventus mancheranno alcuni titolari. «Ma stiamo scherzando? La Juve è la Juve con o senza Chiellini, Bonucci o Dybala. Ma se nemmeno io recrimino quando mi manca qualche giocatore, figuriamoci la Juve».

Quanto al tipo di partita che dovrà fare la sua squadra, lecito presupporre che vedremo un Chievo votato alla corsa, con grinta e carattere, attento alla fase difensiva e pronto a colpire di rimessa e, soprattutto sui calci piazzati, sfruttando il magico sinistro di Valter Birsa. «Per ottenere risultati importanti – chiosa Maran – il Chievo deve dimostrare sul campo di avere certe caratteristiche, dalle quali non può prescindere. Ogni volta che ci siamo dimenticati qualcosa abbiamo pagato. E contro la Juve non vogliamo farlo. Anche perché la squadra di Allegri sa sempre quello che vuole ed è molto difficile da affrontare. Serve più che mai una prestazione da Chievo, di quelle che mettono in difficoltà chiunque. Non dimentichiamoci che solo due settimane fa, in casa con il Milan, ci siamo giocati una partita, che abbiamo perso immeritatamente, che valeva il secondo posto in classifica».

Ormai non è più una tentazione, ma “quasi” un obbligo quello di schierare Gonzalo Higuain e Mario Mandzukic insieme in attacco: con Paulo Dybala e Marko Pjaca in infermeria, sono rimasti soltanto i “bisonti” del gol a disposizione di Massimiliano Allegri. Ma proprio su quel “quasi” il tecnico ha calcato molto in conferenza stampa, come se volesse indicare che ci potrebbero essere novità sul fronte d’attacco oggi pomeriggio a Verona contro il Chievo.

Una prima alternativa da prendere in considerazione sarebbe quella di inserire Juan Cuadrado come seconda punta, snaturando però quelle che sono le caratteristiche del colombiano, che dà il meglio di sé come esterno di centrocampo o ala perché così sfrutta la capacità di saltare l’uomo, la velocità sulla fascia e il tiro, sia esso un assist per i compagni, sia una finalizzazione vera e propria come è accaduto a Lione in Champions League dove ha segnato il gol partita.

Cuadrado titolare insieme a uno tra Higuain e Mandzukic rimane una possibilità, già provata a partita in corsa a San Siro contro il Milan, quando appunto Dybala si è infortunato, ma l’“esperimento” non ha poi così impressionato. Tant’è, dal Milan in poi (era il 22 ottobre) la Juventus ha disputato tre partite e hanno giocato sempre gli stessi uomini in attacco, Higuain e Mandzukic appunto.

Altra alternativa è quella di giocare con un’unica punta – e Higuain sarebbe in vantaggio su Mandzukic per scendere in campo dal primo minuto – supportata però dal doppio trequartista, nella fattispecie Pjanic e Cuadrado, e da tre mediani a copertura del centrocampo. Potrebbe essere la miscela giusta, in attesa del rientro di Dybala, per innescare e rendere esplosivo il bomber argentino: il bosniaco, che è alla ricerca di se stesso e di un ruolo – visto che li ha ormai ricoperti tutti – in cui tornare a eccellere come alla Roma, e il colombiano potrebbero mettere la loro fantasia e spinta offensiva al servizio del cecchino Pipita.

Proprio lo straordinario talento dell’argentino deve essere sfruttato a dovere e supportato. In più, con questo modulo Higuain tornerebbe all’antico, giocherebbe cioè come unico terminale offensivo, come al Napoli, e non come parte di un meccanismo più complesso, nel quale ha compiti più organici.

La ricerca di moduli diversi, che ha spinto Allegri a varare mercoledì contro il Lione in Champions il 4-3-1-2, potrebbe continuare anche in campionato, nell’ultima fatica prima della pausa per le nazionali. A meno che il tecnico livornese non decida all’ultimo di confermare la coppia bestiale. Novanta minuti contro la Sampdoria, novanta contro il Napoli, 83 contro il Lione perché poi Higuian è stato sostituito da Cuadrado, e a settembre novanta minuti a Palermo: le due prime punte stanno imparando a conoscersi e a vedere il loro feeling crescere. Erano destinati ad alternarsi, o almeno così è stato a inizio stagione, quando Allegri ha preferito ripresentarsi con Dybala-Mandzukic per dare il tempo al Pipita di inserirsi in un contesto nuovo, senza mai però rinunciarci perché l’ex Napoli è l’unico nella rosa bianconera a poter vantare 15 presenze, tante quante le partite disputate dalla squadra

La fisicità e potenza dei due pesi massimi, che garantiscono un alto tasso di ferocia e agonismo, va a scontrarsi con la mancanza della fantasia. Però i due hanno maggiore concretezze: sarà un caso ma Mandzukic si è sbloccato proprio con Higuain accanto e il Pipita ha segnato pure in coppia con il croato.

Ultima fatica prima della sosta, ultima tappa di un tour de force che ha visto la Juventus giocare 7 partite in 23 giorni. Avrebbe fatto comodo un ampio turn-over, ma gli infortuni lo hanno limitato: in attacco, in particolare, ormai da un pezzo tocca sempre a Higuain e Mandzukic, coppia pesante imposta dagli infortuni di Pjaca e Dybala. Oggi, però, il croato dovrebbe riposare, con Cuadrado accanto al centravanti argentino nei panni di seconda punta. In realtà, il 3-5-2 modellato nella rifinitura aVinovo, diventa 4-33 cambiando semplicemente le posizioni dei due esterni di centrocampo: Lichtsteiner un passo dietro e Alex Sandro uno avanti, linea difensiva a quattro e tridente.

EMERGENZA. Bonucci fa parte dei 21 convocati e nessuno se l’aspettava dopo il problema muscolare accusato contro il Lione e le risultanze degli accertamenti: il tecnico ha spiegato che difficilmente avrebbe potuto impiegarlo. Ma non è comunque esclusa una clamorosa maglia da titolare: indicazioni sorprendenti dell’ultima ora nonostante nel test di ieri accanto a Barzagli nella linea difensiva c’erano due novità: Benatia, che era in panchina nella notte di Champions, ed Evra, arretrato a terzino. Se dovesse giocare Bonucci il sacrificato sarebbe Evra e la linea tornerebbe a 3.

INFIAMMAZIONE. La necessità di rifiatare, più dell’emergenza (anche se all’elenco degli indisponibili, in extremis, si aggiunge Asamoah, che soffre di un’infiammazione al ginocchio destro), suggerirà un paio di novità anche a metà campo: previsto un turno di riposo per uno tra Khedira (più facile) e Pjanic, e molto porbabilmente anche per Marchisio, nell ambito della gestione post-rientro che intende scongiurare rischi muscolari legati alla lunga inattività, e comunque tenendo anche conto che venerdì non ha preso parte all’allenamento a causa di un leggero attacco influenzale.

PAROLE. Marchisio, che giochi o no (più no, anche perché tornerà in Nazionale e non potrà quindi usare la sosta per recuperare) è comunque un leader, e per questo, alla vigilia di una partita facile solo in apparenza e dopo giorni di amarezza e di critiche giudicate eccessive per il pareggio che ha rimandato la qualificazione agli ottavi di Champions League, ha voluto caricare la squadra: «Sempre uniti. Sempre insieme. Fino alla fine» le parole consegnate a Instagram. Al suo posto, in regia, è pronto Hernanes.

Radiomercato valuta improbabile che Marco Verratti rimanga al Paris Saint Germain anche nella prossima stagione. Se non ci fosse di mezzo il tenace Nasser Al Khelaifi che, come dire, è piuttosto refrattario al fascino delle offerte economiche e non ha problemi a sostenere i costi delle proprie questioni di principio, si potrebbe dare il fatto per certo, tuttavia restano molte le possibilità che Verratti cambi maglia. Alla luce di quanto detto dal suo stesso procuratore Donato Di Campli a Tuttosport circa un mese fa («Marco ha fretta di vincere in Europa e potrebbe anche cambiare squadra») e del rapporto sempre più complicato come Unay Emery, il nuovo tecnico del Psg. 

Un quadro, quello della situazione di Verratti, che Beppe Marotta conosce benissimo. Il centrocampista abruzzese sarebbe l’innesto ideale per completare il reparto bianconero in questo momento, avendo tutte le caratteristiche tecniche di cui necessita Allegri per riordinare il flusso di gioco e quelle morali adatte a inserirsi nel gruppo del quale conosce bene i molti elementi azzurri. E la Juventus potrebbe investire su di lui cifra importanti, anche in considerazione del fatto che il “grande colpo” del mercato juventino nel 2017 non dovrebbe più essere un attaccante (a livello di big c’è il tutto esaurito). E’ possibile che qualche chiacchierata molto informale sia già intercorsa fra l’entourage di Verratti e la Juventus. Molto improbabile che la Juventus ne abbia già parlato con il Psg. Ma i primi contatti sono stati incoraggianti e, quindi, non è detto che entro la primavera non si parta anche con i secondi. In questo momento la società parigina non sembra essere disponibile, ma fra i dirigenti c’è la consapevolezza che trattenere l’italiano potrebbe essere complicato e, soprattutto, controproducente.  

Tant’è che alla corsa per Verratti si stanno iscrivendo in tanti. La Juventus, per esempio, potrebbe rivivere il tradizionale derby con le milanesi anche sul “neutro” di Parigi, perché risultano contatti con Verratti sia del Milan che dell’Inter, entrambe economicamente galvanizzate dai soldi cinesi. Possibilità? Meno della Juventus perché Verratti punta a vincere in tempi brevi la Champions League e in questo momento a Milano non sembrano attrezzati, ma nello stesso tempo il giocatore e il suo agente osservano con attenzione l’evolversi della situazione e di come i due gloriosi club possano tornare in un periodo relativamente breve ai fasti di un tempo, Champions compresa quindi. 

Ma la concorrenza più importante e pericolosa su Verratti è, e continuerà a essere in estate, quella del Bayern Monaco allenato dall’uomo che lo ha lanciato nel grande calcio quando sedeva sulla panchina del Psg: Carletto Ancelotti. Verratti era già sulla lista dei suoi dirigenti, lui ne ha semplicemente alzato la posizione fino a farlo arrivare ai primissimi posti. La sfida di mercato al Bayern sarebbe decisamente più impegnativa di quella alle milanesi: perché la squadra bavarese ha le stesse caratteristiche competitive della Juventus e l’allenatore “giusto”.

 La rincorsa parte adesso, ma tutto si deciderà all’inizio della primavera, quando le mosse inizieranno a essere decisive. E non solo per Verratti, perché la Juventus continuerà la caccia a Matuidi iniziata l’anno scorso e rimasta di grande attualità fra i dirigenti bianconeri che non smettono di seguire il centrocampista. Caratteristiche diverse da quelle di Verratti e, forse, anche meno decisivo, Matuidi è comunque una pedina che Allegri sfrutterebbe volentieri anche adesso, rimpiangendo il mancato colpo estivo. Anche Matuidi, come Verratti, vuole lasciare il Psg per nuove avventure. Al-Khelaifi sarà d’accordo? 

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